mercoledì 9 gennaio 2013

Vicenda marò: agire d’intesa per trovare soluzione ‘onorevole’

I marò sono tornati in India dando una grande prova di onorabilità.  La parola data è stata mantenuta e tutti coloro i quali in India proclamavano che non sarebbero più ritornati sono stati smentiti dai fatti.  Nel Paese asiatico questo grande gesto sembra essere stato apprezzato da tanti. Tra i tanti lo stesso ministro indiano degli Esteri, Salman Khurshid che con molta probabilità è uno dei fautori del deciso cambio di rotta che sembra sia stato imboccato nelle ultime settimane in merito alla vicenda.
Salvatore Girone e Massimiliano Latorre al loro ritorno a Kochi sono stati accolti nel migliore dei modi. In questa città portuale dello stato federale del Kerala risiedono ormai da mesi godendo di un regime di libertà condizionata ottenuta dopo un breve periodo trascorso in carcere. In questa parte dell’India i due militari della marina italiana sono trattenuti dalle autorità locali perché ritenuti responsabili della morte di due pescatori indiani. Valentine Jelastine e Ajesh Binki. Si tratta di due sfortunati pescatori che vennero uccisi in mare il 15 febbraio del 2012 perché scambiati per pirati. Come responsabili della loro morte le autorità del Kerala hanno accusato i due marò anche se di fatto, non vi sono testimonianze oculari dell’accaduto. I due indiani, al momento dei fatti, erano imbarcati sul peschereccio Sant’Antony. Mentre i compagni erano a riposare sotto coperta essi erano in coperta uno al timone e l’altro di guardia. Subito dopo l’accaduto i compagni saliti in coperta videro in lontananza una grossa nave rossa e nera che si allontanava senza nemmeno poterne vedere il nome. Rossa e nera è la petroliera italiana Enrica Lexie a bordo della quale i due marò. insieme ad altri 4 commilitoni. costituivano un nucleo di polizia militare, NMP, per proteggerla da attacchi pirati. Gli indiani basandosi su questa vaga analogia e sulla testimonianza data dagli stessi marò di aver respinto un attacco pirata nella stessa zona stanno trattenendo i due militari italiani dopo aver lasciato andare gli altri 4 e la petroliera dopo averli trattenuti in porto a Kochi nel mese di maggio del 2012.
Sono trascorsi quasi 11 mesi dal quel triste giorno. Si è trattato di certo di un tragico incidente di cui i due marò hanno sempre respinto ogni addebito e coinvolgimento anche perché affermano che la nave pirata respinta era diversa per forma e colore e di aver rispettato appieno le regole di ingaggio. Da allora però, sono trattenuti, contro la loro volontà e del loro governo, dalle autorità locali indiane. In questo modo i due sottoufficiali di marina si sono ritrovati, loro malgrado, al centro di una forte diatriba legale e diplomatica scoppiata tra l’Italia e l’India. Però, il fatto che Girone e Latorre sono tornati in India, dopo la breve licenza natalizia di due settimane trascorsa in famiglia in Italia e concessa, su loro personale richiesta, dall’autorità giudiziaria del Kerala, ha molto ammorbidito la stampa e l’opinione pubblica indiana. Entrambi fin dall’inizio di questa vicenda si sono ‘scagliati’ contro i due militari italiani reclamando una punizione esemplare. Episodi del genere si verificano spesso al largo delle coste indiane restando però, sempre senza un colpevole. L’avere nelle proprie mani due ‘possibili’ responsabili ha suscitato in tutti, nel Kerala, una forte voglia di ‘vendetta’ più che di giustizia che ha offuscato le menti e fatto compiere gesti che ora appaiono difficili da rimediare, ma non impossibile.

Nel frattempo, in India molte cose sono però, cambiate. Oltre al ministro degli Esteri è cambiato soprattutto l’atteggiamento intransigente mostrato dalle autorità locali indiane del Kerala.  L'intera vicenda fin dall’inizio è stata purtroppo condizionata da 'logiche politiche’ che hanno impedito l’intervento delle autorità centrali, ma soprattutto al governo locale del Kerala di essere indulgente nei confronti dei militari italiani. Addirittura l’episodio si è verificato in piena campagna elettorale per cui ogni presa di posizione è stata strumentalizzata dall’opposizione. Ora invece, è lo stesso governatore dello stato federale indiano, Oommen Chandi, a voler trovare una giusta soluzione alla vicenda e al più presto. Nei giorni scorsi in merito alla vicenda Chandi, che è membro del partito del Congresso, lo stesso che governa il Paese asiatico, ha affermato che: “non c’è nulla di personale tra me e i militari o tra me e l'Italia”. Un chiaro segnale di distensione che potrebbe aprire a diverse soluzioni come anche un atto di clemenza da parte dello stesso governatore verso i due marò. Tra i poteri del capo dell’esecutivo dello stato federale indiano vi è infatti, anche la facoltà di concessione della Grazia. Potrebbe essere questa la soluzione. Un atto di clemenza nei confronti dei due marò. Gli ultimi eventi hanno rafforzato politicamente Chandi che ora gode di un forte appoggio.
Da questo mese poi, è cambiato il commissario a Kochi. Ajith Kumar, che dopo aver condotto l'inchiesta sull'uccisione dei due pescatori locali e che era diventato il principale accusatore dei due marò, ha passato lo scettro del comando della polizia a K.G. James. Di recente poi, è stato nominato presidente della Suprema Corte Indiana il giudice Altamas Kabir. Si tratta dello stesso magistrato indiano che in passato ha esaminato i ricorsi presentati dall’Italia all'Alta Corte del Kerala, quindi un profondo conoscitore della vicenda.
Intanto, il tribunale di Kollam, competente per il processo per omicidio a carico dei due marò, finora non ha potuto svolgere nemmeno un’udienza. Ogni volta la corte ha dovuto rinviarla a nuova data. L’ultimo rinvio è al 15 gennaio prossimo. Anche in quella data di certo il magistrato indiano titolare del processo dovrà rinviare a nuova data. Questo perché il giudizio è subordinato al pronunciamento sulla giurisdizione territoriale del caso da parte della Suprema Corte indiana di New Delhi. Un pronunciamento che tarda ad arrivare. I giudici del massimo organo giudiziario indiano, pari alla Corte Costituzionale italiana,  dallo scorso 4 settembre, di rinvio in rinvio, non si sono ancora pronunciati su chi spetti, tra Italia e India, la giurisdizione. Sulla delicata questione della competenza reclamata dall’Italia in base al diritto internazionale, nel caso che il massimo organo giudiziario indiano glielo riconosca il processo di primo grado a Kollam contro i marò sarebbe automaticamente annullato. Finora gli indiani si sono appellati al fatto che il caso si presenta complesso La decisione della Suprema Corte rappresenterà un precedente importante nel diritto marittimo internazionale e giocherà a favore della lotta alla pirateria marittima. Con molta probabilità la tanto sospirata sentenza sulla giurisdizione si farò ancora attendere. Di certo ci sarà un nuovo rinvio. Però, è ormai chiaro che le autorità indiane stanno cercando di velocizzare i tempi nel tentativo di mettere al più presto la parola fine alla vicenda. Sono tanti, nel Paese asiatico, che ormai ritengono che le tante ombre che offuscano l’episodio accaduto quel 15 febbraio del 2012 al largo delle coste meridionali dell’india forse in un modo o in un altro hanno coperto la verità. Un inconfessabile verità che è alla base di questa intricata vicenda. In tanti si stanno rendendo conto che per venirne a capo non sarà necessario svelare questa verità, ma solo agire d’intesa. Tra i tanti anche diversi esponenti del governo centrale e locale. Un fatto questo che è visto come un segnale importante. Il governo centrale non può interferire con le decisioni di quello locale che gode di una forte autonomia, però, se ci sono corrispondenze di opinioni è più facile mediare anche perché, alla luce dei fatti, la soluzione della vicenda non può che essere politica. Le prossime settimane saranno decisive. Non resta che sperare e attendere fiduciosi.

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DARFUR:NON C'E' PIU' TEMPO DA PERDERE!

IN DARFUR SONO DECINE SE NON CENTINAIA LE PERSONE CHE MUOIONO OGNI MESE...
FAI LORO DEL BENE... AIUTA I RIFUGIATI E I PROFUGHI DEL DARFUR FACENDO UNA DONAZIONE ALL'AGENZIA ONU PER I RIFUGIATI UNHCR CHIAMA LO 0680212304 PER SAPERE COME FARE....
RICORDATI BASTANO 31 EURO PER ACQUISTARE 8 COPERTE, 51 EURO PER UNA TENDA E 200 EURO PER DARE ASSISTENZA MEDICA A 25 FAMIGLIE...

Un bambino del Darfur

Un bambino del Darfur
aiuta ad aiutarlo sostieni le iniziative pro Darfur
In Darfur dal 2003 ad oggi sono state compiute esecuzioni, anche di massa, stupri, soprattutto di massa, nei confronti di donne, uomini e bambini e interi villaggi sono stati rasi al suolo. Il terrore è stato usato come pratica generalizzata e a sfondo razziale mentre lo stupro è diventato una vera e propria arma da guerra.
Il governo sudanese di Khartoum da parte sua ha bombardato senza sosta i civili, e ha reso sempre più difficili le operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie nei confronti delle genti del Darfur, fino al punto di far scappare via la maggior parte delle Ong operanti nella regione sudanese e liberarsi così di scomodi testimoni di quanto accadeva in quei luoghi. La stessa tattica è stata seguita prima con i peacekeepers dell'Ua e poi con quelli dell'Onu...
Tutto il mondo è a conoscenza di quanto accade in quella remota regione sudanese e lancia denunce. Da un lato Washington parla di genocidio, dall’altro l'Onu parla di catastrofe umanitaria e di pulizia etnica.
Il tutto però resta nella totale impunità!
Intanto, dal Febbraio 2003 anno in cui è iniziata la ribellione della popolazione di etnia africana del Darfur, circa 6 milioni in maggioranza musulmana e in parte animista, contro il governo sudanese, musulmano ma integralista e soprattutto di etnia araba e bianca, è scoppiato il conflitto che ha causato finora circa 300mila morti e due milioni e mezzo di profughi. Una protesta nata per lo stato di totale abbandono e sfruttamento in cui la popolazione nera era tenuta. La repressione del governo centrale è stata spietata, soprattutto facendo uso dei Janjaweed, i diavoli a cavallo, che sono milizie nomadi di etnia araba che hanno compiuto tutti gli orrori possibili e inimmaginabili contro le genti del Darfur di etnia nera, per lo più contadini e pastori.

Il pianto di un innocente a Gaza

Il pianto di un innocente a Gaza
Ancora una volta il mondo intero si dovrebbe vergognare!!!
La guerra chi puo raccontarla? E' difficile farlo ma tutti possiamo immaginare come sia il sentire l'odore dei morti abbandonati nelle strade o sotto le macerie, il vedere i bambini che muoiono di fame accanto al cadavere della madre, il sentire il lamento dei feriti e lo strazio dei sopravvissuti, di chi si vede impotente e maledice chi gli ha portato via tutto.
Nella Striscia di Gaza siamo ormai quasi alla terza settimana di bombardamenti e inesorabilmente, come non potrebbe essere diversamente con tutta la tecnologia militare del 21° secolo che gli israeliani stanno usando, il numero dei morti tra i civili continuato ad aumentare, mentre l'esercito israeliano bombarda le loro case si moltiplicano tra i palestinesi le scene di disperazione e di dolore causati dagli effetti devastanti della guerra che certamente non sono cambiati nel tempo anzi al contrario.

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran
Sono solidale con i persiani che manifestano

Il 12 giugno 2010 è caduto il primo anniversario delle contestate elezioni iraniane. Elezioni che decretarono la riconferma a presidente dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Il Paese ha vissuto le prime ora di questa giornata con una calma carica di tensione che poi, è scoppiata nel pomeriggio intorno alle 16, le 13.30 italiane con i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell’Università Sharif di Teheran. Era impensabile che l’opposizione iraniana del movimento riformista dell’Onda Verde si facesse scappare questa occasione per proclamare il proprio dissenso al regime degli Ayatollah. I luoghi delle sanguinose proteste post elettorali di un anno fa si sono quindi di nuovo riempiti di manifestanti. Questo, nonostante l’appello dei leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, a evitare di scendere in piazza e nonostante che le forze di sicurezza avessero preso posizione in vari punti strategici del centro di Teheran per prevenire manifestazioni. Nonostante le proteste e le accuse di brogli elettorali il contestato presidente Ahmadinejad ha potuto proseguire nel suo mandato, quasi certamente usurpato, grazie all’appoggio dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema. La lotta continuerà. Viva la Persia! Viva il movimento riformista!


i 44 presidenti degli Usa

i 44 presidenti degli Usa
da www.patrickmoberg.com/blog/id:420/november-4-2008

The President United States of America

The President United States of America
Barack Obama

E' morta Miriam Makeba

E' morta Miriam Makeba
Addio Mama Afrika....io continuerò a sognare...

Notes

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Italia. Violenza sessuale è allarme sociale


Dopo i recenti casi di stupri, a Roma, Bologna e Milano non si riesce quasi più a tenere il conto degli episodio di violenza sessuale che, dall'inizio dell'anno, si stanno susseguendo in Italia ad opera principalmente di stranieri. Un orribile reato che si verifica nelle grandi città metropolitane come nei piccoli centri urbani. Emergono dati da brividi dalle informazioni fornite dal Presidente facente funzioni del Tribunale di Como Giuseppe Anzani e dal Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini. Ogni 4 giorni in Procura a Como arriva una denuncia per violenza sessuale. I fascicoli aperti tra luglio 2007 e giugno 2008 sono stati 89, tra violenze sessuali e pedofilia. Ma è solo la punta di un iceberg in quanto, il reato, per la quasi totalità è sommerso perché prevale ancora la paura e la vergogna a denunciare la violenza subita. Fino ad oggi la violenza che subivano le donne era soprattutto domestica, ma gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste, loro malgrado, delle donne avvenuti negli ultimi giorni, per le strade, propongono una nuova emergenza. Un autorevole testimonianza è portata da Telefono Rosa che da anni conosce il fenomeno ed assiste le vittime. “Ciò che sta avvenendo dall'inizio dell'anno, precisa il presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, mi preoccupa. Non so se è solo l'effetto di maggiori denunce ma, dal nostro osservatorio, non era mai stato rilevata una cosa simile”. Gli avvenimenti degli ultimi giorni non fanno altro che conferma un'allarmante costante: in testa alla classifica degli autori di stupri ci sono gli stranieri. Il triste primato vede fra i primi i romeni, seguiti da marocchini e albanesi che sembra abbiano dato il via ad una esecrabile escalation di violenza contro le donne. Assodato che nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi sono commessi da stranieri, spesso clandestini, ora si deve dare a tutto questo uno stop. Certezza della pena, custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale ed esclusione di attenuanti per chi delinque sotto effetto di alcool e droghe. Tutto ovviamente tenendo conto di due elementi fondamentali: abbattere l'allarme sociale provocato da questo tipo di reati e tutelare la dignità della vittima, che va assicurata anche nel percorso dibattimentale.
Per raggiungere un risultato anzitutto è importante l'introduzione nel ddl sicurezza dell'obbligo del carcere per chi stupra. Forse il decreto 'anti-stupro' sarà pronto per venerdì esso dovrebbe contenere, come annunciato, importanti novità: gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ci sarà un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl anti-molestie che la Camera ha già approvato. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori.

***

La scuola pubblica in Italia con la 'Riforma Gelmini'

Esprimo la mia piena solidarietà con tutti coloro che protestano contro la Legge 133/08 la cosidetta 'Riforma Gelmini'....

Le cifre presentate nel decreto fanno venire i brividi: i tagli previsti dal decreto legge 112, poi convertito nella legge 133/08, e gli ulteriori provvedimenti contenuti nel decreto 137 porteranno, a livello nazionale, ad una riduzione di circa 100mila posti tra il personale docente e di 43mila posti tra quello Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi).
Per molti, anche per i non addetti ai lavori, l'effetto provocato dalla legge che in pratica azzererà in poco tempo le faticose conquiste di anni e anni, non solo in termini di posti di lavoro, ma anche di mission- educativa e di didattica, rende il momento dei più cupi e tristi degli ultimi anni. Ai tagli vanno poi sommati, le conseguenze che scaturiranno dalla reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.
L'Europa chiede più scuola, più sapere e l'Italia che fa?
Il contrario!
Rientrodurre il maestro unico è compiere, di sicuro, un passo indietro di almeno mezzo secolo. Se non addirittura si ritorna al tempo del libro cuore, senza offesa per quel libro mio compagno di tanti pomeriggi.
Perchè tutto questo? Bella domanda!
Molto probabilmente si tenta di mascherare con questa supposta riforma quello che è il vero scopo del provvedimento: incassare o meglio risparmiare in poco meno di 4-5 anni 8miliardi di euro. Questa è la cifra stimata, che dovrebbe restare nelle casse dello stato.
Un risparmio quindi certo ottenuto tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro ma al contempo che produrrà anche un effetto negativo: quello di un drastico ridimensionamento del servizio scolastico pubblico in favore forse di quello privato. Inoltre un'altra diretta conseguenza della L.133/08 sarà la chiusura di decine e decine di plessi scolastici.
Molte scuole, soprattutto nei piccoli centri urbani, non ci saranno più. A scomparire sarà anche un altro degli elementi cardine dell'istruzione primaria italiana: il tempo pieno. Bisogna fare attenzione, chi sostiene che il tempo pieno non sarà toccato dalla riforma o che addirittura aumenterà mente sapendo di farlo.
Rifletteteci un poco e capirete perchè!
Se prima, per ogni 2 classi, c'erano 3 insegnanti d'ora in poi sarà uno per classe, a seguire e istruire dai 20 ai 30 alunni e che svolgerà il suo orario lavorativo settimanale esclusivamente di mattina. Pertanto al pomeriggio non potrà esserci altro che un sorta di dopo-scuola, trasformando il tempo pieno di fatto in un parcheggio pomeridiano per i bambini, che nulla ha da condividere con l'offerta didattica di cui fino ad ieri, prima della 'riforma Gelmini', gli alunni potevano usufruire con il tempo pieno.

...

ARRIVERA' PER NATALE UNA 'SOCIAL CARD' AD OLTRE 1MLN DI ITALIANI 'POVERI'

C’è un detto che dice: "meglio poco che niente!".
In questo caso tra il poco e il nulla ci sono così poche differenze che è difficile distinguerli.
La 'social card, almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot varato dal governo che piuttosto un provvedimento serio in grado di aiutare per davvero i più bisognosi.
Nessuno però si è ricordato di dire che ogni spesa effettuata con la 'social card' in automatico sarà data una commissione alla Mastercard che è la società che ha emmesso ed è la proprietà della card.
Bhe! Almeno qualcuno di certo ci guadagnerà da questa iniziativa...
Appare strano che un'iniziativa così benefica abbia comunque dei costi accessori...stranezze tutte italiane!

***

Parole....di Abraham Lincoln

Non si può arrivare alla prosperità

scoraggiando l'impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l'odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggioto
gliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

marito e padre

i due rivali

genere umano

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO
da peacereporter

23/02/2002 - 02/07/2008 Ingrid Betancourt è stata liberata!

23/02/2002 - 02/07/2008                  Ingrid Betancourt è stata liberata!
faccio mia la gioia di tutti!

Finalmente liberi!!!

Finalmente liberi!!!

Grazie a loro la Betancourt è libera

Grazie a loro la Betancourt è libera
il ministro della Difesa colombiano Santos e il generale Montoya

Grazie Uribe!!

Grazie Uribe!!
La Betancourt ha incontrato il presidente colombiano Uribe che vinse le elezioni del 2002

madre e figlia!

madre e figlia!
Yolanda Pulecio e Ingrid Betancourt

le due Betancourt

le due Betancourt
Ingrid abbraccia la madre Yolanda

La gioia della libertà riconquistata

La gioia della libertà riconquistata
Ingrid Betancourt dopo la liberazione