giovedì 22 ottobre 2009

Afghanistan. Con il ballottaggio nascono nuove incertezze. Mentre fervono i preparativi per il 7 novembre, si cercherà un accordo tra Karzai ed Abdull

Il popolo afghano tornerà al voto il 7 novembre prossimo, per il secondo turno delle elezioni presidenziali. Questo è stato l’annuncio fatto dalla Commissione elettorale indipendente afghana, Cei, dopo il riconteggio di una parte delle schede a causa dei reclami per brogli elettorali e schede truccate presentati in tutto il Paese. Ecco gli scenari che si sono aperti in Afghanistan, con l’annuncio del ballottaggio. Dopo estenuanti colloqui, tenutisi negli ultimi 4 giorni, allo scopo di far accettare al presidente uscente afgano Hamid Karzai i risultati definitivi del primo turno delle elezioni presidenziali del 20 agosto scorso. Risultati che alla fine hanno riconosciuto a lui, meno del 50 percento delle preferenze e al suo principale sfidante Abdullah Abdullah, il 30,59 percento dei consensi. Alla fine a Karzai sono mancati soltanto 15mila voti per essere eletto al primo turno ed ora invece dovrà affrontare un secondo turno, che lo vede contrapposto all’ex ministro degli Esteri afghano. E questo dopo che era stato riconosciuto vincitore dai risultati finali non definitivi con oltre il 50 percento dei voti. Alla fine un Karzai poco sorridente si è presentato davanti alle telecamere e ai giornalisti ed ha annunciato di aver accettato il ballottaggio. Accettando il secondo turno il presidente uscente, costretto dalle pressioni europee e soprattutto americane, ha evitato di fatto che il suo Paese scivolasse in una paralisi politico-istituzionale, ma ha però creato un nuovo scenario carico di rischi e di incertezza. Soprattutto per quanto riguarda la sicurezza, l’astensionismo e i brogli. Un’opinione questa, che vede la diplomazia occidentale tutta unanime nell’aver paura che non si riesca ad organizzare, entro il 7 novembre, un secondo turno elettorale più trasparente e credibile del primo, tutelando soprattutto la sicurezza degli elettori. Rischi ed incertezze che lasciano spazio a qualsiasi proposta e soluzione alternativa al ballottaggio. Sarà ora infatti dato spazio a incensanti e duri negoziati. Questo per giungere ad un possibile accordo tra Karzai e Abdullah in modo che si eviti quel secondo turno che comporterà di certo, per entrambi, enormi rischi politici e sia per gli USA sia per i Paesi alleati enormi rischi strategici. Nonostante tutto però, Karzai resta il grande favorito nella vittoria al ballottaggio. Egli appartiene ai pashtun, il gruppo etnico afghano più numeroso e ben radicato nelle aree tribali della parte meridionale e orientale del Paese. Ieri i capi tribù della provincia di Kandahar hanno annunciato il loro fermo sostegno a Karzai. Al secondo turno la divisione tra il sud pashtun, pro-presidente uscente, e il nord tagiko, pro-Abdullah, si annuncia ancora più netta. Una frattura che si voleva appunto evitare con il governo di unità nazionale fortemente caldeggiato da tutta la comunità internazionale. Sgombrato definitivamente il campo da ipotesi alternative come quella appunto del governo di unità nazionale. L’ipotesi di accordo, che sembra più conveniente ad entrambi i due sfidanti, è ora quello di ottenere il riconoscimento della vittoria di Karzai, da parte di Abdullah, in cambio di una modifica della costituzione afghana che riduca il potere del presidente. Martedì tutti i leader mondiali, da Obama a Gordon Brown, da Nicolas Sarkozy ad Angela Merkel fino a Silvio Berlusconi, hanno riconosciuto l'importanza del gesto di Karzai. Chiariti i termini per il ballottaggio, i due sfidanti per le presidenziali afghane sono tornati a parlarsi. Abdullah ha telefonato a Karzai. Un contatto tra i due che è stato il primo dopo un mese di accesi scontri a distanza sul risultato elettorale. E' stato lo stesso ex ministro degli Esteri a rivelare di aver chiamato Karzai martedì sera, e di averlo ringraziato di aver accettato il risultato elettorale e la nuova sfida elettorale. Abdullah si è augurato che il nuovo voto sia trasparente e non guastato dalle violenze chiedendo nel contempo il rispetto della data prevista per il ballottaggio. Da parte sua la commissione elettorale indipendente afghana, Cei, ha reso noto di aver già la distribuzione in tutto il Paese del materiale necessario al voto di ballottaggio e di aver iniziato a discutere dei criteri, metodi e meccanismi per evitare brogli. Urne e schede verranno inviate ai seggi che saranno pronti entro il 4 novembre. Ancora una volta Abdullah ha ribadito che: "Io non mi faccio condizionare dalle pressioni della comunità internazionale”. Un chiaro riferimento all'ipotesi avanzata di un accordo politico con il suo avversario per la formazione di un governo di coalizione che renderebbe inutile il ballottaggio. Da oggi aerei stanno trasportando le schede nei capoluoghi di provincia, da dove poi saranno smistate attraverso camion, elicotteri e asini verso gli uffici di voto. L'Onu sta collaborando strettamente nell'organizzazione del secondo turno. Nel frattempo i circa 200 osservatori dei 380, distribuiti negli altrettanti distretti elettorali, coinvolti nei brogli del primo turno sono stati allontanati dall'incarico. Un passaggio questo reso necessario per rendere il voto credibile. La missione delle Nazioni Unite a Kabul è già da giorni impegnata nel reclutamento di nuovi scrutatori. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen ha rivolto un appello agli afghani affinchè esercitino il loro diritto al voto nonostante le minacce e le avversità metrologiche. Quello che più spaventa gli organizzatori di questa seconda tornata elettorale è infatti la logistica del voto. Sono oltre 17 milioni gli afghani iscriti nelle liste elettorali del Paese. Essi sono registrati in più di 4mila villaggi sparsi in lungo e in largo nel Paese asiatico e a volte anche a centinaia di chilometri di distanza l'uno dall'altro. L'Afghanistan è geograficamente un territorio prevalentemente montuoso per l'80 percento. Il territorio è tagliato in due dal massiccio montuoso Hinduskush. L’inverno è alle porte, tanto è vero che sulle cime più alte delle montagne cominciano a scendere già i primi fiocchi di neve. In Afghanistan l’inverno è molto rigido. Durante questa stagione la temperatura può scendere anche fino a -15°, ed è questo anche il periodo più piovoso dell'anno. Fattori questi, che messi insieme, scoraggeranno gran parte degli elettori ad ‘incamminarsi’ per recarsi ai seggi ed esprimere la loro preferenza. Alcuni dei Paesi che contribuiscono alla missione Nato in Afghanistan, Stati Uniti e l'Italia in testa, hanno già confermato che i rinforzi inviati per la sicurezza durante il periodo elettorale resteranno fino alla conclusione delle operazioni di voto. Oggi e domani, a Bratislava, i ministri della Difesa dell'Alleanza discuteranno la strategia post elettorale della Nato nel Paese. Gli occhi di tutti sono però puntati sull’attesa della decisione del presidente degli Stati Uniti Barack Obama sull'invio o meno dei rinforzi in Afghanistan, come richiesto dal comandante in capo della missione NATO nel Paese il generale Stanley McChrystal. Nel frattempo commentando la decisione di Karzai di accettare i risultati definitivi delle elezioni, il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha detto che: "Karzai ha dato prova di maturità politica”. Frattini in questi giorni ha ricordato più volte che l'Afghanistan ha bisogno di un presidente credibile voluto dagli afghani ed eletto dagli afghani. Non resta che attendere ma comunque andrà non è detta l’ultima parola. Se vince Karzai la sua legittimità rimarrà comunque macchiata dalle accuse di brogli elettorali e sarà inoltre obbligato ad offrire una posizione di forza ad Abdullah nel nuovo governo. Se vince Abdullah che per metà è tagiko e metà pashtun, potrebbe essere colui che riesce a unificare le due etnie afghane. Però l’ex dottore grande amico del comandante Shah Massoud il 'leone del Panjsher', l'eroe della guerriglia antisovietica nemico giurato dei talebani, non piace alla comunità internazionale il cui appoggio è fondamentale per la stabilità politico militare nel Paese. Sembra che l'Iran abbia finanziato la sua campagna elettorale.

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Una fiammella accesa per tutte le persone che soffrono al mondo

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Nel mondo sono tante le persone che piangono e soffrono a loro dedico un affettuoso pensiero....

Unioni Civili

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SI ALLE UNIONI CIVILI NO ALLE ADOZIONI

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A tutti quei bravi ragazzi morti per l'Italia

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Nel mondo ogni giorno vengono compiute carneficine immani in cui le vittime sono inermi civili

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il volto di un immigrato

...a quei bravi ragazzi, figli dell'America di oggi, morti in guerra!

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DARFUR:NON C'E' PIU' TEMPO DA PERDERE!

IN DARFUR SONO DECINE SE NON CENTINAIA LE PERSONE CHE MUOIONO OGNI MESE...
FAI LORO DEL BENE... AIUTA I RIFUGIATI E I PROFUGHI DEL DARFUR FACENDO UNA DONAZIONE ALL'AGENZIA ONU PER I RIFUGIATI UNHCR CHIAMA LO 0680212304 PER SAPERE COME FARE....
RICORDATI BASTANO 31 EURO PER ACQUISTARE 8 COPERTE, 51 EURO PER UNA TENDA E 200 EURO PER DARE ASSISTENZA MEDICA A 25 FAMIGLIE...

Un bambino del Darfur

Un bambino del Darfur
aiuta ad aiutarlo sostieni le iniziative pro Darfur
In Darfur dal 2003 ad oggi sono state compiute esecuzioni, anche di massa, stupri, soprattutto di massa, nei confronti di donne, uomini e bambini e interi villaggi sono stati rasi al suolo. Il terrore è stato usato come pratica generalizzata e a sfondo razziale mentre lo stupro è diventato una vera e propria arma da guerra.
Il governo sudanese di Khartoum da parte sua ha bombardato senza sosta i civili, e ha reso sempre più difficili le operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie nei confronti delle genti del Darfur, fino al punto di far scappare via la maggior parte delle Ong operanti nella regione sudanese e liberarsi così di scomodi testimoni di quanto accadeva in quei luoghi. La stessa tattica è stata seguita prima con i peacekeepers dell'Ua e poi con quelli dell'Onu...
Tutto il mondo è a conoscenza di quanto accade in quella remota regione sudanese e lancia denunce. Da un lato Washington parla di genocidio, dall’altro l'Onu parla di catastrofe umanitaria e di pulizia etnica.
Il tutto però resta nella totale impunità!
Intanto, dal Febbraio 2003 anno in cui è iniziata la ribellione della popolazione di etnia africana del Darfur, circa 6 milioni in maggioranza musulmana e in parte animista, contro il governo sudanese, musulmano ma integralista e soprattutto di etnia araba e bianca, è scoppiato il conflitto che ha causato finora circa 300mila morti e due milioni e mezzo di profughi. Una protesta nata per lo stato di totale abbandono e sfruttamento in cui la popolazione nera era tenuta. La repressione del governo centrale è stata spietata, soprattutto facendo uso dei Janjaweed, i diavoli a cavallo, che sono milizie nomadi di etnia araba che hanno compiuto tutti gli orrori possibili e inimmaginabili contro le genti del Darfur di etnia nera, per lo più contadini e pastori.

Il pianto di un innocente a Gaza

Il pianto di un innocente a Gaza
Ancora una volta il mondo intero si dovrebbe vergognare!!!
La guerra chi puo raccontarla? E' difficile farlo ma tutti possiamo immaginare come sia il sentire l'odore dei morti abbandonati nelle strade o sotto le macerie, il vedere i bambini che muoiono di fame accanto al cadavere della madre, il sentire il lamento dei feriti e lo strazio dei sopravvissuti, di chi si vede impotente e maledice chi gli ha portato via tutto.
Nella Striscia di Gaza siamo ormai quasi alla terza settimana di bombardamenti e inesorabilmente, come non potrebbe essere diversamente con tutta la tecnologia militare del 21° secolo che gli israeliani stanno usando, il numero dei morti tra i civili continuato ad aumentare, mentre l'esercito israeliano bombarda le loro case si moltiplicano tra i palestinesi le scene di disperazione e di dolore causati dagli effetti devastanti della guerra che certamente non sono cambiati nel tempo anzi al contrario.

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran
Sono solidale con i persiani che manifestano

Il 12 giugno 2010 è caduto il primo anniversario delle contestate elezioni iraniane. Elezioni che decretarono la riconferma a presidente dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Il Paese ha vissuto le prime ora di questa giornata con una calma carica di tensione che poi, è scoppiata nel pomeriggio intorno alle 16, le 13.30 italiane con i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell’Università Sharif di Teheran. Era impensabile che l’opposizione iraniana del movimento riformista dell’Onda Verde si facesse scappare questa occasione per proclamare il proprio dissenso al regime degli Ayatollah. I luoghi delle sanguinose proteste post elettorali di un anno fa si sono quindi di nuovo riempiti di manifestanti. Questo, nonostante l’appello dei leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, a evitare di scendere in piazza e nonostante che le forze di sicurezza avessero preso posizione in vari punti strategici del centro di Teheran per prevenire manifestazioni. Nonostante le proteste e le accuse di brogli elettorali il contestato presidente Ahmadinejad ha potuto proseguire nel suo mandato, quasi certamente usurpato, grazie all’appoggio dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema. La lotta continuerà. Viva la Persia! Viva il movimento riformista!


i 44 presidenti degli Usa

i 44 presidenti degli Usa
da www.patrickmoberg.com/blog/id:420/november-4-2008

The President United States of America

The President United States of America
Barack Obama

E' morta Miriam Makeba

E' morta Miriam Makeba
Addio Mama Afrika....io continuerò a sognare...

Notes

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Italia. Violenza sessuale è allarme sociale


Dopo i recenti casi di stupri, a Roma, Bologna e Milano non si riesce quasi più a tenere il conto degli episodio di violenza sessuale che, dall'inizio dell'anno, si stanno susseguendo in Italia ad opera principalmente di stranieri. Un orribile reato che si verifica nelle grandi città metropolitane come nei piccoli centri urbani. Emergono dati da brividi dalle informazioni fornite dal Presidente facente funzioni del Tribunale di Como Giuseppe Anzani e dal Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini. Ogni 4 giorni in Procura a Como arriva una denuncia per violenza sessuale. I fascicoli aperti tra luglio 2007 e giugno 2008 sono stati 89, tra violenze sessuali e pedofilia. Ma è solo la punta di un iceberg in quanto, il reato, per la quasi totalità è sommerso perché prevale ancora la paura e la vergogna a denunciare la violenza subita. Fino ad oggi la violenza che subivano le donne era soprattutto domestica, ma gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste, loro malgrado, delle donne avvenuti negli ultimi giorni, per le strade, propongono una nuova emergenza. Un autorevole testimonianza è portata da Telefono Rosa che da anni conosce il fenomeno ed assiste le vittime. “Ciò che sta avvenendo dall'inizio dell'anno, precisa il presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, mi preoccupa. Non so se è solo l'effetto di maggiori denunce ma, dal nostro osservatorio, non era mai stato rilevata una cosa simile”. Gli avvenimenti degli ultimi giorni non fanno altro che conferma un'allarmante costante: in testa alla classifica degli autori di stupri ci sono gli stranieri. Il triste primato vede fra i primi i romeni, seguiti da marocchini e albanesi che sembra abbiano dato il via ad una esecrabile escalation di violenza contro le donne. Assodato che nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi sono commessi da stranieri, spesso clandestini, ora si deve dare a tutto questo uno stop. Certezza della pena, custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale ed esclusione di attenuanti per chi delinque sotto effetto di alcool e droghe. Tutto ovviamente tenendo conto di due elementi fondamentali: abbattere l'allarme sociale provocato da questo tipo di reati e tutelare la dignità della vittima, che va assicurata anche nel percorso dibattimentale.
Per raggiungere un risultato anzitutto è importante l'introduzione nel ddl sicurezza dell'obbligo del carcere per chi stupra. Forse il decreto 'anti-stupro' sarà pronto per venerdì esso dovrebbe contenere, come annunciato, importanti novità: gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ci sarà un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl anti-molestie che la Camera ha già approvato. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori.

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La scuola pubblica in Italia con la 'Riforma Gelmini'

Esprimo la mia piena solidarietà con tutti coloro che protestano contro la Legge 133/08 la cosidetta 'Riforma Gelmini'....

Le cifre presentate nel decreto fanno venire i brividi: i tagli previsti dal decreto legge 112, poi convertito nella legge 133/08, e gli ulteriori provvedimenti contenuti nel decreto 137 porteranno, a livello nazionale, ad una riduzione di circa 100mila posti tra il personale docente e di 43mila posti tra quello Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi).
Per molti, anche per i non addetti ai lavori, l'effetto provocato dalla legge che in pratica azzererà in poco tempo le faticose conquiste di anni e anni, non solo in termini di posti di lavoro, ma anche di mission- educativa e di didattica, rende il momento dei più cupi e tristi degli ultimi anni. Ai tagli vanno poi sommati, le conseguenze che scaturiranno dalla reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.
L'Europa chiede più scuola, più sapere e l'Italia che fa?
Il contrario!
Rientrodurre il maestro unico è compiere, di sicuro, un passo indietro di almeno mezzo secolo. Se non addirittura si ritorna al tempo del libro cuore, senza offesa per quel libro mio compagno di tanti pomeriggi.
Perchè tutto questo? Bella domanda!
Molto probabilmente si tenta di mascherare con questa supposta riforma quello che è il vero scopo del provvedimento: incassare o meglio risparmiare in poco meno di 4-5 anni 8miliardi di euro. Questa è la cifra stimata, che dovrebbe restare nelle casse dello stato.
Un risparmio quindi certo ottenuto tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro ma al contempo che produrrà anche un effetto negativo: quello di un drastico ridimensionamento del servizio scolastico pubblico in favore forse di quello privato. Inoltre un'altra diretta conseguenza della L.133/08 sarà la chiusura di decine e decine di plessi scolastici.
Molte scuole, soprattutto nei piccoli centri urbani, non ci saranno più. A scomparire sarà anche un altro degli elementi cardine dell'istruzione primaria italiana: il tempo pieno. Bisogna fare attenzione, chi sostiene che il tempo pieno non sarà toccato dalla riforma o che addirittura aumenterà mente sapendo di farlo.
Rifletteteci un poco e capirete perchè!
Se prima, per ogni 2 classi, c'erano 3 insegnanti d'ora in poi sarà uno per classe, a seguire e istruire dai 20 ai 30 alunni e che svolgerà il suo orario lavorativo settimanale esclusivamente di mattina. Pertanto al pomeriggio non potrà esserci altro che un sorta di dopo-scuola, trasformando il tempo pieno di fatto in un parcheggio pomeridiano per i bambini, che nulla ha da condividere con l'offerta didattica di cui fino ad ieri, prima della 'riforma Gelmini', gli alunni potevano usufruire con il tempo pieno.

...

ARRIVERA' PER NATALE UNA 'SOCIAL CARD' AD OLTRE 1MLN DI ITALIANI 'POVERI'

C’è un detto che dice: "meglio poco che niente!".
In questo caso tra il poco e il nulla ci sono così poche differenze che è difficile distinguerli.
La 'social card, almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot varato dal governo che piuttosto un provvedimento serio in grado di aiutare per davvero i più bisognosi.
Nessuno però si è ricordato di dire che ogni spesa effettuata con la 'social card' in automatico sarà data una commissione alla Mastercard che è la società che ha emmesso ed è la proprietà della card.
Bhe! Almeno qualcuno di certo ci guadagnerà da questa iniziativa...
Appare strano che un'iniziativa così benefica abbia comunque dei costi accessori...stranezze tutte italiane!

***

Parole....di Abraham Lincoln

Non si può arrivare alla prosperità

scoraggiando l'impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l'odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggioto
gliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

marito e padre

i due rivali

genere umano

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO
da peacereporter

23/02/2002 - 02/07/2008 Ingrid Betancourt è stata liberata!

23/02/2002 - 02/07/2008                  Ingrid Betancourt è stata liberata!
faccio mia la gioia di tutti!

Finalmente liberi!!!

Finalmente liberi!!!

Grazie a loro la Betancourt è libera

Grazie a loro la Betancourt è libera
il ministro della Difesa colombiano Santos e il generale Montoya

Grazie Uribe!!

Grazie Uribe!!
La Betancourt ha incontrato il presidente colombiano Uribe che vinse le elezioni del 2002

madre e figlia!

madre e figlia!
Yolanda Pulecio e Ingrid Betancourt

le due Betancourt

le due Betancourt
Ingrid abbraccia la madre Yolanda

La gioia della libertà riconquistata

La gioia della libertà riconquistata
Ingrid Betancourt dopo la liberazione