martedì 2 luglio 2013

Vicenda marò: ipotesi seconda nave riprende forza



Ottimismo alle stelle alla vigilia del processo in India a carico dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Finalmente sembra che si stiano aprendo degli spiragli nella vicenda che vede i due militari italiani, loro malgrado, protagonisti.

Qualcosa è cambiato in India dopo che è stata incaricata di condurre le indagini sul loro caso l’Agenzia nazionale delle investigazioni (Nia) ed è stata istituita ad hoc una Corte speciale a New Delhi per giudicarli.

Piano piano si sta facendo sempre più strada di nuovo  l’ipotesi del coinvolgimento di  una seconda nave nell’incidente accaduto in mare il 15 febbraio del 2012 e che costò la vita a due pescatori indiani mentre si trovavano a bordo del peschereccio St. Anthony. Oltre alla Enrica Lexie, la nave  italiana su cui prestavano servizio di scorta armata i due sottoufficiali di marina, Latorre e Girone. Rispunta il nome dell' ‘Olympic Flair’ mercantile battente bandiera greca anch'esso presente nell’area quando avvenne l’incidente.

Un ipotesi questa già evidenziata da queste pagine web il 20 febbraio del 2012 e che finora non aveva trovato però,  credito.  http://www.liberoreporter.it/index.php/2012/02/in-evidenza/pescatori-indiani-uccisi-al-largo-india-una-seconda-nave-che-somiglia-alla-enrica-lexie.html

I due marò tutt'oggi sono trattenuti in India, ospitati nell’ambasciata italiana di New Delhi, con l'accusa di omicidio in attesa di un processo assistiti da un team di legali indiani e italiani.

Ancora oggi la morte dei due pescatori indiani resta un mistero.    
Non è ancora chiaro infatti,  come possano essere stati scambiati per pirati somali ed essere stati anche uccisi da  Latorre e Girone specialisti della Marina Militare e come tali altamente qualificati e addestrati.

I due pescatori indiani  vennero uccisi al largo delle coste meridionali dell'India perché scambiati per pirati somali.  Latorre e Girone facevano parte di un Nucleo di Protezione Militare, NMP, composto da sei  fanti del Reggimento San Marco che al momento dell'incidente si trovavano a bordo della Enrica Lexie, petroliera italiana comandata dal capitano Umberto Vitelli  e di proprietà della società di navigazione dei F.lli D’Amato di Napoli. Questi nuclei armati sono stati istituiti dall'Italia con la legge 130 del 2011 per proteggere le navi commerciali italiane dai pirati. Anche l'‘Olympic Flair’, di proprietà della società armatrice greca ‘Olympic Shipping & Management S.A., quel giorno respinse un presunto attacco pirata al largo delle coste indiane però, verso le 21,15 ora locale. 

A bordo della Olympic Flair vi era dunque un team di sicurezza privato armato? Un fatto questo, però, mai confermato ufficialmente in quanto i greci non potevano, almeno ufficialmente, avere delle armi a bordo.

Il governo greco ha approvato solo il 14 febbraio del 2012 il decreto che autorizzava gli armatori greci, proprietari di navi battenti bandiera greca, ad assumere guardie armate private sulle loro navi che navigano in zone di mare a rischio pirateria. Però, al vaglio del Parlamento greco il decreto giunse solo il 22 febbraio successivo per poi., essere successivamente approvato.  Tutto questo porta a credere che le armi  si trovavano a bordo della Olympic Flair abusivamente e chi le ha usate ha commesso un reato in quanto non esisteva allora ancora una legge in Grecia che ne autorizzasse l’imbarco e tantomeno l’uso. http://www.liberoreporter.it/index.php/2012/03/in-evidenza/pirateria-marittima-guardie-armate-private-a-bordo-nave-greca-olympic-flair.html

Il fatto poi, che la nave per sagoma e colori, rosso e nero, assomiglia in maniera impressionante all’Enrica Lexie fa ancor di più pensare all’equivoco.

Potrebbe essere possibile che, nei convulsi momenti che hanno  seguito la sparatoria avvenuta in mare quel maledetto 15 febbraio i pescatori indiani superstiti possano aver compiuto l'errore di aver scambiato una nave per un'altra specie se l'adrenalina era al massimo. Essi hanno riferito alle autorità indiane di essere stati oggetti di colpi sparati da una nave commerciale al  largo della costa indiana senza però, saper dare altre informazioni, nemmeno il  nome della nave. Essi al momento dei fatti erano a dormire sotto coperta e una volta saliti in coperta hanno trovato i compagni morti e visto una nave rossa e nera che si allontanava.

Alimenta ancora di più i dubbi la testimonianza rilasciata allora anche dall’armatore del peschereccio St. Anthony, Freddy Bosco che ha raccontò di non essere riuscito a leggere il nome della nave da cui sparavano, ma di aver visto solo che era rossa e nera e di averne saputo poi, il nome che gli venne detto una volta rientrato sulla terraferma.

Fin dall’inizio sono sempre stati tanti i dubbi, da parte italiana, sul loro reale coinvolgimento nell’episodio accaduto in mare e che ha condotto alla morte di due lavoratori del mare imbarcati sul peschereccio indiano.       
In loro discolpa i due marò hanno riferito di non aver aperto il fuoco indirizzandolo direttamente sull’imbarcazione, ma di aver seguito il protocollo internazionale previsto in caso di avvistamento di nave sospetta in avvicinamento.

Per giunta i due hanno testimoniato che la barca che ha avuto il contatto con loro non era il peschereccio St. Anthony su cui erano imbarcati i due pescatori indiani morti, ma un’altra.   
Si potrebbe quindi trattare di due episodi distinti e quindi forse, il vero responsabile potrebbe essere qualcun altro.

Quel giorno in quel tratto di mare, al largo delle coste meridionali indiane,  vi erano diverse altre navi. Capire quali navi erano è stato reso possibile attraverso la consultazione di fonti internazionali quali sono l''International Maritime Bureau, IMB, della Camera di commercio internazionale, Icc, che segue gli episodi legati al fenomeno della pirateria marittima nel mondo.  http://www.icc-ccs.org/piracy-reporting-centre/imb-live-piracy-map/details/71/69

Queste navi erano la petroliera ‘Kamome Victoria’, la nave cisterna italiana ‘Giovanni DP’ e il cargo ‘Ocean Breeze’.

Oltre a queste navi vi era poi, anche la greca Olympic Flair che come la Enrica Lexie ha dichiarato che il 15 febbraio del 2012 ha respinto un attacco pirata non lontano dalla costa indiana, circa 2 miglia marine, alle 21.15 locali. Il punto dove la nave greca ha riferito del contatto con i presunti pirati corrisponde a quello indicato dai superstiti del peschereccio indiano St. Anthony in cui sarebbero stati fatti oggetto da colpi di armi da fuoco sparati da una nave rossa e nera. Quanto dichiarato dal comandante della nave greca fa risaltare un altro fattore. Una discordanza temporale.

Gli italiani hanno dichiarato di aver subito il tentato abbordaggio poi respinto alle 16,30 locali, i greci alle 21.15 locali. Gli indiani hanno dato notizia dell’incidente alle ore 22 locali dopo il rientro del peschereccio in porto alle 21,30.

Se fosse lo stesso episodio non si spiega il perchè gli indiani hanno atteso 6 ore prima di denunciarlo a meno che non sia lo stesso episodio in quanto avvenuto in tempi diversi.

Infatti, quello italiano è avvenuto a 32 miglia marine e alle 16,30 locali. Per cui in base al fatto che la barca da pesca indiana raggiunge i 16 nodi di velocità questi dovevano essere rientrati in porto

per le 18,30 e non alle 21,30 ora in cui sono  invece, giunti. Però se invece, si trovavano a 2 miglia e l’episodio si è verificato alle 21.15 i tempi corrispondono.

I due pescatori morti erano originari dello stato federale indiano del Kerala. Appena la notizia della loro uccisione divenne di dominio pubblico in tutto lo stato si tennero manifestazioni, apparentemente spontanee, di protesta anti-italiana. L’opinione pubblica e la stampa indiana fece sentire tutto il  loro peso sui governanti locali. La vicenda venne fortemente condizionata da tutto questo e probabilmente anche sfruttata per fini propagandistici da parte di alcuni leader politici locali. Una chiara strumentalizzazione che alla fine ha finito per oscurare l’interesse comune del raggiungimento della verità e del superamento di ogni dubbio.

Purtroppo a pesare su tutto non era in gioco solo la credibilità dei due Paesi, ma anche gli interessi commerciali dell’Italia nel Paese asiatico.

Nel corso di questi lunghissimi 16 mesi la vicenda dei due marò ha dato vita ad una forte diatriba tra Italia e India condita da accuse reciproche e colpi di scena eclatanti.

Una vicenda che trova tutti unanimi nel definirla assurda e forse gestita male, soprattutto dalla parte indiana, e che le tante incertezza, soprattutto da parte italiana, hanno fatto crescere fino all’inverosimile.

Trascurato tutto, ignorato tanto oggi però, sembra che tutti stiano facendo un passo indietro e cosi facendo stanno riemergendo alcune verità che prima erano palesi ma erano state ignorate per praticità. La svolta potrebbe venire proprio dalle nuove indagini condotte in maniera ‘scientifica’ dal Nia e dal superamento di quell’accanimento, quasi morboso, da parte indiana di voler ad ogni costo dimostrare la colpevolezza dei due marò.  Una sorta di ‘caccia alle streghe’ come ai tempi dell’inquisizione quando si dava la caccia alle streghe e anche senza prove, ma con solo il sospetto, si giudicava e si condannavano le persone al rogo.

 

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Un bambino del Darfur

Un bambino del Darfur
aiuta ad aiutarlo sostieni le iniziative pro Darfur
In Darfur dal 2003 ad oggi sono state compiute esecuzioni, anche di massa, stupri, soprattutto di massa, nei confronti di donne, uomini e bambini e interi villaggi sono stati rasi al suolo. Il terrore è stato usato come pratica generalizzata e a sfondo razziale mentre lo stupro è diventato una vera e propria arma da guerra.
Il governo sudanese di Khartoum da parte sua ha bombardato senza sosta i civili, e ha reso sempre più difficili le operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie nei confronti delle genti del Darfur, fino al punto di far scappare via la maggior parte delle Ong operanti nella regione sudanese e liberarsi così di scomodi testimoni di quanto accadeva in quei luoghi. La stessa tattica è stata seguita prima con i peacekeepers dell'Ua e poi con quelli dell'Onu...
Tutto il mondo è a conoscenza di quanto accade in quella remota regione sudanese e lancia denunce. Da un lato Washington parla di genocidio, dall’altro l'Onu parla di catastrofe umanitaria e di pulizia etnica.
Il tutto però resta nella totale impunità!
Intanto, dal Febbraio 2003 anno in cui è iniziata la ribellione della popolazione di etnia africana del Darfur, circa 6 milioni in maggioranza musulmana e in parte animista, contro il governo sudanese, musulmano ma integralista e soprattutto di etnia araba e bianca, è scoppiato il conflitto che ha causato finora circa 300mila morti e due milioni e mezzo di profughi. Una protesta nata per lo stato di totale abbandono e sfruttamento in cui la popolazione nera era tenuta. La repressione del governo centrale è stata spietata, soprattutto facendo uso dei Janjaweed, i diavoli a cavallo, che sono milizie nomadi di etnia araba che hanno compiuto tutti gli orrori possibili e inimmaginabili contro le genti del Darfur di etnia nera, per lo più contadini e pastori.

Il pianto di un innocente a Gaza

Il pianto di un innocente a Gaza
Ancora una volta il mondo intero si dovrebbe vergognare!!!
La guerra chi puo raccontarla? E' difficile farlo ma tutti possiamo immaginare come sia il sentire l'odore dei morti abbandonati nelle strade o sotto le macerie, il vedere i bambini che muoiono di fame accanto al cadavere della madre, il sentire il lamento dei feriti e lo strazio dei sopravvissuti, di chi si vede impotente e maledice chi gli ha portato via tutto.
Nella Striscia di Gaza siamo ormai quasi alla terza settimana di bombardamenti e inesorabilmente, come non potrebbe essere diversamente con tutta la tecnologia militare del 21° secolo che gli israeliani stanno usando, il numero dei morti tra i civili continuato ad aumentare, mentre l'esercito israeliano bombarda le loro case si moltiplicano tra i palestinesi le scene di disperazione e di dolore causati dagli effetti devastanti della guerra che certamente non sono cambiati nel tempo anzi al contrario.

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran
Sono solidale con i persiani che manifestano

Il 12 giugno 2010 è caduto il primo anniversario delle contestate elezioni iraniane. Elezioni che decretarono la riconferma a presidente dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Il Paese ha vissuto le prime ora di questa giornata con una calma carica di tensione che poi, è scoppiata nel pomeriggio intorno alle 16, le 13.30 italiane con i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell’Università Sharif di Teheran. Era impensabile che l’opposizione iraniana del movimento riformista dell’Onda Verde si facesse scappare questa occasione per proclamare il proprio dissenso al regime degli Ayatollah. I luoghi delle sanguinose proteste post elettorali di un anno fa si sono quindi di nuovo riempiti di manifestanti. Questo, nonostante l’appello dei leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, a evitare di scendere in piazza e nonostante che le forze di sicurezza avessero preso posizione in vari punti strategici del centro di Teheran per prevenire manifestazioni. Nonostante le proteste e le accuse di brogli elettorali il contestato presidente Ahmadinejad ha potuto proseguire nel suo mandato, quasi certamente usurpato, grazie all’appoggio dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema. La lotta continuerà. Viva la Persia! Viva il movimento riformista!


i 44 presidenti degli Usa

i 44 presidenti degli Usa
da www.patrickmoberg.com/blog/id:420/november-4-2008

The President United States of America

The President United States of America
Barack Obama

E' morta Miriam Makeba

E' morta Miriam Makeba
Addio Mama Afrika....io continuerò a sognare...

Notes

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Italia. Violenza sessuale è allarme sociale


Dopo i recenti casi di stupri, a Roma, Bologna e Milano non si riesce quasi più a tenere il conto degli episodio di violenza sessuale che, dall'inizio dell'anno, si stanno susseguendo in Italia ad opera principalmente di stranieri. Un orribile reato che si verifica nelle grandi città metropolitane come nei piccoli centri urbani. Emergono dati da brividi dalle informazioni fornite dal Presidente facente funzioni del Tribunale di Como Giuseppe Anzani e dal Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini. Ogni 4 giorni in Procura a Como arriva una denuncia per violenza sessuale. I fascicoli aperti tra luglio 2007 e giugno 2008 sono stati 89, tra violenze sessuali e pedofilia. Ma è solo la punta di un iceberg in quanto, il reato, per la quasi totalità è sommerso perché prevale ancora la paura e la vergogna a denunciare la violenza subita. Fino ad oggi la violenza che subivano le donne era soprattutto domestica, ma gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste, loro malgrado, delle donne avvenuti negli ultimi giorni, per le strade, propongono una nuova emergenza. Un autorevole testimonianza è portata da Telefono Rosa che da anni conosce il fenomeno ed assiste le vittime. “Ciò che sta avvenendo dall'inizio dell'anno, precisa il presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, mi preoccupa. Non so se è solo l'effetto di maggiori denunce ma, dal nostro osservatorio, non era mai stato rilevata una cosa simile”. Gli avvenimenti degli ultimi giorni non fanno altro che conferma un'allarmante costante: in testa alla classifica degli autori di stupri ci sono gli stranieri. Il triste primato vede fra i primi i romeni, seguiti da marocchini e albanesi che sembra abbiano dato il via ad una esecrabile escalation di violenza contro le donne. Assodato che nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi sono commessi da stranieri, spesso clandestini, ora si deve dare a tutto questo uno stop. Certezza della pena, custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale ed esclusione di attenuanti per chi delinque sotto effetto di alcool e droghe. Tutto ovviamente tenendo conto di due elementi fondamentali: abbattere l'allarme sociale provocato da questo tipo di reati e tutelare la dignità della vittima, che va assicurata anche nel percorso dibattimentale.
Per raggiungere un risultato anzitutto è importante l'introduzione nel ddl sicurezza dell'obbligo del carcere per chi stupra. Forse il decreto 'anti-stupro' sarà pronto per venerdì esso dovrebbe contenere, come annunciato, importanti novità: gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ci sarà un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl anti-molestie che la Camera ha già approvato. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori.

***

La scuola pubblica in Italia con la 'Riforma Gelmini'

Esprimo la mia piena solidarietà con tutti coloro che protestano contro la Legge 133/08 la cosidetta 'Riforma Gelmini'....

Le cifre presentate nel decreto fanno venire i brividi: i tagli previsti dal decreto legge 112, poi convertito nella legge 133/08, e gli ulteriori provvedimenti contenuti nel decreto 137 porteranno, a livello nazionale, ad una riduzione di circa 100mila posti tra il personale docente e di 43mila posti tra quello Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi).
Per molti, anche per i non addetti ai lavori, l'effetto provocato dalla legge che in pratica azzererà in poco tempo le faticose conquiste di anni e anni, non solo in termini di posti di lavoro, ma anche di mission- educativa e di didattica, rende il momento dei più cupi e tristi degli ultimi anni. Ai tagli vanno poi sommati, le conseguenze che scaturiranno dalla reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.
L'Europa chiede più scuola, più sapere e l'Italia che fa?
Il contrario!
Rientrodurre il maestro unico è compiere, di sicuro, un passo indietro di almeno mezzo secolo. Se non addirittura si ritorna al tempo del libro cuore, senza offesa per quel libro mio compagno di tanti pomeriggi.
Perchè tutto questo? Bella domanda!
Molto probabilmente si tenta di mascherare con questa supposta riforma quello che è il vero scopo del provvedimento: incassare o meglio risparmiare in poco meno di 4-5 anni 8miliardi di euro. Questa è la cifra stimata, che dovrebbe restare nelle casse dello stato.
Un risparmio quindi certo ottenuto tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro ma al contempo che produrrà anche un effetto negativo: quello di un drastico ridimensionamento del servizio scolastico pubblico in favore forse di quello privato. Inoltre un'altra diretta conseguenza della L.133/08 sarà la chiusura di decine e decine di plessi scolastici.
Molte scuole, soprattutto nei piccoli centri urbani, non ci saranno più. A scomparire sarà anche un altro degli elementi cardine dell'istruzione primaria italiana: il tempo pieno. Bisogna fare attenzione, chi sostiene che il tempo pieno non sarà toccato dalla riforma o che addirittura aumenterà mente sapendo di farlo.
Rifletteteci un poco e capirete perchè!
Se prima, per ogni 2 classi, c'erano 3 insegnanti d'ora in poi sarà uno per classe, a seguire e istruire dai 20 ai 30 alunni e che svolgerà il suo orario lavorativo settimanale esclusivamente di mattina. Pertanto al pomeriggio non potrà esserci altro che un sorta di dopo-scuola, trasformando il tempo pieno di fatto in un parcheggio pomeridiano per i bambini, che nulla ha da condividere con l'offerta didattica di cui fino ad ieri, prima della 'riforma Gelmini', gli alunni potevano usufruire con il tempo pieno.

...

ARRIVERA' PER NATALE UNA 'SOCIAL CARD' AD OLTRE 1MLN DI ITALIANI 'POVERI'

C’è un detto che dice: "meglio poco che niente!".
In questo caso tra il poco e il nulla ci sono così poche differenze che è difficile distinguerli.
La 'social card, almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot varato dal governo che piuttosto un provvedimento serio in grado di aiutare per davvero i più bisognosi.
Nessuno però si è ricordato di dire che ogni spesa effettuata con la 'social card' in automatico sarà data una commissione alla Mastercard che è la società che ha emmesso ed è la proprietà della card.
Bhe! Almeno qualcuno di certo ci guadagnerà da questa iniziativa...
Appare strano che un'iniziativa così benefica abbia comunque dei costi accessori...stranezze tutte italiane!

***

Parole....di Abraham Lincoln

Non si può arrivare alla prosperità

scoraggiando l'impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l'odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggioto
gliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

marito e padre

i due rivali

genere umano

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO
da peacereporter

23/02/2002 - 02/07/2008 Ingrid Betancourt è stata liberata!

23/02/2002 - 02/07/2008                  Ingrid Betancourt è stata liberata!
faccio mia la gioia di tutti!

Finalmente liberi!!!

Finalmente liberi!!!

Grazie a loro la Betancourt è libera

Grazie a loro la Betancourt è libera
il ministro della Difesa colombiano Santos e il generale Montoya

Grazie Uribe!!

Grazie Uribe!!
La Betancourt ha incontrato il presidente colombiano Uribe che vinse le elezioni del 2002

madre e figlia!

madre e figlia!
Yolanda Pulecio e Ingrid Betancourt

le due Betancourt

le due Betancourt
Ingrid abbraccia la madre Yolanda

La gioia della libertà riconquistata

La gioia della libertà riconquistata
Ingrid Betancourt dopo la liberazione