domenica 15 marzo 2009

Pakistan. Il Paese colto da una forte crisi politico istituzionale è a rischio colpo di stato

A meno di un anno dalla cosiddetta svolta democratica del Pakistan, il Paese è in piena crisi politico istituzionale. Una crisi che rischia di indebolire ulteriormente l'unico Paese islamico dotato di bomba atomica dopo che è già sottoposto alla destabilizzazione sia dal terrorismo islamista sia dalla profonda crisi economica finanziaria che di fatto sta cancellando tutti i passi in avanti compiuti, negli ultimi anni, dal Paese asiatico. Il Paese da settimane è in subbuglio e sembra essere anche fuori controllo. Il governo per fronteggiare la 'rivolta' è ricorso alle vecchie leggi dell'epoca coloniale britannica, vietando raduni e manifestazioni. Nelle principali città dell'ex colonia britannica, come Lahore e Rawalpindi, le forze di sicurezza, da settimane, stanno arrestando migliaia di persone tra avvocati e oppositori politici. Centinaia di arresti sono avvenuti soprattutto oggi, nel corso di scontri fra dimostranti e polizia che non ha esitato ad utilizzare sfollagente e bombe lacrimogene per arginare la protesta, alla vigilia della manifestazione prevista per domani, lunedì, davanti al Parlamento di Islamabad e altre sedi istituzionali. Qui dovrebbe terminare la 'lunga marcia' di protesta partita da Karachi, lo scorso giovedì, e indetta per protestare contro il governo del presidente Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto. Nei giorni scorsi quasi tutti i capi della protesta sono stati posti agli arresti domiciliari o in prigione compreso il vice segretario del Partito fondamentalista Jamaat-e-Islami, Mansour Ahmed e il capo dell'opposizione Nawaz Sharif. Quest'ultimo violando gli arresti domiciliari, smentiti però dal governo, dopo aver arringato la folla radunatasi davanti alla sua abitazione gridando: ''è giunto il momento che la gente scenda in strada per cambiare il proprio destino'', si è unito alla marcia verso Islamabad. La capitale pachistana è militarizzata e le principali vie d'accesso sono state sbarrate con barriere formate da camion e container.
Una protesta, quella in atto, capeggiata dalle associazioni degli avvocati che è nata dopo la richiesta, disattesa, a Zardari di reintegrare al loro posto i magistrati esautorati dopo la proclamazione dello stato di emergenza nel novembre del 2007 dall'allora presidente Pervez Musharraf. I giudici furono rimossi da Musharraf perchè non si pronunciassero contro la possibilità di una sua rielezione a presidente. Soprattutto essi chiedono il ritorno al suo ruolo del potente capo della Corte Suprema, il giudice Iftikhar Mohammed Chaudhry, nemico giurato dell'ex presidente pachistano. A dar mano forte agli avvocati, dando un tono anche politico alla protesta, è accorso anche il partito all'opposizione la Lega Musulmana-N, Plm-N, dell'ex premier Nawaz Sharif, a cui l'attuale Corte Suprema in carica impose, per ordine di Musharraf, il divieto di candidarsi a future elezioni. I tentennamento di Zardari è dovuto al fatto che egli teme che i magistrati una volta reintegrati possano abrogare l'amnistia che gli è stata concessa da Musharraf e che di fatto lo ha liberato da numerose accuse per corruzione. Pertanto in Pakistan sono in molti a credere che il presidente abbia attuato una diabolica macchinazione contro Sharif, primo per garantirsi che il suo nemico, politico e personale, non possa diventare premier e poi per impedire il reinsediamento di una Corte che, di certo, non esiterebbe ad avviare contro di lui un procedimento d'impeachment per tutti i reati di corruzione di cui si è macchiato. Una scelta però, forse anche dettata dalla volontà di non volersi inimicare lo stesso Musharraf, il quale pare che controlli ancora il potente servizio segreto pachistano, Isi. L'unico organo statale, che per molti, è il vero artefice del fare e del disfare delle strategie politico-militari in Pakistan.
Di fronte al successo della protesta e alla crescente popolarità nel Paese di Sharif, nei giorni scorsi, il governo aveva cercato di moderare i toni e affidando la mediazione al ministro dell'Interno, Rahman Malik, aveva cercato la riconciliazione dicendosi non contrario alla marcia di protesta e di ritenere il dialogo l'unica via da seguire. Sharif aveva però respinto, in segno di sfida, il ramoscello d'ulivo portogli da Zardari.
La lotta per il potere tra Zardari e Sharif, nella foto insieme, si è evoluta lentamente degenerando poi negli ultimi mesi. I due inizialmente si erano legati da un patto, uniti dall'intento comune di voler abbattere il 'regime' di Musharraf. Poi dopo l'assassinio dell'ex premier Benzair Bhutto e le dimissioni del generale, la visione delle cose, per i due, sono cambiate anche perchè sono venute fuori tutte le contraddizioni di un Paese che sperava di passare dalla dittatura militare alla democrazia e che invece è rimasto imbrigliato nelle sue follie e ambiguità. Nel frattempo oggi alcune personalità politiche legate al presidente Zardari, in segno di protesta per la linea dura scelta dal governo, hanno deciso di passare all'opposizione, andando ad ingrossare di fatto le fila dei manifestanti. Fra i dissidenti c'è il vice procuratore generale del Pakistan, Abdul Hai Gilani, l'ispettore generale della polizia del Punjab, Khalid Farouq e il Responsabile del coordinamento del distretto (Dco) di Lahore, Sajjad Bhutta.
Nella comunità internazionale c'è il timore che la linea dura scelta dal governo possa far precipitare la situazione nel Paese in maniera incontrollabile e che i terroristi possano approfittarne. Il Pakistan ha un ruolo fondamentale nella strategia Usa di stabilizzare l'Afghanistan e sconfiggere al Qaeda. Pertanto gli Usa, da parte loro, hanno sviluppato un'intensa attività diplomatica, preoccupati per la deriva che potrebbe intraprendere il Pakistan in caso di un eccessivo indebolimento dell'autorità di Zardari. L'inviato speciale del presidente Barack Obama per il Pakistan e l'Afghanistan, Richard Holbrooke, si è subito attivato. Certamente il tanto sbandierato cambiamento democratico, con la 'cacciata' di Musharraf e l'elezione del governo di Gilani-Zardari, rispettivamente premier e presidente, non è avvenuto. Anzi il Paese si è ritrovato sempre di più minacciato dal terrorismo, anche perché, invece di controllarlo il governo di Islamabad ha concesso loro molto, soprattutto ai talebani nel nord- ovest del Paese tra i quali si annida al Qaeda. Nelle zone tribali di etnia pashtun il controllo dello stato è ormai solo sulla carta. L'ultima resa è avvenuta alcune settimane fa, quando ai talebani della valle dello Swat, Islamabad ha permesso di imporre indisturbati la sharia in cambio di un cessate il fuoco. Una concessione che ha costretto di fatto gli americani ad intensificare i loro attacchi nelle regioni tribali essendo essi rimasti l'unico contrasto ai talebani alleati di al Qaeda in quei luoghi. Attacchi che però uccidono anche civili e che il governo pachistano critica apertamente esasperando ancor di più gli animi e allo stesso tempo destabilizzando il proprio potere nel Paese.
Di fronte alla nuova fiammata della crisi pachistana, il comandante generale dell'esercito, il generale Ashfaq Parvez Kayani, che non nasconde la sua antipatia per il capo dello Stato e che la settimana scorsa gli ha ingiunto di ''agire o andarsene'', ha incontrato il premier Yusuf Raza Gilani per valutare la situazione. Kayani potrebbe favorire un atto di forza militare per consegnare il potere a Gilani, in un Paese che ha trascorso metà della sua esperienza post coloniale, dall'indipendenza del 1947, sotto i militari.

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Una fiammella accesa per tutte le persone che soffrono al mondo

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Nel mondo sono tante le persone che piangono e soffrono a loro dedico un affettuoso pensiero....

Unioni Civili

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Il mondo non può più stare a guardare mentre migliaia di siriani si vedono privati della libertà e della vita.....

Tutta la verità sul sequestro del rimorchiatore Buccaneer

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Rivista e libro in vendita al sito www.liberoreporter.it

A tutti quei bravi ragazzi morti per l'Italia

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Non mi abituerò mai a quest'immagine! Onore ai caduti

Nel mondo ogni giorno vengono compiute carneficine immani in cui le vittime sono inermi civili

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in memoria di coloro che hanno versato il loro sangue a causa del terrorismo ed ora sono solo ombre!

sono solidale con gli immigrati clandestini

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il volto di un immigrato

...a quei bravi ragazzi, figli dell'America di oggi, morti in guerra!

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DARFUR:NON C'E' PIU' TEMPO DA PERDERE!

IN DARFUR SONO DECINE SE NON CENTINAIA LE PERSONE CHE MUOIONO OGNI MESE...
FAI LORO DEL BENE... AIUTA I RIFUGIATI E I PROFUGHI DEL DARFUR FACENDO UNA DONAZIONE ALL'AGENZIA ONU PER I RIFUGIATI UNHCR CHIAMA LO 0680212304 PER SAPERE COME FARE....
RICORDATI BASTANO 31 EURO PER ACQUISTARE 8 COPERTE, 51 EURO PER UNA TENDA E 200 EURO PER DARE ASSISTENZA MEDICA A 25 FAMIGLIE...

Un bambino del Darfur

Un bambino del Darfur
aiuta ad aiutarlo sostieni le iniziative pro Darfur
In Darfur dal 2003 ad oggi sono state compiute esecuzioni, anche di massa, stupri, soprattutto di massa, nei confronti di donne, uomini e bambini e interi villaggi sono stati rasi al suolo. Il terrore è stato usato come pratica generalizzata e a sfondo razziale mentre lo stupro è diventato una vera e propria arma da guerra.
Il governo sudanese di Khartoum da parte sua ha bombardato senza sosta i civili, e ha reso sempre più difficili le operazioni di soccorso delle organizzazioni umanitarie nei confronti delle genti del Darfur, fino al punto di far scappare via la maggior parte delle Ong operanti nella regione sudanese e liberarsi così di scomodi testimoni di quanto accadeva in quei luoghi. La stessa tattica è stata seguita prima con i peacekeepers dell'Ua e poi con quelli dell'Onu...
Tutto il mondo è a conoscenza di quanto accade in quella remota regione sudanese e lancia denunce. Da un lato Washington parla di genocidio, dall’altro l'Onu parla di catastrofe umanitaria e di pulizia etnica.
Il tutto però resta nella totale impunità!
Intanto, dal Febbraio 2003 anno in cui è iniziata la ribellione della popolazione di etnia africana del Darfur, circa 6 milioni in maggioranza musulmana e in parte animista, contro il governo sudanese, musulmano ma integralista e soprattutto di etnia araba e bianca, è scoppiato il conflitto che ha causato finora circa 300mila morti e due milioni e mezzo di profughi. Una protesta nata per lo stato di totale abbandono e sfruttamento in cui la popolazione nera era tenuta. La repressione del governo centrale è stata spietata, soprattutto facendo uso dei Janjaweed, i diavoli a cavallo, che sono milizie nomadi di etnia araba che hanno compiuto tutti gli orrori possibili e inimmaginabili contro le genti del Darfur di etnia nera, per lo più contadini e pastori.

Il pianto di un innocente a Gaza

Il pianto di un innocente a Gaza
Ancora una volta il mondo intero si dovrebbe vergognare!!!
La guerra chi puo raccontarla? E' difficile farlo ma tutti possiamo immaginare come sia il sentire l'odore dei morti abbandonati nelle strade o sotto le macerie, il vedere i bambini che muoiono di fame accanto al cadavere della madre, il sentire il lamento dei feriti e lo strazio dei sopravvissuti, di chi si vede impotente e maledice chi gli ha portato via tutto.
Nella Striscia di Gaza siamo ormai quasi alla terza settimana di bombardamenti e inesorabilmente, come non potrebbe essere diversamente con tutta la tecnologia militare del 21° secolo che gli israeliani stanno usando, il numero dei morti tra i civili continuato ad aumentare, mentre l'esercito israeliano bombarda le loro case si moltiplicano tra i palestinesi le scene di disperazione e di dolore causati dagli effetti devastanti della guerra che certamente non sono cambiati nel tempo anzi al contrario.

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran

Giugno 2009: La rivoluzione di velluto in Iran
Sono solidale con i persiani che manifestano

Il 12 giugno 2010 è caduto il primo anniversario delle contestate elezioni iraniane. Elezioni che decretarono la riconferma a presidente dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad. Il Paese ha vissuto le prime ora di questa giornata con una calma carica di tensione che poi, è scoppiata nel pomeriggio intorno alle 16, le 13.30 italiane con i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza nei pressi dell’Università Sharif di Teheran. Era impensabile che l’opposizione iraniana del movimento riformista dell’Onda Verde si facesse scappare questa occasione per proclamare il proprio dissenso al regime degli Ayatollah. I luoghi delle sanguinose proteste post elettorali di un anno fa si sono quindi di nuovo riempiti di manifestanti. Questo, nonostante l’appello dei leader dell’opposizione, Moussavi e Karroubi, a evitare di scendere in piazza e nonostante che le forze di sicurezza avessero preso posizione in vari punti strategici del centro di Teheran per prevenire manifestazioni. Nonostante le proteste e le accuse di brogli elettorali il contestato presidente Ahmadinejad ha potuto proseguire nel suo mandato, quasi certamente usurpato, grazie all’appoggio dell’ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema. La lotta continuerà. Viva la Persia! Viva il movimento riformista!


i 44 presidenti degli Usa

i 44 presidenti degli Usa
da www.patrickmoberg.com/blog/id:420/november-4-2008

The President United States of America

The President United States of America
Barack Obama

E' morta Miriam Makeba

E' morta Miriam Makeba
Addio Mama Afrika....io continuerò a sognare...

Notes

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Italia. Violenza sessuale è allarme sociale


Dopo i recenti casi di stupri, a Roma, Bologna e Milano non si riesce quasi più a tenere il conto degli episodio di violenza sessuale che, dall'inizio dell'anno, si stanno susseguendo in Italia ad opera principalmente di stranieri. Un orribile reato che si verifica nelle grandi città metropolitane come nei piccoli centri urbani. Emergono dati da brividi dalle informazioni fornite dal Presidente facente funzioni del Tribunale di Como Giuseppe Anzani e dal Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini. Ogni 4 giorni in Procura a Como arriva una denuncia per violenza sessuale. I fascicoli aperti tra luglio 2007 e giugno 2008 sono stati 89, tra violenze sessuali e pedofilia. Ma è solo la punta di un iceberg in quanto, il reato, per la quasi totalità è sommerso perché prevale ancora la paura e la vergogna a denunciare la violenza subita. Fino ad oggi la violenza che subivano le donne era soprattutto domestica, ma gli episodi di violenza che hanno visto protagoniste, loro malgrado, delle donne avvenuti negli ultimi giorni, per le strade, propongono una nuova emergenza. Un autorevole testimonianza è portata da Telefono Rosa che da anni conosce il fenomeno ed assiste le vittime. “Ciò che sta avvenendo dall'inizio dell'anno, precisa il presidente Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, mi preoccupa. Non so se è solo l'effetto di maggiori denunce ma, dal nostro osservatorio, non era mai stato rilevata una cosa simile”. Gli avvenimenti degli ultimi giorni non fanno altro che conferma un'allarmante costante: in testa alla classifica degli autori di stupri ci sono gli stranieri. Il triste primato vede fra i primi i romeni, seguiti da marocchini e albanesi che sembra abbiano dato il via ad una esecrabile escalation di violenza contro le donne. Assodato che nella stragrande maggioranza dei casi questi episodi sono commessi da stranieri, spesso clandestini, ora si deve dare a tutto questo uno stop. Certezza della pena, custodia cautelare in carcere per chi è accusato di violenza sessuale ed esclusione di attenuanti per chi delinque sotto effetto di alcool e droghe. Tutto ovviamente tenendo conto di due elementi fondamentali: abbattere l'allarme sociale provocato da questo tipo di reati e tutelare la dignità della vittima, che va assicurata anche nel percorso dibattimentale.
Per raggiungere un risultato anzitutto è importante l'introduzione nel ddl sicurezza dell'obbligo del carcere per chi stupra. Forse il decreto 'anti-stupro' sarà pronto per venerdì esso dovrebbe contenere, come annunciato, importanti novità: gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ci sarà un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl anti-molestie che la Camera ha già approvato. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori.

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La scuola pubblica in Italia con la 'Riforma Gelmini'

Esprimo la mia piena solidarietà con tutti coloro che protestano contro la Legge 133/08 la cosidetta 'Riforma Gelmini'....

Le cifre presentate nel decreto fanno venire i brividi: i tagli previsti dal decreto legge 112, poi convertito nella legge 133/08, e gli ulteriori provvedimenti contenuti nel decreto 137 porteranno, a livello nazionale, ad una riduzione di circa 100mila posti tra il personale docente e di 43mila posti tra quello Ata (ausiliari, tecnici e amministrativi).
Per molti, anche per i non addetti ai lavori, l'effetto provocato dalla legge che in pratica azzererà in poco tempo le faticose conquiste di anni e anni, non solo in termini di posti di lavoro, ma anche di mission- educativa e di didattica, rende il momento dei più cupi e tristi degli ultimi anni. Ai tagli vanno poi sommati, le conseguenze che scaturiranno dalla reintroduzione del maestro unico nelle scuole elementari.
L'Europa chiede più scuola, più sapere e l'Italia che fa?
Il contrario!
Rientrodurre il maestro unico è compiere, di sicuro, un passo indietro di almeno mezzo secolo. Se non addirittura si ritorna al tempo del libro cuore, senza offesa per quel libro mio compagno di tanti pomeriggi.
Perchè tutto questo? Bella domanda!
Molto probabilmente si tenta di mascherare con questa supposta riforma quello che è il vero scopo del provvedimento: incassare o meglio risparmiare in poco meno di 4-5 anni 8miliardi di euro. Questa è la cifra stimata, che dovrebbe restare nelle casse dello stato.
Un risparmio quindi certo ottenuto tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro ma al contempo che produrrà anche un effetto negativo: quello di un drastico ridimensionamento del servizio scolastico pubblico in favore forse di quello privato. Inoltre un'altra diretta conseguenza della L.133/08 sarà la chiusura di decine e decine di plessi scolastici.
Molte scuole, soprattutto nei piccoli centri urbani, non ci saranno più. A scomparire sarà anche un altro degli elementi cardine dell'istruzione primaria italiana: il tempo pieno. Bisogna fare attenzione, chi sostiene che il tempo pieno non sarà toccato dalla riforma o che addirittura aumenterà mente sapendo di farlo.
Rifletteteci un poco e capirete perchè!
Se prima, per ogni 2 classi, c'erano 3 insegnanti d'ora in poi sarà uno per classe, a seguire e istruire dai 20 ai 30 alunni e che svolgerà il suo orario lavorativo settimanale esclusivamente di mattina. Pertanto al pomeriggio non potrà esserci altro che un sorta di dopo-scuola, trasformando il tempo pieno di fatto in un parcheggio pomeridiano per i bambini, che nulla ha da condividere con l'offerta didattica di cui fino ad ieri, prima della 'riforma Gelmini', gli alunni potevano usufruire con il tempo pieno.

...

ARRIVERA' PER NATALE UNA 'SOCIAL CARD' AD OLTRE 1MLN DI ITALIANI 'POVERI'

C’è un detto che dice: "meglio poco che niente!".
In questo caso tra il poco e il nulla ci sono così poche differenze che è difficile distinguerli.
La 'social card, almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot varato dal governo che piuttosto un provvedimento serio in grado di aiutare per davvero i più bisognosi.
Nessuno però si è ricordato di dire che ogni spesa effettuata con la 'social card' in automatico sarà data una commissione alla Mastercard che è la società che ha emmesso ed è la proprietà della card.
Bhe! Almeno qualcuno di certo ci guadagnerà da questa iniziativa...
Appare strano che un'iniziativa così benefica abbia comunque dei costi accessori...stranezze tutte italiane!

***

Parole....di Abraham Lincoln

Non si può arrivare alla prosperità

scoraggiando l'impresa.
Non si può rafforzare il debole
indebolendo il più forte.
Non si può aiutare chi è piccolo
abbattendo chi è grande.
Non si può aiutare il povero
distruggendo il ricco.
Non si possono aumentare le paghe
rovinando i datori di lavoro.
Non si può progredire serenamente
spendendo più del guadagno.
Non si può promuovere la fratellanza umana
predicando l'odio di classe.
Non si può instaurare la sicurezza sociale
adoperando denaro imprestato.
Non si può formare carattere e coraggioto
gliendo iniziativa e sicurezza.
Non si può aiutare continuamente
la gente facendo in sua vece quello che potrebbe
e dovrebbe fare da sola.

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

USA 2008: ELETTO PRESIDENTE BARACK OBAMA

marito e padre

i due rivali

genere umano

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO

GIOCHI OLIMPICI DI PECHINO
da peacereporter

23/02/2002 - 02/07/2008 Ingrid Betancourt è stata liberata!

23/02/2002 - 02/07/2008                  Ingrid Betancourt è stata liberata!
faccio mia la gioia di tutti!

Finalmente liberi!!!

Finalmente liberi!!!

Grazie a loro la Betancourt è libera

Grazie a loro la Betancourt è libera
il ministro della Difesa colombiano Santos e il generale Montoya

Grazie Uribe!!

Grazie Uribe!!
La Betancourt ha incontrato il presidente colombiano Uribe che vinse le elezioni del 2002

madre e figlia!

madre e figlia!
Yolanda Pulecio e Ingrid Betancourt

le due Betancourt

le due Betancourt
Ingrid abbraccia la madre Yolanda

La gioia della libertà riconquistata

La gioia della libertà riconquistata
Ingrid Betancourt dopo la liberazione