martedì 6 marzo 2012

Caso Enrica Lexie: quei militari che qualcuno ha voluto trasformare in ‘guardiani’ di navi

I due sottoufficiali di Marina del Reggimento San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sono da ieri in carcere a Trivandrum in India.
La notizia in Italia ha infiammato ulteriormente il dibattito scoppiato al nascere del caso.
I due specialisti di marina sono parte di team di sicurezza militare imbarcato a bordo di una nave battente bandiera italiana, la MN Enrica Lexie della società armatrice italiana, la F.lli Amato di Napoli, la stessa della Savina Caylyn.
Gli armatori italiani posso chiedere alla Marina Militare di poter imbarcare a bordo delle loro navi di bandiera dei militari italiani per ‘difenderle’ dai pirati somali quando attraversano aree a rischi individuate da un decreto ministeriale nel settembre scorso.
Questa opportunità è data loro da una legge italiana, la 130 del 2011.
Una legge fortemente voluta da una parte del Parlamento e varata dal governo Berlusconi.
Una convenzione poi, siglata tra ministero della Difesa e Confederazione armatori italiani, la Confitarma, siglata l’ottobre scorso ha suggellato il tutto.
Per l’armatore il servizio ha un costo che accetta di pagare quando sottoscrive il modulo di adesione predisposto e composto di sei pagine prestampate.
Per ogni militare viene corrisposto la somma di 500 euro al giorno.
In questo modo gli armatori possono disporre, a bordo della loro nave, di questi team di sicurezza definiti Nuclei Militari di Protezione, NMP.
Il piano di impiego degli NMP è abbastanza articolato e leggendolo si evince che prevede anche che le navi scortate seguano anche rotte particolari in modo da evitare interferenze con la giurisdizione degli stati costieri.
Secondo Confitarma il provvedimento era necessario per ‘difendere’ le navi italiane
Ogni anno nell'Oceano Indiano vi sono quasi 2mila transiti di navi battenti il tricolore o connessi a interessi nazionali.
I transiti nel solo Golfo di Aden sono di circa 900 navi italiane all’anno, e queste sono le navi italiane che ogni giorno si trovano nell'area più a rischio pirateria marittima.
Il fenomeno della pirateria marittima al largo delle coste somale e Oceano Indiano ha colpito direttamente l’Italia con i sequestri del rimorchiatore d’altura ‘Buccaneer’ della petroliera ‘Savina Caylyn’ e MV ‘Rosalia D’Amato’. Si tratta di sequestri che si sono risolti dopo lunghi mesi di prigionia per i marittimi membri degli equipaggi delle navi catturate e solo dopo il pagamento di un riscatto.
Attualmente un'altra nave italiana, la 'Enrico Ievoli' è in mano ai predoni del mare somali dallo scorso mese di dicembre.
La motivazione è più che giusta.
Purtroppo il problema di fondo è che la legge 130 è nata incompleta ed ora l’Italia ne sta pagando le conseguenze.
Inoltre, forse sarebbe un bene tenere fuori da tutto questo la Marina Militare.
Una legge italiana, forse mal fatta, ha coinvolto i militari della Marina in una dinamica di ‘sicurezza sussidiaria’, che è più adatta ad un privato. Alla fine alla prima difficoltà i nodi sono venuti tutti al pettine evidenziando l’incompletezza della legge tanto è vero che in Parlamento si sta cercando di correre ai ripari.
Difficile capire dove sta la ragione e dove il torto. La situazione è davvero complicata.
Comunque è certo che l’India è in una posizione predominante in quanto ha praticamente nelle sue mani, una nave italiana e ben 11 cittadini italiani, i due marò in prigione e gli altri quattro che insieme a cinque marittimi italiani, parte dell’equipaggio, sono a bordo della Enrica Lexie che alla fondo in un porto indiano guardati a vista da navi militari indiane.
Quanto accaduto finora era inevitabile.
Gli indiani si sentono in diritto di fare quello che hanno fatto finora e forse chiunque altro al loro posto avrebbe fatto lo stesso.
Qualcuno il 15 febbraio scorso al largo delle loro coste meridionali ha ucciso due pescatori mentre si trovavano a bordo di un peschereccio forse scambiandoli per pirati somali.
E’ molto comune nell’Oceano Indiano incontrare barche da pesca utilizzate dai predoni del mare come ‘navi madri’, una sorta di base galleggiante da cui lanciare i loro barchini all’assalto di un indifeso mercantile con a bordo solo dei lavoratori del mare.
Difficile distinguere queste navi dalle altre e solo quando ormai sono ‘addosso’ al mercatile chi è a bordo se ne rende conto.
Un’ottima difesa si è rivelata il ricorso da parte degli armatori di team di sicurezza armati a bordo. Alla sola loro vista i pirati somali cambiano rotta oppure se insistono la rotta gliela fanno cambiare, con le buone o con le cattive, le guardie armate che sono a bordo a ‘difesa’ della nave.
Si parla sempre di difesa e mai di lotta nel caso di team di sicurezza in quanto la base giuridica su cui si fonda l’imbarco di uomini armati a bordo di una nave commerciale è quella di difenderla dai pirati seguendo un protocollo internazionale ben definito che prevede solo come estremo ricorso l’uso delle armi direttamente contro gli assalitori.
Forse nell’Oceano Indiano finora si sono commessi degli abusi nell’agire nel nome della lotta alla pirateria marittima. Le principali vittime di questo contrasto risultano essere proprio i pescatori.
A far pensare che forse si commettono degli abusi è il fatto che negli ultimi mesi si sono registrati in maniera crescente denunce di attacchi indiscriminati contro barche di presunti pirati somali che sono poi, stati uccisi o sono stati catturati da navi da guerra straniere.
Una dato che ha fatto scattare un campanello d’allarme anche perché in molti casi si è trattato di semplici pescatori scambiati per pirati. Un fenomeno che di certo nel tempo finisce per esasperare gli animi e quindi inizia una sorta di ‘caccia alle streghe’.
Da questo si può capire anche perché l'India ha assunto nella vicenda una posizione intransigente verso l’Italia sostenendo che chi ha sbagliato deve pagare perchè la legge va rispettata da tutti e che il suo deve essere di monito e di esempio per tutti. Insomma ne sta facendo una questione di diritto.
Oggi in India dopo quello di ieri ci sarà un altro appuntamento in un’aula di un tribunale, quello dell'Alta Corte del Kerala dove riprende il dibattito in corso a riguardo sulla giurisdizione della vicenda e quindi se l’episodio sia avvenuto in acque internazionali o meno.
Far valere queste ragioni è importante.
La percezione generale è che la partita si giocherà intorno a quello che accadrà anche oggi in aula.
Dal 19 febbraio scorso i due marò sono letteralmente nelle mani degli indiani dopo che si sono consegnati volontariamente alla polizia locale qualcuno avrà detto loro di farlo forse per dimostrare la loro buona fede.
In India ognuno lavora per far valere le proprie ragioni.
Opinione pubblica e media locali sembrano però, convinti della loro colpevolezza.
Incidenti come quello in cui sono coinvolti i due marò sono accaduti anche altre volte al largo delle coste indiane, senza però, mai un colpevole. Ora però, nel Paese asiatico credendo di averne trovati due, si chiede che venga fatta giustizia e che si faccia in maniera da far capire a tutti che errori del genere non si devono ripetere più.
Magari infliggendo una condanna esemplare per far capire che l’India non scherza e chiede il rispetto delle regole a tutti.
La diplomazia italiana è fortemente impegnata a sostenere l’estraneità dei marò dai fatti che hanno condotto alla morte dei due pescatori indiani o per lo meno a definire la giurisdizione sulla vicenda. Per questo motivo è in corso una ‘battaglia’ legale su più fronti.
I due militari italiani se giudicati in India rischiano grosso.
Se riconosciuti colpevoli l’omicidio, secondo il codice penale indiano, è punito con l’ergastolo e anche con la pena di morte.
Se processati in Italia in caso di colpevolezza rischiano solo la detenzione.
La magistratura italiana ha già avviato un'inchiesta a carico di Latorre e Girone.
Tra l’una e l’altra possibilità corre un sottilissimo filo.
Anzitutto è importante stabilire se a uccidere sono state le armi in dotazione agli specialisti della Marina Militare italiana e poi, se l’episodio sia avvenuto in acque territoriali o internazionali.
Comunque sia l’Italia ricorda che i due militari erano in servizio attivo per proteggere una nave italiana dagli attacchi di pirateria nell’Oceano Indiano in base a una convenzione delle Nazioni Unite e che quindi godono di immunità garantita dal diritto internazionale e in virtù di questo possono essere processati solo da un tribunale militare in Italia.
I base a tutto questo ogni azione o affermazione da parte dell’Italia è improntata alla prudenza.
Ogni incomprensione potrebbe comportare rischi per i due militari italiani che si trovano in mano alle autorità locali indiane. Ed ecco perché chi parla di mollezza si sbaglia.
Dal 22 febbraio scorso in India si è recato anche il numero due della diplomazia italiana, il sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura per dare sostegno alle ragioni formulate dall’Italia.
Intanto prosegue la perizia balistica sulle armi e munizioni sequestrate a bordo dell’Enrica Lexie.
Si tratta di sei fucili d'assalto modello Beretta ar 70/90, due mitragliatrici leggere ‘FN MINIMI’ prodotte su licenza dalla Berretta, e relativo munizionamento, proiettili di calibro 5.56x45 mm Nato.
L’esame si svolge presso il ‘Forensic Science Laboratory’, FSL, l'Istituto della polizia scientifica di Trivandrum. Test che si prevedono dovrebbe durare tre giorni e quindi terminare dopodomani, martedì.
L'esame è considerato decisivo in quanto potrebbe scagionare i due militari italiani.
Per garantire la massima trasparenza Il tutto sta avvenendo alla presenza anche di due supervisori giunti dall’Italia. Si tratta di due ufficiali dei carabinieri del ‘Raggruppamento per le Investigazioni Scientifiche, Ris.
Dall'autopsia effettuata presso il ‘Medical College Hospital’ di Trivandrum dai corpi dei due pescatori sono stati estratti 2 proiettili. Dal confronto di questi con quelli recuperati sulla Enrica Lexie verrà determinato se sono gli stessi o meno.

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Un bambino del Darfur

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aiuta ad aiutarlo sostieni le iniziative pro Darfur
In Darfur dal 2003 ad oggi sono state compiute esecuzioni, anche di massa, stupri, soprattutto di massa, nei confronti di donne, uomini e bambini e interi villaggi sono stati rasi al suolo. Il terrore è stato usato come pratica generalizzata e a sfondo razziale mentre lo stupro è diventato una vera e propria arma da guerra.
Il governo sudanese di Khartoum da parte sua ha bombardato senza sosta i civili, e ha reso sempre più difficili le operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie nei confronti delle genti del Darfur, fino al punto di far scappare via la maggior parte delle Ong operanti nella regione sudanese e liberarsi così di scomodi testimoni di quanto accadeva in quei luoghi. La stessa tattica è stata seguita prima con i peacekeepers dell'Ua e poi con quelli dell'Onu...
Tutto il mondo è a conoscenza di quanto accade in quella remota regione sudanese e lancia denunce. Da un lato Washington parla di genocidio, dall’altro l'Onu parla di catastrofe umanitaria e di pulizia etnica.
Il tutto però resta nella totale impunità!
Intanto, dal Febbraio 2003 anno in cui è iniziata la ribellione della popolazione di etnia africana del Darfur, circa 6 milioni in maggioranza musulmana e in parte animista, contro il governo sudanese, musulmano ma integralista e soprattutto di etnia araba e bianca, è scoppiato il conflitto che ha causato finora circa 300mila morti e due milioni e mezzo di profughi. Una protesta nata per lo stato di totale abbandono e sfruttamento in cui la popolazione nera era tenuta. La repressione del governo centrale è stata spietata, soprattutto facendo uso dei Janjaweed, i diavoli a cavallo, che sono milizie nomadi di etnia araba che hanno compiuto tutti gli orrori possibili e inimmaginabili contro le genti del Darfur di etnia nera, per lo più contadini e pastori.

Il pianto di un innocente a Gaza

Il pianto di un innocente a Gaza
Ancora una volta il mondo intero si dovrebbe vergognare!!!
La guerra chi puo raccontarla? E' difficile farlo ma tutti possiamo immaginare come sia il sentire l'odore dei morti abbandonati nelle strade o sotto le macerie, il vedere i bambini che muoiono di fame accanto al cadavere della madre, il sentire il lamento dei feriti e lo strazio dei sopravvissuti, di chi si vede impotente e maledice chi gli ha portato via tutto.
Nella Striscia di Gaza siamo ormai quasi alla terza settimana di bombardamenti e inesorabilmente, come non potrebbe essere diversamente con tutta la tecnologia militare del 21° secolo che gli israeliani stanno usando, il numero dei morti tra i civili continuato ad aumentare, mentre l'esercito israeliano bombarda le loro case si moltiplicano tra i palestinesi le scene di disperazione e di dolore causati dagli effetti devastanti della guerra che certamente non sono cambiati nel tempo anzi al contrario.

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran

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Sono solidale con i persiani che manifestano

Il 12 giugno 2010 è caduto il primo anniversario delle contestate elezioni iraniane. Elezioni che decretarono la riconferma a presidente dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Il Paese ha vissuto le prime ora di questa giornata con una calma carica di tensione che poi, è scoppiata nel pomeriggio intorno alle 16, le 13.30 italiane con i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell’Università Sharif di Teheran. Era impensabile che l’opposizione iraniana del movimento riformista dell’Onda Verde si facesse scappare questa occasione per proclamare il proprio dissenso al regime degli Ayatollah. I luoghi delle sanguinose proteste post elettorali di un anno fa si sono quindi di nuovo riempiti di manifestanti. Questo, nonostante l’appello dei leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, a evitare di scendere in piazza e nonostante che le forze di sicurezza avessero preso posizione in vari punti strategici del centro di Teheran per prevenire manifestazioni. Nonostante le proteste e le accuse di brogli elettorali il contestato presidente Ahmadinejad ha potuto proseguire nel suo mandato, quasi certamente usurpato, grazie all’appoggio dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema. La lotta continuerà. Viva la Persia! Viva il movimento riformista!


i 44 presidenti degli Usa

i 44 presidenti degli Usa
da www.patrickmoberg.com/blog/id:420/november-4-2008

The President United States of America

The President United States of America
Barack Obama

E' morta Miriam Makeba

E' morta Miriam Makeba
Addio Mama Afrika....io continuerò a sognare...

Notes

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Italia. Violenza sessuale è allarme sociale


Dopo i recenti casi di stupri, a Roma, Bologna e Milano non si riesce quasi più a tenere il conto degli episodio di violenza sessuale che, dall'inizio dell'anno, si stanno susseguendo in Italia ad opera principalmente di stranieri. Un orribile reato che si verifica nelle grandi città metropolitane come nei piccoli centri urbani. Emergono dati da brividi dalle informazioni fornite dal Presidente facente funzioni del Tribunale di Como Giuseppe Anzani e dal Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini. Ogni 4 giorni in Procura a Como arriva una denuncia per violenza sessuale. I fascicoli aperti tra luglio 2007 e giugno 2008 sono stati 89, tra violenze sessuali e pedofilia. Ma è solo la punta di un iceberg in quanto, il reato, per la quasi totalità è sommerso perché prevale ancora la paura e la vergogna a denunciare la violenza subita. Fino ad oggi la violenza che subivano le donne era soprattutto domestica, ma gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste, loro malgrado, delle donne avvenuti negli ultimi giorni, per le strade, propongono una nuova emergenza. Un autorevole testimonianza è portata da Telefono Rosa che da anni conosce il fenomeno ed assiste le vittime. “Ciò che sta avvenendo dall'inizio dell'anno, precisa il presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, mi preoccupa. Non so se è solo l'effetto di maggiori denunce ma, dal nostro osservatorio, non era mai stato rilevata una cosa simile”. Gli avvenimenti degli ultimi giorni non fanno altro che conferma un'allarmante costante: in testa alla classifica degli autori di stupri ci sono gli stranieri. Il triste primato vede fra i primi i romeni, seguiti da marocchini e albanesi che sembra abbiano dato il via ad una esecrabile escalation di violenza contro le donne. Assodato che nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi sono commessi da stranieri, spesso clandestini, ora si deve dare a tutto questo uno stop. Certezza della pena, custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale ed esclusione di attenuanti per chi delinque sotto effetto di alcool e droghe. Tutto ovviamente tenendo conto di due elementi fondamentali: abbattere l'allarme sociale provocato da questo tipo di reati e tutelare la dignità della vittima, che va assicurata anche nel percorso dibattimentale.
Per raggiungere un risultato anzitutto è importante l'introduzione nel ddl sicurezza dell'obbligo del carcere per chi stupra. Forse il decreto 'anti-stupro' sarà pronto per venerdì esso dovrebbe contenere, come annunciato, importanti novità: gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ci sarà un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl anti-molestie che la Camera ha già approvato. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori.

***

La scuola pubblica in Italia con la 'Riforma Gelmini'

Esprimo la mia piena solidarietà con tutti coloro che protestano contro la Legge 133/08 la cosidetta 'Riforma Gelmini'....

Le cifre presentate nel decreto fanno venire i brividi: i tagli previsti dal decreto legge 112, poi convertito nella legge 133/08, e gli ulteriori provvedimenti contenuti nel decreto 137 porteranno, a livello nazionale, ad una riduzione di circa 100mila posti tra il personale docente e di 43mila posti tra quello Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi).
Per molti, anche per i non addetti ai lavori, l'effetto provocato dalla legge che in pratica azzererà in poco tempo le faticose conquiste di anni e anni, non solo in termini di posti di lavoro, ma anche di mission- educativa e di didattica, rende il momento dei più cupi e tristi degli ultimi anni. Ai tagli vanno poi sommati, le conseguenze che scaturiranno dalla reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.
L'Europa chiede più scuola, più sapere e l'Italia che fa?
Il contrario!
Rientrodurre il maestro unico è compiere, di sicuro, un passo indietro di almeno mezzo secolo. Se non addirittura si ritorna al tempo del libro cuore, senza offesa per quel libro mio compagno di tanti pomeriggi.
Perchè tutto questo? Bella domanda!
Molto probabilmente si tenta di mascherare con questa supposta riforma quello che è il vero scopo del provvedimento: incassare o meglio risparmiare in poco meno di 4-5 anni 8miliardi di euro. Questa è la cifra stimata, che dovrebbe restare nelle casse dello stato.
Un risparmio quindi certo ottenuto tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro ma al contempo che produrrà anche un effetto negativo: quello di un drastico ridimensionamento del servizio scolastico pubblico in favore forse di quello privato. Inoltre un'altra diretta conseguenza della L.133/08 sarà la chiusura di decine e decine di plessi scolastici.
Molte scuole, soprattutto nei piccoli centri urbani, non ci saranno più. A scomparire sarà anche un altro degli elementi cardine dell'istruzione primaria italiana: il tempo pieno. Bisogna fare attenzione, chi sostiene che il tempo pieno non sarà toccato dalla riforma o che addirittura aumenterà mente sapendo di farlo.
Rifletteteci un poco e capirete perchè!
Se prima, per ogni 2 classi, c'erano 3 insegnanti d'ora in poi sarà uno per classe, a seguire e istruire dai 20 ai 30 alunni e che svolgerà il suo orario lavorativo settimanale esclusivamente di mattina. Pertanto al pomeriggio non potrà esserci altro che un sorta di dopo-scuola, trasformando il tempo pieno di fatto in un parcheggio pomeridiano per i bambini, che nulla ha da condividere con l'offerta didattica di cui fino ad ieri, prima della 'riforma Gelmini', gli alunni potevano usufruire con il tempo pieno.

...

ARRIVERA' PER NATALE UNA 'SOCIAL CARD' AD OLTRE 1MLN DI ITALIANI 'POVERI'

C’è un detto che dice: "meglio poco che niente!".
In questo caso tra il poco e il nulla ci sono così poche differenze che è difficile distinguerli.
La 'social card, almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot varato dal governo che piuttosto un provvedimento serio in grado di aiutare per davvero i più bisognosi.
Nessuno però si è ricordato di dire che ogni spesa effettuata con la 'social card' in automatico sarà data una commissione alla Mastercard che è la società che ha emmesso ed è la proprietà della card.
Bhe! Almeno qualcuno di certo ci guadagnerà da questa iniziativa...
Appare strano che un'iniziativa così benefica abbia comunque dei costi accessori...stranezze tutte italiane!

***

Parole....di Abraham Lincoln

Non si può arrivare alla prosperità

scoraggiando l'impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l'odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggioto
gliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

marito e padre

i due rivali

genere umano

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO
da peacereporter

23/02/2002 - 02/07/2008 Ingrid Betancourt è stata liberata!

23/02/2002 - 02/07/2008                  Ingrid Betancourt è stata liberata!
faccio mia la gioia di tutti!

Finalmente liberi!!!

Finalmente liberi!!!

Grazie a loro la Betancourt è libera

Grazie a loro la Betancourt è libera
il ministro della Difesa colombiano Santos e il generale Montoya

Grazie Uribe!!

Grazie Uribe!!
La Betancourt ha incontrato il presidente colombiano Uribe che vinse le elezioni del 2002

madre e figlia!

madre e figlia!
Yolanda Pulecio e Ingrid Betancourt

le due Betancourt

le due Betancourt
Ingrid abbraccia la madre Yolanda

La gioia della libertà riconquistata

La gioia della libertà riconquistata
Ingrid Betancourt dopo la liberazione