giovedì 13 agosto 2009

L’instabile polveriera caucasica sempre più preda della violenza

L'Inguscezia, insieme al Daghestan e alla Cecenia, sono le tre repubbliche russe più instabili del Caucaso del nord. La situazione socio-politica nelle regioni caucasiche desta preoccupazione e si potrebbe tranquillamente definire molto difficile. Una situazione che è però critica in particolare in Daghestan e Inguscezia, entrambe repubbliche musulmane, nel sud della Russia, dove si è intensificata l'attività delle bande armate ribelli. In Inguscezia, movimenti islamisti agiscono in un contesto che vede da una parte bande in lotta tra loro e alleate contro le autorità e dall’altra il tentativo di Mosca di controllare la situazione e al tempo stesso tenerla nascosta. Nel confinante Dagestan il quadro è molto simile. Mentre in Cecenia si vocifera di una nuova lotta per il potere, che vedrebbe in difficoltà l'uomo forte scelto dal Cremlino, il presidente Ramzan Kadyrov. Nelle 3 repubbliche caucasiche russe non passa giorno senza che si registri un omicidio, un attentato, uno scontro a fuoco tra ribelli e forze governative. Una catena di violenze che riporta la 'polveriera caucasica' a rischio deflagrazione. Lo scorso mese di luglio Il presidente russo Medvedev ha affermato che: “I recenti scontri a fuoco, le dure battaglie e gli attacchi terroristici che hanno insanguinato Daghestan, Inguscezia e Cecenia hanno ampiamente dimostrato che la situazione nel Caucaso del nord, ha detto l’inquilino del Cremlino, nonostante alcuni passi avanti che si possono definire importanti per la risoluzione del problema, rimane molto difficile”. Nello Daghestan permane un clima generalizzato di instabilità politica, dovuta al braccio di ferro, spesso violento, tra clan e tribù rivali e le autorità regionali. Dal 2003 il Daghestan si trova ad affrontare una scia ininterrotta di uccisioni di membri delle agenzie di sicurezza federale, di politici e di amministratori locali. Ma è da un anno che il ritmo degli attentati alle autorità è in crescita: l'ultima vittima eccellente, il 5 giugno scorso, il ministro degli Interni. Un mese prima non era stato assassinato un alta autorità religiosa musulmana, considerata uno strenuo oppositore dell'estremismo religioso di matrice islamica. L'organizzazione estremista ‘Jamaat Shariat’ è ritenuta responsabile per gran parte di questi atti. Però la causa di tanta violenza è da ricercare anche nello scontro in atto tra il Presidente del Daghestan, Mukhu Aliyev, e il suo rivale, Said Amirov sindaco di Makhachkala. I due sono impegnati in un duello mortale per imporre il loro controllo sull'economia del Paese e le nomine di alti funzionari. Il sociologo e politologo russo Boris Kagarlitsky, ha affermato che: “se esplode il Daghestan, la Cecenia al confronto sembrerà una barzelletta”. Quella Cecenia dove invece si è registrato un iniziale miglioramento della situazione seguito poi da un riaccendersi della guerriglia antirussa. Nel Paese, dopo due sanguinose guerre con la Russia in seguito alla proclamazione di indipendenza nel 1991, l’allora presidente Putin aveva passato un colpo di spugna su tutto ed aveva portato al potere, a Grozny, Ramzan Kadyrov. Una delle figure più odiose del Caucaso, ritenuto servo del Cremlino e allo stesso tempo killer alla guida dello Stato ceceno. La repubblica caucasica sotto il regime filorusso di Kadyrov è ora ufficialmente normalizzata, tanto è vero che l’attuale presidente russo Dimitri Medvedev, lo scorso aprile, ha revocato, dopo 10 anni, il regime antiterroristico. Anche se poi dopo pochi giorni Mosca è stata costretta a reintrodurlo in alcuni distretti e a metà maggio un attentato a Grozny ha indotto Kadyrov a cancellare lo strumento dell'amnistia. Da più parti giungono accuse a Putin e Medvedev, accusati di aver favorito il ritorno in Cecenia degli squadroni della morte. E questa volta sono squadroni che fanno comodo alla Russia, perché eliminano quanti si battono per la verità chiedendo anche l’indipendenza della regione che diviene sempre più il cancro della Russia. Recentemente nel Paese asiatico si è registrata prima l'uccisione della giornalista Natalya Estamirova, attivista dell'Ong ‘Memorial’, rapita a Grozny e ritrovata cadavere in Inguscezia e poi l’assassinio di Zarema Sadulaieva, responsabile dell'Ong 'Salviamo la generazione' e del marito Alik Dzhabrailov. Omicidi che per molti sono sembrati come parte di un piano per cercare di indebolire il regime di Kadyrov. Le vittime erano infatti persone che Kadyrov non apprezzava, ma che certamente non rappresentavano una minaccia. Pertanto appare difficile non credere all’esistenza di un ‘piano anti-Kadyrov’. Però appare difficile anche poter stabilire chi possa esserci dietro: Mosca stessa potrebbe reggerne i fili.
In Inguscenzia, che è il più piccolo degli 83 stati della federazione russa, la situazione è invece altamente instabile. Il Paese confina con la Cecenia, con cui condivide stretti legami storici, culturali e linguistici, anche se nella guerra con Mosca è rimasta fedele al Cremlino. Molti guerriglieri ceceni però vi hanno trovato rifugio. Ed oggi la linea di confine che fino a qualche anno fa separava la Cecenia dall’Inguscezia e, al tempo stesso, divideva una tragica guerra da una falsa idea di pace e stabilità, si è definitivamente frantumata. La terra che Putin voleva trasformare in modello caucasico di sicurezza è diventata una polveriera intrisa di odio, vendetta, omicidi, torture e sparizioni, una sporca guerra che ripropone i metodi e le strategie già viste in passato nella vicina Cecenia. Per farsi un’idea di quello che nell’arco di qualche anno potrebbe accadere in Inguscezia basta guardare alla vicina Cecenia e alle sue due sanguinose guerre costate la vita a circa 300mila persone. Nel Paese si torna a parlare di sistematica violazione dei diritti umani: fermi illegali, detenzioni arbitrarie, torture, crudeltà, sparizioni, esecuzioni sommarie e brutale repressione russa. Una combinazione che rievoca i primi eventi accaduti negli anni’90 in Cecenia e rafforza il ruolo dei ribelli islamici del Caucaso che hanno come obbiettivo la sconfitta delle truppe russe di occupazione ed il rovesciamento del governo filo russo. Dopo gli assassini, attribuiti ai ribelli islamici, di un ex vicepremier e del vicepresidente della Corte Suprema il 22 giugno scorso una terrorista suicida ha tentato di uccidere anche il presidente Iunus-Bek Ievkurov, che si è salvato pur rimanendo gravemente ferito. Mentre non è scampato alla morte il ministro dell’edilizia ucciso ieri da sicari nel suo ufficio all’interno del ministero. Questo ennesimo clamoroso assassinio rilancia l'allarme per la piccola repubblica caucasica, da anni retrovia del conflitto ceceno, e per l'intera regione. Il presidente Evkurov che è un ex generale è appena uscito dall'ospedale e dovrebbe tornare al lavoro a giorni. Dal suo letto di ospedale a Mosca, un paio di settimane fa aveva invitato i giovani ribelli a fare marcia indietro e tornare sulla via della pace, pena l'eliminazione. L'assassinio del responsabile del dicastero dell'Edilizia appare un avvertimento al presidente deciso a riportare ordine in Inguscezia. E mentre si fanno i conti con questi problemi il livello generale di guardia si alza anche nei confronti del rapporto tra Mosca e la Georgia. Una repubblica caucasica dove si annuncia uno scontro duro sulle realtà locali dell’Abchasia e dell’Ossezia del Sud: due repubbliche autonome all’interno della Georgia che ora chiedono l’indipendenza totale ricevendo da Mosca un appoggio ben preciso da parte della Duma. I russi non accettano che la Georgia entri nella Nato portando con se l’intero territorio nazionale dove si trovano, appunto, le realtà abchase e ossetine che, manifestando sentimenti filorussi, si oppongono anche ad una colonizzazione di stampo americano e di dominio Nato.

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Una fiammella accesa per tutte le persone che soffrono al mondo

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Nel mondo sono tante le persone che piangono e soffrono a loro dedico un affettuoso pensiero....

Unioni Civili

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SI ALLE UNIONI CIVILI NO ALLE ADOZIONI

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Il mondo non può più stare a guardare mentre migliaia di siriani si vedono privati della libertà e della vita.....

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A tutti quei bravi ragazzi morti per l'Italia

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Non mi abituerò mai a quest'immagine! Onore ai caduti

Nel mondo ogni giorno vengono compiute carneficine immani in cui le vittime sono inermi civili

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in memoria di coloro che hanno versato il loro sangue a causa del terrorismo ed ora sono solo ombre!

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il volto di un immigrato

...a quei bravi ragazzi, figli dell'America di oggi, morti in guerra!

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DARFUR:NON C'E' PIU' TEMPO DA PERDERE!

IN DARFUR SONO DECINE SE NON CENTINAIA LE PERSONE CHE MUOIONO OGNI MESE...
FAI LORO DEL BENE... AIUTA I RIFUGIATI E I PROFUGHI DEL DARFUR FACENDO UNA DONAZIONE ALL'AGENZIA ONU PER I RIFUGIATI UNHCR CHIAMA LO 0680212304 PER SAPERE COME FARE....
RICORDATI BASTANO 31 EURO PER ACQUISTARE 8 COPERTE, 51 EURO PER UNA TENDA E 200 EURO PER DARE ASSISTENZA MEDICA A 25 FAMIGLIE...

Un bambino del Darfur

Un bambino del Darfur
aiuta ad aiutarlo sostieni le iniziative pro Darfur
In Darfur dal 2003 ad oggi sono state compiute esecuzioni, anche di massa, stupri, soprattutto di massa, nei confronti di donne, uomini e bambini e interi villaggi sono stati rasi al suolo. Il terrore è stato usato come pratica generalizzata e a sfondo razziale mentre lo stupro è diventato una vera e propria arma da guerra.
Il governo sudanese di Khartoum da parte sua ha bombardato senza sosta i civili, e ha reso sempre più difficili le operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie nei confronti delle genti del Darfur, fino al punto di far scappare via la maggior parte delle Ong operanti nella regione sudanese e liberarsi così di scomodi testimoni di quanto accadeva in quei luoghi. La stessa tattica è stata seguita prima con i peacekeepers dell'Ua e poi con quelli dell'Onu...
Tutto il mondo è a conoscenza di quanto accade in quella remota regione sudanese e lancia denunce. Da un lato Washington parla di genocidio, dall’altro l'Onu parla di catastrofe umanitaria e di pulizia etnica.
Il tutto però resta nella totale impunità!
Intanto, dal Febbraio 2003 anno in cui è iniziata la ribellione della popolazione di etnia africana del Darfur, circa 6 milioni in maggioranza musulmana e in parte animista, contro il governo sudanese, musulmano ma integralista e soprattutto di etnia araba e bianca, è scoppiato il conflitto che ha causato finora circa 300mila morti e due milioni e mezzo di profughi. Una protesta nata per lo stato di totale abbandono e sfruttamento in cui la popolazione nera era tenuta. La repressione del governo centrale è stata spietata, soprattutto facendo uso dei Janjaweed, i diavoli a cavallo, che sono milizie nomadi di etnia araba che hanno compiuto tutti gli orrori possibili e inimmaginabili contro le genti del Darfur di etnia nera, per lo più contadini e pastori.

Il pianto di un innocente a Gaza

Il pianto di un innocente a Gaza
Ancora una volta il mondo intero si dovrebbe vergognare!!!
La guerra chi puo raccontarla? E' difficile farlo ma tutti possiamo immaginare come sia il sentire l'odore dei morti abbandonati nelle strade o sotto le macerie, il vedere i bambini che muoiono di fame accanto al cadavere della madre, il sentire il lamento dei feriti e lo strazio dei sopravvissuti, di chi si vede impotente e maledice chi gli ha portato via tutto.
Nella Striscia di Gaza siamo ormai quasi alla terza settimana di bombardamenti e inesorabilmente, come non potrebbe essere diversamente con tutta la tecnologia militare del 21° secolo che gli israeliani stanno usando, il numero dei morti tra i civili continuato ad aumentare, mentre l'esercito israeliano bombarda le loro case si moltiplicano tra i palestinesi le scene di disperazione e di dolore causati dagli effetti devastanti della guerra che certamente non sono cambiati nel tempo anzi al contrario.

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran
Sono solidale con i persiani che manifestano

Il 12 giugno 2010 è caduto il primo anniversario delle contestate elezioni iraniane. Elezioni che decretarono la riconferma a presidente dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Il Paese ha vissuto le prime ora di questa giornata con una calma carica di tensione che poi, è scoppiata nel pomeriggio intorno alle 16, le 13.30 italiane con i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell’Università Sharif di Teheran. Era impensabile che l’opposizione iraniana del movimento riformista dell’Onda Verde si facesse scappare questa occasione per proclamare il proprio dissenso al regime degli Ayatollah. I luoghi delle sanguinose proteste post elettorali di un anno fa si sono quindi di nuovo riempiti di manifestanti. Questo, nonostante l’appello dei leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, a evitare di scendere in piazza e nonostante che le forze di sicurezza avessero preso posizione in vari punti strategici del centro di Teheran per prevenire manifestazioni. Nonostante le proteste e le accuse di brogli elettorali il contestato presidente Ahmadinejad ha potuto proseguire nel suo mandato, quasi certamente usurpato, grazie all’appoggio dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema. La lotta continuerà. Viva la Persia! Viva il movimento riformista!


i 44 presidenti degli Usa

i 44 presidenti degli Usa
da www.patrickmoberg.com/blog/id:420/november-4-2008

The President United States of America

The President United States of America
Barack Obama

E' morta Miriam Makeba

E' morta Miriam Makeba
Addio Mama Afrika....io continuerò a sognare...

Notes

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Italia. Violenza sessuale è allarme sociale


Dopo i recenti casi di stupri, a Roma, Bologna e Milano non si riesce quasi più a tenere il conto degli episodio di violenza sessuale che, dall'inizio dell'anno, si stanno susseguendo in Italia ad opera principalmente di stranieri. Un orribile reato che si verifica nelle grandi città metropolitane come nei piccoli centri urbani. Emergono dati da brividi dalle informazioni fornite dal Presidente facente funzioni del Tribunale di Como Giuseppe Anzani e dal Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini. Ogni 4 giorni in Procura a Como arriva una denuncia per violenza sessuale. I fascicoli aperti tra luglio 2007 e giugno 2008 sono stati 89, tra violenze sessuali e pedofilia. Ma è solo la punta di un iceberg in quanto, il reato, per la quasi totalità è sommerso perché prevale ancora la paura e la vergogna a denunciare la violenza subita. Fino ad oggi la violenza che subivano le donne era soprattutto domestica, ma gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste, loro malgrado, delle donne avvenuti negli ultimi giorni, per le strade, propongono una nuova emergenza. Un autorevole testimonianza è portata da Telefono Rosa che da anni conosce il fenomeno ed assiste le vittime. “Ciò che sta avvenendo dall'inizio dell'anno, precisa il presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, mi preoccupa. Non so se è solo l'effetto di maggiori denunce ma, dal nostro osservatorio, non era mai stato rilevata una cosa simile”. Gli avvenimenti degli ultimi giorni non fanno altro che conferma un'allarmante costante: in testa alla classifica degli autori di stupri ci sono gli stranieri. Il triste primato vede fra i primi i romeni, seguiti da marocchini e albanesi che sembra abbiano dato il via ad una esecrabile escalation di violenza contro le donne. Assodato che nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi sono commessi da stranieri, spesso clandestini, ora si deve dare a tutto questo uno stop. Certezza della pena, custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale ed esclusione di attenuanti per chi delinque sotto effetto di alcool e droghe. Tutto ovviamente tenendo conto di due elementi fondamentali: abbattere l'allarme sociale provocato da questo tipo di reati e tutelare la dignità della vittima, che va assicurata anche nel percorso dibattimentale.
Per raggiungere un risultato anzitutto è importante l'introduzione nel ddl sicurezza dell'obbligo del carcere per chi stupra. Forse il decreto 'anti-stupro' sarà pronto per venerdì esso dovrebbe contenere, come annunciato, importanti novità: gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ci sarà un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl anti-molestie che la Camera ha già approvato. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori.

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La scuola pubblica in Italia con la 'Riforma Gelmini'

Esprimo la mia piena solidarietà con tutti coloro che protestano contro la Legge 133/08 la cosidetta 'Riforma Gelmini'....

Le cifre presentate nel decreto fanno venire i brividi: i tagli previsti dal decreto legge 112, poi convertito nella legge 133/08, e gli ulteriori provvedimenti contenuti nel decreto 137 porteranno, a livello nazionale, ad una riduzione di circa 100mila posti tra il personale docente e di 43mila posti tra quello Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi).
Per molti, anche per i non addetti ai lavori, l'effetto provocato dalla legge che in pratica azzererà in poco tempo le faticose conquiste di anni e anni, non solo in termini di posti di lavoro, ma anche di mission- educativa e di didattica, rende il momento dei più cupi e tristi degli ultimi anni. Ai tagli vanno poi sommati, le conseguenze che scaturiranno dalla reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.
L'Europa chiede più scuola, più sapere e l'Italia che fa?
Il contrario!
Rientrodurre il maestro unico è compiere, di sicuro, un passo indietro di almeno mezzo secolo. Se non addirittura si ritorna al tempo del libro cuore, senza offesa per quel libro mio compagno di tanti pomeriggi.
Perchè tutto questo? Bella domanda!
Molto probabilmente si tenta di mascherare con questa supposta riforma quello che è il vero scopo del provvedimento: incassare o meglio risparmiare in poco meno di 4-5 anni 8miliardi di euro. Questa è la cifra stimata, che dovrebbe restare nelle casse dello stato.
Un risparmio quindi certo ottenuto tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro ma al contempo che produrrà anche un effetto negativo: quello di un drastico ridimensionamento del servizio scolastico pubblico in favore forse di quello privato. Inoltre un'altra diretta conseguenza della L.133/08 sarà la chiusura di decine e decine di plessi scolastici.
Molte scuole, soprattutto nei piccoli centri urbani, non ci saranno più. A scomparire sarà anche un altro degli elementi cardine dell'istruzione primaria italiana: il tempo pieno. Bisogna fare attenzione, chi sostiene che il tempo pieno non sarà toccato dalla riforma o che addirittura aumenterà mente sapendo di farlo.
Rifletteteci un poco e capirete perchè!
Se prima, per ogni 2 classi, c'erano 3 insegnanti d'ora in poi sarà uno per classe, a seguire e istruire dai 20 ai 30 alunni e che svolgerà il suo orario lavorativo settimanale esclusivamente di mattina. Pertanto al pomeriggio non potrà esserci altro che un sorta di dopo-scuola, trasformando il tempo pieno di fatto in un parcheggio pomeridiano per i bambini, che nulla ha da condividere con l'offerta didattica di cui fino ad ieri, prima della 'riforma Gelmini', gli alunni potevano usufruire con il tempo pieno.

...

ARRIVERA' PER NATALE UNA 'SOCIAL CARD' AD OLTRE 1MLN DI ITALIANI 'POVERI'

C’è un detto che dice: "meglio poco che niente!".
In questo caso tra il poco e il nulla ci sono così poche differenze che è difficile distinguerli.
La 'social card, almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot varato dal governo che piuttosto un provvedimento serio in grado di aiutare per davvero i più bisognosi.
Nessuno però si è ricordato di dire che ogni spesa effettuata con la 'social card' in automatico sarà data una commissione alla Mastercard che è la società che ha emmesso ed è la proprietà della card.
Bhe! Almeno qualcuno di certo ci guadagnerà da questa iniziativa...
Appare strano che un'iniziativa così benefica abbia comunque dei costi accessori...stranezze tutte italiane!

***

Parole....di Abraham Lincoln

Non si può arrivare alla prosperità

scoraggiando l'impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l'odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggioto
gliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

marito e padre

i due rivali

genere umano

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO
da peacereporter

23/02/2002 - 02/07/2008 Ingrid Betancourt è stata liberata!

23/02/2002 - 02/07/2008                  Ingrid Betancourt è stata liberata!
faccio mia la gioia di tutti!

Finalmente liberi!!!

Finalmente liberi!!!

Grazie a loro la Betancourt è libera

Grazie a loro la Betancourt è libera
il ministro della Difesa colombiano Santos e il generale Montoya

Grazie Uribe!!

Grazie Uribe!!
La Betancourt ha incontrato il presidente colombiano Uribe che vinse le elezioni del 2002

madre e figlia!

madre e figlia!
Yolanda Pulecio e Ingrid Betancourt

le due Betancourt

le due Betancourt
Ingrid abbraccia la madre Yolanda

La gioia della libertà riconquistata

La gioia della libertà riconquistata
Ingrid Betancourt dopo la liberazione