sabato 19 novembre 2011

Pirati somali: i marittimi-ostaggi indiani non hanno vita facile

Nel mare della Somalia si sta consumando un dramma nel dramma. Tra India e pirati somali è in corso un duro braccio di ferro armato che sta portando a gravi conseguenze specie per i marittimi indiani. I pirati somali nell’intento di voler far ‘pagare’ all’India il suo forte impegno nella lotta alla pirateria marittima si stanno rivalendo sui marittimi di nazionalità indiana che cadono nelle loro mani. Questo ha portato, alla fine, l’India a cedere in parte alle pressioni esercitate dai predoni del mare. Dopo aver arrestato centinaia di pirati somali, condotti in ‘catene’ in India. Dopo essersi imposto, per settimane, dall’aprile scorso, come capofila dei Paesi che sono fortemente impegnati militarmente nel contrasto alla pirateria marittima somala nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano. New Delhi ha impartito ai comandanti delle sue navi da guerra l’ordine che, nel caso in cui dovessero catturare dei predoni del mare, si devono limitare solo a disarmali e metterli poi, in condizione di poter tornare sulla terraferma in Somalia. I pirati somali però, non sembrano ancora soddisfatti tanta è forte la loro volontà di volersi vendicare. Questo li ha spinti a riservare ai membri degli equipaggi delle navi catturate, che sono di nazionalità indiana, un trattamento diverso dagli altri ostaggi di altra nazionalità. Tutto questo ha scaturito forti preoccupazioni in India soprattutto per il fatto che questi uomini di mare sono dei lavoratori e non dei soldati e che non vanno a combattere una guerra e pertanto, non sono preparati a sopportare le angherie e le privazioni che invece, poi subiscono cadendo nelle mani dei pirati somali. Un’esperienza che segna la vita di molti di loro e dei loro familiari. Purtroppo il rischio che marittimi indiani cadano nelle mani dei pirati somali è altissimo in quanto oltre il 10 percento del totale dei marittimi che lavorano per le compagnie di navigazione di tutto il mondo sono di nazionalità indiana.
Si registra addirittura anche che quando viene pagato un riscatto, per il rilascio di una nave e del suo equipaggio, i pirati somali stanno trattenendo i marittimi di nazionalità indiana. E’ questa una grave forma di ritorsione verso l’India oltre che un passaggio inquietante della pirateria marittima. I marittimi indiani trattenuti dai pirati somali sono attualmente almeno 59. Una parte di essi si trovano prigionieri a bordo di navi dirottate, mentre altri si trovano a terra. MV ICEBERG 1a bordo 24 marittimi, 6 sono indiani. MV ALBEDO a bordo 23 marittimi, 2 sono indiani. MV SAVINA CAYLYN a bordo 22 marittimi, 17 sono indiani. MT FAIRCHEM BOGEY a bordo 21 marittimi, 21 sono indiani. MT ASFALTO VENTURE a bordo 15 marittimi, 7 indiani – la nave è stata rilasciata il 15 aprile scorso dopo il pagamento di un riscatto di 3,5 mln di dollari insieme al suo equipaggio tranne i 7 marittimi indiani che ora si trovano prigionieri a terra in un remoto villaggio nella regione di Mudug a circa 20 chilometri da Harardheere. MV SUEZ a bordo 22 marittimi, 6 indiani – inspiegabilmente i pirati somali nei mesi scorsi hanno rilasciato un marittimo cingalese e 11 egiziani, trattenendo invece, i 4 pachistani e i 6 indiani.
E’ questo un tentativo, da parte dei predoni del mare, di fare pressione sul governo indiano affinchè rilasci i pirati somali detenuti nelle prigioni in India. Stranamente anche il governo somalo di Mogadiscio più o meno chiede la stessa cosa al governo indiano. Lo scorso 19 giugno l'ambasciatore somalo in India, Ebyan Ladane h. Salah ha chiesto formalmente al governo indiano la restituzione di oltre 100 pirati somali catturati e detenuti nella prigione di Mumbai. Si tratta di predoni del mare catturati negli ultimi due anni dalle navi da guerra indiane che operano nell’ambito del contrasto alla pirateria marittima al largo della Somalia. La gran parte di essi però, sono originari del Puntland, la regione semiautonoma indipendente e solo una parte provengono dalla Somalia centrale. Comunque sia l’impegno indiano nella lotta alla pirateria marittima continua. Negli ultimi mesi le navi militari indiane hanno sventato almeno 40 tentativi di dirottamenti nel Golfo di Aden e scortato almeno 1700 navi. In particolare un’unità navale militare indiana, la INS Sukanya da quando è entrata in azione, lo scorso mese di settembre, ha collezionato ben 5 successi. L’ultima azione risale allo scorso 12 novembre. La nave da guerra stava scortando un convoglio di 5 navi mercantili attraverso il corridoio di transito internazionale quando ha avvistato alcuni barchini pirati che si avvicinavano ed è immediatamente intervenuta intercettando tre dei barchini pirati e catturando almeno 26 predoni del mare sequestrando loro armi e munizioni. Risulta che i militari delle forze navali internazionali abbiano catturato, dal mese di agosto 2008 e fino a maggio 2010, almeno 1.090 presunti pirati. Dove questi pirati arrestati siano stati portati non è dato saperlo. Ed è questo il punto più delicato di tutta l’architettura antipirateria marittima, perché il quadro giuridico è complicatissimo. Le leggi internazionali contro la pirateria risalgono alla fine del XIX secolo e l’unico trattato corrente, la Convenzione ONU sulla Legge del mare, che pure definisce la pirateria come crimine internazionale, non è stata recepita dalle legislazioni nazionali di molti Paesi. Perciò non è chiaro se i pirati fermati debbano essere processati dal Paese a cui appartiene la nave che li ha catturati o se invece sia meglio processarli in Somalia o addirittura in un Paese terzo. L’Olanda è tra i pochi Paesi che hanno adottato la convenzione ONU. Presunti pirati sono in carcere anche negli Stati Uniti, in Francia, in Spagna, nello Yemen, in Italia e in Germania. Però, il grosso dei pirati arrestati dalle forze navali internazionali si trovano in Kenya. Si tratta di circa 130 persone per lo più somale. In effetti risulta che siano 700 i pirati somali che sono stati condannati o in attesa di giudizio per l’accusa di pirateria marittima in 14 diversi Paesi. Da questo si deduce che mentre da un lato si cerca di rendere sicuro il mare del Corno d’Africa e l'Oceano Indiano, che sono acque cruciali per i traffici commerciali, dall’altro il quadro giuridico è inadeguato e consente tante scappatoie legali. Ed intanto, sono almeno 300 i marittimi ancora ostaggi dei pirati somali. Da più parti si chiede un'azione più forte contro i predoni del mare anche in virtù del fatto che il numero dei marittimi uccisi a causa della pirateria somala è, negli ultimi quattro anni, aumentato esponenzialmente. Sono 62 i marittimi che hanno perso la vita a causa di torture, esecuzioni, suicidi e soprattutto malnutrizione e malattie. Mentre risulta che siano stati uccisi almeno 64 pirati e altri 24 siano invece, rimasti feriti. Per la prima volta, lo scorso mese di aprile, truppe speciali della coalizione internazionale anti pirateria marittima hanno assaltato di notte uno dei tanti covi pirati ubicati lungo la costa somala. La notizia non era trapelata per motivi di sicurezza. Nel corso del blitz sono stati catturati almeno 34 predoni del mare e liberati altrettanti marittimi ostaggi. Si è quindi sfatato un altro tabù che vedeva come intoccabili i covi pirati a terra.

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Una fiammella accesa per tutte le persone che soffrono al mondo

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Nel mondo sono tante le persone che piangono e soffrono a loro dedico un affettuoso pensiero....

Unioni Civili

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SI ALLE UNIONI CIVILI NO ALLE ADOZIONI

STOP ALLE VIOLENZE IN SIRIA

Il mondo non può più stare a guardare mentre migliaia di siriani si vedono privati della libertà e della vita.....

Tutta la verità sul sequestro del rimorchiatore Buccaneer

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A tutti quei bravi ragazzi morti per l'Italia

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Non mi abituerò mai a quest'immagine! Onore ai caduti

Nel mondo ogni giorno vengono compiute carneficine immani in cui le vittime sono inermi civili

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il volto di un immigrato

...a quei bravi ragazzi, figli dell'America di oggi, morti in guerra!

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DARFUR:NON C'E' PIU' TEMPO DA PERDERE!

IN DARFUR SONO DECINE SE NON CENTINAIA LE PERSONE CHE MUOIONO OGNI MESE...
FAI LORO DEL BENE... AIUTA I RIFUGIATI E I PROFUGHI DEL DARFUR FACENDO UNA DONAZIONE ALL'AGENZIA ONU PER I RIFUGIATI UNHCR CHIAMA LO 0680212304 PER SAPERE COME FARE....
RICORDATI BASTANO 31 EURO PER ACQUISTARE 8 COPERTE, 51 EURO PER UNA TENDA E 200 EURO PER DARE ASSISTENZA MEDICA A 25 FAMIGLIE...

Un bambino del Darfur

Un bambino del Darfur
aiuta ad aiutarlo sostieni le iniziative pro Darfur
In Darfur dal 2003 ad oggi sono state compiute esecuzioni, anche di massa, stupri, soprattutto di massa, nei confronti di donne, uomini e bambini e interi villaggi sono stati rasi al suolo. Il terrore è stato usato come pratica generalizzata e a sfondo razziale mentre lo stupro è diventato una vera e propria arma da guerra.
Il governo sudanese di Khartoum da parte sua ha bombardato senza sosta i civili, e ha reso sempre più difficili le operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie nei confronti delle genti del Darfur, fino al punto di far scappare via la maggior parte delle Ong operanti nella regione sudanese e liberarsi così di scomodi testimoni di quanto accadeva in quei luoghi. La stessa tattica è stata seguita prima con i peacekeepers dell'Ua e poi con quelli dell'Onu...
Tutto il mondo è a conoscenza di quanto accade in quella remota regione sudanese e lancia denunce. Da un lato Washington parla di genocidio, dall’altro l'Onu parla di catastrofe umanitaria e di pulizia etnica.
Il tutto però resta nella totale impunità!
Intanto, dal Febbraio 2003 anno in cui è iniziata la ribellione della popolazione di etnia africana del Darfur, circa 6 milioni in maggioranza musulmana e in parte animista, contro il governo sudanese, musulmano ma integralista e soprattutto di etnia araba e bianca, è scoppiato il conflitto che ha causato finora circa 300mila morti e due milioni e mezzo di profughi. Una protesta nata per lo stato di totale abbandono e sfruttamento in cui la popolazione nera era tenuta. La repressione del governo centrale è stata spietata, soprattutto facendo uso dei Janjaweed, i diavoli a cavallo, che sono milizie nomadi di etnia araba che hanno compiuto tutti gli orrori possibili e inimmaginabili contro le genti del Darfur di etnia nera, per lo più contadini e pastori.

Il pianto di un innocente a Gaza

Il pianto di un innocente a Gaza
Ancora una volta il mondo intero si dovrebbe vergognare!!!
La guerra chi puo raccontarla? E' difficile farlo ma tutti possiamo immaginare come sia il sentire l'odore dei morti abbandonati nelle strade o sotto le macerie, il vedere i bambini che muoiono di fame accanto al cadavere della madre, il sentire il lamento dei feriti e lo strazio dei sopravvissuti, di chi si vede impotente e maledice chi gli ha portato via tutto.
Nella Striscia di Gaza siamo ormai quasi alla terza settimana di bombardamenti e inesorabilmente, come non potrebbe essere diversamente con tutta la tecnologia militare del 21° secolo che gli israeliani stanno usando, il numero dei morti tra i civili continuato ad aumentare, mentre l'esercito israeliano bombarda le loro case si moltiplicano tra i palestinesi le scene di disperazione e di dolore causati dagli effetti devastanti della guerra che certamente non sono cambiati nel tempo anzi al contrario.

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran
Sono solidale con i persiani che manifestano

Il 12 giugno 2010 è caduto il primo anniversario delle contestate elezioni iraniane. Elezioni che decretarono la riconferma a presidente dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Il Paese ha vissuto le prime ora di questa giornata con una calma carica di tensione che poi, è scoppiata nel pomeriggio intorno alle 16, le 13.30 italiane con i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell’Università Sharif di Teheran. Era impensabile che l’opposizione iraniana del movimento riformista dell’Onda Verde si facesse scappare questa occasione per proclamare il proprio dissenso al regime degli Ayatollah. I luoghi delle sanguinose proteste post elettorali di un anno fa si sono quindi di nuovo riempiti di manifestanti. Questo, nonostante l’appello dei leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, a evitare di scendere in piazza e nonostante che le forze di sicurezza avessero preso posizione in vari punti strategici del centro di Teheran per prevenire manifestazioni. Nonostante le proteste e le accuse di brogli elettorali il contestato presidente Ahmadinejad ha potuto proseguire nel suo mandato, quasi certamente usurpato, grazie all’appoggio dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema. La lotta continuerà. Viva la Persia! Viva il movimento riformista!


i 44 presidenti degli Usa

i 44 presidenti degli Usa
da www.patrickmoberg.com/blog/id:420/november-4-2008

The President United States of America

The President United States of America
Barack Obama

E' morta Miriam Makeba

E' morta Miriam Makeba
Addio Mama Afrika....io continuerò a sognare...

Notes

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Italia. Violenza sessuale è allarme sociale


Dopo i recenti casi di stupri, a Roma, Bologna e Milano non si riesce quasi più a tenere il conto degli episodio di violenza sessuale che, dall'inizio dell'anno, si stanno susseguendo in Italia ad opera principalmente di stranieri. Un orribile reato che si verifica nelle grandi città metropolitane come nei piccoli centri urbani. Emergono dati da brividi dalle informazioni fornite dal Presidente facente funzioni del Tribunale di Como Giuseppe Anzani e dal Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini. Ogni 4 giorni in Procura a Como arriva una denuncia per violenza sessuale. I fascicoli aperti tra luglio 2007 e giugno 2008 sono stati 89, tra violenze sessuali e pedofilia. Ma è solo la punta di un iceberg in quanto, il reato, per la quasi totalità è sommerso perché prevale ancora la paura e la vergogna a denunciare la violenza subita. Fino ad oggi la violenza che subivano le donne era soprattutto domestica, ma gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste, loro malgrado, delle donne avvenuti negli ultimi giorni, per le strade, propongono una nuova emergenza. Un autorevole testimonianza è portata da Telefono Rosa che da anni conosce il fenomeno ed assiste le vittime. “Ciò che sta avvenendo dall'inizio dell'anno, precisa il presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, mi preoccupa. Non so se è solo l'effetto di maggiori denunce ma, dal nostro osservatorio, non era mai stato rilevata una cosa simile”. Gli avvenimenti degli ultimi giorni non fanno altro che conferma un'allarmante costante: in testa alla classifica degli autori di stupri ci sono gli stranieri. Il triste primato vede fra i primi i romeni, seguiti da marocchini e albanesi che sembra abbiano dato il via ad una esecrabile escalation di violenza contro le donne. Assodato che nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi sono commessi da stranieri, spesso clandestini, ora si deve dare a tutto questo uno stop. Certezza della pena, custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale ed esclusione di attenuanti per chi delinque sotto effetto di alcool e droghe. Tutto ovviamente tenendo conto di due elementi fondamentali: abbattere l'allarme sociale provocato da questo tipo di reati e tutelare la dignità della vittima, che va assicurata anche nel percorso dibattimentale.
Per raggiungere un risultato anzitutto è importante l'introduzione nel ddl sicurezza dell'obbligo del carcere per chi stupra. Forse il decreto 'anti-stupro' sarà pronto per venerdì esso dovrebbe contenere, come annunciato, importanti novità: gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ci sarà un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl anti-molestie che la Camera ha già approvato. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori.

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La scuola pubblica in Italia con la 'Riforma Gelmini'

Esprimo la mia piena solidarietà con tutti coloro che protestano contro la Legge 133/08 la cosidetta 'Riforma Gelmini'....

Le cifre presentate nel decreto fanno venire i brividi: i tagli previsti dal decreto legge 112, poi convertito nella legge 133/08, e gli ulteriori provvedimenti contenuti nel decreto 137 porteranno, a livello nazionale, ad una riduzione di circa 100mila posti tra il personale docente e di 43mila posti tra quello Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi).
Per molti, anche per i non addetti ai lavori, l'effetto provocato dalla legge che in pratica azzererà in poco tempo le faticose conquiste di anni e anni, non solo in termini di posti di lavoro, ma anche di mission- educativa e di didattica, rende il momento dei più cupi e tristi degli ultimi anni. Ai tagli vanno poi sommati, le conseguenze che scaturiranno dalla reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.
L'Europa chiede più scuola, più sapere e l'Italia che fa?
Il contrario!
Rientrodurre il maestro unico è compiere, di sicuro, un passo indietro di almeno mezzo secolo. Se non addirittura si ritorna al tempo del libro cuore, senza offesa per quel libro mio compagno di tanti pomeriggi.
Perchè tutto questo? Bella domanda!
Molto probabilmente si tenta di mascherare con questa supposta riforma quello che è il vero scopo del provvedimento: incassare o meglio risparmiare in poco meno di 4-5 anni 8miliardi di euro. Questa è la cifra stimata, che dovrebbe restare nelle casse dello stato.
Un risparmio quindi certo ottenuto tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro ma al contempo che produrrà anche un effetto negativo: quello di un drastico ridimensionamento del servizio scolastico pubblico in favore forse di quello privato. Inoltre un'altra diretta conseguenza della L.133/08 sarà la chiusura di decine e decine di plessi scolastici.
Molte scuole, soprattutto nei piccoli centri urbani, non ci saranno più. A scomparire sarà anche un altro degli elementi cardine dell'istruzione primaria italiana: il tempo pieno. Bisogna fare attenzione, chi sostiene che il tempo pieno non sarà toccato dalla riforma o che addirittura aumenterà mente sapendo di farlo.
Rifletteteci un poco e capirete perchè!
Se prima, per ogni 2 classi, c'erano 3 insegnanti d'ora in poi sarà uno per classe, a seguire e istruire dai 20 ai 30 alunni e che svolgerà il suo orario lavorativo settimanale esclusivamente di mattina. Pertanto al pomeriggio non potrà esserci altro che un sorta di dopo-scuola, trasformando il tempo pieno di fatto in un parcheggio pomeridiano per i bambini, che nulla ha da condividere con l'offerta didattica di cui fino ad ieri, prima della 'riforma Gelmini', gli alunni potevano usufruire con il tempo pieno.

...

ARRIVERA' PER NATALE UNA 'SOCIAL CARD' AD OLTRE 1MLN DI ITALIANI 'POVERI'

C’è un detto che dice: "meglio poco che niente!".
In questo caso tra il poco e il nulla ci sono così poche differenze che è difficile distinguerli.
La 'social card, almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot varato dal governo che piuttosto un provvedimento serio in grado di aiutare per davvero i più bisognosi.
Nessuno però si è ricordato di dire che ogni spesa effettuata con la 'social card' in automatico sarà data una commissione alla Mastercard che è la società che ha emmesso ed è la proprietà della card.
Bhe! Almeno qualcuno di certo ci guadagnerà da questa iniziativa...
Appare strano che un'iniziativa così benefica abbia comunque dei costi accessori...stranezze tutte italiane!

***

Parole....di Abraham Lincoln

Non si può arrivare alla prosperità

scoraggiando l'impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l'odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggioto
gliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

marito e padre

i due rivali

genere umano

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO
da peacereporter

23/02/2002 - 02/07/2008 Ingrid Betancourt è stata liberata!

23/02/2002 - 02/07/2008                  Ingrid Betancourt è stata liberata!
faccio mia la gioia di tutti!

Finalmente liberi!!!

Finalmente liberi!!!

Grazie a loro la Betancourt è libera

Grazie a loro la Betancourt è libera
il ministro della Difesa colombiano Santos e il generale Montoya

Grazie Uribe!!

Grazie Uribe!!
La Betancourt ha incontrato il presidente colombiano Uribe che vinse le elezioni del 2002

madre e figlia!

madre e figlia!
Yolanda Pulecio e Ingrid Betancourt

le due Betancourt

le due Betancourt
Ingrid abbraccia la madre Yolanda

La gioia della libertà riconquistata

La gioia della libertà riconquistata
Ingrid Betancourt dopo la liberazione