mercoledì 8 gennaio 2014

Pirateria marittima: i marinai ostaggi dei pirati somali dimenticati e lasciati soli

In Somalia decine di lavoratori del mare sono trattenuti in ostaggio dai pirati somali. Quando i loro familiari possono sperare di rivederli e riabbracciarli sani e salvi? Una domanda difficile, che molte, tante ragioni, impediscono di dare una risposta sincera.
Nelle loro mani le gang del mare dovrebbero trattenere 50 marittimi di diversa nazionalità. In verità ne trattengono molti di più, almeno un centinaio.
Si tratta dei membri dell’equipaggio di diverse navi catturate nel corso del tempo e tenuti in prigionia, alcuni anche da anni. Essi sono in attesa che qualcuno, Armatore o governo del Paese di origine, paghi un riscatto per far riacquistare loro la libertà. Questi uomini sono, per i predoni del mare somali, oltre che una fonte di guadagno, anche una garanzia di incolumità. I marittimi-ostaggi vengono infatti, utilizzati anche come scudi umani contro ogni eventualità come un blitz militare per cercare di liberarli.
Oggi anche se al largo della costa del Corno D’Africa e nell’Oceano vi sono certamente ancora skiff pirati potenzialmente pericolosi e i pirati somali conservano ancora la capacità di condurre atti di pirateria contro le navi commerciali il fenomeno non è più ai livelli del triennio 2009-2011, periodo in cui ha raggiunto l’apice.
Tutto questo, però, non consente ai comandanti di navi, che transitano per l’area di rischio di non preoccuparsi. Il livello di rischio è considerato ancora alto.

Un numero imprecisato di barche da pesca, per lo più iraniane ed yemenite, e piccole imbarcazioni costantemente continuano a cadere nelle mani delle gang del mare somale. Molti di questi sequestri non vengono nemmeno denunciati e questo rende ancora di più impossibile fare un conteggio preciso del numero degli ostaggi nelle mani dei banditi del mare somali. Quindi di certo in prigionia in Somalia vi sono anche questi lavoratori del mare. Tra essi anche dei minori, mozzi a bordo di queste imbarcazioni. In passato è capitato che anche delle donne trovatisi al momento del sequestro su una nave catturata sono state trattenute come ostaggi dai pirati somali. Almeno in un caso una di essere era in attesa di un bambino.
Per molti dei marittimi-ostaggi, almeno 40, la prigionia dura anche da anni. Sono i 4 lavoratori del mare membri dell’equipaggio del peschereccio FV PRANTALAY catturato nell’aprile del 2010. Gli 11 marittimi equipaggio della MV ALBEDO catturata nel novembre del 2010 e recentemente affondata dal mare grosso mentre era tenuta, dai pirati somali, alla fonda al largo di Haradhere. I 7 della MV ASFALTO VENTURE catturata nell’aprile del 2011. Diversi di questi marittimi sono di nazionalità indiana. Quasi tutti sono stati trattenuti dalla gang del mare che li aveva catturati insieme alla loro nave anche dopo il pagamento del riscatto e il rilascio dei loro compagni di diversa nazionalità. Questo, per ‘punire’ l’India per il suo forte impegno nel contrasto alla pirateria marittima e per il fatto che nelle sue carceri sono detenuti centinaia di pirati. Purtroppo il prolungarsi della prigionia ha originato per tutti i marittimi prigionieri in Somalia una permanente e difficile situazione umanitaria e sanitaria. Più di tutti sono a rischio gli ostaggi tenuti sulla terraferma. Quest’ultimi sono tenuti nascosti in luoghi ignoti e di difficile accesso. Tutti i marittimi-ostaggi sono sottoposti ad angherie di ogni genere. Gli ex ostaggi hanno raccontato di aver subito continue minacce di morte, finte esecuzioni, torture fisiche e psicologiche e sono stati costretti a soffrire il freddo, la fame e la sete. In alcuni casi si è registrato anche la morte di ostaggi per gli stenti e malattie, ma anche per morte violenta.
Di recente sono stati sbarcati e spostati a terra anche i 28 marittimi membri dell’equipaggio della nave NAHAM 3 battente bandiera dell’OMAN e catturata nel marzo del 2012.  L’imbarcazione, arenatasi di recente, era di fatto l’unica grossa nave ancora in mano ai predoni del mare somali. A questo punto quasi tutti i lavoratori del mare trattenuti ancora in ostaggio dai pirati somali si trovano ora tutti a terra. Per quanto detto  è facile immaginare la loro situazione. La prigionia per tutti loro è un vero inferno. Anche dopo il rilascio per gli ex ostaggi continuano le sofferenze perché essa lascia un segno indelebile nell’anima, nella mente e nel corpo di ognuno di loro. La maggior parte di loro ha scelto di non tornare più per mare. La drammaticità del sequestro viene vissuta intensamente dai marittimi che sono stati catturati ma, anche dai loro familiari che a casa sperano e pregano per il loro ritorno vivendo nell’ansia e nel terrore di perdere i loro cari per sempre. In diverse occasioni i familiari, ormai alla disperazione, hanno inscenato manifestazioni per le strade delle loro città di origine come in India e in Pakistan. Questo, per scuotere l’opinione pubblica, ma soprattutto i loro governi insensibili, secondo loro, al dramma che stanno vivendo loro e i propri familiari. Per quasi tutti gli ex ostaggi è stato impossibile riprendere a vivere come prima. In molti casi, una volta tornati liberi, essi sono stati lasciati soli e dimenticati. La disgrazia di cadere nelle mani dei pirati somali è toccata anche a marittimi italiani.
Tutto questo deve indurre a riflettere e a spingere, chi ne ha potere, ad attuare al più presto quello che più si ritiene utile per salvare i lavoratori del mare che sono caduti nelle mani dei pirati somali.
Un appello che potrebbe essere raccolto dal Gruppo di contatto sulla pirateria al largo della Somalia, Cgpcs, la cui presidenza di turno, dall’inizio dell’anno, è passata all’Unione europea. Il gruppo è stato creato il 14 gennaio del 2009 ai sensi della risoluzione 1851 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con lo scopo di coordinare gli sforzi politici, militari, e non governativi per contrastare la pirateria al largo delle coste della Somalia, assicurarsi che i pirati siano assicurati alla giustizia, e sostenere gli stati regionali a sviluppare le capacità sostenibili di sicurezza marittima. The European Union will assume the chairmanship in 2014.L’Ue ha promesso di ridurre a zero il numero di marittimi-ostaggi nelle mani dei pirati somali. Se ogni promessa è debito si spera che presto venga mantenuta.
Il prolungarsi dei tempi della prigionia sono purtroppo legati soprattutto al  problema del pagamento dei riscatti. Pagare vuol dire incentivare questo tipo di attività criminale. Ufficialmente nessuno dovrebbe trattare con i predoni del mare e tantomeno pagare a loro i riscatti. Ed è questa la linea che seguono, almeno ufficialmente, quasi tutti i Governi dei Paesi di origine dei marittimi e delle navi catturate. Sono invece, ufficialmente le società armatrici delle navi catturate a stabilire dei contatti con le gang del mare somale e servendosi di intermediari le conducono, in modo riservato, a buon fine ossia giungono al pagamento di un riscatto per il rilascio dell’equipaggio e della loro nave. In verità quasi sempre un forte contributo o tutta la somma viene pagata dal governo del Paese di origine dei marittimi. Finora solo la Spagna ha ammesso ufficialmente di aver pagato un riscatto, 4 mln di dollari per il sequestro del Peschereccio Alakrana nel 2009. Altri Paesi invece, sebbene se ne abbia conoscenza hanno sempre negato, come il caso dell’Italia 4 mln di dollari per il sequestro del rimorchiatore Buccaneer nel 2009 e 500mila dollari per il sequestro del velista italo-sudafricano Bruno Pelizzari nel 2012.

Il denaro di tutti i riscatti pagati è andato, nel corso degli anni, a riempiere le casse dei pirati somali fruttandogli ufficialmente 400 mln di dollari. La cifra esatta però, non si conosce soprattutto per il fatto che molti, appunto, non dichiarano di aver pagato un riscatto o dichiarano di meno. Comunque anche se per difetto, questo consuntivo della somma totale pagata negli anni d’oro del fenomeno, 2008-2012, denota quanto il fenomeno della pirateria marittima al largo della Somalia abbia pesato sull’economia globale. E’ stato stimato che la pirateria somala sia costata globalmente tra i 7 e i 12 miliardi di dollari l'anno.

Ferdinando Pelliccia

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DARFUR:NON C'E' PIU' TEMPO DA PERDERE!

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Un bambino del Darfur

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aiuta ad aiutarlo sostieni le iniziative pro Darfur
In Darfur dal 2003 ad oggi sono state compiute esecuzioni, anche di massa, stupri, soprattutto di massa, nei confronti di donne, uomini e bambini e interi villaggi sono stati rasi al suolo. Il terrore è stato usato come pratica generalizzata e a sfondo razziale mentre lo stupro è diventato una vera e propria arma da guerra.
Il governo sudanese di Khartoum da parte sua ha bombardato senza sosta i civili, e ha reso sempre più difficili le operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie nei confronti delle genti del Darfur, fino al punto di far scappare via la maggior parte delle Ong operanti nella regione sudanese e liberarsi così di scomodi testimoni di quanto accadeva in quei luoghi. La stessa tattica è stata seguita prima con i peacekeepers dell'Ua e poi con quelli dell'Onu...
Tutto il mondo è a conoscenza di quanto accade in quella remota regione sudanese e lancia denunce. Da un lato Washington parla di genocidio, dall’altro l'Onu parla di catastrofe umanitaria e di pulizia etnica.
Il tutto però resta nella totale impunità!
Intanto, dal Febbraio 2003 anno in cui è iniziata la ribellione della popolazione di etnia africana del Darfur, circa 6 milioni in maggioranza musulmana e in parte animista, contro il governo sudanese, musulmano ma integralista e soprattutto di etnia araba e bianca, è scoppiato il conflitto che ha causato finora circa 300mila morti e due milioni e mezzo di profughi. Una protesta nata per lo stato di totale abbandono e sfruttamento in cui la popolazione nera era tenuta. La repressione del governo centrale è stata spietata, soprattutto facendo uso dei Janjaweed, i diavoli a cavallo, che sono milizie nomadi di etnia araba che hanno compiuto tutti gli orrori possibili e inimmaginabili contro le genti del Darfur di etnia nera, per lo più contadini e pastori.

Il pianto di un innocente a Gaza

Il pianto di un innocente a Gaza
Ancora una volta il mondo intero si dovrebbe vergognare!!!
La guerra chi puo raccontarla? E' difficile farlo ma tutti possiamo immaginare come sia il sentire l'odore dei morti abbandonati nelle strade o sotto le macerie, il vedere i bambini che muoiono di fame accanto al cadavere della madre, il sentire il lamento dei feriti e lo strazio dei sopravvissuti, di chi si vede impotente e maledice chi gli ha portato via tutto.
Nella Striscia di Gaza siamo ormai quasi alla terza settimana di bombardamenti e inesorabilmente, come non potrebbe essere diversamente con tutta la tecnologia militare del 21° secolo che gli israeliani stanno usando, il numero dei morti tra i civili continuato ad aumentare, mentre l'esercito israeliano bombarda le loro case si moltiplicano tra i palestinesi le scene di disperazione e di dolore causati dagli effetti devastanti della guerra che certamente non sono cambiati nel tempo anzi al contrario.

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran

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Sono solidale con i persiani che manifestano

Il 12 giugno 2010 è caduto il primo anniversario delle contestate elezioni iraniane. Elezioni che decretarono la riconferma a presidente dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Il Paese ha vissuto le prime ora di questa giornata con una calma carica di tensione che poi, è scoppiata nel pomeriggio intorno alle 16, le 13.30 italiane con i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell’Università Sharif di Teheran. Era impensabile che l’opposizione iraniana del movimento riformista dell’Onda Verde si facesse scappare questa occasione per proclamare il proprio dissenso al regime degli Ayatollah. I luoghi delle sanguinose proteste post elettorali di un anno fa si sono quindi di nuovo riempiti di manifestanti. Questo, nonostante l’appello dei leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, a evitare di scendere in piazza e nonostante che le forze di sicurezza avessero preso posizione in vari punti strategici del centro di Teheran per prevenire manifestazioni. Nonostante le proteste e le accuse di brogli elettorali il contestato presidente Ahmadinejad ha potuto proseguire nel suo mandato, quasi certamente usurpato, grazie all’appoggio dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema. La lotta continuerà. Viva la Persia! Viva il movimento riformista!


i 44 presidenti degli Usa

i 44 presidenti degli Usa
da www.patrickmoberg.com/blog/id:420/november-4-2008

The President United States of America

The President United States of America
Barack Obama

E' morta Miriam Makeba

E' morta Miriam Makeba
Addio Mama Afrika....io continuerò a sognare...

Notes

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Italia. Violenza sessuale è allarme sociale


Dopo i recenti casi di stupri, a Roma, Bologna e Milano non si riesce quasi più a tenere il conto degli episodio di violenza sessuale che, dall'inizio dell'anno, si stanno susseguendo in Italia ad opera principalmente di stranieri. Un orribile reato che si verifica nelle grandi città metropolitane come nei piccoli centri urbani. Emergono dati da brividi dalle informazioni fornite dal Presidente facente funzioni del Tribunale di Como Giuseppe Anzani e dal Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini. Ogni 4 giorni in Procura a Como arriva una denuncia per violenza sessuale. I fascicoli aperti tra luglio 2007 e giugno 2008 sono stati 89, tra violenze sessuali e pedofilia. Ma è solo la punta di un iceberg in quanto, il reato, per la quasi totalità è sommerso perché prevale ancora la paura e la vergogna a denunciare la violenza subita. Fino ad oggi la violenza che subivano le donne era soprattutto domestica, ma gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste, loro malgrado, delle donne avvenuti negli ultimi giorni, per le strade, propongono una nuova emergenza. Un autorevole testimonianza è portata da Telefono Rosa che da anni conosce il fenomeno ed assiste le vittime. “Ciò che sta avvenendo dall'inizio dell'anno, precisa il presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, mi preoccupa. Non so se è solo l'effetto di maggiori denunce ma, dal nostro osservatorio, non era mai stato rilevata una cosa simile”. Gli avvenimenti degli ultimi giorni non fanno altro che conferma un'allarmante costante: in testa alla classifica degli autori di stupri ci sono gli stranieri. Il triste primato vede fra i primi i romeni, seguiti da marocchini e albanesi che sembra abbiano dato il via ad una esecrabile escalation di violenza contro le donne. Assodato che nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi sono commessi da stranieri, spesso clandestini, ora si deve dare a tutto questo uno stop. Certezza della pena, custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale ed esclusione di attenuanti per chi delinque sotto effetto di alcool e droghe. Tutto ovviamente tenendo conto di due elementi fondamentali: abbattere l'allarme sociale provocato da questo tipo di reati e tutelare la dignità della vittima, che va assicurata anche nel percorso dibattimentale.
Per raggiungere un risultato anzitutto è importante l'introduzione nel ddl sicurezza dell'obbligo del carcere per chi stupra. Forse il decreto 'anti-stupro' sarà pronto per venerdì esso dovrebbe contenere, come annunciato, importanti novità: gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ci sarà un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl anti-molestie che la Camera ha già approvato. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori.

***

La scuola pubblica in Italia con la 'Riforma Gelmini'

Esprimo la mia piena solidarietà con tutti coloro che protestano contro la Legge 133/08 la cosidetta 'Riforma Gelmini'....

Le cifre presentate nel decreto fanno venire i brividi: i tagli previsti dal decreto legge 112, poi convertito nella legge 133/08, e gli ulteriori provvedimenti contenuti nel decreto 137 porteranno, a livello nazionale, ad una riduzione di circa 100mila posti tra il personale docente e di 43mila posti tra quello Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi).
Per molti, anche per i non addetti ai lavori, l'effetto provocato dalla legge che in pratica azzererà in poco tempo le faticose conquiste di anni e anni, non solo in termini di posti di lavoro, ma anche di mission- educativa e di didattica, rende il momento dei più cupi e tristi degli ultimi anni. Ai tagli vanno poi sommati, le conseguenze che scaturiranno dalla reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.
L'Europa chiede più scuola, più sapere e l'Italia che fa?
Il contrario!
Rientrodurre il maestro unico è compiere, di sicuro, un passo indietro di almeno mezzo secolo. Se non addirittura si ritorna al tempo del libro cuore, senza offesa per quel libro mio compagno di tanti pomeriggi.
Perchè tutto questo? Bella domanda!
Molto probabilmente si tenta di mascherare con questa supposta riforma quello che è il vero scopo del provvedimento: incassare o meglio risparmiare in poco meno di 4-5 anni 8miliardi di euro. Questa è la cifra stimata, che dovrebbe restare nelle casse dello stato.
Un risparmio quindi certo ottenuto tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro ma al contempo che produrrà anche un effetto negativo: quello di un drastico ridimensionamento del servizio scolastico pubblico in favore forse di quello privato. Inoltre un'altra diretta conseguenza della L.133/08 sarà la chiusura di decine e decine di plessi scolastici.
Molte scuole, soprattutto nei piccoli centri urbani, non ci saranno più. A scomparire sarà anche un altro degli elementi cardine dell'istruzione primaria italiana: il tempo pieno. Bisogna fare attenzione, chi sostiene che il tempo pieno non sarà toccato dalla riforma o che addirittura aumenterà mente sapendo di farlo.
Rifletteteci un poco e capirete perchè!
Se prima, per ogni 2 classi, c'erano 3 insegnanti d'ora in poi sarà uno per classe, a seguire e istruire dai 20 ai 30 alunni e che svolgerà il suo orario lavorativo settimanale esclusivamente di mattina. Pertanto al pomeriggio non potrà esserci altro che un sorta di dopo-scuola, trasformando il tempo pieno di fatto in un parcheggio pomeridiano per i bambini, che nulla ha da condividere con l'offerta didattica di cui fino ad ieri, prima della 'riforma Gelmini', gli alunni potevano usufruire con il tempo pieno.

...

ARRIVERA' PER NATALE UNA 'SOCIAL CARD' AD OLTRE 1MLN DI ITALIANI 'POVERI'

C’è un detto che dice: "meglio poco che niente!".
In questo caso tra il poco e il nulla ci sono così poche differenze che è difficile distinguerli.
La 'social card, almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot varato dal governo che piuttosto un provvedimento serio in grado di aiutare per davvero i più bisognosi.
Nessuno però si è ricordato di dire che ogni spesa effettuata con la 'social card' in automatico sarà data una commissione alla Mastercard che è la società che ha emmesso ed è la proprietà della card.
Bhe! Almeno qualcuno di certo ci guadagnerà da questa iniziativa...
Appare strano che un'iniziativa così benefica abbia comunque dei costi accessori...stranezze tutte italiane!

***

Parole....di Abraham Lincoln

Non si può arrivare alla prosperità

scoraggiando l'impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l'odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggioto
gliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

marito e padre

i due rivali

genere umano

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO
da peacereporter

23/02/2002 - 02/07/2008 Ingrid Betancourt è stata liberata!

23/02/2002 - 02/07/2008                  Ingrid Betancourt è stata liberata!
faccio mia la gioia di tutti!

Finalmente liberi!!!

Finalmente liberi!!!

Grazie a loro la Betancourt è libera

Grazie a loro la Betancourt è libera
il ministro della Difesa colombiano Santos e il generale Montoya

Grazie Uribe!!

Grazie Uribe!!
La Betancourt ha incontrato il presidente colombiano Uribe che vinse le elezioni del 2002

madre e figlia!

madre e figlia!
Yolanda Pulecio e Ingrid Betancourt

le due Betancourt

le due Betancourt
Ingrid abbraccia la madre Yolanda

La gioia della libertà riconquistata

La gioia della libertà riconquistata
Ingrid Betancourt dopo la liberazione