giovedì 4 febbraio 2010

Pirateria. Nel mare della Somalia un manipolo di uomini tiene in scacco una flotta internazionale

E' ormai un dato di fatto che il pagamento dei riscatti legittimano anzichè contrastare il fenomeno della pirateria marittima al largo della Somalia. Tanto è vero che un anno terribile, il 2009, se ne è andato e un altro ne è arrivato. Nel primo mese del 2010, ha reso noto l'Imb, l'organizzazione internazionale che vigila sulla pirateria nel Golfo di Aden, sono già state catturate 12 navi. Questo, nonostante sia dispiegata nel mare del Corno d'Africa una forza navale militare di contrasto alla pirateria. Una flotta attivata per prima dalla NATO, dall'estate del 2008, seguita poi, dall'Unione Europea, Ue, e da altri Paesi, come Cina, Russia, India, Corea del Sud, Giappone, Australia, Iran, Filippine e tanti altri. Paesi che in un modo o in un altro si sono visti coinvolti in episodi collegati con la pirateria marittima nell'Oceano Indiano. A fronte di questa azione di contrasto vi è invece, l'azione di attacco condotta dai pirati somali che hanno stabilito le loro basi nei porti lungo le coste del Puntland, la regione semiautonoma nel nord est della Somalia, divenuta ormai per antonomasia, una moderna Tortuga in chiave però, meno pittoresca. Un manipolo di uomini dunque, perchè al massimo i pirati somali che infestano l'Oceano Indiano, almeno quelli che lo fanno per mestiere, sono appena un migliaio, tiene in scacco una poderosa flotta internazionale. Finora, a parte qualche attacco sventato ad alcuni cargo, e una settantina di pirati catturati nel corso delle operazioni anti pirateria, di concreto si è visto ben poco. Questo anche rispetto alla poderosa macchina bellica messa in moto e ai forti investimenti della comunità internazionali nell'area per fronteggiare il fenomeno. Investimenti che di certo ne staranno godendo in tanti e che tremano al solo pensiero che un giorno questa 'manna' possa terminare. I pirati catturati sono stati trasferiti in prigioni in Kenya. Questo Paese africano ha stipulato ricchi accordi con la comunità internazionale per 'ospitare' e 'processare' i predoni del mare catturati. Alcuni pirati, sono già stati anche giudicati e condannati. Le pene elargite sono state tra i 7 e gli 11 anni. I costi di questa operazione non è dato saperli, ma di certo la 'collaborazione' keniana costerà diversi milioni di dollari 'elargiti' dai Paesi occidentali. Le stesse missioni anti pirateria, inizialmente previste per un anno, stanno ricevendo un continuo rinnovo che li mantiene 'in vita' di anno in anno. Un rinnovo non giustificabile visti i 'penosi' risultati ottenuti. 'Penosi' non per incapacità, ma per il fatto che non basterebbero 500 navi per controllare una superficie di mare così vasta quale è quella che parte dal canale di Suez e finisce all'arcipelago delle Seychelles. La missione più attiva è quella dell'Ue, denominata 'Atalanta', avviata nel dicembre 2008 è poi, prorogata fino al dicembre 2010, e non è esclusa un'ennesima proroga, a cui partecipano direttamente 8 Paesi con le rispettive navi da guerra: Italia, che ne ha il comando operativo fino ad aprile con il contrammiraglio Giovanni Gumiero, Olanda, Germania, Francia, Spagna, Belgio, Lussemburgo e Grecia. Indirettamente altri 5 Paesi in vario modo: Cipro, Irlanda, Finlandia, Malta e Svezia. La Svezia in particolare è molta attiva nella missione anti pirateria della Ue. Di recente ha offerto il suo contributo con la nave da guerra 'Hms Carlskrona'. Il governo di Stoccolma inoltre, contribuisce già con una aereo di sorveglianza della sua Guardia costiera. Alla Svezia è stato affidato, fino ad aprile, il comando direttivo della missione. Tra i Paesi invece, extra Ue intervenuti nell'azione di contrasto alla pirateria, ultimamente si sta mostrando particolarmente attenta al fenomeno la Turchia. Il parlamento di Ankara lo scorso 2 febbraio ha votato il prolungamento di un altro anno del mandato alla sua marina militare ad inviare navi da guerra al largo della Somalia, per partecipare al pattugliamento internazionale di quel mare e combattere i pirati somali. Rinnovando però, il diniego a partecipare invece, ad azioni militari terrestri in territorio somalo contro i pirati. Il primo febbraio scorso è già salpata, dal porto turco di Aksaz, per Aden la fregata 'Tcg Gemlik' che si avvicenderà con la fregata Gokova. L'unità navale da guerra turca infatti, una volta raggiunto il 'mare dei pirati' inizierà il pattugliamento nell'ambito della forza multinazionale NATO, Combined Multinational Force 151, CTF 151. E' dal febbraio dello scorso anno che la Turchia è impegnata nell'azione di contrasto ai pirati somali. Finora ha già inviato, nel Golfo di Aden, altre 3 Fregate: Giresun, Gaziantep e Gediz. L'apporto dato dalla Turchia ha permesso di sventare diversi attacchi dei pirati e in particolare la Fregata Gediz si è distinta in almeno due azioni anti pirateria catturando anche una decina di pirati somali. Anche la NATO ha dato il via al rafforzamento della sua flotta navale impegnata con la missione 'Ocean Shield' nell'azione di contrasto alla pirateria nel mare del Corno d'Africa. In questi giorni è giunta in rinforzo della missione NATO l'unità navale da guerra inglese 'HMS Chatham' che contribuirà alla protezione dei mercantili e della tutela del traffico marittimo nell'area.
Nel frattempo, nonostante tutto questo, gli attacchi dei pirati somali alle navi commerciali continuano. Nel breve arco di tempo che è intercorso tra la fine del mese di gennaio e l'inizio di quello di febbraio i pirati somali non hanno dato tregua ai mercantili in navigazione nel mare al largo della Somalia. I moderni filibustieri hanno portato a casa un grosso bottino, in barba a tutti. Forse anche galvanizzati dai forti proventi derivati dal pagamento del riscatto per il rilascio della nave 'Filitsa' battente bandiera delle Isole Marshall, ma di proprietà della compagnia greca 'Order Shipping'. La nave era stata catturata lo scorso novembre e liberata ieri dopo il pagamento di circa 4 milioni di dollari. Ieri è stata catturata, nel Golfo di Aden, la 'MV Rim', battente bandiera nord coreana, e di proprietà della compagnia di navigazione libica 'White Sea Shipping'. Insieme alla nave finiti nelle mani dei predoni del mare anche l'equipaggio composto probabilmente da 17 marittimi tra libici e rumeni. Come sempre accade in questi casi, la nave è stata dirottata dai pirati somali verso le coste del Puntland dove vi hanno stabilito, indisturbati, i loro covi. Unità navali da guerra della coalizione internazionale stanno come sempre fanno in questi casi, monitorando la situazione. La nave non era stato registrata presso le autorità incaricate di sorvegliare la rotta commerciale nel Golfo di Aden. Lo scorso 28 gennaio invece, i pirati somali hanno catturato, al largo di Berbera, il principale porto del Somaliland, l'altra regione semiautonoma della Somalia, un cargo battente bandiera cambogiana, il 'MvLaylas'. La nave è stata catturata appena ha lasciato il porto. Insieme alla nave sono stati catturati anche i membri dell'equipaggio. Marittimi pakistani, indiani, somali, siriani e dello Sri Lanka. A tutto questo si aggiunge ora anche il fatto che sempre più spesso stanno scoppiando sanguinose lotte intestine tra le varie gang del mare per prendere il controllo della gestione delle 'prede' catturate o per la spartizione del riscatto pagato per ottenerne il rilascio. Così è stato anche dopo il rilascio del cargo MV Filitsa. Il riscatto è stato pagato lo scorso lunedì, ma la nave non è stata subito rilasciata perchè un altro gang di predoni voleva impossessarsi del denaro. Da questo ne è nato uno scontro. Per fortuna poi, ieri i pirati somali hanno liberato il cargo greco e il suo equipaggio anche se con un giorno di ritardo. Lo stesso episodio si era verificato lo scorso 19 gennaio quando, dopo il rilascio della superpetroliera greca 'Maran Centaurus' dietro il pagamento di un riscatto di 5,5 milioni di dollari, il più alto mai pagato finora, era scoppiata una violenta battaglia tra due gruppi di pirati somali per la spartizione del bottino. Almeno 4 i morti e numerosi i feriti. Lo scontro era avvenuto ad Harardere, uno dei covi dei pirati lungo la costa del Puntland. La Maran Centaurus era stata sequestrata con un carico di 2 milioni di barili di petrolio il 29 novembre scorso. Nel frattempo continuano nel Puntland gli omicidi mirati di personalità di spicco del mondo politico e giudiziario del Paese. Dopo l'assassinio del ministro dell'Informazione, Sefta Bananka ucciso ad agosto da un commando armato davanti a un ristorante nella città di Galkayo. Dal mese di novembre sono stati assassinati tre parlamentari e un giudice. L'ultimo Mohamed Abdi Daqar, ucciso dai sicari a Bosasso, uno dei porti covo dei pirati somali e capitale economica del Puntland. Un allarmante segnale questo, che indica che la guerra civile in corso nel resto della Somalia sta avvinghiando anche questa regione somala. Da tempo infatti, i miliziani islamici di al Shabaab, che controllano già gran parte della Somalia, cercano di penetrare anche nel Puntland e sovvertire le sue istituzioni. Se ciò avvenisse sarebbe un ulteriore aggravio per la comunità internazionale nella lotta al fenomeno della pirateria marittima. Perchè anche se altalenante, la collaborazione del governo di Garowe è utile al contenere il fenomeno.

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Una fiammella accesa per tutte le persone che soffrono al mondo

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Nel mondo sono tante le persone che piangono e soffrono a loro dedico un affettuoso pensiero....

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A tutti quei bravi ragazzi morti per l'Italia

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Nel mondo ogni giorno vengono compiute carneficine immani in cui le vittime sono inermi civili

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il volto di un immigrato

...a quei bravi ragazzi, figli dell'America di oggi, morti in guerra!

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DARFUR:NON C'E' PIU' TEMPO DA PERDERE!

IN DARFUR SONO DECINE SE NON CENTINAIA LE PERSONE CHE MUOIONO OGNI MESE...
FAI LORO DEL BENE... AIUTA I RIFUGIATI E I PROFUGHI DEL DARFUR FACENDO UNA DONAZIONE ALL'AGENZIA ONU PER I RIFUGIATI UNHCR CHIAMA LO 0680212304 PER SAPERE COME FARE....
RICORDATI BASTANO 31 EURO PER ACQUISTARE 8 COPERTE, 51 EURO PER UNA TENDA E 200 EURO PER DARE ASSISTENZA MEDICA A 25 FAMIGLIE...

Un bambino del Darfur

Un bambino del Darfur
aiuta ad aiutarlo sostieni le iniziative pro Darfur
In Darfur dal 2003 ad oggi sono state compiute esecuzioni, anche di massa, stupri, soprattutto di massa, nei confronti di donne, uomini e bambini e interi villaggi sono stati rasi al suolo. Il terrore è stato usato come pratica generalizzata e a sfondo razziale mentre lo stupro è diventato una vera e propria arma da guerra.
Il governo sudanese di Khartoum da parte sua ha bombardato senza sosta i civili, e ha reso sempre più difficili le operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie nei confronti delle genti del Darfur, fino al punto di far scappare via la maggior parte delle Ong operanti nella regione sudanese e liberarsi così di scomodi testimoni di quanto accadeva in quei luoghi. La stessa tattica è stata seguita prima con i peacekeepers dell'Ua e poi con quelli dell'Onu...
Tutto il mondo è a conoscenza di quanto accade in quella remota regione sudanese e lancia denunce. Da un lato Washington parla di genocidio, dall’altro l'Onu parla di catastrofe umanitaria e di pulizia etnica.
Il tutto però resta nella totale impunità!
Intanto, dal Febbraio 2003 anno in cui è iniziata la ribellione della popolazione di etnia africana del Darfur, circa 6 milioni in maggioranza musulmana e in parte animista, contro il governo sudanese, musulmano ma integralista e soprattutto di etnia araba e bianca, è scoppiato il conflitto che ha causato finora circa 300mila morti e due milioni e mezzo di profughi. Una protesta nata per lo stato di totale abbandono e sfruttamento in cui la popolazione nera era tenuta. La repressione del governo centrale è stata spietata, soprattutto facendo uso dei Janjaweed, i diavoli a cavallo, che sono milizie nomadi di etnia araba che hanno compiuto tutti gli orrori possibili e inimmaginabili contro le genti del Darfur di etnia nera, per lo più contadini e pastori.

Il pianto di un innocente a Gaza

Il pianto di un innocente a Gaza
Ancora una volta il mondo intero si dovrebbe vergognare!!!
La guerra chi puo raccontarla? E' difficile farlo ma tutti possiamo immaginare come sia il sentire l'odore dei morti abbandonati nelle strade o sotto le macerie, il vedere i bambini che muoiono di fame accanto al cadavere della madre, il sentire il lamento dei feriti e lo strazio dei sopravvissuti, di chi si vede impotente e maledice chi gli ha portato via tutto.
Nella Striscia di Gaza siamo ormai quasi alla terza settimana di bombardamenti e inesorabilmente, come non potrebbe essere diversamente con tutta la tecnologia militare del 21° secolo che gli israeliani stanno usando, il numero dei morti tra i civili continuato ad aumentare, mentre l'esercito israeliano bombarda le loro case si moltiplicano tra i palestinesi le scene di disperazione e di dolore causati dagli effetti devastanti della guerra che certamente non sono cambiati nel tempo anzi al contrario.

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran
Sono solidale con i persiani che manifestano

Il 12 giugno 2010 è caduto il primo anniversario delle contestate elezioni iraniane. Elezioni che decretarono la riconferma a presidente dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Il Paese ha vissuto le prime ora di questa giornata con una calma carica di tensione che poi, è scoppiata nel pomeriggio intorno alle 16, le 13.30 italiane con i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell’Università Sharif di Teheran. Era impensabile che l’opposizione iraniana del movimento riformista dell’Onda Verde si facesse scappare questa occasione per proclamare il proprio dissenso al regime degli Ayatollah. I luoghi delle sanguinose proteste post elettorali di un anno fa si sono quindi di nuovo riempiti di manifestanti. Questo, nonostante l’appello dei leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, a evitare di scendere in piazza e nonostante che le forze di sicurezza avessero preso posizione in vari punti strategici del centro di Teheran per prevenire manifestazioni. Nonostante le proteste e le accuse di brogli elettorali il contestato presidente Ahmadinejad ha potuto proseguire nel suo mandato, quasi certamente usurpato, grazie all’appoggio dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema. La lotta continuerà. Viva la Persia! Viva il movimento riformista!


i 44 presidenti degli Usa

i 44 presidenti degli Usa
da www.patrickmoberg.com/blog/id:420/november-4-2008

The President United States of America

The President United States of America
Barack Obama

E' morta Miriam Makeba

E' morta Miriam Makeba
Addio Mama Afrika....io continuerò a sognare...

Notes

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Italia. Violenza sessuale è allarme sociale


Dopo i recenti casi di stupri, a Roma, Bologna e Milano non si riesce quasi più a tenere il conto degli episodio di violenza sessuale che, dall'inizio dell'anno, si stanno susseguendo in Italia ad opera principalmente di stranieri. Un orribile reato che si verifica nelle grandi città metropolitane come nei piccoli centri urbani. Emergono dati da brividi dalle informazioni fornite dal Presidente facente funzioni del Tribunale di Como Giuseppe Anzani e dal Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini. Ogni 4 giorni in Procura a Como arriva una denuncia per violenza sessuale. I fascicoli aperti tra luglio 2007 e giugno 2008 sono stati 89, tra violenze sessuali e pedofilia. Ma è solo la punta di un iceberg in quanto, il reato, per la quasi totalità è sommerso perché prevale ancora la paura e la vergogna a denunciare la violenza subita. Fino ad oggi la violenza che subivano le donne era soprattutto domestica, ma gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste, loro malgrado, delle donne avvenuti negli ultimi giorni, per le strade, propongono una nuova emergenza. Un autorevole testimonianza è portata da Telefono Rosa che da anni conosce il fenomeno ed assiste le vittime. “Ciò che sta avvenendo dall'inizio dell'anno, precisa il presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, mi preoccupa. Non so se è solo l'effetto di maggiori denunce ma, dal nostro osservatorio, non era mai stato rilevata una cosa simile”. Gli avvenimenti degli ultimi giorni non fanno altro che conferma un'allarmante costante: in testa alla classifica degli autori di stupri ci sono gli stranieri. Il triste primato vede fra i primi i romeni, seguiti da marocchini e albanesi che sembra abbiano dato il via ad una esecrabile escalation di violenza contro le donne. Assodato che nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi sono commessi da stranieri, spesso clandestini, ora si deve dare a tutto questo uno stop. Certezza della pena, custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale ed esclusione di attenuanti per chi delinque sotto effetto di alcool e droghe. Tutto ovviamente tenendo conto di due elementi fondamentali: abbattere l'allarme sociale provocato da questo tipo di reati e tutelare la dignità della vittima, che va assicurata anche nel percorso dibattimentale.
Per raggiungere un risultato anzitutto è importante l'introduzione nel ddl sicurezza dell'obbligo del carcere per chi stupra. Forse il decreto 'anti-stupro' sarà pronto per venerdì esso dovrebbe contenere, come annunciato, importanti novità: gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ci sarà un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl anti-molestie che la Camera ha già approvato. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori.

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La scuola pubblica in Italia con la 'Riforma Gelmini'

Esprimo la mia piena solidarietà con tutti coloro che protestano contro la Legge 133/08 la cosidetta 'Riforma Gelmini'....

Le cifre presentate nel decreto fanno venire i brividi: i tagli previsti dal decreto legge 112, poi convertito nella legge 133/08, e gli ulteriori provvedimenti contenuti nel decreto 137 porteranno, a livello nazionale, ad una riduzione di circa 100mila posti tra il personale docente e di 43mila posti tra quello Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi).
Per molti, anche per i non addetti ai lavori, l'effetto provocato dalla legge che in pratica azzererà in poco tempo le faticose conquiste di anni e anni, non solo in termini di posti di lavoro, ma anche di mission- educativa e di didattica, rende il momento dei più cupi e tristi degli ultimi anni. Ai tagli vanno poi sommati, le conseguenze che scaturiranno dalla reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.
L'Europa chiede più scuola, più sapere e l'Italia che fa?
Il contrario!
Rientrodurre il maestro unico è compiere, di sicuro, un passo indietro di almeno mezzo secolo. Se non addirittura si ritorna al tempo del libro cuore, senza offesa per quel libro mio compagno di tanti pomeriggi.
Perchè tutto questo? Bella domanda!
Molto probabilmente si tenta di mascherare con questa supposta riforma quello che è il vero scopo del provvedimento: incassare o meglio risparmiare in poco meno di 4-5 anni 8miliardi di euro. Questa è la cifra stimata, che dovrebbe restare nelle casse dello stato.
Un risparmio quindi certo ottenuto tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro ma al contempo che produrrà anche un effetto negativo: quello di un drastico ridimensionamento del servizio scolastico pubblico in favore forse di quello privato. Inoltre un'altra diretta conseguenza della L.133/08 sarà la chiusura di decine e decine di plessi scolastici.
Molte scuole, soprattutto nei piccoli centri urbani, non ci saranno più. A scomparire sarà anche un altro degli elementi cardine dell'istruzione primaria italiana: il tempo pieno. Bisogna fare attenzione, chi sostiene che il tempo pieno non sarà toccato dalla riforma o che addirittura aumenterà mente sapendo di farlo.
Rifletteteci un poco e capirete perchè!
Se prima, per ogni 2 classi, c'erano 3 insegnanti d'ora in poi sarà uno per classe, a seguire e istruire dai 20 ai 30 alunni e che svolgerà il suo orario lavorativo settimanale esclusivamente di mattina. Pertanto al pomeriggio non potrà esserci altro che un sorta di dopo-scuola, trasformando il tempo pieno di fatto in un parcheggio pomeridiano per i bambini, che nulla ha da condividere con l'offerta didattica di cui fino ad ieri, prima della 'riforma Gelmini', gli alunni potevano usufruire con il tempo pieno.

...

ARRIVERA' PER NATALE UNA 'SOCIAL CARD' AD OLTRE 1MLN DI ITALIANI 'POVERI'

C’è un detto che dice: "meglio poco che niente!".
In questo caso tra il poco e il nulla ci sono così poche differenze che è difficile distinguerli.
La 'social card, almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot varato dal governo che piuttosto un provvedimento serio in grado di aiutare per davvero i più bisognosi.
Nessuno però si è ricordato di dire che ogni spesa effettuata con la 'social card' in automatico sarà data una commissione alla Mastercard che è la società che ha emmesso ed è la proprietà della card.
Bhe! Almeno qualcuno di certo ci guadagnerà da questa iniziativa...
Appare strano che un'iniziativa così benefica abbia comunque dei costi accessori...stranezze tutte italiane!

***

Parole....di Abraham Lincoln

Non si può arrivare alla prosperità

scoraggiando l'impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l'odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggioto
gliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

marito e padre

i due rivali

genere umano

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO
da peacereporter

23/02/2002 - 02/07/2008 Ingrid Betancourt è stata liberata!

23/02/2002 - 02/07/2008                  Ingrid Betancourt è stata liberata!
faccio mia la gioia di tutti!

Finalmente liberi!!!

Finalmente liberi!!!

Grazie a loro la Betancourt è libera

Grazie a loro la Betancourt è libera
il ministro della Difesa colombiano Santos e il generale Montoya

Grazie Uribe!!

Grazie Uribe!!
La Betancourt ha incontrato il presidente colombiano Uribe che vinse le elezioni del 2002

madre e figlia!

madre e figlia!
Yolanda Pulecio e Ingrid Betancourt

le due Betancourt

le due Betancourt
Ingrid abbraccia la madre Yolanda

La gioia della libertà riconquistata

La gioia della libertà riconquistata
Ingrid Betancourt dopo la liberazione