sabato 2 novembre 2013

Pirateria marittima: i pirati somali non hanno smobilitato



L'era della pirateria marittima nelle acque somale non è ancora finita ma sta solo attraversando un periodo di calma.

Gli affari per i pirati somali per ora vanno solo male ed allora essi si rivolgono momentaneamente verso altri business.

Oggi le gang del mare offrono ‘protezione’ alle navi da pesca straniere che gettano le reti al largo della Somalia. Un vero e proprio racket della protezione dove i moderni filibustieri somali si fanno pagare per offrire protezione da loro stessi. La notizia emerge da un rapporto pubblicato di recente dalle Nazioni Unite in cui si legge che queste navi sono prevalentemente cinesi, taiwanesi, yemenite, coreane, iraniane e anche europee. Nel documento si legge che i pirati somali aiutano le navi da pesca straniere a non essere disturbate durante la loro attività e arrivano anche a sparare sui pescatori somali per eliminare la loro concorrenza.

Eppure il fenomeno inizialmente era nato proprio come risposta alla pesca illegale e allo smaltimento dei rifiuti tossici in corso al largo delle coste della Somalia.

I predoni del mare somali non hanno smobilitato ma sono solo in attesa che tornino tempi migliori. Essi infatti, durante quello che è da considerarsi solo un periodo di calma, hanno continuato a predare in mare colpendo piccole navi e barche locali non difese. Per queste navi e i loro carichi essi non hanno chiesto alcun riscatto ma, si sono limitati a rivenderli e intanto in questo modo, si tengono in allenamento affinando le tecniche di arrembaggio. Si tratta di episodi che non sono stati registrati in quanto non se ne hanno quasi mai notizia.

Ufficialmente risulta che dal mese di maggio del 2012 ormai si registrano solo episodi isolati di attacchi a grosse navi commerciali tutti però, falliti. Nei primi 10 mesi del 2013 sono stati solo 10. L’ultimo attacco fallito risale allo scorso 11 ottobre ad est della città costiera di Hobyo nel Puntland somalo. In questa occasione ad essere stata presa di mira da due skiff pirati è stata una petroliera difesa da un team di sicurezza armato che ha messo in fuga gli assalitori. L’ultima cargo ad essere stato invece, sequestrato risulta essere ‘MT SMYRNI’ catturato nell’Oceano Indiano nel 2012. Non viene però, tenuto il contro delle decine e decine di barche da pesca, per lo più pescherecci iraniani ed yemeniti, che ogni settimana cadono nelle mani delle gang del mare somale.

Ufficialmente i pirati somali trattengono in ostaggio solo una nave commerciale, la ‘F/V NAHAM3’ battente bandiera dell’OMAN catturata nel marzo del 2012. In realtà hanno anche un centinaio di navi più piccole. Con loro anche un centinaio circa di marittimi membri degli equipaggi. Molti di questi marittimi sono tenuti prigionieri a terra, almeno una cinquantina, e altri su navi. Per una quarantina di loro la prigionia dura anche da circa due anni come per i marittimi equipaggio della ‘M/V ALBEDO’ catturata nel novembre del 2010 e recentemente affondata dal mare grosso mentre era tenuta, dai pirati somali, alla fonda al largo di Haradhere. Tutto ciò ha originato una permanente e difficile situazione umanitaria per tutti questi marittimi prigionieri. Proprio gli uomini della ‘M/V ALBEDO’ visitati nei mesi scorsi da un medico sono risultati affetti da eruzioni cutanee,  infezioni, malaria e disturbi di stomaco causati da bere acqua sporca. Diversi marittimi sono morti in prigionia. Per quelli che sopravvivono l’esperienza li segnerà per sempre nell’anima, nella mente e nel corpo perché la prigionia è un vero Inferno.

Ostaggio dei predoni del mare anche il giornalista scrittore statunitense Michael Scott Moore rapito il 18 gennaio del 2012 a Galkayo mentre si trovava nel Paese africano per raccogliere materiale per un libro sulla pirateria. Per il suo rilascio la gang del mare che lo tiene prigioniero chiede un riscatto milionario. Proprio nelle scorse settimane i suoi carcerieri hanno diffuso una prova in vita del reporter.

Nell’attesa di tempi migliori i banditi del mare si stanno anche dedicando al traffico di armi, droga ed esseri umani, un dato quest’ultimo, che emerge da un rapporto pubblicato dal Gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite sulla Somalia e l'Eritrea.

A destra e a manca viene sbandierato che il declino dei pirati somali, evidentemente solo transitorio, è avvenuto grazie ad un intervento militare armato da parte di  una coalizione navale internazionale e dal crescere del ricorso da parte degli Armatori all’imbarco di guardie armate a bordo dei mercantili per la loro difesa. Dal 2008 per la prima volta l’ONU ha permesso di perseguire i pirati, anche ricorrendo all’uso della forza, in mare, anche entrando nelle acque territoriali, e a terra. Alla fine al largo delle coste del Corno D’Africa e nell'Oceano Indiano si sono ritrovate insieme unite in missioni o da sole decine e decine di navi da guerra di oltre venti Paesi, anche di quelli divisi politicamente oltre che geograficamente. Navi che si sono sentite autorizzate, in nome della lotta alla pirateria, a navigare, ‘indisturbate’, in quelle acque a ‘caccia di pirati’ a volre anche senza un coordinamento e controllo. Mentre la sicurezza a bordo delle navi è stata affidata a ‘Security Contractor’. Per lo più di ex militari delle forze speciali inglesi e USA che fanno capo a società di sicurezza marittima che una volta in mare aperto nessuno può controllare.

In verità il calo degli attacchi è da collegare anche al fatto che il numero delle navi che seguono le pericolose rotte al largo delle coste della Somalia è diminuito sensibilmente. Dalle oltre 40mila si è passato a circa la metà. Questo perchè le rotte percorse da gran parte dei cargo si sono spostate lungo quelle del Mare del Nord.

A ridurre significativamente la capacità operativa dei pirati somali sembra essere stata anche la creazione nello stato autonomo somalo del Somaliland, in cui sono basati gran parte delle gang del mare, di una Guardia Costiera, sponsorizzata dalla comunità internazionale con mln di dollari di aiuti economici, che può contare su circa 600 uomini che vigilano su quanto accade all'interno delle sue acque territoriali per mantenere attive le rotte commerciali vitali alla sopravvivenza dei suoi porti. La stessa autorità costituita della Somalia sembra essersi data una scossa. Il governo di Mogadiscio si propone di creare a breve una propria Guardia Costiera. Questo partendo praticamente da zero. A tal proposito è stato firmato. lo scorso mese di Luglio. un accordo con una società privata olandese, la Rotterdam-Based Atlantic Marine e Offshore Group per sviluppare il progetto.

Gli effetti della pirateria marittima infatti, ricadono negativamente sulle casse di quei Paesi che vivono imponendo imposte per il passaggio di navi attraverso le loro acque e per l’utilizzo dei loro porti. Per cui questi Paesi sono interessati a far tornare al loro solito percorso i mercantili e sono pronti a tutto per far in modo che questo avvenga, anche a mostrare al mondo l’attività dei pirati somali con una luce più fioca in modo che non si veda bene.

Si può in pratica affermare che tutti insieme questi fattori hanno solo ridotto significativamente la capacità dei pirati somali di catturare le navi commerciali che solcano il mare lungo la rotta che porta dall’Asia all’Europa passando per il Golfo di Aden e Canale di Suez.  Quello che invece, nessuno sta facendo, ed è significativo, è reintegrare i pirati somali nella società civile. Sono diverse centinaia quelli reclusi in almeno 11 Paesi. Per loro non vi è nessuna prospettiva per il futuro che non tornare in mare forse ancora da pirata.

La riduzione significativa della capacità operativa dei pirati somali è stata però, in qualche modo anche favorita dallo sviluppo di forti sentimenti anti-pirateria che sono andati man mano crescendo nelle comunità somale costiere stanche ormai di anni e anni di forzato isolamento economico e anche commerciale. Un fatto questo che ha fatto mancare ai predoni del mare i necessari appoggi locali. Di non inferiore importanza anche la dissociazione di numerosi pirati dalla fenomeno. Eclatante quella di Mohammed Abdi Hassan meglio conosciuto come Afweyne. dissociatosi nel gennaio del 2012. Il pirata, che ha anche un soprannome, che più lo contraddistingue, Big Mouth (bocca grande) meritato per la sua capacità di inghiottire ingenti riscatti, è praticamente considerato l’inventore della pirateria in Somalia e ha condotto questa sua redditizia attività per almeno otto anni. He said he was working to persuade other pirates to do the same.In un rapporto delle Nazioni Unite si legge che Big Mouth abbia accumulato tra il 2008 e il 2013 una fortuna immensa attaccando decine di navi mercantili e facendosi poi, pagare riscatti milionari per il loro rilascio. Il 12 ottobre scorso Afweyne è caduto in una trappola tesagli dalla polizia belga che lo ha attirato in Belgio con un inganno per poi, arrestarlo. Era ricercato per il sequestro della nave mercantile battente bandiera belga ‘Pompei’ avvenuto nell’Oceano Indiano nell’aprile del 2009. Lo stesso anno del sequestro del rimorchiatore italiano Buccaneer. Il sequestro della nave belga duro oltre due mesi e vide i marittimi membri dell’equipaggio, tra cui due  belgi, essere trattenuti prigionieri in condizioni disumane. L'episodio diede il via al ricorso alle guardie armate a bordo di una nave commerciale per difenderla dagli attacchi pirati. Il Belgio infatti, nel maggio 2009 è stato il primo Paese europeo a fare ricorso ai militari della marina ‘affittati’ agli armatori belgi per difendere le loro navi dai pirati somali. Negli anni poi, il Belgio venne imitato da altri Paesi europei Francia, Spagna, Germania, Inghilterra e Italia.

Con Afweyne  arrestato anche Mohamed Aden, un cittadino somalo  naturalizzato negli Stati Uniti meglio conosciuto con il nome di Tiiceey.  Si tratta del somalo che mediò per la liberazione degli ostaggi britannici, i coniugi Paul e Rachel Chandler, che vennero trattenuti in ostaggio dai pirati somali in Somalia per più di un anno fino a quando non venne pagato, per il loro rilascio, un riscatto di 800mila dollari.

Il fenomeno della pirateria marittima in Somalia ha vissuto i suoi anni d’oro nel periodo 2008-2012 quando la costa nord-orientale della Somalia era definita la nuova Tortuga, per il fatto che molte delle gang di pirati vi avevano stabilito le loro roccaforti, e ogni giorno si registrava almeno un sequestro di una nave. Sono gli anni in cui i predoni del mare somali hanno fatto registrare il sequestro di almeno 150 navi che dovrebbe aver fruttato alle loro casse almeno 400 mln di dollari in riscatti pagati.

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FAI LORO DEL BENE... AIUTA I RIFUGIATI E I PROFUGHI DEL DARFUR FACENDO UNA DONAZIONE ALL'AGENZIA ONU PER I RIFUGIATI UNHCR CHIAMA LO 0680212304 PER SAPERE COME FARE....
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Un bambino del Darfur

Un bambino del Darfur
aiuta ad aiutarlo sostieni le iniziative pro Darfur
In Darfur dal 2003 ad oggi sono state compiute esecuzioni, anche di massa, stupri, soprattutto di massa, nei confronti di donne, uomini e bambini e interi villaggi sono stati rasi al suolo. Il terrore è stato usato come pratica generalizzata e a sfondo razziale mentre lo stupro è diventato una vera e propria arma da guerra.
Il governo sudanese di Khartoum da parte sua ha bombardato senza sosta i civili, e ha reso sempre più difficili le operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie nei confronti delle genti del Darfur, fino al punto di far scappare via la maggior parte delle Ong operanti nella regione sudanese e liberarsi così di scomodi testimoni di quanto accadeva in quei luoghi. La stessa tattica è stata seguita prima con i peacekeepers dell'Ua e poi con quelli dell'Onu...
Tutto il mondo è a conoscenza di quanto accade in quella remota regione sudanese e lancia denunce. Da un lato Washington parla di genocidio, dall’altro l'Onu parla di catastrofe umanitaria e di pulizia etnica.
Il tutto però resta nella totale impunità!
Intanto, dal Febbraio 2003 anno in cui è iniziata la ribellione della popolazione di etnia africana del Darfur, circa 6 milioni in maggioranza musulmana e in parte animista, contro il governo sudanese, musulmano ma integralista e soprattutto di etnia araba e bianca, è scoppiato il conflitto che ha causato finora circa 300mila morti e due milioni e mezzo di profughi. Una protesta nata per lo stato di totale abbandono e sfruttamento in cui la popolazione nera era tenuta. La repressione del governo centrale è stata spietata, soprattutto facendo uso dei Janjaweed, i diavoli a cavallo, che sono milizie nomadi di etnia araba che hanno compiuto tutti gli orrori possibili e inimmaginabili contro le genti del Darfur di etnia nera, per lo più contadini e pastori.

Il pianto di un innocente a Gaza

Il pianto di un innocente a Gaza
Ancora una volta il mondo intero si dovrebbe vergognare!!!
La guerra chi puo raccontarla? E' difficile farlo ma tutti possiamo immaginare come sia il sentire l'odore dei morti abbandonati nelle strade o sotto le macerie, il vedere i bambini che muoiono di fame accanto al cadavere della madre, il sentire il lamento dei feriti e lo strazio dei sopravvissuti, di chi si vede impotente e maledice chi gli ha portato via tutto.
Nella Striscia di Gaza siamo ormai quasi alla terza settimana di bombardamenti e inesorabilmente, come non potrebbe essere diversamente con tutta la tecnologia militare del 21° secolo che gli israeliani stanno usando, il numero dei morti tra i civili continuato ad aumentare, mentre l'esercito israeliano bombarda le loro case si moltiplicano tra i palestinesi le scene di disperazione e di dolore causati dagli effetti devastanti della guerra che certamente non sono cambiati nel tempo anzi al contrario.

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran
Sono solidale con i persiani che manifestano

Il 12 giugno 2010 è caduto il primo anniversario delle contestate elezioni iraniane. Elezioni che decretarono la riconferma a presidente dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Il Paese ha vissuto le prime ora di questa giornata con una calma carica di tensione che poi, è scoppiata nel pomeriggio intorno alle 16, le 13.30 italiane con i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell’Università Sharif di Teheran. Era impensabile che l’opposizione iraniana del movimento riformista dell’Onda Verde si facesse scappare questa occasione per proclamare il proprio dissenso al regime degli Ayatollah. I luoghi delle sanguinose proteste post elettorali di un anno fa si sono quindi di nuovo riempiti di manifestanti. Questo, nonostante l’appello dei leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, a evitare di scendere in piazza e nonostante che le forze di sicurezza avessero preso posizione in vari punti strategici del centro di Teheran per prevenire manifestazioni. Nonostante le proteste e le accuse di brogli elettorali il contestato presidente Ahmadinejad ha potuto proseguire nel suo mandato, quasi certamente usurpato, grazie all’appoggio dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema. La lotta continuerà. Viva la Persia! Viva il movimento riformista!


i 44 presidenti degli Usa

i 44 presidenti degli Usa
da www.patrickmoberg.com/blog/id:420/november-4-2008

The President United States of America

The President United States of America
Barack Obama

E' morta Miriam Makeba

E' morta Miriam Makeba
Addio Mama Afrika....io continuerò a sognare...

Notes

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Italia. Violenza sessuale è allarme sociale


Dopo i recenti casi di stupri, a Roma, Bologna e Milano non si riesce quasi più a tenere il conto degli episodio di violenza sessuale che, dall'inizio dell'anno, si stanno susseguendo in Italia ad opera principalmente di stranieri. Un orribile reato che si verifica nelle grandi città metropolitane come nei piccoli centri urbani. Emergono dati da brividi dalle informazioni fornite dal Presidente facente funzioni del Tribunale di Como Giuseppe Anzani e dal Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini. Ogni 4 giorni in Procura a Como arriva una denuncia per violenza sessuale. I fascicoli aperti tra luglio 2007 e giugno 2008 sono stati 89, tra violenze sessuali e pedofilia. Ma è solo la punta di un iceberg in quanto, il reato, per la quasi totalità è sommerso perché prevale ancora la paura e la vergogna a denunciare la violenza subita. Fino ad oggi la violenza che subivano le donne era soprattutto domestica, ma gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste, loro malgrado, delle donne avvenuti negli ultimi giorni, per le strade, propongono una nuova emergenza. Un autorevole testimonianza è portata da Telefono Rosa che da anni conosce il fenomeno ed assiste le vittime. “Ciò che sta avvenendo dall'inizio dell'anno, precisa il presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, mi preoccupa. Non so se è solo l'effetto di maggiori denunce ma, dal nostro osservatorio, non era mai stato rilevata una cosa simile”. Gli avvenimenti degli ultimi giorni non fanno altro che conferma un'allarmante costante: in testa alla classifica degli autori di stupri ci sono gli stranieri. Il triste primato vede fra i primi i romeni, seguiti da marocchini e albanesi che sembra abbiano dato il via ad una esecrabile escalation di violenza contro le donne. Assodato che nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi sono commessi da stranieri, spesso clandestini, ora si deve dare a tutto questo uno stop. Certezza della pena, custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale ed esclusione di attenuanti per chi delinque sotto effetto di alcool e droghe. Tutto ovviamente tenendo conto di due elementi fondamentali: abbattere l'allarme sociale provocato da questo tipo di reati e tutelare la dignità della vittima, che va assicurata anche nel percorso dibattimentale.
Per raggiungere un risultato anzitutto è importante l'introduzione nel ddl sicurezza dell'obbligo del carcere per chi stupra. Forse il decreto 'anti-stupro' sarà pronto per venerdì esso dovrebbe contenere, come annunciato, importanti novità: gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ci sarà un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl anti-molestie che la Camera ha già approvato. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori.

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La scuola pubblica in Italia con la 'Riforma Gelmini'

Esprimo la mia piena solidarietà con tutti coloro che protestano contro la Legge 133/08 la cosidetta 'Riforma Gelmini'....

Le cifre presentate nel decreto fanno venire i brividi: i tagli previsti dal decreto legge 112, poi convertito nella legge 133/08, e gli ulteriori provvedimenti contenuti nel decreto 137 porteranno, a livello nazionale, ad una riduzione di circa 100mila posti tra il personale docente e di 43mila posti tra quello Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi).
Per molti, anche per i non addetti ai lavori, l'effetto provocato dalla legge che in pratica azzererà in poco tempo le faticose conquiste di anni e anni, non solo in termini di posti di lavoro, ma anche di mission- educativa e di didattica, rende il momento dei più cupi e tristi degli ultimi anni. Ai tagli vanno poi sommati, le conseguenze che scaturiranno dalla reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.
L'Europa chiede più scuola, più sapere e l'Italia che fa?
Il contrario!
Rientrodurre il maestro unico è compiere, di sicuro, un passo indietro di almeno mezzo secolo. Se non addirittura si ritorna al tempo del libro cuore, senza offesa per quel libro mio compagno di tanti pomeriggi.
Perchè tutto questo? Bella domanda!
Molto probabilmente si tenta di mascherare con questa supposta riforma quello che è il vero scopo del provvedimento: incassare o meglio risparmiare in poco meno di 4-5 anni 8miliardi di euro. Questa è la cifra stimata, che dovrebbe restare nelle casse dello stato.
Un risparmio quindi certo ottenuto tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro ma al contempo che produrrà anche un effetto negativo: quello di un drastico ridimensionamento del servizio scolastico pubblico in favore forse di quello privato. Inoltre un'altra diretta conseguenza della L.133/08 sarà la chiusura di decine e decine di plessi scolastici.
Molte scuole, soprattutto nei piccoli centri urbani, non ci saranno più. A scomparire sarà anche un altro degli elementi cardine dell'istruzione primaria italiana: il tempo pieno. Bisogna fare attenzione, chi sostiene che il tempo pieno non sarà toccato dalla riforma o che addirittura aumenterà mente sapendo di farlo.
Rifletteteci un poco e capirete perchè!
Se prima, per ogni 2 classi, c'erano 3 insegnanti d'ora in poi sarà uno per classe, a seguire e istruire dai 20 ai 30 alunni e che svolgerà il suo orario lavorativo settimanale esclusivamente di mattina. Pertanto al pomeriggio non potrà esserci altro che un sorta di dopo-scuola, trasformando il tempo pieno di fatto in un parcheggio pomeridiano per i bambini, che nulla ha da condividere con l'offerta didattica di cui fino ad ieri, prima della 'riforma Gelmini', gli alunni potevano usufruire con il tempo pieno.

...

ARRIVERA' PER NATALE UNA 'SOCIAL CARD' AD OLTRE 1MLN DI ITALIANI 'POVERI'

C’è un detto che dice: "meglio poco che niente!".
In questo caso tra il poco e il nulla ci sono così poche differenze che è difficile distinguerli.
La 'social card, almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot varato dal governo che piuttosto un provvedimento serio in grado di aiutare per davvero i più bisognosi.
Nessuno però si è ricordato di dire che ogni spesa effettuata con la 'social card' in automatico sarà data una commissione alla Mastercard che è la società che ha emmesso ed è la proprietà della card.
Bhe! Almeno qualcuno di certo ci guadagnerà da questa iniziativa...
Appare strano che un'iniziativa così benefica abbia comunque dei costi accessori...stranezze tutte italiane!

***

Parole....di Abraham Lincoln

Non si può arrivare alla prosperità

scoraggiando l'impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l'odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggioto
gliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

marito e padre

i due rivali

genere umano

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO
da peacereporter

23/02/2002 - 02/07/2008 Ingrid Betancourt è stata liberata!

23/02/2002 - 02/07/2008                  Ingrid Betancourt è stata liberata!
faccio mia la gioia di tutti!

Finalmente liberi!!!

Finalmente liberi!!!

Grazie a loro la Betancourt è libera

Grazie a loro la Betancourt è libera
il ministro della Difesa colombiano Santos e il generale Montoya

Grazie Uribe!!

Grazie Uribe!!
La Betancourt ha incontrato il presidente colombiano Uribe che vinse le elezioni del 2002

madre e figlia!

madre e figlia!
Yolanda Pulecio e Ingrid Betancourt

le due Betancourt

le due Betancourt
Ingrid abbraccia la madre Yolanda

La gioia della libertà riconquistata

La gioia della libertà riconquistata
Ingrid Betancourt dopo la liberazione