iale di almeno 2 di 4 omicidi avvenuti in Italia tra il 1978 e il 1979. Omicidi che sono stati in gran parte descritti da testimoni oculari. Il primo fu quello del maresciallo della Polizia penitenziaria Antonio Santoro. Battisti gli sparò alle spalle davanti alla moglie e a suoi 3 figli. Tre colpi sparati a bruciapelo: uno a vuoto, il secondo nella tempia destra, il terzo all’altezza del costato. Le cronache riferiscono che la colpa di Santoro era stata quella di aver tardato a soccorrere Cavallina che si era rotto un braccio in prigione, giocando a pallone. Poi seguono quello del macellaio di Mestre Lino Sabbadin, e quello del gioielliere milanese Pierluigi Torregiani, uccisi lo stesso giorno perché colpevoli di essersi fatti giustizia da soli contro dei rapinatori. Torregiani fu ucciso mentr
e usciva dal negozio assieme al figlio allora poco più che adolescente. Il bimbo si salvò, ma fu ferito alla spina dorsale e rimase paralizzato. Oggi vive su una sedia a rotelle. Poi seguì l’omicidio di Andrea Campagna, agente della Digos di Milano, ucciso perché era uno ‘sbirro’. Battisti lo colpì con cinque colpi calibro 357 magnum davanti agli occhi del suocero. I proiettili colpirono il giovane agente nella zona sinistra del torace, in corrispondenza del cuore, con effetto devastante.La latitanza di Battisti è durata 28 anni. Iniziò a Frosinone, nel 1981, quando evase dal carcere dove era stato rinchiuso dopo l’arresto con l'accusa di aver commesso 4 omicidi nel corso della sua attività terroristica. Battisti si rifugia in Francia, poi si trasferisce con la moglie in Messico, dove inizia a scrivere romanzi iniziato alla letteratura da Paco Ingnacio Taibo II. Poi ritorna di nuovo in Francia godendo della protezione dello scudo della 'dottrina Mitterand'. Però il 30 giugno 2004 le autorità francesi, con l’avvento alla presidenza di Jacques Chirac, concedono l'estradizione dell’ex terrorista in Italia. Battisti riesce a scappare e si rifugia in Brasile. Dove viene arrestato il 18 marzo 2007 a Rio de Janeiro nel corso di un'operazione congiunta dell'Interpol, della polizia francese, italiana e brasiliana. Battisti chiede l'asilo politico. Lo sciopero della fame è stato annunciato dallo stesso ex terrorista in una lettera aperta indirizzata al presidente brasiliano Inacio Lula da Silva. Battisti ha consegnato la lettera, di due pagine, al par
lamentare del Psol, sinistra radicale, il senatore Josè Nery, che ne ha poi divulgato il contenuto. Un’epistole datata ‘Brasilia 13 novembre’ e scritta in portoghese in cui l’ex terrorista sottolinea di essere entrato in sciopero della fame per proclamare il suo diritto di essere riconosciuto come rifugiato politico in Brasile. Battisti è ora ospitato nel carcere di Papuda, alle porte di Brasilia. ''Di fronte alle enormi difficoltà di vincere questa battaglia contro il potente governo italiano, il quale ha usato tutti gli argomenti, strumenti e armi, non mi resta altra alternativa che entrare in sciopero della fame totale, affinchè mi vengano concessi i diritti relativi allo status di rifugiato e prigioniero politico”, afferma Battisti nella missiva in cui prosegue dicendo che: “Spero con ciò di impedire, prosegue, con questo ultimo atto di disperazione, questa estradizione che per me equivale a una condanna a morte''. Il testo si chiude con una frase rivolta direttamente al presidente del Brasile: “Consegno la mia vita nelle mani di Sua eccellenza e del popolo brasiliano”. Il presidente brasiliano si accinge a partire per l’Italia dove parteciperà al’incontro di Roma della FAO. Lunedì Lula incontrerà anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “E’ un pranzo chiesto da Berlusconi”, ha riferito il portavoce di Lula, Marcelo Baumbach. Sarà un pranzo di lavoro sul cui sfondo però di certo ci sarà quello che in Brasile è definito il caso giuridico dell'
anno, il caso Battisti. La vicenda ha avuto ampio risalto per le sue ricadute nei rapporti bilaterali tra i governi di Brasilia e di Roma. Sul questione 'extradicao Battisti', i due Paesi hanno quasi sfiorato l'incidente diplomatico. Sulla richiesta di estradizione presentata, nei suoi confronti dall’Italia, è attesa, per il prossimo mercoledì, la sentenza che verrà pronunciata dal presidente del ‘Supremo Tribunal Federal brasiliano’, Stf, Gilmar Mendes. Gilamr negli ultimi mesi ha portato avanti la battaglia contro la concessione dell'asilo politico a Battisti. Pertanto il suo voto potrebbe esse favorevole all’estradizione e decisivo in quanto l'udienza di giovedì scorso, nel corso della quale 4 giudici hanno votato a favore dell’estradizione e 4 contro, è finita in parità. Non sarà però decisivo in quanto dopo il pronunciamento della sentenza, l'ultima parola sul caso spetterà al capo dello Stato brasiliano. Ed ecco perché acquista valore e significato la lettera che Battisti ha scritto a Lula
, il quale finora ha sempre evitato, almeno pubblicamente, di pronunciarsi sul caso Battisti, ricordando che l'Alta Corte deve ancora emettere il verdetto sul 'dossier estradizione'. Quindi l’attesa si è fatta ancora più logorante. La tradizione del diritto brasiliano vuole che, in caso di parità, a beneficiarne sia l'imputato. Da contorno a tutto questo vi è la presa di posizione in merito dell’opinione pubblica carioca. Una dimostrazione di affetto per Battisti che giovedì nel corso della seduta del Stf ha dato vita ad un fuori programma. Mentre fuori in tanti manifestavano a favore di Battisti, una ventina di manifestanti sono riusciti, per qualche minuto, ad entrare nella sede del tribunale, dove hanno posto dei cartelloni con scritte come: 'Battisti libero' e 'Siamo tutti Cesare'. Al processo presenziano, come osservatori, l'inviato del Ministero della Giustizia, Italo Ormanni e l'ambasciatore d’Italia in Brasile, Gherardo La Francesca. Il caso Battisti è montato lentamente nel Paese carioca dopo che lo scorso gennaio, il ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro,
concesse all'ex militante dei Pac lo 'status' di rifugiato politico, provocando la dura reazione dell'Italia e la sua successiva richiesta di estradizione. Genro motivò la sua decisione sottolineando che Battisti è una vittima dell'Italia che lo vuole utilizzare come un capro espiatorio per la violenza degli anni '70, e affermando che se Battisti dovesse essere estradato, rischia la persecuzione. Un atteggiamento il suo del tutto infondato e che lascia enormi perplessità. Il ministro, negli ultimi giorni, è tornato ad attaccare l'Italia, definendola un Paese arrogante che vuole umiliare il Brasile.
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