lunedì 21 novembre 2011

Pirateria marittima: un fenomeno nato in maniera occasionale ma….

Alla luce degli ultimi eventi e rivelazioni appare ormai chiaro che il fenomeno della pirateria marittima al largo della Somalia è nato in maniera occasionale, ma spinto da motivi concreti. Inizialmente come una forma di ritorsione alle navi da pesca straniere che depredavano il mare della Somalia, un mare ricco di tonno, pesce spada, aragoste e gamberi, facendo morire di fame i pescatori somali. Di conseguenza, successivamente, è diventata anche un modo per cercare di procurarsi del cibo arrembando i cargo carichi di aiuti umanitari del PAM nel Golfo di Aden. In seguito, anche un modo per cercare di contrastare le navi che venivano a scaricare nel mare della Somalia, rifiuti tossici provenienti da ogni parte del mondo. Migliaia di somali sono morti e molti altri oggi soffrono di malattie da contaminazione industriale in un Paese dove invece, non esistono industrie. Del resto lo hanno ribadito gli stessi pirati somali, che trattengono in ostaggio la petroliera italiana ‘Savina Caylyn’ e il suo equipaggio. Questi pirati giustificano infatti, la loro azione come un modo per ottenere un risarcimento per i danni che i Paesi occidentali hanno causato all’economia della Somalia e al popolo somalo. Appunto una sorta di rivalsa. E’ naturale che poi, con il passare degli anni, visto che l’attività di pirata rendeva più di quella di pescatore, i somali hanno accantonato gli ideali per cui avevano iniziato e si sono trasformati in veri e propri ‘predoni del mare’. Una trasformazione che però, non gli ha fatto dimenticare l’origine del fenomeno tanto è vero, che ancora oggi, godono dell’appoggio delle popolazioni costiere somale proprio per il fatto che, distribuiscono a questi parte dei proventi dei loro sequestri. Una sorta di Robin Hood alla africana.
Se si riflette si nota che, il fenomeno della pirateria marittima nel bacino somalo ha avuto la sua impennata iniziale nel 2005. Ebbene in quell’anno, a Natale, ci fu lo Tsunami. Un onda anomala che spinse sulla costa orientale dell'Africa tonnellate di rifiuti radioattivi e sostanze chimiche tossiche che fino ad allora erano rimaste sul fondo del mare al largo della Somalia. Poi, la situazione cominciò a riscaldarsi sempre di più nel 2006. In quell’anno ci fu la denuncia alle Nazioni Unite dei pescatori somali che si lamentavano delle flotte da pesca straniere che saccheggiavano sempre di più il loro mare. L’ONU decise di non decidere. Mentre, le compagnie di pesca straniere cominciarono a reclutare miliziani per combattere i pescatori somali che cercavano sempre di più di difendere da soli il loro mare. Ne è nato uno scontro che ha visto i pescatori prevalere. Tanto è vero che le flotte da pesca provenienti da Francia, Spagna, Giappone, Russia, Corea del Sud, India, Italia e altri Paesi si sono viste costrette a dover andare a pescare altrove. Stranamente nel 2008 la comunità internazionale però, si è accorta del fenomeno. Denunciando che stava fortemente danneggiando, curiosamente, l’economia, ma non quella somala, quella mondiale. Denunciando anche che il fenomeno minacciava una delle rotte più importanti al mondo.
Si tratta di quella che collega l’Asia all’Europa e attraverso cui passa la maggior parte dell’approvvigionamento energetico per l’occidente. Di conseguenza era diventato anche un rischio enorme per i marittimi che lavorano a bordo dei mercantili che transitano lungo questa rotta. Fino ad allora qualche marittimo era caduto nelle mani dei predoni del mare che li avevano usati come ostaggi per chiedere un riscatto in cambio del loro rilascio. Per lo più si trattava dei membri di equipaggio di pescherecci stranieri catturati nel mare della Somalia. Infatti, analizzando il fenomeno si nota che nessuna nave somala è stata mai arrembata dai pirati. A mobilitarsi, per combattere i nuovi filibustieri del mare, gli stessi Paesi che non si sono mai preoccupati di soccorrere i somali e nemmeno di proteggere le coste somale dalla depredazione e distruzione. Paesi che però, hanno assunto una dura posizione contro la pirateria marittima somala. Negli ultimi tre anni la pirateria somala è stata dichiarata la più grande minaccia regionale del Corno D’Africa addirittura l’ONU, a cui i somali si erano appellati, l’ha dichiarata un’attività criminale da combattere. Nascondendo però, all’opinione pubblica mondiale tante verità inconfessabili. Poi, per accentuare il pericolo è stato fatto passare il messaggio che i pirati somali sono dei feroci banditi. Addirittura si è cercato di associarli ai terroristi islamici. Alla fine hanno ottenuto che le gesta di poco più di un migliaio di pirati somali, alle orecchie dell’opinione pubblica mondiale, fanno più ‘rumore’ delle stragi di centinaia di civili, in tante parti del mondo, e della pietosa situazione delle centinaia di migliaia di rifugiati e profughi in Somalia e in altre parti del continente africano.
Dal 2008 la comunità internazionale, USA in testa appoggiata dall’ONU, finalmente si è mobilitata. Una mobilitazione però, contro chi rivendicava i suoi diritti, contro chi, per anni, chiedeva la restituzione di un mare e delle sue ricchezze, contro chi si è visto costretto ad agire da solo e con propri mezzi per sopravvivere. Nel ‘mare dei pirati’ sono state inviate decine di navi da guerra come forza di contrasto al fenomeno. Navi appartenenti ad almeno 25 diversi Paesi. Un contrasto che comporta, per la comunità internazionale, un costo pari a diversi miliardi di dollari annui. Mentre nelle casse dei pirati somali nel 2008 sono entrati poco più che 50 mln di dollari, nel 2009 quasi 100 mln di dollari, nel 2010 oltre 100 mln di dollari e nel 2011 è previsto che saranno quasi 200 mln di dollari. Appare evidente quanto il rapporto tra spesa per contrastare fenomeno e costo del fenomeno stesso sia impari e penda dal lato della spesa. Cosa del tutto negativa anche in virtù della crisi economica incombente. Eppure nonostante si agisca in perdita si continua, come mai? Viene spontaneo chiedersi anche perchè se il costo del fenomeno è così irrisorio si tergiversa a pagare evitando tante sofferenze? Ufficialmente molti Paesi come l'Italia hanno scelto di affrontare l'emergenza pirateria marittima con i metodi della trattativa diplomatica senza specificare quali e con chi. Però, non è mai successo che i pirati somali abbiano rilasciato una nave senza ottenerne in cambio il pagamento di un riscatto. Per cui c’è una doppiezza nel modo di affrontare il fenomeno. Inoltre, i Paesi che lo combattono, in un modo o in un altro, sono legati a quelle che ormai sono state individuate come le cause della nascita del fenomeno della pirateria marittima nel mare del Corno d’Africa. Ancora più stranamente questo forte impegno, economico e militare, non è però, riuscito a debellare il fenomeno, ma solo a tamponarlo. I predoni del mare continuano la loro attività trasformatasi anche in una sorta di quotidiana sfida a quelle potenze navali militari mondiali che pattugliano il ‘mare dei pirati’. Addirittura i pirati somali hanno allargato il loro raggio d'azione. Di contro però, poco più di un centinaio di pirati sono finiti in galera. Gli stessi Paesi che li combattono stranamente non sono poi, disposti a processarli e detenerli nelle proprie carceri. Questo ha favorito una sorta di scollamento tra contrasto al fenomeno e sanzione dei responsabili. Il problema di fondo che ne nasce è che non punendo i predoni catturati, ma rilasciandoli, come spesso accade, si finisce per ritrovarseli di nuovo di fronte e quei pochi che soccombono o vengono condannati vengono presto sostituiti da altri. In questo modo il fenomeno non sarà mai debellato anzi, negli ultimi tempi si è registrato anche un aumento della violenza e sempre più spesso al ricorso all’uso delle armi dall’una e dall’altra parte.
Inoltre, mentre la pirateria marittima è lentamente cresciuta perdendo la sua identità, ma non la sua origine, continuano la pesca di frodo e lo scarico di rifiuti tossici nel mare della Somalia. Ancora oggi infatti, coloro i quali denunciavano queste illegalità continuano a farlo. Purtroppo nemmeno ora nessuno li ascolta e tantomeno interviene. Non lo fanno nemmeno le navi da guerra, che si trovano nel mare del Corno D’Africa per contrastare i pirati. Nascondono il loro non intervenire dietro al fatto che non hanno un mandato per operare. Ironia della sorte però, gran parte dei rifiuti e dei pescatori di frodo provengono proprio da molti dei Paesi che oggi partecipano alla coalizione navale internazionale di contrasto ai pirati somali. Di fronte a tutto ciò è impensabile che il fenomeno sarà mai debellato se non sarà affrontato in maniera sana e corretta.

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DARFUR:NON C'E' PIU' TEMPO DA PERDERE!

IN DARFUR SONO DECINE SE NON CENTINAIA LE PERSONE CHE MUOIONO OGNI MESE...
FAI LORO DEL BENE... AIUTA I RIFUGIATI E I PROFUGHI DEL DARFUR FACENDO UNA DONAZIONE ALL'AGENZIA ONU PER I RIFUGIATI UNHCR CHIAMA LO 0680212304 PER SAPERE COME FARE....
RICORDATI BASTANO 31 EURO PER ACQUISTARE 8 COPERTE, 51 EURO PER UNA TENDA E 200 EURO PER DARE ASSISTENZA MEDICA A 25 FAMIGLIE...

Un bambino del Darfur

Un bambino del Darfur
aiuta ad aiutarlo sostieni le iniziative pro Darfur
In Darfur dal 2003 ad oggi sono state compiute esecuzioni, anche di massa, stupri, soprattutto di massa, nei confronti di donne, uomini e bambini e interi villaggi sono stati rasi al suolo. Il terrore è stato usato come pratica generalizzata e a sfondo razziale mentre lo stupro è diventato una vera e propria arma da guerra.
Il governo sudanese di Khartoum da parte sua ha bombardato senza sosta i civili, e ha reso sempre più difficili le operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie nei confronti delle genti del Darfur, fino al punto di far scappare via la maggior parte delle Ong operanti nella regione sudanese e liberarsi così di scomodi testimoni di quanto accadeva in quei luoghi. La stessa tattica è stata seguita prima con i peacekeepers dell'Ua e poi con quelli dell'Onu...
Tutto il mondo è a conoscenza di quanto accade in quella remota regione sudanese e lancia denunce. Da un lato Washington parla di genocidio, dall’altro l'Onu parla di catastrofe umanitaria e di pulizia etnica.
Il tutto però resta nella totale impunità!
Intanto, dal Febbraio 2003 anno in cui è iniziata la ribellione della popolazione di etnia africana del Darfur, circa 6 milioni in maggioranza musulmana e in parte animista, contro il governo sudanese, musulmano ma integralista e soprattutto di etnia araba e bianca, è scoppiato il conflitto che ha causato finora circa 300mila morti e due milioni e mezzo di profughi. Una protesta nata per lo stato di totale abbandono e sfruttamento in cui la popolazione nera era tenuta. La repressione del governo centrale è stata spietata, soprattutto facendo uso dei Janjaweed, i diavoli a cavallo, che sono milizie nomadi di etnia araba che hanno compiuto tutti gli orrori possibili e inimmaginabili contro le genti del Darfur di etnia nera, per lo più contadini e pastori.

Il pianto di un innocente a Gaza

Il pianto di un innocente a Gaza
Ancora una volta il mondo intero si dovrebbe vergognare!!!
La guerra chi puo raccontarla? E' difficile farlo ma tutti possiamo immaginare come sia il sentire l'odore dei morti abbandonati nelle strade o sotto le macerie, il vedere i bambini che muoiono di fame accanto al cadavere della madre, il sentire il lamento dei feriti e lo strazio dei sopravvissuti, di chi si vede impotente e maledice chi gli ha portato via tutto.
Nella Striscia di Gaza siamo ormai quasi alla terza settimana di bombardamenti e inesorabilmente, come non potrebbe essere diversamente con tutta la tecnologia militare del 21° secolo che gli israeliani stanno usando, il numero dei morti tra i civili continuato ad aumentare, mentre l'esercito israeliano bombarda le loro case si moltiplicano tra i palestinesi le scene di disperazione e di dolore causati dagli effetti devastanti della guerra che certamente non sono cambiati nel tempo anzi al contrario.

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran
Sono solidale con i persiani che manifestano

Il 12 giugno 2010 è caduto il primo anniversario delle contestate elezioni iraniane. Elezioni che decretarono la riconferma a presidente dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Il Paese ha vissuto le prime ora di questa giornata con una calma carica di tensione che poi, è scoppiata nel pomeriggio intorno alle 16, le 13.30 italiane con i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell’Università Sharif di Teheran. Era impensabile che l’opposizione iraniana del movimento riformista dell’Onda Verde si facesse scappare questa occasione per proclamare il proprio dissenso al regime degli Ayatollah. I luoghi delle sanguinose proteste post elettorali di un anno fa si sono quindi di nuovo riempiti di manifestanti. Questo, nonostante l’appello dei leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, a evitare di scendere in piazza e nonostante che le forze di sicurezza avessero preso posizione in vari punti strategici del centro di Teheran per prevenire manifestazioni. Nonostante le proteste e le accuse di brogli elettorali il contestato presidente Ahmadinejad ha potuto proseguire nel suo mandato, quasi certamente usurpato, grazie all’appoggio dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema. La lotta continuerà. Viva la Persia! Viva il movimento riformista!


i 44 presidenti degli Usa

i 44 presidenti degli Usa
da www.patrickmoberg.com/blog/id:420/november-4-2008

The President United States of America

The President United States of America
Barack Obama

E' morta Miriam Makeba

E' morta Miriam Makeba
Addio Mama Afrika....io continuerò a sognare...

Notes

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Italia. Violenza sessuale è allarme sociale


Dopo i recenti casi di stupri, a Roma, Bologna e Milano non si riesce quasi più a tenere il conto degli episodio di violenza sessuale che, dall'inizio dell'anno, si stanno susseguendo in Italia ad opera principalmente di stranieri. Un orribile reato che si verifica nelle grandi città metropolitane come nei piccoli centri urbani. Emergono dati da brividi dalle informazioni fornite dal Presidente facente funzioni del Tribunale di Como Giuseppe Anzani e dal Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini. Ogni 4 giorni in Procura a Como arriva una denuncia per violenza sessuale. I fascicoli aperti tra luglio 2007 e giugno 2008 sono stati 89, tra violenze sessuali e pedofilia. Ma è solo la punta di un iceberg in quanto, il reato, per la quasi totalità è sommerso perché prevale ancora la paura e la vergogna a denunciare la violenza subita. Fino ad oggi la violenza che subivano le donne era soprattutto domestica, ma gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste, loro malgrado, delle donne avvenuti negli ultimi giorni, per le strade, propongono una nuova emergenza. Un autorevole testimonianza è portata da Telefono Rosa che da anni conosce il fenomeno ed assiste le vittime. “Ciò che sta avvenendo dall'inizio dell'anno, precisa il presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, mi preoccupa. Non so se è solo l'effetto di maggiori denunce ma, dal nostro osservatorio, non era mai stato rilevata una cosa simile”. Gli avvenimenti degli ultimi giorni non fanno altro che conferma un'allarmante costante: in testa alla classifica degli autori di stupri ci sono gli stranieri. Il triste primato vede fra i primi i romeni, seguiti da marocchini e albanesi che sembra abbiano dato il via ad una esecrabile escalation di violenza contro le donne. Assodato che nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi sono commessi da stranieri, spesso clandestini, ora si deve dare a tutto questo uno stop. Certezza della pena, custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale ed esclusione di attenuanti per chi delinque sotto effetto di alcool e droghe. Tutto ovviamente tenendo conto di due elementi fondamentali: abbattere l'allarme sociale provocato da questo tipo di reati e tutelare la dignità della vittima, che va assicurata anche nel percorso dibattimentale.
Per raggiungere un risultato anzitutto è importante l'introduzione nel ddl sicurezza dell'obbligo del carcere per chi stupra. Forse il decreto 'anti-stupro' sarà pronto per venerdì esso dovrebbe contenere, come annunciato, importanti novità: gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ci sarà un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl anti-molestie che la Camera ha già approvato. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori.

***

La scuola pubblica in Italia con la 'Riforma Gelmini'

Esprimo la mia piena solidarietà con tutti coloro che protestano contro la Legge 133/08 la cosidetta 'Riforma Gelmini'....

Le cifre presentate nel decreto fanno venire i brividi: i tagli previsti dal decreto legge 112, poi convertito nella legge 133/08, e gli ulteriori provvedimenti contenuti nel decreto 137 porteranno, a livello nazionale, ad una riduzione di circa 100mila posti tra il personale docente e di 43mila posti tra quello Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi).
Per molti, anche per i non addetti ai lavori, l'effetto provocato dalla legge che in pratica azzererà in poco tempo le faticose conquiste di anni e anni, non solo in termini di posti di lavoro, ma anche di mission- educativa e di didattica, rende il momento dei più cupi e tristi degli ultimi anni. Ai tagli vanno poi sommati, le conseguenze che scaturiranno dalla reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.
L'Europa chiede più scuola, più sapere e l'Italia che fa?
Il contrario!
Rientrodurre il maestro unico è compiere, di sicuro, un passo indietro di almeno mezzo secolo. Se non addirittura si ritorna al tempo del libro cuore, senza offesa per quel libro mio compagno di tanti pomeriggi.
Perchè tutto questo? Bella domanda!
Molto probabilmente si tenta di mascherare con questa supposta riforma quello che è il vero scopo del provvedimento: incassare o meglio risparmiare in poco meno di 4-5 anni 8miliardi di euro. Questa è la cifra stimata, che dovrebbe restare nelle casse dello stato.
Un risparmio quindi certo ottenuto tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro ma al contempo che produrrà anche un effetto negativo: quello di un drastico ridimensionamento del servizio scolastico pubblico in favore forse di quello privato. Inoltre un'altra diretta conseguenza della L.133/08 sarà la chiusura di decine e decine di plessi scolastici.
Molte scuole, soprattutto nei piccoli centri urbani, non ci saranno più. A scomparire sarà anche un altro degli elementi cardine dell'istruzione primaria italiana: il tempo pieno. Bisogna fare attenzione, chi sostiene che il tempo pieno non sarà toccato dalla riforma o che addirittura aumenterà mente sapendo di farlo.
Rifletteteci un poco e capirete perchè!
Se prima, per ogni 2 classi, c'erano 3 insegnanti d'ora in poi sarà uno per classe, a seguire e istruire dai 20 ai 30 alunni e che svolgerà il suo orario lavorativo settimanale esclusivamente di mattina. Pertanto al pomeriggio non potrà esserci altro che un sorta di dopo-scuola, trasformando il tempo pieno di fatto in un parcheggio pomeridiano per i bambini, che nulla ha da condividere con l'offerta didattica di cui fino ad ieri, prima della 'riforma Gelmini', gli alunni potevano usufruire con il tempo pieno.

...

ARRIVERA' PER NATALE UNA 'SOCIAL CARD' AD OLTRE 1MLN DI ITALIANI 'POVERI'

C’è un detto che dice: "meglio poco che niente!".
In questo caso tra il poco e il nulla ci sono così poche differenze che è difficile distinguerli.
La 'social card, almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot varato dal governo che piuttosto un provvedimento serio in grado di aiutare per davvero i più bisognosi.
Nessuno però si è ricordato di dire che ogni spesa effettuata con la 'social card' in automatico sarà data una commissione alla Mastercard che è la società che ha emmesso ed è la proprietà della card.
Bhe! Almeno qualcuno di certo ci guadagnerà da questa iniziativa...
Appare strano che un'iniziativa così benefica abbia comunque dei costi accessori...stranezze tutte italiane!

***

Parole....di Abraham Lincoln

Non si può arrivare alla prosperità

scoraggiando l'impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l'odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggioto
gliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

marito e padre

i due rivali

genere umano

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO
da peacereporter

23/02/2002 - 02/07/2008 Ingrid Betancourt è stata liberata!

23/02/2002 - 02/07/2008                  Ingrid Betancourt è stata liberata!
faccio mia la gioia di tutti!

Finalmente liberi!!!

Finalmente liberi!!!

Grazie a loro la Betancourt è libera

Grazie a loro la Betancourt è libera
il ministro della Difesa colombiano Santos e il generale Montoya

Grazie Uribe!!

Grazie Uribe!!
La Betancourt ha incontrato il presidente colombiano Uribe che vinse le elezioni del 2002

madre e figlia!

madre e figlia!
Yolanda Pulecio e Ingrid Betancourt

le due Betancourt

le due Betancourt
Ingrid abbraccia la madre Yolanda

La gioia della libertà riconquistata

La gioia della libertà riconquistata
Ingrid Betancourt dopo la liberazione