venerdì 17 agosto 2012

Pirateria marittima: si indebolisce in mare la minaccia che viene dai pirati somali

Dal 2008 ad oggi al largo della Somalia e nelle acque dell'Oceano Indiano in totale sono stati registrati almeno 433 attacchi contro navi mercantili di cui 125 andati a buon fine. Il fenomeno oggi, sebbene i pirati somali siano attivi più che mai, fa registrare però, una brusca frenata. A rivelarlo sono i dati dell'IMB aggiornati al 16 agosto scorso relativi agli episodi di pirateria marittima denunciati al largo della Somalia e Oceano Indiano. Nel 2012 finora sono stati registrati 70 attacchi di cui 13 andati a segno. Nel 2011 erano stati 151 e 25 erano andati a buon fine. Chiedere e ottenere un riscatto per il rilascio dei marittimi ostaggi e delle navi catturate è l’unico scopo per il quale i predoni del mare somali assaltano in mare le navi. Estorcere del denaro agli armatori delle navi sequestrate o ai governi dei Paesi a cui appartengono i marittimi catturati è nel corso degli anni diventata una lucrosa attività criminale che ha fatto incassare ai banditi del mare milioni di dollari. Ufficialmente l'ammontare stimato dei riscatti pagati ai pirati somali nel 2010 è stato di circa 79,8 mln di dollari per 25 navi rilasciate. Nel 2011 i milioni dichiarati sono stati 147 per 30 riscatti pagati. Nel 2012 ai pirati somali sarebbero, per ora, andati solo 2,65 milioni di dollari. Si tratta di cifre che non corrispondono alla realtà. I milioni sono molto di più in quanto molti armatori e governi pur pagando il riscatto chiesto loro negano poi, di averlo fatto. La giustificazione che viene data a questa loro negazione è che lo fanno per salvaguardare l’incolumità degli altri ostaggi cora in mano ai pirati e per non incentivare il fenomeno. In realtà il loro è solo un fragile e inutile tentativo di cercare di mascherare la verità. I pirati somali però, sanno bene che prima o poi qualcuno paga il riscatto per ottenere il rilascio dei marittimi ostaggi e quindi non è mai successo che abbiano rilasciato un ostaggio senza ottenere in cambio milioni di dollari. Secondo stime ONU sono almeno 200 i marittimi ostaggi dei pirati somali, la gran parte tenuti prigioniera a bordo delle loro stesse navi, ma altri, almeno 40, sono tenuti a terra in condizioni indefinibili. Un numero esatto dei prigionieri in Somalia non è possibile quantificarlo, ma di certo le stime sono molto inferiori a quelle reali in quanto nel computo non vengono conteggiati anche gli equipaggi delle tanti navi da pesca catturate dai predoni del mare somali. Nelle loro mani si stima che le gang del mare trattengano almeno 11 grandi navi catturate, ma almeno altrettanti piccole navi non sono contemplate nella stima. Alcune di queste navi e uomini sono trattenuti dai pirati somali anche da due anni e più. Capita spesso infatti, che gli armatori decidano di abbandonare navi ed equipaggio al loro destino. Non venendo pagato un riscatto per il loro rilascio i marittimi non vengono quindi rilasciati e rimangono prigionieri dei pirati somali subendo angherie di ogni genere. In molti casi il dramma di questi lavoratori del mare si conclude con la morte. Ad essere abbandonate sono prevalentemente quelle barche per le quali gli Armatori non ritengono 'valga la pena' pagare un riscatto. Il calo dell’attività pirata e soprattutto della riuscita degli attacchi è dovuto al fatto che quasi tutti i mercantili oggi si proteggono da soli con team di sicurezza armati a bordo, che possono essere militari o appartenenti a società di sicurezza private a secondo del Paese di Bandiera della nave. Secondo una recente stima sono almeno 1500 le navi che ogni mese attraversano il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano con guardie armate a bordo. Ogni viaggio protetto ha per l’Armatore un costo di circa 60mila dollari. Il calo è però, dovuto anche all’aumentata capacità di azione delle unità navali da guerra internazionali che operano al largo del Corno d’Africa e che, rispetto al passato, con operazioni mirate e anche con una maggiore coordinazione tra loro, stanno riuscendo a contenere molto di più il fenomeno. Di fronte a questa nuova realtà i pirati somali hanno cercato di correre ai ripari. Hanno per prima cosa allargato la loro area di azione. Oltre che nel bacino somalo sono arrivati ad attaccare le navi anche vicino alle coste della Tanzania, Kenya, Yemen, Oman e in profondità nell’Oceano Indiano. Una sorta di migrazione che però, non ha dato loro i frutti sperati. La crescente pressione esercitata dalle navi da guerra dispiegate dai vari Paesi nell’Oceano Indiano e l’azione di contrasto a terra che molti istituzioni locali stanno attuando sul suolo somalo li sta mettendo in serie difficoltà. Le gang del mare si sentono come degli animali braccati e come tali agiscono. Si registra infatti, un aumento della violenza direttamente proporzionale al ricorso all’uso sempre maggiore delle armi da parte degli assalitori ma anche degli assaliti. Una violenza che ha causato nel 2011 almeno 111 morti tra le fila dei pirati e 35 tra i lavoratori del mare imbarcati come membri dell’equipaggio sulle navi attaccate e tra quelle catturate. Da tempo è stato reso noto che il governo somalo di Mogadiscio ha intenzione di offrire un’amnistia ai pirati che operano al largo della coste della Somalia, in cambio del rilascio degli ostaggi e della restituzione ai loro proprietari delle navi dirottate e sequestrate. Non esiste un computo esatto, ma le stime ritengono che tra le fila delle varie gang del mare somale vi militino almeno 2mila uomini. Questo annuncio potrebbe essere fatto domani dal Presidente somalo Sharif Sheikh Ahmed. Domani è il 18 agosto, il giorno della festa islamica Eid. In questo giorno per tradizione i leader islamici concedano il perdono ai criminali. In controtendenza al fatto che la pirateria somala stia calando di intensità si registra un aumento degli attacchi pirati nel Golfo di Guinea, Africa Occidentale, dai 25 dello stesso periodo del 2011 sono stati 32 nei primi sei medi del 2012 di cui 5 andati a buon fine. Gli assalti pirati avvengono specie al largo delle coste della Nigeria e del Togo. Una novità questa che ha messo in allarme la comunità internazionale. Modalità e mezzi a cui le gang del mare, per lo più nigeriane, ricorrono sono per molti versi simili a quelle dei loro ‘colleghi’ somali. Anche qui per colpire lontano dalle coste, i predoni del mare utilizzano come basi di appoggio barche da pesca o altri tipi di navi.

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Nel mondo sono tante le persone che piangono e soffrono a loro dedico un affettuoso pensiero....

Unioni Civili

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Nel mondo ogni giorno vengono compiute carneficine immani in cui le vittime sono inermi civili

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il volto di un immigrato

...a quei bravi ragazzi, figli dell'America di oggi, morti in guerra!

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DARFUR:NON C'E' PIU' TEMPO DA PERDERE!

IN DARFUR SONO DECINE SE NON CENTINAIA LE PERSONE CHE MUOIONO OGNI MESE...
FAI LORO DEL BENE... AIUTA I RIFUGIATI E I PROFUGHI DEL DARFUR FACENDO UNA DONAZIONE ALL'AGENZIA ONU PER I RIFUGIATI UNHCR CHIAMA LO 0680212304 PER SAPERE COME FARE....
RICORDATI BASTANO 31 EURO PER ACQUISTARE 8 COPERTE, 51 EURO PER UNA TENDA E 200 EURO PER DARE ASSISTENZA MEDICA A 25 FAMIGLIE...

Un bambino del Darfur

Un bambino del Darfur
aiuta ad aiutarlo sostieni le iniziative pro Darfur
In Darfur dal 2003 ad oggi sono state compiute esecuzioni, anche di massa, stupri, soprattutto di massa, nei confronti di donne, uomini e bambini e interi villaggi sono stati rasi al suolo. Il terrore è stato usato come pratica generalizzata e a sfondo razziale mentre lo stupro è diventato una vera e propria arma da guerra.
Il governo sudanese di Khartoum da parte sua ha bombardato senza sosta i civili, e ha reso sempre più difficili le operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie nei confronti delle genti del Darfur, fino al punto di far scappare via la maggior parte delle Ong operanti nella regione sudanese e liberarsi così di scomodi testimoni di quanto accadeva in quei luoghi. La stessa tattica è stata seguita prima con i peacekeepers dell'Ua e poi con quelli dell'Onu...
Tutto il mondo è a conoscenza di quanto accade in quella remota regione sudanese e lancia denunce. Da un lato Washington parla di genocidio, dall’altro l'Onu parla di catastrofe umanitaria e di pulizia etnica.
Il tutto però resta nella totale impunità!
Intanto, dal Febbraio 2003 anno in cui è iniziata la ribellione della popolazione di etnia africana del Darfur, circa 6 milioni in maggioranza musulmana e in parte animista, contro il governo sudanese, musulmano ma integralista e soprattutto di etnia araba e bianca, è scoppiato il conflitto che ha causato finora circa 300mila morti e due milioni e mezzo di profughi. Una protesta nata per lo stato di totale abbandono e sfruttamento in cui la popolazione nera era tenuta. La repressione del governo centrale è stata spietata, soprattutto facendo uso dei Janjaweed, i diavoli a cavallo, che sono milizie nomadi di etnia araba che hanno compiuto tutti gli orrori possibili e inimmaginabili contro le genti del Darfur di etnia nera, per lo più contadini e pastori.

Il pianto di un innocente a Gaza

Il pianto di un innocente a Gaza
Ancora una volta il mondo intero si dovrebbe vergognare!!!
La guerra chi puo raccontarla? E' difficile farlo ma tutti possiamo immaginare come sia il sentire l'odore dei morti abbandonati nelle strade o sotto le macerie, il vedere i bambini che muoiono di fame accanto al cadavere della madre, il sentire il lamento dei feriti e lo strazio dei sopravvissuti, di chi si vede impotente e maledice chi gli ha portato via tutto.
Nella Striscia di Gaza siamo ormai quasi alla terza settimana di bombardamenti e inesorabilmente, come non potrebbe essere diversamente con tutta la tecnologia militare del 21° secolo che gli israeliani stanno usando, il numero dei morti tra i civili continuato ad aumentare, mentre l'esercito israeliano bombarda le loro case si moltiplicano tra i palestinesi le scene di disperazione e di dolore causati dagli effetti devastanti della guerra che certamente non sono cambiati nel tempo anzi al contrario.

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran
Sono solidale con i persiani che manifestano

Il 12 giugno 2010 è caduto il primo anniversario delle contestate elezioni iraniane. Elezioni che decretarono la riconferma a presidente dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Il Paese ha vissuto le prime ora di questa giornata con una calma carica di tensione che poi, è scoppiata nel pomeriggio intorno alle 16, le 13.30 italiane con i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell’Università Sharif di Teheran. Era impensabile che l’opposizione iraniana del movimento riformista dell’Onda Verde si facesse scappare questa occasione per proclamare il proprio dissenso al regime degli Ayatollah. I luoghi delle sanguinose proteste post elettorali di un anno fa si sono quindi di nuovo riempiti di manifestanti. Questo, nonostante l’appello dei leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, a evitare di scendere in piazza e nonostante che le forze di sicurezza avessero preso posizione in vari punti strategici del centro di Teheran per prevenire manifestazioni. Nonostante le proteste e le accuse di brogli elettorali il contestato presidente Ahmadinejad ha potuto proseguire nel suo mandato, quasi certamente usurpato, grazie all’appoggio dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema. La lotta continuerà. Viva la Persia! Viva il movimento riformista!


i 44 presidenti degli Usa

i 44 presidenti degli Usa
da www.patrickmoberg.com/blog/id:420/november-4-2008

The President United States of America

The President United States of America
Barack Obama

E' morta Miriam Makeba

E' morta Miriam Makeba
Addio Mama Afrika....io continuerò a sognare...

Notes

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Italia. Violenza sessuale è allarme sociale


Dopo i recenti casi di stupri, a Roma, Bologna e Milano non si riesce quasi più a tenere il conto degli episodio di violenza sessuale che, dall'inizio dell'anno, si stanno susseguendo in Italia ad opera principalmente di stranieri. Un orribile reato che si verifica nelle grandi città metropolitane come nei piccoli centri urbani. Emergono dati da brividi dalle informazioni fornite dal Presidente facente funzioni del Tribunale di Como Giuseppe Anzani e dal Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini. Ogni 4 giorni in Procura a Como arriva una denuncia per violenza sessuale. I fascicoli aperti tra luglio 2007 e giugno 2008 sono stati 89, tra violenze sessuali e pedofilia. Ma è solo la punta di un iceberg in quanto, il reato, per la quasi totalità è sommerso perché prevale ancora la paura e la vergogna a denunciare la violenza subita. Fino ad oggi la violenza che subivano le donne era soprattutto domestica, ma gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste, loro malgrado, delle donne avvenuti negli ultimi giorni, per le strade, propongono una nuova emergenza. Un autorevole testimonianza è portata da Telefono Rosa che da anni conosce il fenomeno ed assiste le vittime. “Ciò che sta avvenendo dall'inizio dell'anno, precisa il presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, mi preoccupa. Non so se è solo l'effetto di maggiori denunce ma, dal nostro osservatorio, non era mai stato rilevata una cosa simile”. Gli avvenimenti degli ultimi giorni non fanno altro che conferma un'allarmante costante: in testa alla classifica degli autori di stupri ci sono gli stranieri. Il triste primato vede fra i primi i romeni, seguiti da marocchini e albanesi che sembra abbiano dato il via ad una esecrabile escalation di violenza contro le donne. Assodato che nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi sono commessi da stranieri, spesso clandestini, ora si deve dare a tutto questo uno stop. Certezza della pena, custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale ed esclusione di attenuanti per chi delinque sotto effetto di alcool e droghe. Tutto ovviamente tenendo conto di due elementi fondamentali: abbattere l'allarme sociale provocato da questo tipo di reati e tutelare la dignità della vittima, che va assicurata anche nel percorso dibattimentale.
Per raggiungere un risultato anzitutto è importante l'introduzione nel ddl sicurezza dell'obbligo del carcere per chi stupra. Forse il decreto 'anti-stupro' sarà pronto per venerdì esso dovrebbe contenere, come annunciato, importanti novità: gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ci sarà un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl anti-molestie che la Camera ha già approvato. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori.

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La scuola pubblica in Italia con la 'Riforma Gelmini'

Esprimo la mia piena solidarietà con tutti coloro che protestano contro la Legge 133/08 la cosidetta 'Riforma Gelmini'....

Le cifre presentate nel decreto fanno venire i brividi: i tagli previsti dal decreto legge 112, poi convertito nella legge 133/08, e gli ulteriori provvedimenti contenuti nel decreto 137 porteranno, a livello nazionale, ad una riduzione di circa 100mila posti tra il personale docente e di 43mila posti tra quello Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi).
Per molti, anche per i non addetti ai lavori, l'effetto provocato dalla legge che in pratica azzererà in poco tempo le faticose conquiste di anni e anni, non solo in termini di posti di lavoro, ma anche di mission- educativa e di didattica, rende il momento dei più cupi e tristi degli ultimi anni. Ai tagli vanno poi sommati, le conseguenze che scaturiranno dalla reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.
L'Europa chiede più scuola, più sapere e l'Italia che fa?
Il contrario!
Rientrodurre il maestro unico è compiere, di sicuro, un passo indietro di almeno mezzo secolo. Se non addirittura si ritorna al tempo del libro cuore, senza offesa per quel libro mio compagno di tanti pomeriggi.
Perchè tutto questo? Bella domanda!
Molto probabilmente si tenta di mascherare con questa supposta riforma quello che è il vero scopo del provvedimento: incassare o meglio risparmiare in poco meno di 4-5 anni 8miliardi di euro. Questa è la cifra stimata, che dovrebbe restare nelle casse dello stato.
Un risparmio quindi certo ottenuto tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro ma al contempo che produrrà anche un effetto negativo: quello di un drastico ridimensionamento del servizio scolastico pubblico in favore forse di quello privato. Inoltre un'altra diretta conseguenza della L.133/08 sarà la chiusura di decine e decine di plessi scolastici.
Molte scuole, soprattutto nei piccoli centri urbani, non ci saranno più. A scomparire sarà anche un altro degli elementi cardine dell'istruzione primaria italiana: il tempo pieno. Bisogna fare attenzione, chi sostiene che il tempo pieno non sarà toccato dalla riforma o che addirittura aumenterà mente sapendo di farlo.
Rifletteteci un poco e capirete perchè!
Se prima, per ogni 2 classi, c'erano 3 insegnanti d'ora in poi sarà uno per classe, a seguire e istruire dai 20 ai 30 alunni e che svolgerà il suo orario lavorativo settimanale esclusivamente di mattina. Pertanto al pomeriggio non potrà esserci altro che un sorta di dopo-scuola, trasformando il tempo pieno di fatto in un parcheggio pomeridiano per i bambini, che nulla ha da condividere con l'offerta didattica di cui fino ad ieri, prima della 'riforma Gelmini', gli alunni potevano usufruire con il tempo pieno.

...

ARRIVERA' PER NATALE UNA 'SOCIAL CARD' AD OLTRE 1MLN DI ITALIANI 'POVERI'

C’è un detto che dice: "meglio poco che niente!".
In questo caso tra il poco e il nulla ci sono così poche differenze che è difficile distinguerli.
La 'social card, almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot varato dal governo che piuttosto un provvedimento serio in grado di aiutare per davvero i più bisognosi.
Nessuno però si è ricordato di dire che ogni spesa effettuata con la 'social card' in automatico sarà data una commissione alla Mastercard che è la società che ha emmesso ed è la proprietà della card.
Bhe! Almeno qualcuno di certo ci guadagnerà da questa iniziativa...
Appare strano che un'iniziativa così benefica abbia comunque dei costi accessori...stranezze tutte italiane!

***

Parole....di Abraham Lincoln

Non si può arrivare alla prosperità

scoraggiando l'impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l'odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggioto
gliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

marito e padre

i due rivali

genere umano

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO
da peacereporter

23/02/2002 - 02/07/2008 Ingrid Betancourt è stata liberata!

23/02/2002 - 02/07/2008                  Ingrid Betancourt è stata liberata!
faccio mia la gioia di tutti!

Finalmente liberi!!!

Finalmente liberi!!!

Grazie a loro la Betancourt è libera

Grazie a loro la Betancourt è libera
il ministro della Difesa colombiano Santos e il generale Montoya

Grazie Uribe!!

Grazie Uribe!!
La Betancourt ha incontrato il presidente colombiano Uribe che vinse le elezioni del 2002

madre e figlia!

madre e figlia!
Yolanda Pulecio e Ingrid Betancourt

le due Betancourt

le due Betancourt
Ingrid abbraccia la madre Yolanda

La gioia della libertà riconquistata

La gioia della libertà riconquistata
Ingrid Betancourt dopo la liberazione