<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719</id><updated>2012-01-23T18:00:25.617+01:00</updated><title type='text'>MEDIA E INFORMAZIONE</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>1941</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-5379608182661178256</id><published>2012-01-23T17:59:00.001+01:00</published><updated>2012-01-23T18:00:25.625+01:00</updated><title type='text'>Somalia: a Mogadiscio è in corso un’offensiva contro i miliziani islamici</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La capitale della Somalia, Mogadiscio è sempre di più un campo di battaglia. In città è in corso una massiccia offensiva contro i miliziani islamici condotta dalle ‘scalcinate’ truppe governative somale. Quest’ultime sono appoggiate dai caschi verdi della missione di Peacekeeping dell'Unione africana, Ua, in Somalia, Amisom. In particolare con carri armati e artiglieria.&lt;br /&gt;L’obiettivo dell’offensiva è strappare alle milizie islamiche filo al Qaeda degli ‘Imaarah Islamiya’ ex  ‘al Shabaab’ i loro ultimi bastioni che si trovano nella periferia settentrionale della città, nei quartieri di Heliwa e Gupta.&lt;br /&gt;Secondo quanto sostenuto nei giorni scorsi da un portavoce del governo federale di transizione, Tfg, si tratta dell'offensiva militare finale per eliminare una volta e per tutte la presenza dei terroristi in città.&lt;br /&gt;I miliziani somali pur avendo, nell’agosto scorso, abbandonato le loro posizioni a Mogadiscio continuano però, a circondare la città mantenendo il controllo appunto di alcuni avamposti in periferia di cui ora i governativi vogliono prendere il controllo. Questo in quanto dal ritiro dei mujahideen somali Mogadiscio è scossa da attentati terroristi e attacchi suicidi.&lt;br /&gt;Resisi infatti, conto che ogni tentativo di affrontare frontalmente gli ‘stranieri’, come chiamano quelli dell’Ua, i miliziani hanno avviato una nuova strategia quella della guerriglia.&lt;br /&gt;Nel corso dei violentissimi combattimenti registratisi nei giorni scorsi i governativi sono già riusciti a strappare ai ribelli somali il controllo delle zone intorno all'Università e al cimitero di Barakat.&lt;br /&gt;I miliziani islamici filo al Qaeda conservano però, il controllo di gran parte delle zone meridionali e centrali del Paese africano.&lt;br /&gt;Gli ‘Imaarah Islamiya’ pur essendo più forte dei governativi finora hanno visto fallire ogni loro tentativo di dare la spallata finale al debole governo di Mogadiscio ed ora più che mai appare difficile che ci riescano in quanto sono impegnati su più fronti di guerra.&lt;br /&gt;Sono infatti, impegnati anche in duri combattimenti con le truppe dal Kenya e dell'Etiopia che nei mesi scorsi hanno deciso di intervenire militarmente in Somalia, specie nel sud del Paese del Corno d’Africa, contro i mujahideen somali resisi responsabili di numerose ‘scorrerie’ nei due Paesi confinanti. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-5379608182661178256?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/5379608182661178256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=5379608182661178256' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/5379608182661178256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/5379608182661178256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/somalia-mogadiscio-e-in-corso_23.html' title='Somalia: a Mogadiscio è in corso un’offensiva contro i miliziani islamici'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-917285383901125941</id><published>2012-01-23T17:59:00.000+01:00</published><updated>2012-01-23T18:00:24.654+01:00</updated><title type='text'>Somalia: a Mogadiscio è in corso un’offensiva contro i miliziani islamici</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La capitale della Somalia, Mogadiscio è sempre di più un campo di battaglia. In città è in corso una massiccia offensiva contro i miliziani islamici condotta dalle ‘scalcinate’ truppe governative somale. Quest’ultime sono appoggiate dai caschi verdi della missione di Peacekeeping dell'Unione africana, Ua, in Somalia, Amisom. In particolare con carri armati e artiglieria.&lt;br /&gt;L’obiettivo dell’offensiva è strappare alle milizie islamiche filo al Qaeda degli ‘Imaarah Islamiya’ ex  ‘al Shabaab’ i loro ultimi bastioni che si trovano nella periferia settentrionale della città, nei quartieri di Heliwa e Gupta.&lt;br /&gt;Secondo quanto sostenuto nei giorni scorsi da un portavoce del governo federale di transizione, Tfg, si tratta dell'offensiva militare finale per eliminare una volta e per tutte la presenza dei terroristi in città.&lt;br /&gt;I miliziani somali pur avendo, nell’agosto scorso, abbandonato le loro posizioni a Mogadiscio continuano però, a circondare la città mantenendo il controllo appunto di alcuni avamposti in periferia di cui ora i governativi vogliono prendere il controllo. Questo in quanto dal ritiro dei mujahideen somali Mogadiscio è scossa da attentati terroristi e attacchi suicidi.&lt;br /&gt;Resisi infatti, conto che ogni tentativo di affrontare frontalmente gli ‘stranieri’, come chiamano quelli dell’Ua, i miliziani hanno avviato una nuova strategia quella della guerriglia.&lt;br /&gt;Nel corso dei violentissimi combattimenti registratisi nei giorni scorsi i governativi sono già riusciti a strappare ai ribelli somali il controllo delle zone intorno all'Università e al cimitero di Barakat.&lt;br /&gt;I miliziani islamici filo al Qaeda conservano però, il controllo di gran parte delle zone meridionali e centrali del Paese africano.&lt;br /&gt;Gli ‘Imaarah Islamiya’ pur essendo più forte dei governativi finora hanno visto fallire ogni loro tentativo di dare la spallata finale al debole governo di Mogadiscio ed ora più che mai appare difficile che ci riescano in quanto sono impegnati su più fronti di guerra.&lt;br /&gt;Sono infatti, impegnati anche in duri combattimenti con le truppe dal Kenya e dell'Etiopia che nei mesi scorsi hanno deciso di intervenire militarmente in Somalia, specie nel sud del Paese del Corno d’Africa, contro i mujahideen somali resisi responsabili di numerose ‘scorrerie’ nei due Paesi confinanti. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-917285383901125941?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/917285383901125941/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=917285383901125941' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/917285383901125941'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/917285383901125941'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/somalia-mogadiscio-e-in-corso.html' title='Somalia: a Mogadiscio è in corso un’offensiva contro i miliziani islamici'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-6647377767080995323</id><published>2012-01-20T20:45:00.001+01:00</published><updated>2012-01-22T11:45:58.928+01:00</updated><title type='text'>Soldati francesi uccisi in Afghanistan. Juppè: un assassinio incomprensibile e inaccettabile</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Erano tutti disarmati e non indossavano nemmeno i giubbetti antiproiettile i militari francesi uccisi stamani da un soldato dell'esercito afghano. Il militare di Kabul ha aperto il fuoco su di loro uccidendone 4 e ferendone altri 15. Il particolare emerge da una comunicazione fatta alla stampa dal ministro francese della Difesa, Gerard Longuet che ha definito l’atto un assassinio. Per Longuet i militari francesi è come se fossero stati letteralmente giustiziati dal militare afghano. “Non sappiamo ancora se questi fosse un talebano infiltrato o qualcuno che ha deciso di compiere questo atto per motivi che ancora non sono chiari", ha spiegato il ministro francese della Difesa.&lt;br /&gt;In giornata i Talebani per bocca del loro portavoce, Zabiullah Mujahid, pur non rivendicando la paternità del gesto, hanno lodato  il gesto e il militare afgano che per loro ha mantenuto alto l'onore dell'Afghanistan e dell'Islam definendolo  un ‘soldato afghano patriota’.&lt;br /&gt;L’episodio che ha visto soldati francesi uccisi da un militare afghano è solo l'ultimo di una lunga serie.&lt;br /&gt;Per i francesi si tratta della seconda volta. La prima è stato nel dicembre 2011 quando ad essere uccisi furono 2 due soldati della Legione straniera nell'est del Paese.&lt;br /&gt;Gli attacchi di militari locali o infiltrati dei talebani alle truppe delle forze internazionali sono da sempre un ‘pericolo’ e dal 2009 sono in aumento in Afghanistan coinvolgendo un po’ tutti i Paesi della coalizione internazionale. Nel gennaio 2011 in uno di questi episodi venne ucciso anche un militare del contingente italiano, l'alpino Luca Sanna. In quell’occasione si trattò di un infiltrato talebano con indosso una divisa dell’esercito.&lt;br /&gt;Attacchi che sono da un lato la dimostrazione del dilagare di sentimenti anti-occidentali all'interno delle forze afghane e dall’altro la prova che i Talebani hanno tranquillamente infiltrato loro uomini nelle forze di sicurezza afghane.&lt;br /&gt;Man mano che passa il tempo emergono sempre più particolari sul vile attentato compiuto stamani contro i soldati francesi del contingente militare Nato.&lt;br /&gt;Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè ha annunciato che il bilancio dell'attacco è per ora di 4 morti e 15 feriti, di cui 8 gravi. I soldati francesi sono stati attaccati mentre erano impegnati in un allenamento sportivo all'interno della base militare di Gwam, nella zona di Tagab nel sud della zona controllata dalle forze francesi e dove si trovano dei cooperanti afghani e degli istruttori francesi.&lt;br /&gt;Ora la Francia chiede garanzie credibili sulle procedure di reclutamento nell'esercito afghano per evitare episodi come quello di questa mattina. In caso contrario Parigi accelererà il ritiro delle sue truppe dal Paese asiatico che per ora resta fissato per la fine del 2013. L’episodio avrà comunque influenza sull’Exit Strategy. Il presidente Sarkozy ha chiesto infatti, una revisione delle condizioni in cui operano i militari francesi in Afghanistan e sulla possibile accelerazione del ritiro dei militari francesi.&lt;br /&gt;Comunque sia la Francia, prima di prendere una decisione sul mantenimento del proprio contingente in Afghanistan, aspetta il rapporto del ministro della Difesa, Longuet, e del capo di stato maggiore delle forze armate, ammiraglio Edouard Guillaud, inviati immediatamente da Sarkozy in Afghanistan per ricevere notizie precise sull’accaduto.&lt;br /&gt;Il presidente afghano, Hamid Karzai  si è detto profondamente rattristato per quanto accaduto ed ha presentato le sue condoglianze al presidente francese, ai famigliari delle vittime e al popolo francese. In un comunicato Karzai ha sottolineato le relazioni storiche fra i due Paesi e ricordato che la Francia è stata generosa nel fornire all'Afghanistan una assistenza ampia nell'ultimo decennio.&lt;br /&gt;Per il 27 gennaio prossimo è prevista a Parigi la firma di un trattato di cooperazione e amicizia fra i due Paesi. In quell’occasione i capi di stato dei due Paesi, Nicolas Sarkozy e Hamid Karzai, potranno confrontarsi e discutere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-6647377767080995323?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/6647377767080995323/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=6647377767080995323' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/6647377767080995323'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/6647377767080995323'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/soldati-francesi-uccisi-in-afghanistan_20.html' title='Soldati francesi uccisi in Afghanistan. Juppè: un assassinio incomprensibile e inaccettabile'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-1954664854836363519</id><published>2012-01-20T20:45:00.000+01:00</published><updated>2012-01-22T11:45:58.388+01:00</updated><title type='text'>Soldati francesi uccisi in Afghanistan. Juppè: un assassinio incomprensibile e inaccettabile</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Erano tutti disarmati e non indossavano nemmeno i giubbetti antiproiettile i militari francesi uccisi stamani da un soldato dell'esercito afghano. Il militare di Kabul ha aperto il fuoco su di loro uccidendone 4 e ferendone altri 15. Il particolare emerge da una comunicazione fatta alla stampa dal ministro francese della Difesa, Gerard Longuet che ha definito l’atto un assassinio. Per Longuet i militari francesi è come se fossero stati letteralmente giustiziati dal militare afghano. “Non sappiamo ancora se questi fosse un talebano infiltrato o qualcuno che ha deciso di compiere questo atto per motivi che ancora non sono chiari", ha spiegato il ministro francese della Difesa.&lt;br /&gt;In giornata i Talebani per bocca del loro portavoce, Zabiullah Mujahid, pur non rivendicando la paternità del gesto, hanno lodato  il gesto e il militare afgano che per loro ha mantenuto alto l'onore dell'Afghanistan e dell'Islam definendolo  un ‘soldato afghano patriota’.&lt;br /&gt;L’episodio che ha visto soldati francesi uccisi da un militare afghano è solo l'ultimo di una lunga serie.&lt;br /&gt;Per i francesi si tratta della seconda volta. La prima è stato nel dicembre 2011 quando ad essere uccisi furono 2 due soldati della Legione straniera nell'est del Paese.&lt;br /&gt;Gli attacchi di militari locali o infiltrati dei talebani alle truppe delle forze internazionali sono da sempre un ‘pericolo’ e dal 2009 sono in aumento in Afghanistan coinvolgendo un po’ tutti i Paesi della coalizione internazionale. Nel gennaio 2011 in uno di questi episodi venne ucciso anche un militare del contingente italiano, l'alpino Luca Sanna. In quell’occasione si trattò di un infiltrato talebano con indosso una divisa dell’esercito.&lt;br /&gt;Attacchi che sono da un lato la dimostrazione del dilagare di sentimenti anti-occidentali all'interno delle forze afghane e dall’altro la prova che i Talebani hanno tranquillamente infiltrato loro uomini nelle forze di sicurezza afghane.&lt;br /&gt;Man mano che passa il tempo emergono sempre più particolari sul vile attentato compiuto stamani contro i soldati francesi del contingente militare Nato.&lt;br /&gt;Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppè ha annunciato che il bilancio dell'attacco è per ora di 4 morti e 15 feriti, di cui 8 gravi. I soldati francesi sono stati attaccati mentre erano impegnati in un allenamento sportivo all'interno della base militare di Gwam, nella zona di Tagab nel sud della zona controllata dalle forze francesi e dove si trovano dei cooperanti afghani e degli istruttori francesi.&lt;br /&gt;Ora la Francia chiede garanzie credibili sulle procedure di reclutamento nell'esercito afghano per evitare episodi come quello di questa mattina. In caso contrario Parigi accelererà il ritiro delle sue truppe dal Paese asiatico che per ora resta fissato per la fine del 2013. L’episodio avrà comunque influenza sull’Exit Strategy. Il presidente Sarkozy ha chiesto infatti, una revisione delle condizioni in cui operano i militari francesi in Afghanistan e sulla possibile accelerazione del ritiro dei militari francesi.&lt;br /&gt;Comunque sia la Francia, prima di prendere una decisione sul mantenimento del proprio contingente in Afghanistan, aspetta il rapporto del ministro della Difesa, Longuet, e del capo di stato maggiore delle forze armate, ammiraglio Edouard Guillaud, inviati immediatamente da Sarkozy in Afghanistan per ricevere notizie precise sull’accaduto.&lt;br /&gt;Il presidente afghano, Hamid Karzai  si è detto profondamente rattristato per quanto accaduto ed ha presentato le sue condoglianze al presidente francese, ai famigliari delle vittime e al popolo francese. In un comunicato Karzai ha sottolineato le relazioni storiche fra i due Paesi e ricordato che la Francia è stata generosa nel fornire all'Afghanistan una assistenza ampia nell'ultimo decennio.&lt;br /&gt;Per il 27 gennaio prossimo è prevista a Parigi la firma di un trattato di cooperazione e amicizia fra i due Paesi. In quell’occasione i capi di stato dei due Paesi, Nicolas Sarkozy e Hamid Karzai, potranno confrontarsi e discutere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-1954664854836363519?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/1954664854836363519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=1954664854836363519' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1954664854836363519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1954664854836363519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/soldati-francesi-uccisi-in-afghanistan.html' title='Soldati francesi uccisi in Afghanistan. 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Processo democratizzazione:  prevalgono le forze che non hanno partecipato alla rivolta</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In Egitto quello che si profila all’orizzonte è sempre di più un Parlamento a forte tendenza islamica.&lt;br /&gt;A pochi giorni dal primo anniversario della rivoluzione popolare che ha cacciato Hosni Mubarak, il 25 gennaio, si delinea nel Paese il successo elettorale di movimenti e forze politiche che non hanno partecipato alla rivolta.&lt;br /&gt;Una rivolta condotta invece, da movimenti di protesta guidati in molti casi dai giovani e gente comune proveniente da tutte le regione del Paese. &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ZB1DcbDL4lA/TxXBtGvKeoI/AAAAAAAAFFA/iBuwQr8RnKs/s1600/egitto%2Bla%2Bfolla%2Ba%2Bpiazza%2Btahrir.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 248px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5698673884153936514" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-ZB1DcbDL4lA/TxXBtGvKeoI/AAAAAAAAFFA/iBuwQr8RnKs/s320/egitto%2Bla%2Bfolla%2Ba%2Bpiazza%2Btahrir.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Una rivolta che ha avuto i suoi martiri.&lt;br /&gt;Proprio per ricordare le vittime della Rivoluzione del 25 gennaio gli attivisti egiziani hanno proclamato 'Venerdì dei sogni dei martiri' il prossimo 20 gennaio.&lt;br /&gt;Anche in quell'occasione, fulcro delle manifestazioni sarà Piazza Tahrir al Cairo.&lt;br /&gt;I movimenti di protesta hanno chiesto di riunirsi in tutte le città del Paese  e vestiti di nero, per dar vita a cortei funebri. La manifestazione del 20 gennaio aprirà le celebrazioni in vista del primo anniversario della rivoluzione. Un anniversario che cade il 25 gennaio e che il Consiglio supremo delle forze armate, Csfa, che governa l’Egitto, in via transitoria dall’11 febbraio del 2011, ha proclamato festa nazionale.&lt;br /&gt;Il Csfa, a capo del quale vi è il generale Hussein Tantawi, ha promesso di cedere i poteri ai civili entro il mese di giugno prossimo. Prima di giungervi ha però, stabilito una sorta di ‘road map’ che dovrebbe, attraverso un interminabile processo di democratizzazione, condurre al rinnovo del Parlamento, alla stesura della Costituzione e poi, all’elezione del capo dello stato.&lt;br /&gt;Il popolo ha però, più volte chiesto che il passaggio di consegne avvenga prima anche manifestando nelle piazze. Una richiesta che però, è rimasta inascoltata.&lt;br /&gt;Nel frattempo, tra il 14 e il 19 gennaio si svolge l'ultima delle tre fasi di voto per le elezioni legislative, le prime dalla caduta di Mubarak e iniziate lo scorso 28 novembre.&lt;br /&gt;Si vota per eleggere i 498 nuovi componenti dell’assemblea del popolo egiziana.&lt;br /&gt;Le prime due fasi di voto hanno visto primeggiare nelle preferenze i due principali partiti d'ispirazione islamica che hanno conquistato circa il 70 per cento dei seggi della Camera bassa. Si tratta di quello dei Fratelli musulmani, il partito della confraternita ‘Giustizia e Libertà’ di Mohamed Morsi che ha conquistato 232 seggi e il partito salafita ‘Al Nour’ di Emad Abdel Ghafour che ha conquistato 113 seggi. Al terzo posto il partito liberale egiziano ‘Wafd’ con il 9 per cento delle preferenze.&lt;br /&gt;La nuova assemblea del popolo si riunirà per la prima volta il 23 gennaio prossimo.&lt;br /&gt;‘Giustizia e Libertà’ di fatto controllerà la nuova assemblea e punta ad ottenere anche che un proprio esponente diventi presidente del prossimo Parlamento. Il nome fatto è quello del suo segretario generale, Mohamed Saad al-Katatny. In tal senso sono in corso colloqui con le altre forze politiche. Queste, hanno già avanzato la richiesta che come vice presidenti del Parlamento vengano nominati un deputato del partito ‘Wafd’ e del partito salafita ‘Al Nour’. Questo non è che di uno degli accordi che si stanno siglando. Un altro degli accordi tra i partiti che stanno vincendo le elezioni in Egitto è che a ‘Giustizia e Libertà’ vada la presidenza di 7 commissioni parlamentari, al partito ‘Al Nour’ 3, al ‘Wafd’ anche 3, mentre al ‘Blocco egiziano’  2 e sempre 2 agli altri partiti. Una ‘spartizione’ del potere impensabile al tempo di Mubarak, quando tutte le posizioni di potere in Parlamento erano prerogativa dell’ex Partito nazionale democratico che era al potere nel Paese.&lt;br /&gt;Numerosi partiti politici, usciti sconfitti, hanno però, denunciato gravi violazioni durante il voto che per loro ne hanno compromesso i risultati.&lt;br /&gt;Trova tutti concordi l’idea che quella in corso non sia più una campagna politica, ma religiosa.&lt;br /&gt;Tra questi il partito ‘Egiziani liberi’ di Naguib Sawiris che per protesta ha deciso di boicottare le elezioni per la camera alta del parlamento egiziano, la Shura. Elezioni che si terranno in due fasi, tra il 29 gennaio e il 22 febbraio prossimi.&lt;br /&gt;Alla fine di questa tornata elettorale si passerà poi, alla formazione dell'assemblea costituente e quindi al voto per le presidenziali. Quest’ultime previste per il prossimo 20 giugno.&lt;br /&gt;In virtù di ciò il 15 aprile si apriranno la registrazione dei candidati che intendono concorrere alle elezioni presidenziali in Egitto.&lt;br /&gt;In lizza sono l'ex capo della Lega araba, Amr Mussa, il dirigente dei Fratelli musulmani che ha lasciato la confraternita e si presenta come indipendente, Abdel Moneim Aboul Fotouh, l'ex premier di Mubarak, Essam Shafik, l'esponente salafita, Hazem Salah Abou Ismail, il nasseriano, Hamdine Sabbahi e il candidato islamista vicino ai Fratelli Musulmani, Salim al-Awwa.&lt;br /&gt;Fino a Sabato scorso era candidato anche Mohamed el Baradei, leader del movimento ‘Assemblea nazionale per il cambiamento’.&lt;br /&gt;El Baradei si è ritirato in segno di protesta contro la Giunta militare.&lt;br /&gt;Nei mesi scorsi l’ex direttore dell'Agenzia atomica internazionale, Aiea, ha più volte esternato parole molto dure nei confronti del Consiglio militare, soprattutto per la gestione della sicurezza. Secondo il Premio Nobel per la Pace il Csfa ha seguito una politica di sicurezza repressiva&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6kbva-IdsZw/TxXBtUtNxRI/AAAAAAAAFFM/lARaTMn8_n4/s1600/Mohammed%2Bel%2BBaradei.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 199px; height: 320px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5698673887903859986" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-6kbva-IdsZw/TxXBtUtNxRI/AAAAAAAAFFM/lARaTMn8_n4/s320/Mohammed%2Bel%2BBaradei.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; segnata da violenza, provocazione e assassinii, processi di rivoluzionari davanti ai tribunali militari invece, di punire chi ha ucciso i loro compagni.&lt;br /&gt;Quasi a volergli dare ragione in un rapporto sul rispetto dei diritti umani in Africa del Nord Amnesty International ha denunciato la violazione dei diritti proprio in Egitto e in Libia, nonostante i nuovi governi.&lt;br /&gt;“Con poche eccezioni, i governi non hanno saputo riconoscere che è cambiato tutto”, ha dichiarato Philip Luther, direttore ad interim per il Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International.&lt;br /&gt;Nello specifico del Paese dei Faraoni l’organizzazione per la difesa dei diritti umani nel documento di 80 pagine spiega che: “L'organismo al potere in Egitto, il Consiglio supremo delle forze armate, Scaf, ha ripetutamente promesso di dare seguito alle richieste della 'rivoluzione del 25 gennaio' ma, si è reso responsabile di una serie di violazioni dei diritti umani per certi versi persino peggiori di quelle dell'era di Mubarak. L'esercito e le forze di sicurezza hanno violentemente soppresso le proteste, causando almeno 84 morti negli ultimi tre mesi del 2011. Sono continuate le torture durante la detenzione e le corti marziali hanno processato più civili in 12 mesi che nei 30 anni precedenti. Alle donne sono stati inflitti particolari trattamenti umilianti, con l'obiettivo di farle desistere dalla protesta. A dicembre le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nelle sedi di varie organizzazioni non governative locali e internazionali in quello che è apparso un tentativo di zittire le critiche nei confronti delle autorità. Amnesty teme che nel 2012 il Consiglio supremo delle Forze Armate, Scaf potrebbe tentare ulteriormente di limitare le possibilità dei cittadini egiziani di protestare ed esprimere liberamente le loro opinioni”.&lt;br /&gt;In una nota a firma di Premio Nobel si legge: “La mia coscienza mi impedisce di presentarmi alle presidenziali o ad altre posizioni ufficiali senza un vero regime democratico. I militari al potere hanno scelto di proseguire sulla vecchia strada, come se la rivoluzione non ci fosse stata e il regime non fosse caduto. La giunta invece di unire la Nazione attraverso un processo politico organizzato, ha preso tutte le decisioni da sola, in modo confuso, esacerbando le divisioni nella società, mentre noi ora abbiamo un estremo bisogno di solidarietà. Il mio impegno al fianco dei giovani della rivoluzione però, continuerà per sostenere il loro obiettivo”.&lt;br /&gt;El Baradei ha contribuito ai cambiamenti avvenuti in Egitto negli ultimi mesi ed era considerato il favorito per le presidenziali, ma nelle ultime settimane il suo movimento, l'‘Assemblea nazionale per il cambiamento’, è stato indebolito da divisioni interne e la sua immagine è stata offuscata dalle accuse di aver abbandonato il popolo.&lt;br /&gt;Immediate le reazioni tra i sostenitori e gli avversari dell’ex capo dell’Aiea. In tutti ha prevalso il rammarico e lo stupore.&lt;br /&gt;In particolare Ayman Nour, capo del partito Ghad, anch’egli candidato ha definito: “uno shock alla coscienza nazionale il ritiro di Mohamed el Baradei dalla corsa presidenziale. Il leader liberale egiziano ha anche affermato che: “Quelli che hanno creato il sogno se ne andranno e resteranno solo quelli che sognano il potere e il dominio”. Parole forti e ricche di significato. Ieri Nour ha annunciato che anche lui sta per ritirare la sua candidatura. La decisione definitiva dovrebbe giungere nel corso di un vertice del partito Ghad prevista per il prossimo venerdì.&lt;br /&gt;A questo punto restano favoriti per la vittoria alle presidenziali l'ex segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, e Abdel Moneim Abul Fotouh.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-3746897238023319951?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/3746897238023319951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=3746897238023319951' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/3746897238023319951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/3746897238023319951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/egitto-processo-democratizzazione.html' title='Egitto. Processo democratizzazione:  prevalgono le forze che non hanno partecipato alla rivolta'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ZB1DcbDL4lA/TxXBtGvKeoI/AAAAAAAAFFA/iBuwQr8RnKs/s72-c/egitto%2Bla%2Bfolla%2Ba%2Bpiazza%2Btahrir.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-3586534599642357259</id><published>2012-01-17T12:56:00.003+01:00</published><updated>2012-01-17T12:57:10.471+01:00</updated><title type='text'>Kazakhstan. Elezioni legislative: per Osce voto non democratico</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Per l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, Osce, le elezioni  tenutesi domenica in Kazakhstan non hanno rispettato i principi democratici. L’organismo internazionale finora non ha mai riconosciuto come democratico un voto in Kazakhstan.&lt;br /&gt;Nel documento dell' Osce si legge: “Nonostante le ambizioni del governo di rafforzare il processo democratico, le legislative de&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-dgQmU7hr8fg/TxViBnWpF9I/AAAAAAAAFE0/fjHU_DeLB3E/s1600/Kazakhstan.png"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 333px; height: 190px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5698568683390572498" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-dgQmU7hr8fg/TxViBnWpF9I/AAAAAAAAFE0/fjHU_DeLB3E/s320/Kazakhstan.png" /&gt;&lt;/a&gt;l 15 gennaio non hanno ancora rispettato i principi fondamentali di una elezione democratica”.&lt;br /&gt;“I risultati elettorali possono essere descritti come una 'elezione orchestrata': pluralismo e diversità di opinioni non sono state rispettate", ha spiegato Miklos Haraszti, rappresentante degli osservatori dell'Osce/Odihr.&lt;br /&gt;“Il voto non ha soddisfatto gli standard democratici internazionali non solo nel giorno del voto, ma fin dall'inizio. La campagna elettorale si è svolta in un clima strettamente controllato tra restrizioni alla libertà di assemblea ed espressione delle opinioni, dibattito elettorale censurato, pochissimo spazio all'opposizione sulle tv, competizione limitata. Le elezioni, hanno concesso gli osservatori, sono state ben organizzate e alcuni cambiamenti legislativi sono stati introdotti per permettere almeno a un secondo partito di entrare in parlamento, ma le promesse del presidente Nazarbaiev su un voto aperto non si sono avverate. C’è ancora molta strada da fare, ma speriamo che il governo e il potere vogliano percorrerla insieme a noi" ha commentato Joao Soares, capo della delegazione dell'Assemblea Parlamentare Osce.&lt;br /&gt;Si tratta delle elezioni legislative anticipate per il rinnovo della Camera bassa, Majilis, che si sono svolte la scorsa domenica in Kazakistan e hanno visto come previsto la schiacciante vittoria del partito Nur Otan del presidente kazaco, Nursultan Nazarbayev, che ha ottenuto l'80,74% delle preferenze.&lt;br /&gt;Sulla regolarità delle operazioni, in questa tornata elettorale, hanno 'vigilato' circa mille osservatori tra i quali anche alcuni parlamentari italiani. Si tratta di Laura Froner, Pd, Teresio Delfino, Udc, Giuseppe Berretta, Pd, guidati dal capodelegazione Enrico Pianetta, Pdl.&lt;br /&gt;Comunque sia il voto di domenica scorsa ha introdotto una grossa novità nel Paese asiatico: la nascita del primo parlamento multipartitico.&lt;br /&gt;Anche altri due partiti infatti, hanno superato la soglia del 7%.&lt;br /&gt;Oltre ai parlamentari del  partito Nur Otan in Parlamento siederanno anche una rappresentanza del partito democratico kazako Ak Zhol, che ha ottenuto il 7.46% e del partito comunista kazao che ha raggiunto il 7.2%.&lt;br /&gt;In lizza vi erano anche altri 4 partiti che però, non hanno raccolto abbastanza consensi da superare lo sbarramento. Il risultato da loro raggiunto li distacca in maniera pesante dagli altri 3.&lt;br /&gt;Gli altri 4 partiti candidati, hanno infatti, raggiunto risultati molto inferiori al 7%.&lt;br /&gt;Al partito democratico 'Adilet' sono andati il 0,66% dei voti, mentre l’0,89% al partito dei Patrioti, l’1,46% all 'Aul' e l'1,59% al partito dei socialdemocratici 'Azat'.&lt;br /&gt;Questi sono però, risultati relativi al definitivo conteggio delle schede. Un risultato che quindi, non è ancora stato ufficializzati secondo i protocolli di legge. L’ufficializzazione del voto arriverà entro mercoledì prossimo.&lt;br /&gt;Finora il Parlamento è stato sempre monopolizzato dal 'Nur Otan' il partito al potere nel Paese.&lt;br /&gt;Il voto di è svolto in un periodo in cui il Paese vive una forte crisi politica e sociale. Nell'ex repubblica sovietica dell'Asia centrale ricca di idrocarburi da mesi si registra di un'ondata di violenze con scontri tra manifestanti e forze di sicurezza.&lt;br /&gt;Per cui il voto ha assunto anche una forte connotazione come lo denota l'affluenza alle urne che è stata del 75,7%. Hanno votato 6.980mila cittadini su 9.300 mila aventi diritto.&lt;br /&gt;“Questi risultati indicano che il nostro programma, e tutto il lavoro fatto finora, sono supportati dalla gente, che continua quindi a dare fiducia al nostro partito", ha affermato il presidente kazaco, Nazarbaiev commentando il plebiscito ottenuto dal suo partito il 'Nur Otan'.&lt;br /&gt;Ovviamente la dichiarazione del premier kazaco non ha trovato tutti d’accordo. Sono in molti nella repubblica ex sovietica a considerare il partito Ak-Jol troppo vicino al business e che si mostra  come forza di opposizione ma  in effetti è vicino al potere, mentre i comunisti kazachi sono filo regime.&lt;br /&gt;Una realtà questa, che ha spinto il segretario del partito socialdemocratico 'Azat', Amirkhan Kosanov a definire il risultato del voto di domenica scorsa come il frutto di brogli. Di fatto il segretario del partito socialdemocratico kazaco ha voluto dire che i risultati elettorali sono stati programmati in anticipo. Kosanov si è detto infatti, convinto che l'ingresso dei due nuovi partiti in Parlamento non sia altro che l'esecuzione di un ordine arrivato direttamente dal palazzo presidenziale. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-3586534599642357259?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/3586534599642357259/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=3586534599642357259' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/3586534599642357259'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/3586534599642357259'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/kazakhstan-elezioni-legislative-per.html' title='Kazakhstan. Elezioni legislative: per Osce voto non democratico'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-dgQmU7hr8fg/TxViBnWpF9I/AAAAAAAAFE0/fjHU_DeLB3E/s72-c/Kazakhstan.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-2439744842688369994</id><published>2012-01-17T11:17:00.002+01:00</published><updated>2012-01-17T11:19:52.371+01:00</updated><title type='text'>Le ribellioni armate sudanesi perdono due importanti leader</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per una serie di circostanze simili 2 leader ribelli sudanesi sono stati accomunato nella morte.&lt;br /&gt;Si tratta di George Athor ex generale dello Spla, l'ex movimento ribelle del sud diventato poi, esercito regolare del S&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Ya1Wm_7R7Xc/TxVLJLwi8GI/AAAAAAAAFEo/aXBtPNBvUa0/s1600/Khalil%2BIbrahim%2B%2Be%2BGeorge%2BAthor.png"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 174px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5698543524654542946" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-Ya1Wm_7R7Xc/TxVLJLwi8GI/AAAAAAAAFEo/aXBtPNBvUa0/s320/Khalil%2BIbrahim%2B%2Be%2BGeorge%2BAthor.png" /&gt;&lt;/a&gt;ud Sudan, e di Khalil Ibrahim capo del Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza, Jem, uno dei principali gruppi ribelle del Darfur e anche il più forte. Entrambi sono stati uccisi alla fine del mese di dicembre scorso.&lt;br /&gt;Le loro sono morti che di fatto rimettono tutto in discussione in quella parte del continente africano dove è in corso una guerra di ribellione nella regione occidentale sudanese del Darfur e scontri armati tra gruppi ribelli dissidenti e esercito sud sudanese.&lt;br /&gt;Di certo da ora in poi, mancheranno dalla scena due importanti attori caduti forse vittime di un diabolico piano architettato e messo in atto forse anche con complicità straniere. Un piano che ha tolto di mezzo due importanti pedine dello scacchiere africano dove si sta giocando un’importante partita che vede coinvolti anche diversi Paesi stranieri.&lt;br /&gt;Con molta probabilità l’eliminazione dei loro leader segnerà la fine dei due gruppi ribelli o per lo meno avrà una forte influenza sul loro futuro condizionandone in qualche modo le loro prossime mosse.&lt;br /&gt;Certamente queste due morti, avvenute in circostanze quantomeno sospette, amplificano fortemente i dubbi che in tanti hanno sui processi di pacificazione avviati sia in Darfur sia nel Sud Sudan.&lt;br /&gt;George Athor è morto in circostanze più o meno sospette nella contea sud sudanese di Morobo al confine con la Repubblica Democratica del Congo. Il generale dissidente, che viaggiava sotto mentite spoglie, stranamente si trovava lontano dallo Stato di Jonglei, il territorio controllato dal suo gruppo ribelle. Athor era infatti, leader di un gruppo ribelle dai lui fondato, il Movimento democratico del Sud Sudan, Ssdm/a.&lt;br /&gt;Si tratta di un gruppo ribelle che in poco tempo è diventato una vera e propria spina nel fianco per le autorità di Juba. Arrivando con le sue gesta ad oscurare il periodo post indipendenza.&lt;br /&gt;Oltre a quello del Ssdm/a il fronte dei dissidenti sud sudanesi comprende almeno un’altra decina di gruppi ribelli che operano nel Paese africano contro il governo di Juba.&lt;br /&gt;La morte dell’ex generale è avvenuta a pochi mesi dalla fine di una tregua in vigore tra il suo gruppo e il governo sud sudanese.&lt;br /&gt;Per le autorità di Juba Athor è morto ucciso in uno scontro a fuoco con le guardie di frontiera forse mentre l’ex generale era di ritorno dal Ruanda, mentre per i suoi è caduto vittima di un complotto internazionale che vede coinvolta anche l’Uganda. Il generale Athor era infatti, anche un forte sostenitore del gruppo ribelle del Lord’s resistance army, Lra, che in Uganda si batte contro il governo di Kampala del presidente Museveni.&lt;br /&gt;Athor, di etnia dinka, era stato vice capo di stato maggiore del nuovo esercito sud sudanese, ma anche la figura dissidente più rappresentativa del nuovo stato africano nato nel luglio del 2011.&lt;br /&gt;L’ex generale era il principale ostacolo ad ogni trattativa. La sua eliminazione di fatto potrebbe essere da monito a tutti gli altri dissidenti spingendoli a riprendere le trattative con il governo centrale sud sudanese.&lt;br /&gt;La morte di Athor è stata preceduta da quella di altri dissidenti che come lui si erano mostrati ostinati e poco propensi al dialogo con Juba. Tra questi Gatluak Gai, Gabriel Tang Gatwich Chan detto Tang Ginye.&lt;br /&gt;Questi uomini sono tutti morti in circostanze più o meno sospette e per una strana coincidenza le loro vicende ruotano tutte intorno ad uno dei 10 stati del Sud Sudan, lo stato di Jonglei.&lt;br /&gt;Nell’aprile del 2010 Athor si era candidato come indipendente a governatore proprio per lo stato di Jonglei. Una sfida la sua, al suo stesso partito che aveva invece, designato come candidato Kuol Manyang Juuk. Quando quest’ultimo ha vinto le elezioni sebbene Athor fosse il favorito, il generale non ha accettato il risultato e come tanti altri ha denunciato brogli elettorali.&lt;br /&gt;A questo punto l’ex generale è entrato in conflitto con il governo di Juba e ha dato vita ad una sorta di ribellione armata.&lt;br /&gt;Il crescere della dissidenza interna ha spinto il governo sud sudanese ad intraprendere forti iniziative politiche e anche militari per reprimere e stroncare l’insurrezione armata nel Paese scaturita dal dissenso interno.&lt;br /&gt;Visto l’incapacità di dominare i vari gruppi ribelli militarmente il governo di Juba ha poi, cercato di promuovere un processo di amnistia e di integrazione ambedue però, falliti perché in un modo o nell’altro sono stati sempre disattesi dall’una o dall’altra parte.&lt;br /&gt;A pochi giorni di distanza è morto in Sudan anche Khalil Ibrahim. Una morte avvenuta nell'indifferenza di tutti. Eppure si trattava del capo del Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza, Jem, uno dei principali gruppi ribelle del Darfur e anche il più forte.&lt;br /&gt;Ibrahim era da poco rientrato in Sudan dopo un esilio volontario in Libia di cui godeva protezione e aiuti. Questo gruppo insieme all'altro principale gruppo, il 'Sudan Liberation Army', Sla/Slm, diede il via, nel febbraio del 2003, ad una guerra di ribellione nella regione occidentale sudanese del Darfur. Una ribellione per ottenere che Khartoum investisse una parte degli introiti provenienti dalle risorse petrolifere del Paese africano per lo sviluppo di quell'area emarginata e dimenticata dal resto del Paese.&lt;br /&gt;Lo Jem non ha mai accettato di sottoscrivere accordi di pace con Khartoum che non contemplassero l'affermazione della giustizia per il popolo del Darfur.&lt;br /&gt;L‘eliminazione di Ibrahim è apparsa subito come un messaggio diretto a tutti i ribelli sudanesi a riprendere il tavolo delle trattative per raggiungere un accordo senza più spargimenti di sangue. Un accordo che fino ad ora non era stato possibile raggiungere proprio per l’intransigenza dimostrata dallo Jem di Khalil Ibrahim.&lt;br /&gt;Un ulteriore motivo per volere la fine del leader sudanese nasceva dal fatto che i ribelli dello Jem avevano stabilito un’alleanza con l’Splm/n che combatte il governo del sud Kordofan e Nilo Azzurro al confine con il Sud Sudan. Un’alleanza che dalla scorsa estate ha portato i ribelli darfuriani a combattere i soldati di Khartoum anche nello stato di Kordofan del Sud alla frontiera con il Sud Sudan.&lt;br /&gt;Ancora una volta ritornano legami con la questione sud sudanese.&lt;br /&gt;Khalil Ibrahim è stato ucciso la notte tra il 23 e il 24 dicembre del 2011 nel corso di un raid aereo mirato. Un missile ha centrato con precisione sospetta l’auto in cui si trovava il leader dello Jem. Il mezzo si trovava in un accampamento a Wad Banda proprio al confine tra Darfur e Kordofan. Per i ribelli si è trattato di un attacco di alta precisione reso possibile solo con collusioni locali e cospirazioni internazionali. Di fatto i ribelli dello Jem sostengono che la morte del loro leader sia stata una vera e propria esecuzione.&lt;br /&gt;In un primo momento il portavoce dell'esercito sudanese, il &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-J1JzFs_GEBk/TxVLIybr95I/AAAAAAAAFEc/UGUCrz3LAPA/s1600/sudan%2Bomar%2Bhassan%2Bel%2Bbashir%2B6.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 210px; height: 320px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5698543517856167826" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-J1JzFs_GEBk/TxVLIybr95I/AAAAAAAAFEc/UGUCrz3LAPA/s320/sudan%2Bomar%2Bhassan%2Bel%2Bbashir%2B6.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;colonnello Khalid al-Sawarmy Saad aveva dichiarato che: "Le nostre valorose forze armate sostenute dagli abitanti di Wad Banda sono state in grado di uccidere il ribelle Khalil Ibrahim, insieme ad alcuni dei suoi collaboratori. Successivamente il ministro della difesa sudanese, Abdhul Rahim ha spiegato smentendolo che invece, che l’uccisione di Khalil è stata resa possibile grazie al rilevamento di una telefonata la cui traccia ha guidato i missili lanciati da un aereo di Khartoum.&lt;br /&gt;Confermando quindi, il ricorso a sofisticate tecnologie che di certo le forze armate sudanesi non possiedono.&lt;br /&gt;Con Khalil sono morti anche altri membri direttivi del movimento per cui si può dire che in un sol colpo lo Jem è stato decapitato e con esso forse la rivolta in Darfur.&lt;br /&gt;Comunque sia quella ottenuta si tratterebbe di una vittoria importante per il governo di Khartoum che da anni si fronteggia con i ribelli darfuriani. Per cui potrebbe sembrare anche giustificabile che da parte della comunità internazionale non si sia alzata alcuna voce.&lt;br /&gt;Però, per i ribelli dello Jem la morte del loro leader è anche responsabilità di tutta la comunità internazionale. Una comunità che da anni cerca ostinatamente di riportare la pace nella tormentata regione sudanese promuovendo e sostenendo, anche economicamente, accordi di pace che poi, si concludono in un nulla di fatto.&lt;br /&gt;Facile capire quindi il perché della reazione dei miliziani sudanesi.&lt;br /&gt;Per tutti è chiaro che il capo dei ribelli del Darfur non è stato ucciso dai soldati di Khartoum nel corso di uno scontro armato, ma la sua morte è stata una vera e propria esecuzione.&lt;br /&gt;Tra le due parti è ancora in vigore, sebbene violato più volte, un cessate il fuoco dal febbraio del 2010. Pertanto, sarebbe stata compiuta una violazione agli della comunità internazionale se fosse stato compiuto un attacco. In questo modo invece, si è trattato di un bombardamento che è stato letale per il leader sudanese.&lt;br /&gt;Quando venne firmato l’accordo per il cessate il fuoco, il 17 febbraio del 2010, a Doha nel Qatar nel corso di colloqui tra rappresentanti del governo sudanese e dei ribelli dello Jem, si festeggiò. La gioia era per il fatto che sembrava che la pace fosse ormai vicina. Vennero addirittura gettate le basi per una conferenza di pace sulla martoriata regione sudanese. Però, dopo ogni altro colloquio che è seguito non ha dato risultati positivi.&lt;br /&gt;Anche se non era la prima volta che veniva raggiunto un accordo tra i ribelli del Darfur e il governo di Khartoum, tutti poi, disattesi nel tempo dai secondi. Per molti l’accordo del febbraio 2010 poteva essere la possibilità che tutti cercano per poter finalmente fermare gli scontri e non far aumentare ulteriormente il bilancio stimato di circa 300mila morti ed oltre 2 milioni e mezzo di profughi e rifugiati provocati dalla guerra civile in atto nella regione sudanese. Il Darfur è infatti, la regione del Sudan dove è in corso una guerra civile che dura ormai dal 2003 ed è condotta da diversi gruppi ribelli contro il regime sudanese. Una guerra civile che ha anche assunto una connotazione etnica alimentando in Darfur forti tensioni etniche tra le popolazioni arabe e africane. Tensioni che per molti è il presidente sudanese Omar el Bashir ed il suo governo ad aver esasperato alleandosi con i miliziani arabi dei Janjaweed meglio noti come diavoli a cavallo. Si tratta di gente abituata a razziare e uccidere senza pietà, che in Darfur si sono resi colpevoli di efferati attacchi contro la popolazione civile, compiendo omicidi, razzie, stupri e mutilazioni. Tutto questo ha innescato una spirale di violenza che nel tempo è diventata talmente brutale che oggi tutti gli osservatori dei diritti umani si trovano concordi nel affermare che il Darfur è teatro di crimini di guerra e di crimini contro l'Umanità. Gli USA sono andati anche oltre affermando che vi è in corso un genocidio volto a scacciare da questa regione sudanese la popolazione di etnia africana in favore di quella araba.&lt;br /&gt;La comunità internazionale, ONU in testa, per contrastare la situazione venutasi a creare in seguito alla ribellione in Darfur, che ha poi dato vita ad una vera e propria catastrofe umanitaria, ha inviato sul posto prima una missione di pace dell'Unione Africana, Ua, di appena 7.500 uomini dimostratasi un fallimento e terminata nel dicembre 2008 quando è stato poi, deciso di inviare una nuova missione di pace mista ONU/Ua, UNAMID, di 25mila uomini. Un dispiegamento, quello dei caschi blu in Darfur, che sebbene è stato frutto di accordi internazionali con Khartoum, non è stato completato e il contingente dispiegato sul terreno si è mostrato in numero e con mezzi insufficienti, e quindi di fatto la missione dei peacekeepers si è dimostrata, ancora una volta, incapace di arginare il progressivo aumento delle violenze contro le popolazioni del Darfur. Pertanto la situazione nella regione occidentale sudanese rimane critica e appare impensabile che si possano registrare miglioramenti. A nulla è servito nemmeno l’emissione da parte del Tribunale Penale Internazionale dell'Aja, Tpi, di un mandato di cattura contro il presidente sudanese Omar el Bashir per genocidio, crimini di guerra e contro l'Umanità, per quanto è stato compiuto in Darfur.&lt;br /&gt;Questo fece allora di El Bashir l'unico capo di Stato in carica nei confronti del quale è stato emesso un mandato d'arresto internazionale.&lt;br /&gt;Alcuni gruppi ribelli meno intransigenti hanno accettato di sedersi allo stesso tavolo dei rappresentanti di Khartoum per negoziare altri invece, si sono rifiutati. Questi ultimi confidando sulla conclusione della procedura giudiziaria internazionale in corso contro il presidente sudanese.&lt;br /&gt;In effetti raggiungere un accordo sembra interessare poco soprattutto a Khartoum che molto probabilmente con gli accordi che sigla e poi, puntualmente disattende punta solo a guadagnare tempo.&lt;br /&gt;A conferma è il fatto che l’accordo di Doha del febbraio 2010 venne siglato poco prima del voto dell'11-15 aprile. In questa data in Sudan, dopo 24 anni, si svolsero le prime elezioni presidenziali, legislative e locali multipartitiche. Per cui conveniva che la situazione fosse tranquilla durante il voto. Un voto che ha sancito la definitiva consacrazione a leader indiscusso del Sudan del generale Omar Hassan el Bashir. Prima non lo era di fatto, in quanto dopo aver preso il potere con un colpo di stato nel 1989 si era poi, autoproclamato presidente del Paese africano nel 1993. Con il suo avvento il Sudan si divise in nord, arabo e islamico, e sud, nero, cristiano e animista. Una divisione che poi, è stata sancita definitivamente con il referendum del luglio del 2011 che ha portato alla nascita di un nuovo stato africano, il Sud Sudan.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-2439744842688369994?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/2439744842688369994/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=2439744842688369994' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/2439744842688369994'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/2439744842688369994'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/le-ribellioni-armate-sudanesi-perdono.html' title='Le ribellioni armate sudanesi perdono due importanti leader'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-Ya1Wm_7R7Xc/TxVLJLwi8GI/AAAAAAAAFEo/aXBtPNBvUa0/s72-c/Khalil%2BIbrahim%2B%2Be%2BGeorge%2BAthor.png' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-1227798899861559410</id><published>2012-01-16T23:15:00.002+01:00</published><updated>2012-01-17T11:17:46.492+01:00</updated><title type='text'>Pirateria somala: altra nave italiana presa di mira dai pirati</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un’altra nave italiana è stata assaltata dai pirati somali al largo delle coste dell'Oman. A poche settimane di distanza dalla cattura della ‘MV Enrico Ievoli’ stamani ad essere stata presa di mira dai predoni del mare l&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-1GK1pRECV8g/TxVKnDZI0jI/AAAAAAAAFEE/29gpP0WudYo/s1600/nave%2Bvaldarno.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 213px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5698542938293326386" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-1GK1pRECV8g/TxVKnDZI0jI/AAAAAAAAFEE/29gpP0WudYo/s320/nave%2Bvaldarno.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;a ‘MV Valdarno’, in navigazione nel mar Arabico. Per fortuna questa volta è andata diversamente, la nave è riuscita a sfuggire all’attacco dei pirati somali.&lt;br /&gt;La ‘MV Valdarno’ è una nave di proprietà della società armatrice italiana ‘Navigazione Montanari Spa’ con sede legale a Trieste e la direzione generale a Fano in provincia di Pesaro. La nave è però, gestita da una società di Singapore, la ‘Ishima’.&lt;br /&gt;I predoni del mare a bordo di almeno 2 barchini veloci hanno tentato l'abbordaggio, sparando anche diversi colpi d'arma da fuoco per intimidire l'equipaggio che però, non si è spaventato ed ha adottato tutte le misure di emergenza predisposte in caso di attacco pirata. A bordo della nave 24 membri dell’equipaggio, tra cui 2 italiani compreso il comandante. Tutto l’equipaggio si è rinchiuso al sicuro nella 'cittadella', la camera blindata di sicurezza di cui tutte le navi della società italiana sono dotate, mentre la nave ha proseguito la navigazione mettendo in atto manovre ‘evasive’ che le hanno permesso di distanziare i pirati somali che alla fine hanno dovuto desistere dal loro intento.&lt;br /&gt;Al momento dell'assalto la Valdarno, che normalmente è adibita al trasporto di carburanti, era senza carico e questo le ha facilitato le manovre. A bordo della nave italiana ci sarebbero stati anche delle guardie private addette alla sicurezza che avrebbero coordinato le azioni durante l’attacco. Una delle ragioni per le quali sono sempre di più i fallimenti che le vittorie dei pirati somali, è proprio il crescente ricorso, da parte degli armatori, a team di sicurezza a bordo delle loro navi per difenderle dai pi&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-xhIXjn2YE_w/TxVKndxeZaI/AAAAAAAAFEM/xE8G80oQdww/s1600/Navigazione%2BMontanari%2BSpa%25E2%2580%2599.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 240px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5698542945374725538" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-xhIXjn2YE_w/TxVKndxeZaI/AAAAAAAAFEM/xE8G80oQdww/s320/Navigazione%2BMontanari%2BSpa%25E2%2580%2599.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;rati.&lt;br /&gt;La ‘MV Valdarno’ è una delle navi che compongono la flotta cisterniera della ‘Navigazione Montanari Spa’. Si tratta di una flotta modernissima che occupa un segmento importante nel mercato del trasporto via mare. La società italiana è quotata alla Borsa di Milano ed ha alle sue dipendenze almeno 454 marittimi. La società costituisce un’importante realtà armatoriale attiva nel trasporto marittimo ad alta specializzazione. Il suo principale business è rappresentato dal trasporto di prodotti petroliferi raffinati, quali benzina, gasolio e olio combustibile, ma essa è attiva anche nel campo dei trasporti di petrolio greggio, gpl, prodotti chimici, gas, asfalto e bitume, in modo da effettuare un’ampia diversificazione del business ed un’alta copertura dell’intero mercato dei trasporti via mare. Una curiosità tutte le navi della società hanno un nome che inizia con ‘val’.&lt;br /&gt;In mano ai pirati somali vi sono ancora la  MV ‘ICEBERG 1’ battente bandiera di Panama e catturata il  29 marzo del 2010 con 24 marittimi a bordo, la  MV ‘ALBEDO’ battente bandiera Malaysia e catturata il 25 novembre del 2010 con 23 marittimi a bordo, la  MV ‘ORNA’ battente bandiera Panama e catturata il 20 dicembre del 2010 con 19 marittimi a bordo,  la  MV ‘VELVET LIQUIDO’ battente bandiera Isole Marshall e catturata il 30 ottobre del 2011 con  22 marittimi a bordo e ora utilizzata dai pirati somali come ‘nave madre’ per cui difficilmente rientrerà in possesso del suo proprietario, la MV 'ENRICO IEVOLI' battente bandiera italiana catturata il 26 dicembre del 2011  con 18 marittimi a bordo, 6 italiani, i 5 ucraini e 7 indiani.&lt;br /&gt;Nelle scorse settimane sono stati invece, rilasciati la MV ‘OLIP G’ battente bandiera Malta e catturata  l’8 settembre del 2010 con 18 marittimi a bordo e la MV ‘FAIRCHEM Bogey’  battente bandiera Isole Marshall e catturata il 20 agosto del 2011 con  21 marittimi a bordo. Per quest’ultima sembra sia stato pagato un riscatto di 8 mln di dollari.&lt;br /&gt;Inoltre, sono trattenute dalle gang del mare anche diverse barche da pesca con un centinaio di pescatori tra cui dei minori, mozzi a bordo di questi pescherecci.&lt;br /&gt;Un fatto allarmante è poi,  la condizione di circa 50 altri ostaggi, tra cui una donna sudafricana, che sono trattenuti a terra o su altre navi catturate. Si tratta dei membri dell'equipaggio della MT ‘ASFALTO VENTURE’, dello SY ‘CHOIZIL’, della MV ‘LEOPARD’, del FV’ PRANTALAY 12’, del FV ‘SHIUH FU n. 1’, della MV ‘GEMINI’ e del FV ARIDE.  In tutto sono prigionieri in Somalia almeno 160 marittimi di diversa nazionalità. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-1227798899861559410?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/1227798899861559410/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=1227798899861559410' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1227798899861559410'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1227798899861559410'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/pirateria-somala-altra-nave-italiana.html' title='Pirateria somala: altra nave italiana presa di mira dai pirati'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-1GK1pRECV8g/TxVKnDZI0jI/AAAAAAAAFEE/29gpP0WudYo/s72-c/nave%2Bvaldarno.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-3567066511373645753</id><published>2012-01-16T17:45:00.001+01:00</published><updated>2012-01-16T17:45:30.411+01:00</updated><title type='text'>Naufragio ‘Costa Concordia’: il comandante Schettino ‘vittima’ di se stesso</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il comandante Francesco Schettino con molta probabilità è l’uomo che fatto naufragare la nave da crociera ‘Costa Concordia’.&lt;br /&gt;“Siamo rimasti colpiti dalla spregiudicatezza della manovra azzardata che il comandante della nave Costa Concordia ha fatto vicino all'isola del Giglio. E' stato inescusabile”. Sono le parole usate dal Procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio per commentare il naufragio della nave avvenuto il 13 gennaio scorso.&lt;br /&gt;Rabbia e dolore non bastano per esternare quello che chiunque si può sentire dentro dopo quanto è accaduto al largo dell'isola del Giglio venerdì sera dove è naufragata la nave da crociera 'Costa Concordia'.&lt;br /&gt;“Siamo di fronte a una tragedia di proporzioni importanti. Non ho le parole per esprimere la sofferenza che abbiamo e rivolgiamo le condoglianze ai familiari delle vittime che sono state accertate”. Sono queste le parole che il presidente e amministratore delegato di Costa Crociere, Pierluigi Foschi ha pronunciato nel corso della conferenza stampa tenutasi stamani a Genova e che illustrano in tutta la sua ampiezza il disastro avvenuto.&lt;br /&gt;Ora gli occhi del mondo sono rivolti al punto in cui si è ‘spiaggiata’ la nave. Tutti si aspettano di conoscere la verità su quanto è accaduto.&lt;br /&gt;Una verità che verrà stabilita dalle inchieste in corso della magistratura e dalla Capitaneria di porto.&lt;br /&gt;L'ipotesi della Procura è che la nave si sia avvicinata troppo alla costa per compiere la manovra che nel gergo marinaresco si chiama l'inchino che consiste nel far passare una nave vicino un porto e salutare con la sirena le persone a terra.&lt;br /&gt;In merito, nel corso della conferenza stampa Foschi ha affermato: “Il comandante Schettino ha preso una sua iniziativa contraria alle nostre regole di comportamento che il comandante doveva tenere. Ci dissociamo dalla condotta del comandante che ha provocato l'incidente, facendo deviare la nave dalla sua rotta ideale. La rotta era stata impostata da Civitavecchia. Il fatto che sia uscita da questa è dovuto ad una manovra non approvata e autorizzata”.&lt;br /&gt;Pare infatti, che già un’altra volta una nave della flotta Costa sia passata davanti all'Isola del Giglio per fare l’inchino. Quella volta però, la compagnia aveva conosciuto e approvato la rotta. Il riferimento è alla notte tra il 9 e il 10 agosto 2011 quando sempre la Concordia transitò davanti all'Isola del Giglio.&lt;br /&gt;Comunque sia l’unica certezza è che venerdì sera la nave, proveniente da Civitavecchia, è passata troppo vicina all’isola del Giglio forse per eseguire l'inchino.&lt;br /&gt;Secondo il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio che segue l’inchiesta insieme con i sostituti Stefano Pizza, Alessandro Leopizzi e Maria Navarro, la manovra è stata voluta ed eseguita dal comandante Francesco Schettino che si trovava sul ponte di comando. Quando viene eseguita questa manovra il pilota automatico viene disinserito e  si passa alla navigazione a vista.&lt;br /&gt;Quello che non si sa, e che si dovrà stabilire, è cosa sia successo dopo.&lt;br /&gt;E' già stata recuperata e sequestrata la scatola nera della nave che una volta analizzata fornirà importanti elementi per capire cosa sia successo. Anzitutto la domanda più ricorrente è se l'allarme sia stato dato in tempo o meno e se le procedure di evacuazione siano state rispettate.&lt;br /&gt;E’ certo che l'impatto è avvenuto alle 21,45, ma l’allarme è stato lanciato solo alle 22,43.&lt;br /&gt;E’ facile credere che in questo lasso di tempo, dopo l’incidente, il comandante Schettino abbia cercato di porre rimedio in qualche modo al ‘guaio combinato’. Purtroppo il comandante sperava che il ‘problema’ fosse meno grave di quanto poi, si è rivelato. Purtroppo lo squarcio alla nave era più grave di quanto non si pensasse. La nave 'Costa Concordia' ha preso uno spuntone di roccia che emergeva dagli scogli che le ha provocato uno squarcio di 70 metri nella chiglia.&lt;br /&gt;Lo scoglio colpito dalla Concordia è conosciuto dai marinai come ‘Le Scole’ ed è segnato sulle carte.&lt;br /&gt;Si racconta che in meno di 20 minuti la sala macchina è stata invasa dall'acqua a quel punto niente e  nessuno potevano più risolvere il ‘problema’ e restava solo cercare di contenere i danni.&lt;br /&gt;Quando il comandante Schettino ha capito che ormai la nave era persa ha eseguito l’unica manovra sensata che poteva fare in quel frangente. Il capitano ha puntando la prua della nave verso la vicina secca a destra dell'imboccatura del porto dell’isola del Giglio. In questo modo la nave si è ritrovata  a meno di 200 metri dalla riva dove poi, si è inclinata su di un lato senza però, affondare.&lt;br /&gt;In questo modo è stato impedito che il bilancio del disastro diventasse ancora più grave.&lt;br /&gt;A bordo vi erano oltre 4mila persone.&lt;br /&gt;Se la ‘Costa Concordia’ fosse rimasta al largo sarebbe sicuramente colata a picco in poco tempo trascinando con se un gran numero delle persone che vi erano a bordo.&lt;br /&gt;Ed invece, il numero delle vittime accertate finora, considerando l’ampiezza del disastro, è contenuto a 6 morti. Risultano però, disperse ancora 16 persone tra cui una bambina di 5 anni. Ed è questo che impensierisce e spaventa. Di questi, 10 sono passeggeri e 6 membri dell'equipaggio. Sei dei dispersi sono poi, di nazionalità italiani.&lt;br /&gt;Il comandante della nave Schettino è ora in carcere a Grosseto in stato di fermo ed è in attesa dell'interrogatorio di garanzia di fronte al Gip che dovrebbe tenersi domani. Solo dopo l'interrogatorio il Gip deciderà se convalidare o meno il provvedimento di fermo.&lt;br /&gt;''Abbiamo temuto la fuga del comandante Schettino, abbiamo pensato potesse sottrarsi alle sue responsabilità”, ha spiegato il procuratore capo di Grosseto.&lt;br /&gt;Per il capitano Schettino i magistrati ipotizzano i reati di naufragio, omicidio plurimo colposo e abbandono della nave. Quest’ultima è l'accusa più infamante per un comandante di una nave. Secondo testimonianze il comandante Schettino sembra abbia abbandonato la nave mentre erano ancora in corso le operazioni di salvataggio. Sembra che a mezzanotte e mezza il comandante sia stato visto a riva.&lt;br /&gt;I primi risultati delle indagini sul naufragio della ‘Costa Concordia’ portano a confermare le responsabilità del capitano Schettino.&lt;br /&gt;Nelle ultime 48 ore sono stati sentiti centinaia di testimoni tra personale dell'equipaggio e passeggeri e sono arrivati anche i primi dati estratti dalla scatola nera.&lt;br /&gt;L'idea che va materializzandosi è che sia stata compiuta una manovra pericolosa dettata da un eccesso di sicurezza da parte del capitano.&lt;br /&gt;Secondo indiscrezioni sembra che la Procura di Grosseto starebbe valutando anche l'invio di almeno altri 3 avvisi di garanzia per altrettanti ufficiali della nave ‘Costa Concordia’. Per tutti i capi di accusa sarebbero gli stessi del comandante. Una decisione derivante, sembra, dal fatto che molti dei testimoni ascoltati finora avrebbero riferito che anche alcuni alti ufficiali della nave avrebbero condiviso delle responsabilità con il comandante  Schettino e anche loro avrebbero abbandonato la nave prima della conclusione delle operazioni di salvataggio, imbarcandosi sulle scialuppe.&lt;br /&gt;Nel frattempo, all'isola del Giglio la situazione meteo sta peggiorando. Il mare si sta alzando e per le prossime ore è previsto burrasca. Questo complica le operazioni di soccorso intorno alla nave tanto che le ricerche di eventuali superstiti a bordo della nave sono state prima sospese e poi riprese per fermarsi poi, solo durante la notte.&lt;br /&gt;La nave a causa del mare mosso si è spostata di alcuni centimetri. Però, grazie agli strumenti installati si è potuto appurare che la poppa della nave è ferma mentre c’è una flessione della prua.&lt;br /&gt;Il timore è che le onde possano provocare uno spostamento del relitto e farlo sprofondare a 70 metri rispetto al gradino di 37 metri su cui è ora appoggiato lo scafo.&lt;br /&gt;Se sprofondasse la nave si inabisserebbe completamente, e a quel punto finirebbero le speranze di trovare vivi eventuali superstiti rimasti intrappolati a bordo. Per cui quello in atto è una vera e propria corsa contro il tempo.&lt;br /&gt;Prima che le condizioni meteo peggiorino occorre anche mettere in sicurezza la nave ed evitare soprattutto un possibile disastro ambientale. Si teme infatti, che il combustibile contenuto nei suoi serbatoi, oltre 2400 tonnellate, si versino nel mare. In previsione di un possibile lo sversamento si sta predisponendo una barriera tutto intorno allo scafo.&lt;br /&gt;Nel frattempo, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, Arpat, ha messo a disposizione il battello oceanografico ''Poseidon'' per il presidio dell'area in cui è naufragata la nave da crociera e garantire un’attività di monitoraggio ambientale. Nel frattempo, la Capitaneria di porto di Livorno ha emanato un'ordinanza di divieto di navigazione nelle vicinanze del punto in cui è affondata la nave.&lt;br /&gt;Oltre al recupero del combustibile si pensa anche al recupero della nave.&lt;br /&gt;Per la prima operazione occorreranno almeno 2 settimane, mentre per la seconda operazione che consiste nel raddrizzare la nave, mettendola in condizione di galleggiare e poi rimorchiarla in cantiere non è possibile stabilire ancora quanto tempo occorrerà.&lt;br /&gt;La Costa Crociere ha dato l’incarico di farlo ad una società olandese, la Smith di Rotterdam.&lt;br /&gt;Per ora è in corso una valutazione dei danni alla nave per determinare quanto tempo sarà fuori servizio.&lt;br /&gt;In merito Pierluigi Foschi ha spiegato che: "Al momento non possiamo valutare se la perdita è totale o se la nave può essere rimessa in esercizio".&lt;br /&gt;Per molti però, il futuro della nave sembra segnato, con molta probabilità verrà demolita.&lt;br /&gt;A rischio anche il futuro della stessa società proprietaria della nave. Il titolo del gruppo statunitense ‘Carnival Corporation &amp;amp; plc’, che controlla ‘Costa Crociere’, ha subito un crollo in borsa del 18%. In una nota il gruppo americano ha stimato sui 85 - 95 milioni di dollari l'impatto del disastro sul bilancio del 2012. Inoltre, la società prevede altri costi per l'azienda che non è possibile ancora determinare. Il presidente e ad di Carnival, Micky Arison ha affermato: "Al momento la nostra priorità e la salvezza dei nostri passeggeri e dell'equipaggio. Siamo profondamente intristiti da questo tragico evento e il nostro pensiero va a tutti coloro colpiti dall'affondamento della Costa Concordia, specialmente alle famiglie e agli affetti di chi ha perso la vita".&lt;br /&gt;La società ha anche reso noto che esiste una copertura assicurativa per i danni alla nave con una franchigia di circa 30 milioni di dollari così come l'assicurazione per terzi soggetti, passeggeri e personale dell'equipaggio, lesioni personali, responsabilità civile, per una franchigia addizionale di circa 10 milioni di dollari.&lt;br /&gt;La nave ‘Costa Concordia’ ha un valore che si aggira intorno ai 450 milioni di euro ed è assicurata da una decina di compagnie. La polizza è di circa 3 miliardi di dollari.&lt;br /&gt;La perdita assicurativa potrebbe variare tra i 500 milioni e un miliardo di dollari, a seconda del numero di richieste di risarcimenti che giungeranno alla compagnia proprietaria e  dal costo dell'eventuale danno ambientale che l'incidente potrebbe causare nell'arcipelago toscano.&lt;br /&gt;In base alla normativa vigente, i passeggeri della nave da crociera naufragata possono chiedere il risarcimento di tutti i danni subiti ed in particolare: il rimborso di quanto pagato per il viaggio, mai goduto; i danni derivanti dalla perdita dei bagagli; il rimborso delle spese sostenute per il rientro anticipato a casa e per tutte le altre spese vive sostenute a causa del sinistro; il danno derivante dalla morte o dalle lesioni personali subite dai passeggeri; il danno da vacanza rovinata.&lt;br /&gt;I limiti previsti dalla legge, oltre che dallo stesso contratto di viaggio della Costa Crociere, sono quantificabili in 500mila euro per i danni alla persona; 20mila per i danni alle cose; 50mila per altri danni.&lt;br /&gt;La richiesta va inviata al più presto possibile alla ‘Costa Crociere’ a mezzo raccomandata A/R con la richiesta di risarcimento dei danni, allegando tutta la documentazione disponibile e riservandosi la quantificazione definitiva.&lt;br /&gt;Il diritto al risarcimento dei danni alla persona si prescrive in 3 anni, per i danni a cose in un anno.&lt;br /&gt;"L'azienda in questo momento è parte lesa", ha spiegato il presidente e amministratore delegato di Costa Crociere, Pierluigi Foschi ai giornalisti.&lt;br /&gt;Per ora sembra concretizzarsi una possibile causa collettiva dei passeggeri iberici contro la ‘Costa Crociera’. Comunque tutte le associazioni dei consumatori si sono mobilitate per far garantire ai passeggeri i loro diritti.&lt;br /&gt;A Genova si è costituito addirittura un ‘Comitato di tutela dei passeggeri’ istituito dalla Casa del Consumatore. Si tratta di uno strumento a cui potranno ricorrere i danneggiati della ‘Costa Concordia’ per farsi assistere e tutelare.&lt;br /&gt;La Confconsumatori ha annunciato di volersi costituire parte civile in caso di processo penale e ha offerto assistenza legale. Altroconsumo ha aderito al 'Comitato naufraghi' e ha messo a disposizione sul proprio sito lettere-tipo e informazioni ai consumatori di diverse nazionalità.&lt;br /&gt;Anche il Codacons si è mobilitato per far ottenere ai passeggeri della ‘Costa Concordia’ il risarcimento dei danni subiti. La ‘class action’ promossa dall'associazione ha già ricevuto  70 adesioni di persone che erano a bordo della nave.&lt;br /&gt;Nel frattempo, a causa del naufragio della ‘Costa Concordia si teme che scoppi una psicosi da crociera. Anzitutto si teme un calo delle prenotazioni. Inoltre, ora nasce un altro problema con la nave fuori servizio il suo equipaggio, circa 1100 persone di 42 nazionalità diverse, si è ritrovato senza lavoro. Uomini e donne che nelle ultime ore si sono trovati nell’occhio del ciclone additati come incapaci e assenti. Eppure l’equipaggio della 'Costa Concordia' si è trovato a gestire migliaia di persone prese dal panico. Migliaia di passeggeri che spaventati e desiderosi di mettersi in salvo al più presto non avranno seguito alla lettera le indicazioni fornite loro dall’equipaggio. Si trattava di impiegati, imprenditori, professionisti, pensionati, famiglie con figli, insomma un eterogenea massa umana che si è riversata come impazzita verso le scialuppe di salvataggio. Man mano che trascorrevano i minuti la paura è cresciuta e con essa il caos. In quella situazione fuori controllo non c'era marinaio italiano, filippino o peruviano che potesse tenere testa a nulla.&lt;br /&gt;È facile dire la colpa è di…. E’ facile dire che non si è fatto….E’ facile dire…&lt;br /&gt;La verità è che quando succede qualcosa più grande di noi si cerca sempre di trovare un responsabile. Sicuramente il non dare subito l'allarme e l'ordine di abbandono della nave ha influito ulteriormente su tutto in maniera negativa.&lt;br /&gt;Di certo quando è successo il tutto la gente è come impazzita e si sarà scatenato un fuggi fuggi generale. Tutti si sono riversati sui ponti per essere evacuati dalla nave. Nessuno avrebbe potuto controllare una situazione del genere. A quel punto non esistevano regole e il ‘si salvi chi può’ è prevalso su tutto. Con il panico padrone della situazione i passeggeri si sono lanciati di peso sulle scialuppe anche su quelle già piene. A causa dell'inclinazione della nave però, calare le scialuppe in mare è risultato più difficoltoso anche per i più esperti. Il meccanismo di ammaraggio delle scialuppe si è inceppato per cui i membri dell'equipaggio con l'ausilio di alcune asce hanno dovuto eliminare di colpo gli impedimenti che bloccavano la discesa delle scialuppe. Era l’unico modo, ma per chi di mare non ne capisce ed è anche terrorizzato quel gesto e tutto il resto è sembrato una prova della incapacità dell’equipaggio di salvarli&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-3567066511373645753?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/3567066511373645753/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=3567066511373645753' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/3567066511373645753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/3567066511373645753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/naufragio-costa-concordia-il-comandante.html' title='Naufragio ‘Costa Concordia’: il comandante Schettino ‘vittima’ di se stesso'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-1320524130004983089</id><published>2012-01-15T16:00:00.002+01:00</published><updated>2012-01-15T16:01:32.279+01:00</updated><title type='text'>Sud Sudan: nel Paese africano è in corso una guerra interna nascosta</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nel neo nato Sud Sudan, indipendente dallo scorso mese di luglio, si registrano ancora sanguinosi scontri con decine di morti e feriti. Si tratta però, non di scontri a sfondo politico, ma tra le diverse comunità all’interno del Sud Sudan quindi interetnici.&lt;br /&gt;L’economia di molte regioni sono basate sull’allevamento e le risorse agricole. Per cui le tribù che ne hanno il controllo sono considerate le più ricche e la ricchezza comporta poi, il potere.&lt;br /&gt;A combattersi sono soprattutto la tribù Lou Nuer e la tribù dei Murle. La loro è una &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-WWM8tlkG7Ik/TxLqPhEbVeI/AAAAAAAAFD4/sV47gBzBAg0/s1600/map%2Bsud%2Bsudan.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 212px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5697874030872974818" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-WWM8tlkG7Ik/TxLqPhEbVeI/AAAAAAAAFD4/sV47gBzBAg0/s320/map%2Bsud%2Bsudan.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;vera e propria faida che si consuma da anni. I loro membri dopo che la scorsa estate si  erano resi protagonisti di numerosi e sanguinosi  scontri che, secondo stime ufficiali,  avrebbe provocato la morte di oltre un migliaio di persone. Dallo scorso mese di dicembre, si stanno di nuovo affrontando rendendosi protagonisti di violenze mai conosciute finora. Sembra che all'origine degli scontri ci siano antiche dispute sul territorio e sul bestiame che come sempre sfociano in omicidi e violenze.&lt;br /&gt;Ancora una volta epicentro degli scontri, che da settimane stanno insanguinando il neo nato stato africano, la regione dello Jonglei nell'est del Paese africano. Si tratta dello Stato più grande dei 10 che costituiscono il Sud Sudan.&lt;br /&gt;Le nuove vittime di questi scontri interetnici, denunciati lo scorso giovedì, sono almeno 57. Si tratta per lo più di donne e bambini che vivevano in un villaggio nello Stato di Jonglei attaccato da uomini armati.&lt;br /&gt;Altre 53 persone, membri della tribù dei Nuer, sarebbero state invece, ferite nella contesa di Uror dove quasi un centinaio uomini armati e in uniforme militare hanno compiuto raid e razzie in diversi villaggi. Una sorte di spedizione punitiva. Gli attaccanti erano verosimilmente appartenenti alla tribù rivale dei Murle. Sembra che siano state portate via anche diverse mandrie di mucche. Si stima che siano state rubate almeno 20mila mucche che appartenevano alla tribù dei Nuer.&lt;br /&gt;Quanto sta accadendo sta facendo emergere l’aspetto più drammatico di questo neo stato africano ossia la guerra combattuta tra le diverse comunità al suo interno. Una guerra rimasta nascosta agli occhi del mondo, ma conosciuta dagli operatori umanitari che da anni operano in quella parte del mondo.&lt;br /&gt;Nel Sud Sudan è infatti, in corso una vera e propria emergenza umanitaria ed una delle cause è proprio questa guerra interna nascosta che si combatte praticamente da sempre. L’agenzia ONU per i profughi e i rifugiati, Unhcr, è impegnata a sostenere,  alla meglio, le migliaia di profughi che abbandonano tutto per sfuggire al dramma della guerra. Nelle ultime settimane sono state almeno 100mila le persone che hanno cambiato il loro status in profughi interni e rifugiati. Per aiutarle tutte l’agenzia ONU ha messo in atto un imponente ponte aereo di aiuti umanitari. Molte aree dell’immenso territorio, che è interessato dall’emergenza, sono prive di infrastrutture. Soprattutto non ci sono strade. Ed è forse anche per questo motivo che riescono a fare ben poco per contenere le violenze sia i soldati governativi sia i caschi blu dell’ONU. Questi ultimi sono 5500 peacekeepers dispiegati in Sud Sudan in base al Trattato di pace del 2005 firmato dopo decenni di guerra civile tra Nord e Sud.&lt;br /&gt;A fare da contorno a tutto questo poi, vi è un altro tipo di conflitto che è in corso nel Paese africano e che è ancor meno conosciuto. Si tratta di quello per la gestione del potere. Quest’ultimo ha generato una situazione ancora più critica come si può vedere dai  combattimenti in corso da mesi negli stati sudanesi del Kordofan Meridionale e Blue Nile. Combattimenti che hanno generato altre migliaia di profughi. Di questi almeno 75mila hanno cercato scampo al dramma della guerra nei vicini stati del Sud Sudan di Unity e Upper Nile. Mentre altre 23mila sono scappate verso l'Etiopia.&lt;br /&gt;Nel frattempo, i ribelli sudanesi del Darfur, dall’estate scorsa, si sono uniti ai combattimenti contro i militari di Khartoum appesantendo ulteriormente la situazione. Il loro intervento si registra soprattutto nello Stato del Kordofan del Sud, vicino alla frontiere con il Sud Sudan. Ed è proprio qui che dal 7 gennaio scorso si sono registrati nuovi e pesanti bombardamenti da parte delle forze armate sudanesi. Per Khartoum non si è trattato di bombardamenti indiscriminati, ma di una vasta operazione militare che ha permesso di scacciare i ribelli dalle regione.&lt;br /&gt;I timori sono che questa critica situazione possa costituire una minaccia, in qualche modo, per l’indipendenza del Sud Sudan.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-1320524130004983089?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/1320524130004983089/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=1320524130004983089' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1320524130004983089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1320524130004983089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/sud-sudan-nel-paese-africano-e-in-corso.html' title='Sud Sudan: nel Paese africano è in corso una guerra interna nascosta'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-WWM8tlkG7Ik/TxLqPhEbVeI/AAAAAAAAFD4/sV47gBzBAg0/s72-c/map%2Bsud%2Bsudan.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-8337436010834778871</id><published>2012-01-12T15:55:00.002+01:00</published><updated>2012-01-12T15:56:59.511+01:00</updated><title type='text'>Sud Sudan: Paese sconvolto da violenze etniche</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;In alcune parti del Sud Sudan sono in corso violenti e sanguinosi scontri inter-etnici che stanno conducendo a massacri di gente inerme.&lt;br /&gt;Un’escalation di violenza&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6j_fNHnW5RA/Tw70rSNkKKI/AAAAAAAAFDk/fr_fc-P0L2A/s1600/cartina_sud_sudan.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 233px; height: 216px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696759603130542242" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-6j_fNHnW5RA/Tw70rSNkKKI/AAAAAAAAFDk/fr_fc-P0L2A/s320/cartina_sud_sudan.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; che non ha precedenti nel giovanissimo stato africano nato appena lo scorso mese di luglio dopo uno referendum che ne ha sancito la secessione da Kharthoum.&lt;br /&gt;Gli scontri più cruenti si registrano nello Stato di Jonglei, nell'est del Paese africano, dove, secondo le autorità locali sono state oltre 3mila le persone uccise in pochi giorni alla fine di dicembre scorso. Fonti non ufficiali hanno invece, riferito che probabilmente si è trattato solo di un centinaio di vittime.&lt;br /&gt;Le vittime sono donne, uomini e anche bambini che sono stati colpiti dalla furia omicida che ha armato gli uomini della tribù Lou Nuer. Una sorta di milizia armata che ha attaccato il gruppo rivale dei Murle incendiando e saccheggiando numerose capanne e arrivando a saccheggiare anche un ospedale di Medici senza frontiere, Msf.&lt;br /&gt;Le violenze sono proseguite anche dopo l’intervento dei militari dell'armata di liberazione popolare del Sudan, Spla, l'esercito sud sudanese, sostenuti dai peacekeepers delle Nazioni Unite. I soldati si sono visti costretti anche ad aprire il fuoco per disperdere i contendenti.&lt;br /&gt;Sembra che all'origine degli scontri ci siano antiche dispute sul territorio e sul bestiame.&lt;br /&gt;Alla fine dello scorso mese di dicembre circa 6mila giovani della tribù Lou Nuer hanno compiuto una spedizione punitiva contro la città di Pibor e dintorni, mettendola a ferro e fuoco. Nella città vivono i rivali della tribù Murle. Quest’ultimi sono accusati dai primi di rapimento e di furti di bestiame. Da tempo nell’area si registra la scomparsa di diverse centinaia di bambini e di bestiame.&lt;br /&gt;Questo drammatico bilancio delle vittime non è però, stato ancora confermato dalle Nazioni Unite che proprio a Jonglei ha in corso una grande operazione umanitaria per aiutare la popolazione che vive in condizione drammatiche nell'area. Riferiti casi di sfollati ridotti addirittura a mangiare erba per mancanza di cibo.&lt;br /&gt;Il Programma alimentare mondiale, Pam, l'Unicef, l'Unhcr, l'Oim e l'Ocha ed altre agenzie umanitarie si sono mobilitate per fornire cibo, acqua ed altri aiuti.&lt;br /&gt;Hilde Johnson, rappresentante speciale dell'ONU per il Sud Sudan, di ritorno da una visita nello Stato di Jonglei, ha riferito che i caschi blu della missione ONU nel Paese, la UNMISS, hanno difeso i civili che abitavano nei due principali centri abitati attaccati, Pibor e Lekongele. L'inviata dell'ONU ha però, riferito che almeno un terzo delle abitazioni sono andate distrutte e 60mila  persone ora hanno urgente bisogno di aiuti per sopravvivere.&lt;br /&gt;In merito agli scontri interetnici tra le tribù di Lou Nuer e Murle nello stato di Jonglei si è espresso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU che ieri si è detto molto preoccupato per quanto sta accadendo in quella parte del Sud Sudan. Il CdS ha definito la violenza inaccettabile in qualsiasi sua forma e ha invitato tutte le comunità dello stato di Jonglei a porre immediatamente fine agli scontri, impegnandosi nel processo di riconciliazione. Inoltre, l’ONU ha ricordato che la Repubblica del Sud Sudan ha il dovere di proteggere la sua popolazione, in particolare le fasce più deboli, come donne e bambini.&lt;br /&gt;Proprio nel Sud Sudan si è recato in visita lo scorso fine settimana l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Antonio Guterres.&lt;br /&gt;Oltre nella capitale Juba, Guterres si è recato anche nell’insediamento per rifugiati a Mabaan.&lt;br /&gt;Nel neo nato Paese africano l’agenzia ONU dell’Unhcr è impegnata sostenere, soprattutto con un ponte aereo di aiuti umanitari, il governo centrale nel processo di reintegrazione di circa 660mila rifugiati rientrati in patria dai Paesi confinanti, di cui 360mila solo dal Sudan.&lt;br /&gt;Una situazione resa ancora più critica dai recenti combattimenti registratisi negli stati sudanesi di Kordofan Meridionale e Blue Nile che hanno generato altre migliaia di profughi. Di questi almeno 75mila hanno cercato scampo al dramma della guerra nei vicini stati del Sud Sudan di Unity e Upper Nile. Mentre altre 23mila persone verso l'Etiopia. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-8337436010834778871?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/8337436010834778871/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=8337436010834778871' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8337436010834778871'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8337436010834778871'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/sud-sudan-paese-sconvolto-da-violenze.html' title='Sud Sudan: Paese sconvolto da violenze etniche'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-6j_fNHnW5RA/Tw70rSNkKKI/AAAAAAAAFDk/fr_fc-P0L2A/s72-c/cartina_sud_sudan.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-5200790235332243702</id><published>2012-01-10T19:48:00.002+01:00</published><updated>2012-01-10T19:50:33.595+01:00</updated><title type='text'>Auditorium Seraphicum Roma: ‘JOSEMI CARMONA Band’ in concerto</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ferve l’attesa per il concerto della ‘JOSEMI CARMONA Band’. L’evento previsto per sabato 21 gennaio prossim&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-_k2Ln6mHAJ8/TwyIU4H7-JI/AAAAAAAAFDM/RDqYsjl_hUM/s1600/josemi%2Bcarmona%2Bband%2Binconcerto%2Ba%2Broma.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 214px; height: 320px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696077520961271954" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-_k2Ln6mHAJ8/TwyIU4H7-JI/AAAAAAAAFDM/RDqYsjl_hUM/s320/josemi%2Bcarmona%2Bband%2Binconcerto%2Ba%2Broma.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;o si terrà alle ore 21.30 presso l’Auditorium Seraphicum in Via del Serafico, 1 - EUR/Roma.&lt;br /&gt;Si tratta della band composta da José Miguel Carmona, chitarra flamenca, Carlos Carmona, seconda chitarra, Santiago Cortiñas 'kiki', cantaor,  Jose Manuel Motos 'bandolero', percussioni.&lt;br /&gt;Il leader della band è il famoso chitarrista e compositore spagnolo, José Miguel Carmona in arte Josemi Carmona.&lt;br /&gt;Dopo essersi esibito in altre prestigiose sale da concerto come il  'Palau de la Musica' di Barcellona, l’Auditorium Parco della Musica di Roma, Theater Basel di Basilea, l’Onassis Cultural Centre Auditorium  di Atene,  il Teatro Isabel la Catolica di Granada, il Muziekgebouw di Amsterdam,  l’Auditorio Nacional di Madrid, il Teatro Central di Sevilla, il  Nacional  Concert Hall di Dublino. Il noto chitarrista madrileno ha scelto l’Auditorium Seraphicum per incontrare il suo pubblico romano.&lt;br /&gt;Un evento che ha subito suscitato enorme interesse soprattutto per il fatto che nel corso della serata Josemi Carmona presenterà in live, e in anteprima assoluta per l’Italia, il suo nuovo disco ‘las pequeñas cosas’, UNIVERSAL SPAIN, nominato ai Latin Grammy® 2011 nella categoria “Best Flamenco Record”. Un disco con cui Josemi Carmona debutta in solitario.&lt;br /&gt;Si tratta di 12 temi, tra composizioni proprie e rivisitazioni di pezzi altrui, dove il chitarrista madrileno mostra la sua versatilità strumentale e stilistica, combinando chitarra  flamenca, acustica e mandola.&lt;br /&gt;Il disco si muove tra tradizione e avanguardia, che è la caratteristica principale del chitarrista madrileno, bellissimi i suoi arrangiamenti della Tosca di Puccini e del Gran Torino.&lt;br /&gt;Si tratta di una musica in cui compaiono influssi e stimoli che provengono non solo dal più puro Flamenco, ma anche dal  Pop e Jazz, coprendo dunque un ampia gamma di stili musicali.&lt;br /&gt;Per la preparazione di questo disco Josemi Carmona si è avvalso della collaborazione di una serie di musicisti del Flamenco come Pa&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-Ub3FEX_fqgo/TwyIVMU_-MI/AAAAAAAAFDc/NQycWN2w0Dc/s1600/Josemi%2Bcarmona%2Bcopertina%2Bde%2Bdisco%2Blas%2Bpequenas%2Bcosas.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 318px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696077526384769218" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-Ub3FEX_fqgo/TwyIVMU_-MI/AAAAAAAAFDc/NQycWN2w0Dc/s320/Josemi%2Bcarmona%2Bcopertina%2Bde%2Bdisco%2Blas%2Bpequenas%2Bcosas.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;co de Lucía, Manuel Carrasco, el Bandolero, Pirana, ma anche del Jazz, come Dave Holland che suona anche in uno dei brani.&lt;br /&gt;Al disco hanno collaborato anche musicisti del mondo della musica elettronica e hip-hop come il norvegese Bugge Wesseltoft, che ha fornito gli arrangiamenti e suonato alle tastiere, e il rapper Oxmo Puccini.  Come anche cantanti pop e cantautori come Jorge Drexler e Alex Cuba. Tra gli altri artisti figura anche la famosa cantante di Flamenco spagnolo, Niña Pastori.&lt;br /&gt;L’artista, che suona la chitarra flamenca dall'età di 4 anni, e ancora giovanissimo ha partecipato al world-tour del padre con lo spettacolo 'Flamenco Puro' è l’erede di una gloriosa dinastia flamenca.&lt;br /&gt;I genitori sono infatti, il grande chitarrista, Pepe Habichuela e la famosa ballerina di Falmenco, Amparo Bengala da cui ha evidentemente ereditato il talento e la  musicalità, divenendo poi, uno dei perni del “clan” Habichuela.&lt;br /&gt;L’importanza dell’appuntamento musicale romano è sottolineata dal fatto che gode del patrocinio dell' ISTITUTO CERVANTES DI ROMA e della partecipazione di UNIVERSAL MUSIC.&lt;br /&gt;La carriera di Josemi Carmona è costellata di successi, ma anche di una ricca esperienze. Giovanissimo a Madrid costituisce il gruppo di flamenco pop 'La  Barberia del Sur'. Importante è però, la sua partecipazione come chitarrista solista alla leggendaria band dei 'Ketama'. Come anche la sua collaborazione ai dischi di 'Star' internazionali come Alejandro Sanz, Nina Pastori, Miguel Bosé, Paco De Lucia, Jorge Pardo, Dave Holland, Carles Benavent, Chick Corea, Diego 'El Cigala', Tomatito. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-5200790235332243702?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/5200790235332243702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=5200790235332243702' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/5200790235332243702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/5200790235332243702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/auditorium-seraphicum-roma-josemi.html' title='Auditorium Seraphicum Roma: ‘JOSEMI CARMONA Band’ in concerto'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-_k2Ln6mHAJ8/TwyIU4H7-JI/AAAAAAAAFDM/RDqYsjl_hUM/s72-c/josemi%2Bcarmona%2Bband%2Binconcerto%2Ba%2Broma.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-9222049329823765003</id><published>2012-01-06T22:34:00.003+01:00</published><updated>2012-01-06T22:35:37.266+01:00</updated><title type='text'>Afghanistan: continua la ‘conta’ delle vittime del conflitto</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Continua la mattanza in Afghanistan dove la violenza continua a farla da padrona facendo pagare a tutti, civili e militari, un alto tributo di sangue.&lt;br /&gt;Il conflitto in corso è di diversa natura. Al sud ha una matrice marcatamente ideologica anche se non indenne da influenze criminali come lo è invece, di più nel centro-nord. Nel sud gli obiettivi degli insorti sono essenzialmente quelli di riguadagnare l'iniziativa sul campo, l'influenza sulla popolazione, mantenere la libertà di movimento e contrastare i progetti di sviluppo della polizia locale. Nel centro-nord gli obiettivi sono quello di condurre indisturbati un proficuo contrabbando, anche trafficando droga e  armi, oltre che il dare battaglia.&lt;br /&gt;Il tributo più alto lo stanno ovviamente pagando le &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/--HDdK9izrrI/TwdpDYrAaYI/AAAAAAAAFDA/b8PDHQYdXIs/s1600/Afghanistan-Carte.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 297px; height: 320px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5694635760716638594" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/--HDdK9izrrI/TwdpDYrAaYI/AAAAAAAAFDA/b8PDHQYdXIs/s320/Afghanistan-Carte.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;popolazioni civili afghane. Quantificare però, il numero delle vittime civili non è facile anche se orientativamente esse sono circa 35mila, tra morti e feriti. Almeno il 10 per cento di questi sono stati colpiti dalle forze militari,  governative e straniere. Si tratta dei cosiddetti ‘danni collaterali’. Gli altri sono caduti vittime di attentati compiuti dai ribelli talebani che cercano di rovesciare il governo filo-occidentale del presidente afghano Hamid Karzai.&lt;br /&gt;Più facile è invece, la ‘conta’ dei caduti tra i militari stranieri della coalizione internazionale, dispiegati nel Paese asiatico dal 2001.&lt;br /&gt;Secondo quanto riporta il sito http://icasualties.org/ finora sono almeno 2857 i militari stranieri morti in Afghanistan. Il tributo più alto lo hanno pagato  quelli statunitensi con 1865 caduti, mentre 42 sono i caduti di nazionalità italiana. Nel solo 2011 sono stati 566 i soldati Isaf morti in Afghanistan che ne ha fatto il secondo peggior anno in termini di vittime dopo il 2010 con 711 caduti.&lt;br /&gt;Un bilancio, quello delle vittime, che ovviamente si aggiorna e si aggrava giorno dopo giorno. Tanto è vero che anche oggi si sono registrati morti e feriti sia tra i civili sia tra i militari stranieri.&lt;br /&gt;Un tragico bilancio che in sole 24 ore ha visto morire 8 civili, di cui 7 bambini, e 5 militari Isaf.&lt;br /&gt;Nel primo caso i morti sono stati causati da un attentato terroristico. Le vittime sono state investite dallo scoppio di un ordigno nascosto in mezzo alla spazzatura a Tirinkot, il capoluogo della provincia dell'Uruzgan. La deflagrazione ha investito un gruppo di bambini, fra i 6 ed i 9 anni, che giocavano nelle vicinanze. Alcuni sono morti sul colpo altri in ospedale per le ferite riportate. Ucciso dall’esplosione anche un anziano passante. L'attentato non è stato per il momento rivendicato. Il presidente afghano Karzai ha duramente condannato l’episodio che si è verificato nel momento in cui sembra che si sia aperta una via di dialogo tra USA e i Talebani. Questi ultimi sembrano intenzionati ad aprire un loro ufficio di rappresentanza all'estero, forse in Qatar.&lt;br /&gt;Nell'Afghanistan meridionale oggi hanno invece, perso la vita altri 5 militari stranieri della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza, Isaf, sotto comando Nato. I soldati sono caduti in seguito a scontro a fuoco e a causa dell'esplosione di un ordigno artigianale, gli Improvised Explosive Device, IED. Altri tre commilitoni erano rimasti uccisi ieri sempre da uno IED. La nazionalità dei militari caduti, come consuetudine, non è stata resa nota.&lt;br /&gt;Mentre, è di nazionalità italiana il militare Isaf rimasto ferito in maniera non grave sempre oggi in Afghanistan.&lt;br /&gt;Si tratta del secondo episodio in pochi giorni, dopo quello del  4 gennaio scorso.&lt;br /&gt;La causa del ferimento è ancora una volta lo scoppio di un ordigno rudimentale artigianale che da sempre è la minaccia più incombente e mortale per militari e civili in Afghanistan per l’alto uso di cui ne continuano a fare gli insorti che li disseminano ovunque specie lungo le arterie stradali.&lt;br /&gt;Due giorni fa l'esplosione di uno IED aveva investito un blindato italiano ‘Lince’ ferendo uno degli occupanti. Il fatto era avvenuto nella zona del Gulistan, nel distretto di Bakwa, nel sudest dell'Afghanistan. Oggi invece, l’episodio è avvenuto a circa 10 chilometri da Bala Murghab nell'ovest del Paese e l’esplosione ha investito un militare italiano impegnato in un pattugliamento a piedi congiunto con forze di sicurezza afghane.&lt;br /&gt;Si tratta di un’area che rientra nelle competenze del Regional Command West, RC-W, a guida italiana. Un’area, che per meglio controllarla, è stata divisa in diversi settori di competenza affidati a diverse task force militari. Il settore nord del RC-W, dove era operativo il militare ferito, un caporale, è di competenza del 151esimo reggimento fanteria della Brigata 'Sassari'. Il 151esimo, dispiegato in Afghanistan dallo scorso settembre, per un semestre che si concluderà il prossimo mese di marzo, è guidato dal generale Luciano Portolano, è basato nell'avamposto 'Columbus' di Bala Murghab, che è uno dei 7 distretti della provincia di Badghis.&lt;br /&gt;Ed è proprio nell’area di Bala Murghab che si gioca una grossa partita tra militari italiani e forze di sicurezza afghane da un lato e miliziani talebani dall’altro.&lt;br /&gt;Negli ultimi giorni si è intensificata proprio l'azione di contrasto nei confronti dei secondi che si vedono sempre di più messi alle corde dai militari italiani e afghani.&lt;br /&gt;La regione confina con il Turkmenistan, verso cui è florido il contrabbando, e il contingente militare italiano, dispiegato in zona, punta ad allargare la 'bolla di sicurezza' fino al confine con questo Paese asiatico. Per facilitare il lavoro sono stati creati principalmente 4 importanti avamposti, i cosiddetti Combat out post, COPs. Si tratta di ‘Croma’, ‘Victor’, ‘Highlander’ e ‘Mono’. Questi presidiano importanti vie di comunicazioni che portano nella Valle del Murghab da cui poi, si dipartono tutte le attività nel nord Afghanistan. Si tratta della 'Lithium road' proveniente da est, ‘Highway 1’ proveniente da sud e che va ad est dopo aver attraversato Bala Murghab, e la 'Bronze Road'. Quest’ultima è una lunga arteria che va da nord a sud sempre attraverso la valle di Bala Murghab e il cui controllo è quindi vitale per le comunicazioni nel Paese.&lt;br /&gt;Proprio questo mese scatta anche il nuovo processo di pianificazione, l' ‘Oplan Naweed 1391’. Si tratta di un'operazione-cerniera con gli USA che vedrà coinvolte l'area di Herat e l'area di Helmand. Dalla fine dell’anno le forze di sicurezza afghane e le Forze della Coalizione internazionale hanno lanciato 18 operazioni congiunte nelle province di Kunar, Nangarhar, Kapisa, Takhar, Baghlan, Kandahar, Helmand, Wardak, Logar, Ghazni, Khost ed Herat.&lt;br /&gt;L’azione di stabilizzazione e controllo della regione, da parte dei militari italiani, è attuata anche attraverso l’attuazione di un progetto che prevede il reinserimento nella società civile afghana dei ribelli Talebani che si arrendono. In tutto il Paese asiatico sono diverse migliaia quelli che hanno finora deposto le armi. Di questi 3mila si sono già reintegrati, mentre un altro migliaio lo stanno per fare. Nella sola area regionale ovest gli insorti che hanno scelto la reintegrazione sono pari al 40 per cento del totale.&lt;br /&gt;Brillanti risultati che hanno portato la provincia di Herat, che comprende anche le province di Badghis, Ghowr e Farah, ad essere la prima ad essersi avviata verso il passaggio definitivo delle responsabilità dalla coalizione alle autorità afghane. Un obiettivo prefissato entro il 31 marzo prossimo. Tutto questo, rientra nell’ambito della fase di transizione avviata lo scorso mese di agosto e che prevede il 2014 anno fissato come quello in cui si avrà la definitiva transizione dell'intero Afghanistan dall'Isaf al governo nazionale. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-9222049329823765003?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/9222049329823765003/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=9222049329823765003' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/9222049329823765003'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/9222049329823765003'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/afghanistan-continua-la-conta-delle.html' title='Afghanistan: continua la ‘conta’ delle vittime del conflitto'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/--HDdK9izrrI/TwdpDYrAaYI/AAAAAAAAFDA/b8PDHQYdXIs/s72-c/Afghanistan-Carte.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-1603924524640134427</id><published>2012-01-05T19:50:00.003+01:00</published><updated>2012-01-05T19:50:49.309+01:00</updated><title type='text'>Protesi PIP: rischi anche da quelle per uomini</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Dopo l'allerta per le protesi francesi destinate alle donne, le mammarie, considerate a rischio salute, scatta ora l’allarme anche per quelle destinate agli uomini, testicoli in silicone e finti pettorali. Protesi quest’ultime che sarebbero state commercializzate soprattutto all'estero specie negli USA.&lt;br /&gt;Le protesi al silicone destinate a pazienti maschi prodotte dalla società francese sarebbero state commercializzate anche in Italia. Appare però, per queste, più difficile individuare il periodo, il luogo e in che modo anche se però, il problema derivatene dovrebbe essere quasi inesistente. Questo, in quanto su un caso di tumore testicolare ogni 100mila abitanti solo l'85% dei pazienti richiede la protesi. Per cui è possibile ipotizzare che in Italia i pazienti maschi con impianti a rischio potrebbero essere al massimo 40. Stima che si azzera invece, per quanto riguarda le protesi pettorali, ossia quelle a cui si ricorre per aumentare il volume dei muscoli pettorali. Questo in quanto sono interventi a cui in Italia  si ricorre poco o per nulla.&lt;br /&gt;Si allarga quindi lo scandalo protesi francesi al silicone difettose e vendute in tutto il mondo.&lt;br /&gt;Sono circa 10 milioni le protesi mammarie di diverse marche, impiantate nel mondo sia per motivi estetici sia ricostruttivi dopo intervento oncologico.&lt;br /&gt;Il caso protesi PIP è esploso prima in Francia e poi, si è allargato a macchia d’olio nel resto del mondo. Si stima che siano coinvolte almeno 400mila donne in 65 Paesi.&lt;br /&gt;In Italia sarebbero circa 4300 le donne a cui sono state impiantata queste protesi mammaria.&lt;br /&gt;Protesi ribattezzate PIP dal nome dell'azienda francese che le produceva, la Poly Implants Prosthesis, accusata di aver utilizzato silicone non conforme all'uso medico. Impianti protesici che sono risultati più suscettibili al deterioramento e alla rottura rispetto ad altri. La conseguenza di tale rottura determina reazioni infiammatorie. Mentre, non è attualmente dimostrato un legame causa-effetto fra le protesi PIP e l'insorgenza di tumori del seno.&lt;br /&gt;Sulle milioni di protesi mammarie, di diverse marche, impiantate nel mondo sono stati descritti unicamente rarissimi casi di linfoma che origina dalla capsula intorno alla protesi, sia in silicone si salina. In tutto 75 casi che hanno provocato 4 decessi, in nessun modo però, correlabili a una specifica ditta produttrice.&lt;br /&gt;La domanda più ricorrente è: “come sia stato possibile che per quasi 10 anni nessuno si sia accorto del problema”.&lt;br /&gt;L’intera vicenda ha di certo evidenziato forti lacune da parte degli organismi di controllo europei sui dispositivi medico chirurgici come ha fatto osservare  l'Associazione italiana chirurgia plastica estetica, Aicpe.&lt;br /&gt;Le protesi PIP, la cui produzione è iniziata nel 2001, ed erano provviste del marchio CE, sono finite sotto accusa in Francia nel marzo 2010 con il conseguente stop alla produzione. Nello stesso anno sono state anche ritirate dal mercato italiano e nel resto del mondo.&lt;br /&gt;Sembra che nel corso della produzione l’azienda produttrice abbia deciso, per abbassare i costi di produzione, di usare materiali di minor qualità rispetto a quelli che utilizzava prima e che gli avevano permesso di ottenere l’autorizzazione alla commercializzazione. Di fatto il gel contenuto nelle protesi Pip è risultato essere un mix di prodotti chimici industriali, mai testati clinicamente per i loro effetti sull'organismo. Un miscuglio che con molta probabilità variava anche a seconda delle partite. Tra i componenti del mix  rivelati anche un additivo per carburanti e 2 prodotti utilizzati nell'industria del caucciù. In tutto il mondo sono partite indagini e analisi a tappeto.&lt;br /&gt;In Italia, il ministro della Salute, Renato Balduzzi ha firmato un'ordinanza per individuare le portatrici di protesi mammarie PIP, che impone a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di redigere entro 15 giorni un elenco nominativo di tutti i casi riguardanti l'impianto di PIP a partire dal primo gennaio 2001. Una lista che resterà, a garanzia della privacy dei pazienti, nella esclusiva disponibilità delle sole strutture sanitarie.&lt;br /&gt;Le Regioni avranno poi altri dieci giorni di tempo per inviare tutti i dati al Ministero. L'ordinanza impone che anche le strutture che non hanno effettuato impianti attestino una dichiarazione di mancata effettuazione di tali trattamenti. Le Regioni dovranno inoltre, verificare l' applicazione delle raccomandazioni in materia disposte dal Consiglio superiore di sanità nel parere espresso il 22 dicembre scorso. Al Comando Carabinieri per la tutela della salute il Ministro ha affidato il compito di effettuare indagini e controlli al fine di ricostruire i passaggi amministrativi per l'acquisizione delle protesi PIP, nonchè i percorsi sanitari che hanno preceduto l'impianto delle stesse, operando su tutto il territorio nazionale.&lt;br /&gt;Stamani l'assessore regionale al diritto alla salute della Regione Toscana, Daniela Scaramuccia ha comunicato di aver individuato delle linee d'azione che contemplano l’osservazione e la presa in carico di tutti i casi di impianto di protesi mammarie di tipo Pip anche da prima del 2001 e offerto consulenza, controllo e eventuale rimozione da parte del Servizio sanitario regionale in base a un protocollo in corso di definizione.&lt;br /&gt;In Italia secondo fonti Codacons l'utilizzo delle protesi PIP è stato ammesso dall'Istituto Europeo di Oncologia, Ieo, di Milano, il cui direttore scientifico è il prof Umberto Veronesi. L’istituto ne ha anche fatto uso e smettendo di usarle poi, nel 2006. La stima che è stata fatta è che  almeno 621 protesi della ditta francese siano state impiantate dall'Ieo in 3 anni.&lt;br /&gt;Nei giorni scorsi il Codacons in proposito ha chiesto chiarimenti al ministro della Salute Balduzzi. Soprattutto per il periodo 2000-2001. Proprio in quegli anni la ‘Food and Drug Administration’, Fda, aveva lanciato un allarme segnalando i difetti delle protesi Pip. Secondo la Codacons nonostante questa segnalazione dell’organismo sanitario statunitense in Italia non è stata però, adottata nessuna precauzione.&lt;br /&gt;La risposta è giunta dallo stesso Ieo che in una nota pubblicata sul suo sito ha reso noto: “Su circa 10 milioni di protesi mammarie di diverse marche, impiantate nel mondo sia per motivi estetici che ricostruttivi dopo intervento oncologico sono stati descritti unicamente rarissimi casi di linfoma che origina dalla capsula intorno alla protesi, sia in silicone che salina: 75 casi in tutto il mondo, che hanno provocato 4 decessi, in nessun modo correlabili a una specifica ditta produttrice. Tutte le protesi mammarie sono a rischio di rottura perchè con il tempo vanno incontro a un processo di usura. Per questo lo Ieo raccomanda a tutte le portatrici di protesi, il controllo annuale con ecografia mammaria e la visita specialistica con il chirurgo plastico. Le protesi PIP presentano comunque una frequenza di rottura più elevata”.&lt;br /&gt;Cittadinanzattiva - Tribunale per i diritti del malato - a proposito delle protesi mammarie francesi messe sotto inchiesta perché mettono a rischio la salute pubblica ha messo a disposizione dei cittadini, che volessero maggiori informazioni o volessero valutare anche la possibilità di una azione legale, la sua assistenza. A tal fine è attivo un servizio di consulenza e tutela da lunedì 2 gennaio, attraverso email pit.salute@cittadinanzattiva o contattando il numero 0636718444 nei giorni dispari, lu-mer-ve, dalle 9:30 alle 13:30.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-1603924524640134427?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/1603924524640134427/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=1603924524640134427' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1603924524640134427'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1603924524640134427'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/protesi-pip-rischi-anche-da-quelle-per_05.html' title='Protesi PIP: rischi anche da quelle per uomini'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-336386568693271889</id><published>2012-01-05T19:50:00.001+01:00</published><updated>2012-01-05T19:50:48.149+01:00</updated><title type='text'>Protesi PIP: rischi anche da quelle per uomini</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Dopo l'allerta per le protesi francesi destinate alle donne, le mammarie, considerate a rischio salute, scatta ora l’allarme anche per quelle destinate agli uomini, testicoli in silicone e finti pettorali. Protesi quest’ultime che sarebbero state commercializzate soprattutto all'estero specie negli USA.&lt;br /&gt;Le protesi al silicone destinate a pazienti maschi prodotte dalla società francese sarebbero state commercializzate anche in Italia. Appare però, per queste, più difficile individuare il periodo, il luogo e in che modo anche se però, il problema derivatene dovrebbe essere quasi inesistente. Questo, in quanto su un caso di tumore testicolare ogni 100mila abitanti solo l'85% dei pazienti richiede la protesi. Per cui è possibile ipotizzare che in Italia i pazienti maschi con impianti a rischio potrebbero essere al massimo 40. Stima che si azzera invece, per quanto riguarda le protesi pettorali, ossia quelle a cui si ricorre per aumentare il volume dei muscoli pettorali. Questo in quanto sono interventi a cui in Italia  si ricorre poco o per nulla.&lt;br /&gt;Si allarga quindi lo scandalo protesi francesi al silicone difettose e vendute in tutto il mondo.&lt;br /&gt;Sono circa 10 milioni le protesi mammarie di diverse marche, impiantate nel mondo sia per motivi estetici sia ricostruttivi dopo intervento oncologico.&lt;br /&gt;Il caso protesi PIP è esploso prima in Francia e poi, si è allargato a macchia d’olio nel resto del mondo. Si stima che siano coinvolte almeno 400mila donne in 65 Paesi.&lt;br /&gt;In Italia sarebbero circa 4300 le donne a cui sono state impiantata queste protesi mammaria.&lt;br /&gt;Protesi ribattezzate PIP dal nome dell'azienda francese che le produceva, la Poly Implants Prosthesis, accusata di aver utilizzato silicone non conforme all'uso medico. Impianti protesici che sono risultati più suscettibili al deterioramento e alla rottura rispetto ad altri. La conseguenza di tale rottura determina reazioni infiammatorie. Mentre, non è attualmente dimostrato un legame causa-effetto fra le protesi PIP e l'insorgenza di tumori del seno.&lt;br /&gt;Sulle milioni di protesi mammarie, di diverse marche, impiantate nel mondo sono stati descritti unicamente rarissimi casi di linfoma che origina dalla capsula intorno alla protesi, sia in silicone si salina. In tutto 75 casi che hanno provocato 4 decessi, in nessun modo però, correlabili a una specifica ditta produttrice.&lt;br /&gt;La domanda più ricorrente è: “come sia stato possibile che per quasi 10 anni nessuno si sia accorto del problema”.&lt;br /&gt;L’intera vicenda ha di certo evidenziato forti lacune da parte degli organismi di controllo europei sui dispositivi medico chirurgici come ha fatto osservare  l'Associazione italiana chirurgia plastica estetica, Aicpe.&lt;br /&gt;Le protesi PIP, la cui produzione è iniziata nel 2001, ed erano provviste del marchio CE, sono finite sotto accusa in Francia nel marzo 2010 con il conseguente stop alla produzione. Nello stesso anno sono state anche ritirate dal mercato italiano e nel resto del mondo.&lt;br /&gt;Sembra che nel corso della produzione l’azienda produttrice abbia deciso, per abbassare i costi di produzione, di usare materiali di minor qualità rispetto a quelli che utilizzava prima e che gli avevano permesso di ottenere l’autorizzazione alla commercializzazione. Di fatto il gel contenuto nelle protesi Pip è risultato essere un mix di prodotti chimici industriali, mai testati clinicamente per i loro effetti sull'organismo. Un miscuglio che con molta probabilità variava anche a seconda delle partite. Tra i componenti del mix  rivelati anche un additivo per carburanti e 2 prodotti utilizzati nell'industria del caucciù. In tutto il mondo sono partite indagini e analisi a tappeto.&lt;br /&gt;In Italia, il ministro della Salute, Renato Balduzzi ha firmato un'ordinanza per individuare le portatrici di protesi mammarie PIP, che impone a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di redigere entro 15 giorni un elenco nominativo di tutti i casi riguardanti l'impianto di PIP a partire dal primo gennaio 2001. Una lista che resterà, a garanzia della privacy dei pazienti, nella esclusiva disponibilità delle sole strutture sanitarie.&lt;br /&gt;Le Regioni avranno poi altri dieci giorni di tempo per inviare tutti i dati al Ministero. L'ordinanza impone che anche le strutture che non hanno effettuato impianti attestino una dichiarazione di mancata effettuazione di tali trattamenti. Le Regioni dovranno inoltre, verificare l' applicazione delle raccomandazioni in materia disposte dal Consiglio superiore di sanità nel parere espresso il 22 dicembre scorso. Al Comando Carabinieri per la tutela della salute il Ministro ha affidato il compito di effettuare indagini e controlli al fine di ricostruire i passaggi amministrativi per l'acquisizione delle protesi PIP, nonchè i percorsi sanitari che hanno preceduto l'impianto delle stesse, operando su tutto il territorio nazionale.&lt;br /&gt;Stamani l'assessore regionale al diritto alla salute della Regione Toscana, Daniela Scaramuccia ha comunicato di aver individuato delle linee d'azione che contemplano l’osservazione e la presa in carico di tutti i casi di impianto di protesi mammarie di tipo Pip anche da prima del 2001 e offerto consulenza, controllo e eventuale rimozione da parte del Servizio sanitario regionale in base a un protocollo in corso di definizione.&lt;br /&gt;In Italia secondo fonti Codacons l'utilizzo delle protesi PIP è stato ammesso dall'Istituto Europeo di Oncologia, Ieo, di Milano, il cui direttore scientifico è il prof Umberto Veronesi. L’istituto ne ha anche fatto uso e smettendo di usarle poi, nel 2006. La stima che è stata fatta è che  almeno 621 protesi della ditta francese siano state impiantate dall'Ieo in 3 anni.&lt;br /&gt;Nei giorni scorsi il Codacons in proposito ha chiesto chiarimenti al ministro della Salute Balduzzi. Soprattutto per il periodo 2000-2001. Proprio in quegli anni la ‘Food and Drug Administration’, Fda, aveva lanciato un allarme segnalando i difetti delle protesi Pip. Secondo la Codacons nonostante questa segnalazione dell’organismo sanitario statunitense in Italia non è stata però, adottata nessuna precauzione.&lt;br /&gt;La risposta è giunta dallo stesso Ieo che in una nota pubblicata sul suo sito ha reso noto: “Su circa 10 milioni di protesi mammarie di diverse marche, impiantate nel mondo sia per motivi estetici che ricostruttivi dopo intervento oncologico sono stati descritti unicamente rarissimi casi di linfoma che origina dalla capsula intorno alla protesi, sia in silicone che salina: 75 casi in tutto il mondo, che hanno provocato 4 decessi, in nessun modo correlabili a una specifica ditta produttrice. Tutte le protesi mammarie sono a rischio di rottura perchè con il tempo vanno incontro a un processo di usura. Per questo lo Ieo raccomanda a tutte le portatrici di protesi, il controllo annuale con ecografia mammaria e la visita specialistica con il chirurgo plastico. Le protesi PIP presentano comunque una frequenza di rottura più elevata”.&lt;br /&gt;Cittadinanzattiva - Tribunale per i diritti del malato - a proposito delle protesi mammarie francesi messe sotto inchiesta perché mettono a rischio la salute pubblica ha messo a disposizione dei cittadini, che volessero maggiori informazioni o volessero valutare anche la possibilità di una azione legale, la sua assistenza. A tal fine è attivo un servizio di consulenza e tutela da lunedì 2 gennaio, attraverso email pit.salute@cittadinanzattiva o contattando il numero 0636718444 nei giorni dispari, lu-mer-ve, dalle 9:30 alle 13:30.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-336386568693271889?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/336386568693271889/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=336386568693271889' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/336386568693271889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/336386568693271889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2012/01/protesi-pip-rischi-anche-da-quelle-per.html' title='Protesi PIP: rischi anche da quelle per uomini'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-5166576702130891598</id><published>2011-12-30T16:25:00.003+01:00</published><updated>2011-12-30T16:29:45.502+01:00</updated><title type='text'>Pirateria somala: nata dalla marginalizzazione politica e economica di un popolo</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I pirati sono sempre riusciti ad individuare rotte marittime vulnerabili e di importanza strategica. Uno di queste è quella che unisce l’Asia all’Europa, passando per il Golfo di Aden e il Mar Arabico. Una rotta che è oggi minacciata dai pirati somali. Si tratta di una rotta attraverso cui vi passa la metà dei traffici commerciali, a mezzo container, e il 70 per cento del traffico di petrolio mondiali. Un mare che quindi, riveste importanza per l’approvvigionamento di carburante per l’occidente. Attraverso esso vi passa anche un cavo sottomarino di 17mila km in fibra ottica che collega Paesi come Sudafrica, Tanzania, Kenya, Uganda e Mozambico con l’Europa e l’Asia. Quindi un’importanza anche per le telecomunicazioni.&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-c2VY1IpCj8w/Tv3YwYmL0jI/AAAAAAAAFCo/bfFnkk0h2cY/s1600/pirati%2Bsomali%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 213px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691943829814104626" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-c2VY1IpCj8w/Tv3YwYmL0jI/AAAAAAAAFCo/bfFnkk0h2cY/s320/pirati%2Bsomali%2B1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo ha reso i predoni del mare somali un grosso problema regionale che, i tanti Paesi che si affacciano su quel mare, hanno cercato di contrastare, ma inutilmente.&lt;br /&gt;Con il trascorrere degli anni, dal 2005 ad oggi, queste gang del mare sono diventate delle vere e proprie spine nel fianco per la comunità internazionale. Esse con le loro azioni hanno finito per rendere sempre più pericolosa la navigazione al largo del Corno d'Africa e Oceano Indiano.&lt;br /&gt;Da questo pericolo è poi, derivata una forte lievitazione dei costi di navigazione delle navi mercantili che hanno mandando in rovina anche diversi armatori rimasti stretti nella morsa, tra i costi sempre più alti dei premi delle assicurazioni, per le navi che battono le rotte a rischio nell’Oceano Indiano, e i predoni del mare che pretendono somme sempre di più riscatti altissimi. L'obiettivo dei pirati somali è infatti, quello di prendere una nave e il suo equipaggio intatti per poi, dirottarla nei loro porti-covi lungo i 345 km della costa del Puntland, regione semiautonoma del Nord est della Somalia. Di fatto una moderna Tortuga.&lt;br /&gt;La gang del mare che compie l’atto criminale è disposta a tenere nave e uomini in ostaggio anche per diversi mesi se in cambio del loro rilascio non viene pagato un riscatto. A nulla serve tergiversare, finora nessun Paese ha mai riottenuto indietro gli ostaggi senza non aver pagato un riscatto. La somma del riscatto viene fissato dai pirati che inizialmente chiedono sempre cifre esorbitanti, anche diverse decine di milioni di dollari, ma poi, finiscono sempre per ‘accontentarsi’ di meno.&lt;br /&gt;I predoni del mare finora hanno sempre dimostrato di conoscere il valore della nave, del carico e la situazione finanziaria dell’armatore.&lt;br /&gt;L’importo del riscatto è stato quindi, sempre quantificato in base a questi elementi.&lt;br /&gt;Il costo medio di un sequestro è  lievitato di anno in anno. E’ stato stimato che la somma pagata come riscatto negli anni è aumentata mediamente di 36 volte rispetto al 2005 quando veniva pagato un riscatto di 150mila dollari.&lt;br /&gt;Lo scorso anno è stato un anno terribile che ha fatto registrare quasi 240 mln di dollari pagati come riscatto ai pirati. Un computo fatto tenendo conto che, in media, per ogni sequestro, le compagnie di trasporto marittimo o i governi dei Paesi a cui appartengono navi e uomini catturati, hanno ‘sborsato’ in totale per il rilascio di una nave, oltre ai dollari incassati dai predoni del mare, in più altri 15 milioni e anche 33 milioni di dollari in ‘costi accessori’.&lt;br /&gt;Ovviamente le informazioni riguardante i riscatti pagati dalle compagnie di trasporto marittimo o dai governi sono diffusi da altre fonti specie dagli stessi pirati.&lt;br /&gt;Comunque sia un rapido conteggio è possibile farlo.&lt;br /&gt;Guardando le statistiche degli attacchi pirati negli ultimi tre anni si osserva che nel 2009 sono state 31 le nave riscattate. La somma pagata come riscatto mediamente è stata di  2,1 milioni di dollari. In totale quindi, sono stati pagati almeno 65 mln di dollari, ma in effetti è possibile, per quanto detto prima, stimare che siano stati invece, pagati almeno 150 mln di dollari. Nel 2010 sono state 17 le navi riscattate. La somma pagata come riscatto mediamente è stata di 5,1 milioni di dollari. In totale sono stati pagati almeno 90 mln di dollari. La stima possibile è che siano invece, stati pagati almeno 238 milioni di dollari come riscatti. Nel 2011 sono state 33 le navi riscattate. La somma pagata come riscatto mediamente è stata di 7 milioni di dollari. In totale sono stati pagati almeno 230 mln di dollari. La stima che si può fare è che invece, siano stati pagati almeno 500 milioni di dollari come riscatti.&lt;br /&gt;Del riscatto al pirata viene data solo una parte, una sorta di commissione. Questo perché dopo il sequestro entrano in gioco organizzazioni criminali a capo delle quali vi sono ‘coletti bianchi’. Organizzazioni che una volta incassato il denaro, si occupano di  ripulirlo e riciclarlo attraverso società di comodo con sede a Dubai, negli Emirati e a Nairobi in Kenya.&lt;br /&gt;L’alto profitto e il basso rischio hanno  finora galvanizzato i predoni del mare facendoli diventare anche molto audaci.&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-h18QMznlb80/Tv3Ywh4gqjI/AAAAAAAAFCw/A9pz0z7Tn6g/s1600/navi%2Bmilitari%2Bnel%2Bmare%2Bdei%2Bpirati.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 213px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691943832306887218" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-h18QMznlb80/Tv3Ywh4gqjI/AAAAAAAAFCw/A9pz0z7Tn6g/s320/navi%2Bmilitari%2Bnel%2Bmare%2Bdei%2Bpirati.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Si stima che la pirateria globalmente costi alla comunità internazionale almeno 12 mld di dollari l'anno.&lt;br /&gt;L'ONU, che  con la ‘Convenzione ONU sulla Legge del mare’ ha riconosciuto la pirateria marittima come un crimine, ha emanato diverse risoluzioni che autorizzano la comunità internazionale a partecipare attivamente alla lotta contro di essa nelle acque del bacino somalo.&lt;br /&gt;Un tentativo, che visti i risultati, è stato un fallimento nonostante gli sforzi della Nazioni Unite, e delle Marine Militari di NATO, USA, Europa e tanti altri Paesi. Purtroppo gli attacchi pirati nelle acque somale sono continuati ed hanno raggiunto l’apice anno dopo anno.&lt;br /&gt;E’ mancato soprattutto lo stabilirsi di una sorta di fiducia tra somali e comunità internazionale. Una mancanza che non ha dunque condotto a far nascere la necessaria collaborazione tra  le due parti che avrebbe invece, certamente condotto, con più celerità, a sradicare il fenomeno dalle acque del Corno D’Africa.&lt;br /&gt;L’errore principale commesso da tutti è stato quello di trattare tutti i somali, indistintamente, come criminali. Invece, andava fatta una distinzione tra i somali banditi e i somali difensori delle risorse locali.&lt;br /&gt;Infatti, alla base della nascita della pirateria marittima nel mare al largo della Somalia vi è la lotta intrapresa dai pescatori somali definibili ‘pirati difensivi’. Azioni le loro, dettate dal bisogno di difendere il loro mare dalle flotte pescherecce stranieri. Navi che lo depredavano del suo pesce togliendo ai somali l’unica risorsa che avevano. Inoltre, queste azioni sono nate anche per difendere il mare della Somalia da chi lo utilizzava come una discarica di rifiuti velenosi.&lt;br /&gt;All’inizio vennero infatti, sequestrati numerosi pescherecci poi, liberati solo dopo aver ricevuto una sorte di indennizzo quantificabile con somme variabili tra i 50mila e i 150mila dollari.&lt;br /&gt;A volte i ‘pirati difensivi’ si accontentavano solo di spaventare quelli che allora essi vedevano come dei  ‘predoni’ stranieri in quanto il loro scopo era solo fermarli e non di ricavarci un bottino.&lt;br /&gt;Il fatto poi, divenne invece, occasione per altri somali per cercare di dirottate i mercantili che ogni anno a migliaia solcano le loro acque. Questi uomini sono definibili questi ‘pirati da riscatto’ in quanto le loro azioni sono dettate dal desiderio di ottenere un bottino individuabile nella richiesta di riscatti per il rilascio delle navi e dei loro equipaggi che avevano catturato.&lt;br /&gt;Questi pirati sono gente abituata a combattere, miliziani somali e avventurieri, anche stranieri, ed erano, e lo sono tuttora, sostenuti economicamente da avidi uomini d'affari.&lt;br /&gt;Questi ‘banditi’ si sono mischiati ai ‘pirati difensivi’, ma sono ben distinguibili per violenza e per modalità di azione. I Signori della guerra locali hanno da sempre facilitato le azioni di questi ‘pirati da riscatto’ in quanto di certo partecipano ai loro ‘guadagni’. La caratteristica del fenomeno è appunto che esso è un problema per molti, ma una ‘cuccagna’ per tanti altri.&lt;br /&gt;Prima degli attuali pirati però, nel mare della Somalia hanno agito anche altri pirati, quelli ‘politici’. Infatti, i somali appartenenti al ‘Movimento Nazionale Somalo’, SNM, che si battevano contro la dittatura militare in Somalia, nel periodo a cavallo tra fine anni’80 e inizio anni’90 diedero vita ad una sorta di pirateria marittima di natura politica.&lt;br /&gt;Questi somali, per impedire che al regime di Siad Barre giungessero rifornimenti, minacciarono la comunità internazionale che avrebbero attaccato ogni nave diretta ai porti somali. Questi pirati politici, che giunsero a catturare e dirottare anche due mercantili, scomparvero dopo la cadute del regime nel 1991. Nel maggio dello stesso anno nacque la repubblica del Somaliland.&lt;br /&gt;Ed ecco spiegato forse anche perché molti somali difendono la pirateria che alla luce di quanto esposto è nata come effetto della marginalizzazione prima politica e poi economica di un popolo. Ed è forse su questi due punti che andrebbe fatto un lavoro di ‘cucitura’ della slegatura che esiste attualmente tra contrasto e causa del fenomeno.&lt;br /&gt;Praticamente il fenomeno al largo della Somalia è nato ufficialmente nel febbraio 2005 quando venne compiuto il primo sequestro di una nave a scopo estorsivo. Nel 2006 il fenomeno subì una battuta di arresto in seguito all’azione di contrasto condotta dai miliziani dell'Unione delle Corti Islamiche, UCI, allora al potere nel Paese del Corno D’Africa dopo la loro caduta i pirati somali tornarono. Successivamente l’attuale Governo di Transizione Federale somalo, TFG, ha condotto, in maniera altalenante, ambigua e inutilmente, la lotta alla pirateria nonostante che la comunità internazionale contribuisca economicamente in maniera generosa a questa lotta. Di fronte a questo comportamento la comunità internazionale ha cominciato a instaurare rapporti anche con altri partner regionali. Questo in quanto è ormai certo che il fenomeno è legato all’instabilità della Somalia. Di fronte a questa certezza e al fatto che il TFG ha fallito la comunità internazionale ha cominciato a ‘coltivare’ i contatti con i governi del Somaliland e del Puntland.&lt;br /&gt;Si tratta di due regioni situate nel nord della Somalia da cui si sono distaccate, che si sono dimostrate partner più affidabili nella lotta alla pirateria. Questi due stati, tuttavia, non sono stati riconosciuti ufficialmente dalla comunità internazionale che non accetta uno spezzettamento della Somalia.&lt;br /&gt;Proprio nel  Somaliland dal novembre 2010 vi è operativa una prigione costruita con aiuti economici internazionali e dove sono stati incarcerati diverse centinaia di presunti pirati. Un passaggio importante questo di fronte al fatto che i pirati somali continuano a godere di una certa impunità nonostante la minaccia che essi rappresentano per il commercio internazionale e l'impatto negativo della loro attività criminale su ostaggi e le loro famiglie.&lt;br /&gt;Finora sono stati appena un centinaio i pirati somali condannati per le loro gesta.&lt;br /&gt;Presunti pirati somali arrestati dalle forze navali internazionali sono in carcere e sono stati anche processati in almeno 20 Paesi. Tra i pochi Paesi che hanno dimostrato di voler concretamente combattere i pirati somali figurano Olanda, Stati Uniti, Francia, India, Corea del Sud, Yemen, Spagna, Germania, Comore, Belgio, Madagascar, Seychelles, Somalia, Giappone, Tanzania  e ultima Italia.&lt;br /&gt;L'estendersi del pericolo ha indotto diversi giuristi e uomini politici di tutto il mondo a lanciare l'idea di creare un apposito Tribunale Penale Internazionale, come quello già operante all'Aja per i crimini di guerra, contro l'umanità e il genocidio. Purtroppo questa idea non ha trovato consensi in tutti i Paesi. Tra quelli non favorevoli spicca inspiegabilmente la stessa Somalia.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-5166576702130891598?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/5166576702130891598/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=5166576702130891598' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/5166576702130891598'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/5166576702130891598'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/pirateria-somala-nata-dalla.html' title='Pirateria somala: nata dalla marginalizzazione politica e economica di un popolo'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-c2VY1IpCj8w/Tv3YwYmL0jI/AAAAAAAAFCo/bfFnkk0h2cY/s72-c/pirati%2Bsomali%2B1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-7268901605723555605</id><published>2011-12-28T16:48:00.000+01:00</published><updated>2011-12-28T16:49:39.525+01:00</updated><title type='text'>Pirateria somala: urgenti misure a difesa della navigazione mercantile, ma...</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Dopo che un’altra nave italiana è caduta nelle mani dei pirati somali, da più parti, specie da quella degli armatori, si sollecitano urgenti misure a difesa della navigazione mercantile italiana, ma….&lt;br /&gt;Si tratta della terza nave battente il tricolore sequestrata nel 2011 in Africa Orientale. Dopo la petroliera ‘SAVINA CAYLYN ‘ e la MV ‘ROSALIA D’AMATO’ ora è toccato alla MV 'ENRICO IEVOLI' con 18 uomini di equipaggio di cui 6 sono italiani, tra cui il comandante, 5 ucraini e 7 indiani.&lt;br /&gt;A dire il vero le navi italiane catturate dai pirati nel 2011 sono state però, sei.&lt;br /&gt;La ‘quota’ si raggiunge se si calcola anche la nave cisterna ‘Dominia’ catturata dai pirati al largo delle coste nigeriane, la petroliera ‘Alessandra Bottiglieri’ catturata al largo del porto di Cotonou, nel Benin e la petroliera, ‘Anema e Core' catturata nel golfo della Nigeria.&lt;br /&gt;Questi atti di pirateria sono però, avvenuti dall’altro lato del continente africano, nell’Africa Occidentale, e forse per questo motivo scaturiscono meno ‘indignazione’.&lt;br /&gt;Però, essa dimostra che c’è pirateria e pirateria.&lt;br /&gt;Una pirateria i cui atti si risolvono in pochi giorni e un’altra che invece, quasi non hanno fine.&lt;br /&gt;Una pirateria per cui non si spende un euro per contrastarla, ma che comunque non produce ingenti danni, ed una pirateria per cui si spendono mld di dollari all’anno per contrastarla e che comunque produce ingenti danni economici e non solo.&lt;br /&gt;Una pirateria che ha uno sfondo politico e sociale e una che ha uno sfondo criminale.&lt;br /&gt;Una pirateria che ‘giova’ a pochi e una pirateria che ‘avvantaggia’ molti.&lt;br /&gt;Comunque sia, per tanti motivi, anche oscuri, il mare al largo della Somalia ‘resta’ quello più pericoloso per la navigazione marittima ed ora sembra, per il fatto che nel 2011 siano italiane 3 navi catturate su oltre un centinaio attaccate, si voglia sottolineare soprattutto un pericolo per quella italiana.&lt;br /&gt;Eppure nel Golfo della Nigeria erano italiane 3 delle navi catturate dai pirati su 19 attaccate in tutto il 2011. Una proporzione altissima che però, non ha suscitato lo stesso allarmismi.&lt;br /&gt;Questo ennesimo episodio di pirateria nel mare del Corno d’Africa, che vede vittima una nave italiana, ha finito per fare  da sponda alle richieste di coloro i quali ritengono che vadano adottate urgenti misure a difesa della navigazione mercantile italiana come imbarcare anche guardie armate private a difesa della nave.&lt;br /&gt;In Italia ‘purtroppo’ non vi sono strumenti legislativi che consentono, alle navi mercantili, di imbarcare personale di sicurezza privato.&lt;br /&gt;Il ricorso alle guardie armate private italiane non potrà avvenire prima di qualche anno.&lt;br /&gt;Su questo fronte l’Italia è molto in ritardo rispetto a Francia e Gran Bretagna leader del settore.&lt;br /&gt;In Italia entro la fine del 2012 dovrebbero forse partire i primi corsi di Ship Security Officer, SSO, e Ports and Facilities Security Officer, PFSO. Questo in attesa che venga legiferato un riconoscimento pubblico delle agenzie di sicurezza private italiane. Un decreto che riconosca appunto la figura professionale del ‘contractor’. Un provvedimento questo, che deve venire dal ministero dell'Interno e serva a regolarne l'attività.&lt;br /&gt;Un ritardo grave questo, che potrebbe aprire ‘varchi’ ad altre ‘entità’ anche straniere.&lt;br /&gt;Comunque sia per tutti,  le regole di ingaggio si baseranno sul principio di autodifesa, cioè il ricorso dell'uso della forza solo quando sarà necessario.&lt;br /&gt;I primi team di sicurezza sono stati imbarcati su navi del Belgio e poi francesi e spagnole già dal 2009 ed è questa una delle regioni che le navi di bandiera di questi Paesi sono state le meno colpite.&lt;br /&gt;I pirati somali sono sempre ben informati e sanno bene quali navi sono difese e quali non lo sono.&lt;br /&gt;Mentre, nulla vieta all’Italia invece, di proteggere i propri connazionali e naviglio con militari di tutte le forze armate italiane. I Nuclei militari di protezione, NMP.&lt;br /&gt;Purtroppo sono disponibili solo 10 NMP di 6 unità ciascuno per proteggere per lo meno i 900 mercantili italiani che ogni anno attraversano il solo Golfo di Aden. Pertanto, è chiaro che si dovrà allargare la partecipazione ai team di sicurezza formati da militari ad altro personale delle altre forze armate italiane.&lt;br /&gt;In teoria potrebbero partecipare tutti, dalla Guardia Forestale alla Polizia Penitenziaria e volendo anche la Polizia Municipale. L’importante che siano unità in servizio marittimo. Trattandosi però, di un lavoro ‘delicato’ per ora si ricorrerà solo a unità con una preparazione specifica e di eccellenza come potrebbero essere i NOCS della Polizia di Stato e i GIS dell’Arma dei Carabinieri.&lt;br /&gt;Le scorte armate sono state contemplate  per la prima volta dall'articolo 5 del decreto legge del 12 luglio 2011.&lt;br /&gt;Stamani è stata pubblicata dal 'Corriere della Sera' l’intervista rilasciata dal vicepresidente della Confederazione italiana degli armatori, Confitarma, Stefano Messina. “Noi abbiamo bisogno di poter ingaggiare, come fanno gli armatori di altri Paesi, sicurezze private con armi a bordo. La pirateria è sempre più aggressiva, più evoluta e più ricca. Le sue aree di azione si sono allargate. Da ottobre è operativo l'accordo che Confitarma ha concluso con la difesa, la Farnesina e altri ministeri sulla presenza di uomini della Marina militare a bordo nave” afferma nell'intervista Sefano Messina spiegando che: “Ho sentito dei colleghi soddisfatti però le forze che la Marina militare può dedicare a questo servizio purtroppo non sono sufficienti per tutte le navi. I militari non bastano, anche perchè il numero delle nostre navi sulle rotte a rischio è sempre maggiore. E' necessario che si riprenda la legge sulla possibilità di ingaggiare società private”.&lt;br /&gt;Il riferimento è alla convenzione  che consentirà a personale armato, militari della marina militare e di tutte le altre forze armate italiane e ‘contractors’ forniti da società di sicurezza private italiane, di imbarcarsi a bordo dei mercantili italiani in navigazione nell'Oceano Indiano.  I militari italiani imbarcati su cargo non saranno sottoposti alla catena di comando della nave, ma risponderanno alle gerarchie militari.&lt;br /&gt;Comunque sia ora i mercantili italiani dovranno anche ‘adattarsi’. Nel senso che quelli che imbarcheranno i team di sicurezza dovranno avere un locale idoneo per il deposito e trasporto armi e munizioni. Una norma questa contenuta in un recente decreto della Capitaneria di Porto. Il provvedimento disciplina le procedure tecnico-amministrative relative all'imbarco dei militari a protezione a bordo del naviglio nazionale che si reca nelle aree pericolose.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda l’arresto di eventuali pirati che siano catturati nel corso di un attacco ad una nave difesa dai team di sicurezza sorge un piccolo dilemma.&lt;br /&gt;Il diritto internazionale marittimo prevede che ogni stato che fermi, tramite una propria nave da guerra, una nave pirata, possa arrestare i suoi membri e processarli presso i propri tribunali.&lt;br /&gt;Ora sorge un dubbio, se sono i militari forse il diritto è osservato, ma  quando saranno i contractor? Anche in questo caso c’è un vuoto legislativo da colmare.&lt;br /&gt;Nel frattempo, è sempre valido l’appello lanciato lo scorso mese di aprile dalla Camera di Commercio Internazionale, ICC, ai governi a rafforzare la tutela della marina mercantile nel corno d'Africa e nella zona settentrionale dell'Oceano Indiano. Nella nota dell’ICC si leggeva che le azioni dei pirati al largo delle coste somale: “Sono azioni violente che non solo danneggiano il commercio internazionale e mettono a rischio la vita di migliaia di lavoratori del settore marittimo, ma rappresentano dei veri e propri crimini extraterritoriali che necessitano di una forte risposta internazionale nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto della navigazione”.&lt;br /&gt;Come pure si spera sia stato superato il richiamo che l’Europa ha inviato agli armatori italiani ad inizio anno. La commissione europea segnalava che alcune unità mercantili italiane che attraversano le aree a rischio pirateria, non si attengono, come dovuto, alle raccomandazioni riportate nelle best management  del mschoa. Si tratta dell’organismo che funge da punto di contatto primario per le navi mercantili e di collegamento con le forze navali militari internazionali che operano nel mare dei pirati e che ha sede a Dubai negli Emirati Uniti e che gestisce il ‘Reportin Scheme’.&lt;br /&gt;Il documento è consultabile anche sul sito del Sindacato Marittimi, SDM, al seguente link: http://www.sindacatomarittimi.eu/articoli.php?mode=search_ID&amp;amp;ID=598&lt;br /&gt;In particolare, sembra che alcuni mercantili italiani, secondo quanto si leggeva nel documento dell’Ue, omettevano di comunicare sul sito http://www.mschoa.org/Links/Pages/UKMTO.aspx, come da procedura, i dati del viaggio nell'area a rischio e omettevano di  riportare via telefono e via email i dettagli del viaggio all'UMKTO o mschoa.&lt;br /&gt;Di fatto veniva omessa la registrazione del transito della nave nel mare dei pirati e quindi, la nave si autoescludeva dalla protezione navale militare che è in atto nelle acque infestate dai pirati.&lt;br /&gt;Cosa questa che, sempre nel documento Ue, è fortemente evidenziata nel punto in cui si legge: “…al gravissimo pericolo cui il mercantile stesso si sottopone nell'attraversare le aree a rischio pirateria senza alcuna possibilità di assistenza”.&lt;br /&gt;Un fatto questo inspiegabile, ma che di certo evidenzia che ci sono anche altre ragioni che espongono il naviglio italiano al rischio sequestro da parte dei pirati somali e che spiega come finora non sempre gli assalti siano stati sventati.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-7268901605723555605?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/7268901605723555605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=7268901605723555605' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7268901605723555605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7268901605723555605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/pirateria-somala-urgenti-misure-difesa.html' title='Pirateria somala: urgenti misure a difesa della navigazione mercantile, ma...'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-3537232053254619868</id><published>2011-12-28T12:41:00.001+01:00</published><updated>2011-12-28T12:42:19.714+01:00</updated><title type='text'>Pirateria somala: i pirati ‘preferiscono’ le navi battenti il tricolore</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il recente sequestro e dirottamento di un mercantile italiano nell'Oceano indiano sembra abbia dato modo di prospettare una fantastica teoria.&lt;br /&gt;Il teorema enunciato è quello che nel mare infestato dai pirati somali sia in corso un attacco premeditato contro le navi battenti bandiera italiana.&lt;br /&gt;Di certo questa fantastica ‘pensata’ si basa su qualcosa di vero, ma non certo realistica.&lt;br /&gt;Le navi che battono bandiera italiana, e/o che fanno capo ad armatori italiani, sono le più esposte alle incursioni dei pirati somali in quanto l’Italia è sempre stato un Paese di navigatori per cui i suoi ‘colori’ solcano i mari di tutto il mondo.&lt;br /&gt;Delle 40mila navi che ogni anno transitano nell’Oceano Indiano e per il Golfo di Aden almeno 4mila sono italiane. Facendo il calcolo delle probabilità almeno 1 nave su 10 è italiana e quindi il rischio di essere &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-SAgFKbeoz00/TvsAkxOk-AI/AAAAAAAAFCc/nTy7ZkSQJH8/s1600/bandiera%2Bmarina%2Bitaliana%2Bfloscia.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 160px; height: 240px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5691143185802524674" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-SAgFKbeoz00/TvsAkxOk-AI/AAAAAAAAFCc/nTy7ZkSQJH8/s320/bandiera%2Bmarina%2Bitaliana%2Bfloscia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;attaccata dai predoni del mare somali per una nave legata all’Italia in un modo o in un altro è superiore a quella di un’altra di diversa nazionalità.&lt;br /&gt;L'obiettivo dei pirati somali è quello di catturare una nave e il suo equipaggio solo per uno scopo estorsivo e che essa batta bandiera cinese o coreana o italiana per loro non fa differenza. Sanno bene che prima o poi gli armatori o il governo del Paese da cui provengono nave e marittimi pagheranno un riscatto per il loro rilascio. L’unica differenza valida anzi, una delle poche differenze valide è che se la nave e gli ostaggi sono europei il riscatto da richiedere è più elevato in quanto si tratta di Paesi ‘ricchi’.  I pirati somali infatti, hanno sempre dimostrato di conoscere il valore della nave, del carico e la situazione finanziaria dell’armatore e su questi elementi hanno ‘calcolato’ il riscatto da chiedere.&lt;br /&gt;Come anche se la nave è ‘difesa’ i pirati la evitano.&lt;br /&gt;Essendo l’Italia ancora uno dei pochi Paesi che non ha definito l’imbarco a bordo delle navi di bandiera di team di sicurezza armati privati o militari questo fa delle navi battenti il tricolore una più facile preda. A differenza invece, delle navi battenti bandiera francese, inglese, spagnola, belga e altre ancora che da tempo hanno ormai stabilito forme e regole di imbarco di guardie armate a bordo delle proprie navi mercantili. Questo rende i cargo ‘difesi’ un obiettivo difficile per i pirati somali.&lt;br /&gt;Le azioni dei pirati somali hanno reso sempre più pericolosa la navigazione al largo del Corno d'Africa e Oceano Indiano e questo ha fatto lievitare enormemente i costi di navigazione delle navi mercantili mandando in rovina anche diversi armatori. Ora che all’orizzonte sembra prospettarsi una certa ‘tranquillità’ dovuta ad un calo sensibile degli attacchi pirati riusciti, anche se la minaccia persiste, spunta una fantastica teoria che potrebbe dare a spazio a pericolose ‘manovre’.&lt;br /&gt;Mentre è reale il fatto che, seppure il ricorso a team di sicurezza si sia  dimostrato un valido deterrente, assumere guardie armate da imbarcare a bordo delle navi ha un costo.&lt;br /&gt;Usufruire dei servizi di un team di sicurezza costerà infatti, in media circa 60mila dollari a viaggio. Però, non tutti gli armatori vi ricorreranno, perchè non tutti possono permetterselo, specie quelli piccoli. Eppure nel caso di navi battenti il tricolore si tratta di difendere un pezzo di territorio italiano un diritto per chi ne ha bisogno e un dovere per chi deve farlo e allora perché doverlo pagare o almeno non tenere conto delle disponibilità economiche dell’armatore?&lt;br /&gt;Si stima che saranno circa il  70 per cento, delle 40mila navi che ogni anno transitano nell’Oceano Indiano e Golfo di Aden , ad essere difese dai team di sicurezza, mentre il restante 30 per cento delle navi resteranno invece, indifese.&lt;br /&gt;I pirati somali, che finora sono sembrati sempre ben informati, andranno di certo a ‘caccia’ di queste navi indifese. Se tra queste navi vi saranno anche delle italiane di certo esse saranno attaccate e in questo caso la premeditazione ci sarà in quanto i pirati somali ‘punteranno’ alla nave italiana sapendola indifesa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-3537232053254619868?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/3537232053254619868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=3537232053254619868' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/3537232053254619868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/3537232053254619868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/pirateria-somala-i-pirati-preferiscono.html' title='Pirateria somala: i pirati ‘preferiscono’ le navi battenti il tricolore'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-SAgFKbeoz00/TvsAkxOk-AI/AAAAAAAAFCc/nTy7ZkSQJH8/s72-c/bandiera%2Bmarina%2Bitaliana%2Bfloscia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-1752697073592236406</id><published>2011-12-27T22:47:00.002+01:00</published><updated>2011-12-27T22:48:51.273+01:00</updated><title type='text'>Pirateria: i pirati somali continuano ad essere una minaccia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Tremate i pirati son tornati a colpire. Dopo oltre due mesi, l’ultimo attacco andato a buon fine era avvenuto lo scorso 5 novembre con la cattura di un peschereccio, una nuova nave è caduta, al largo delle coste dell'Oman,  nelle loro mani.&lt;br /&gt;Si era cominciato a ben sperare dopo che il fenomeno della pirateria marittima aveva fatto registrare, dalla scorsa primavera, nel mare della Somalia e Oceano Indiano, pur rimanendo alti il numero degli attacchi ai mercantili, un forte calo degli arrembaggi pirati andati a buon fine.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ULpanoBgfcs/Tvo9NVtAICI/AAAAAAAAFCQ/RNfBoxSE8l8/s1600/bandiera%2Bpirata1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 290px; height: 193px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5690928378509533218" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-ULpanoBgfcs/Tvo9NVtAICI/AAAAAAAAFCQ/RNfBoxSE8l8/s320/bandiera%2Bpirata1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Una delle  ragioni per le quali sono sempre di più i fallimenti che le vittorie dei pirati somali, è stato il ricorso, da parte degli armatori, a team di sicurezza a bordo delle loro navi per difenderle.&lt;br /&gt;Il ripetersi continuo di attacchi pirati aveva infatti, portato a far nascere una discussione in base alla quale era convinzione comune che i mercantili che solcano le acque infestate dai pirati godono di una elevata carenza di sicurezza. Una convinzione questa, che ha portato molti Paesi ad affermare che questo rende molto più facile il ‘lavoro’ ai predoni del mare e che quindi occorreva sanare questa lacuna. Così è stato fatto! Oggi sono sempre di più i Paesi che ricorrono a team di sicurezza, militari o privati, per difendere le navi di bandiera.&lt;br /&gt;I fatti hanno dimostrato che avevano ragione i sostenitori che un mercantile ‘senza difese’ veniva facilmente abbordato e catturato dai pirati somali rispetto ad uno ‘difeso’.&lt;br /&gt;Come lo sono molte delle cose al mondo così il fenomeno della pirateria marittima è un problema per molti, e al tempo stesso un business per pochi.&lt;br /&gt;Per anni, per contrastare il fenomeno, sono stati messi in atto, nelle acque infestate dai pirati somali, dei costosissimi dispositivi navali anti pirateria, almeno 2 mld di dollari l’anno. Quello del Pentagono gestito dalla V Flotta USA, il Combined Task Force, Ctf-151, quello della missione dell’Alleanza Atlantica ‘Ocean Shield’ sotto l’egida dell’ONU e poi, della missione 'Atalanta' a guida Ue. Mentre, ai Paesi dell’area sono stati elargiti enormi aiuti economici sempre nel nome del contrasto ai pirati somali. Per cui il risultato raggiunto con i team di sicurezza ha al tempo stesso anche spinto, sia chi per anni ha cercato inutilmente di combattere la pirateria marittima sia chi ci ha ricavato guadagni, a fare tutto il possibile per limitare o anche contrastare il ricorso alle guardie armate, almeno quelle private. I primi perché il successo dei team di sicurezza li mette molto in imbarazzo e i secondi perché questo ‘successo’ equivale alla fine della cuccagna per loro.&lt;br /&gt;Comunque sia i pirati somali negli anni si sono sempre adeguati ai vari ‘mutamenti’ del contrasto alla pirateria marittima e così avverrà di certo anche stavolta.&lt;br /&gt;I predoni del mare vedendosi ridurre la loro capacità di dirottare una nave, ‘per colpa’ delle guardie armate a bordo hanno iniziato a cambiare strategia.&lt;br /&gt;Spinti dalla disperazione poi, si sono messi alla ‘caccia’ di navi da attaccare senza preoccuparsi nemmeno delle avverse condizioni atmosferiche che finora li avevano tenuti invece, a ‘bada’.&lt;br /&gt;Per farlo i predoni del mare si sono dotati di ‘navi madri’ in grado di solcare tutti i tipi di mare e in qualsiasi condizione atmosferica.&lt;br /&gt;In questo modo i pirati somali saranno sempre una minaccia per la navigazione in quanto ancora in grado di catturare e dirottare un certo numero di navi.&lt;br /&gt;Non saranno le decine di navi catturate in una settimana dei tempi d’oro, ma abbastanza per riempiere le loro casse con i soldi provenienti dai riscatti e rendere l’area interessata dal fenomeno insicura.&lt;br /&gt;Quindi se a qualcuno era venuto in mente, anche solo per un momento, di pensare che la lotta alla pirateria marittima nel mare del Corno D’Africa era vinta, si è sbagliato di grosso.&lt;br /&gt;Come si sbagliava chi pensava che il maltempo in atto nel bacino somalo avrebbe ridotto se non impedito ogni attività pirata.&lt;br /&gt;Una convinzione questa che si basava sul fatto che finora, durante la stagione dei monsoni invernali, gli attacchi dei pirati somali al largo della Somalia si sono sempre ridotti per il maltempo e i predoni del mare sono stati costretti sempre ad una sorta di migrazione stagionale.&lt;br /&gt;Le aree di azione dei pirati somali sono in genere le acque settentrionali, orientali e meridionali della Somalia.  Aree che comprendono il Golfo di Aden e il Mar Rosso.&lt;br /&gt;Con i Monsoni che impazzano con mare forza 7 e con onde alte anche 5 metri e più, essi hanno in genere attaccato le navi in acque più calme.&lt;br /&gt;Gli attacchi hanno quindi, interessato soprattutto aree lontane come al  largo del Kenya, della Tanzania, delle Seychelles, del Madagascar, del canale di Mozambico e nell'Oceano Indiano e mare Arabico, al largo dell’ Oman e della costa occidentale dell’India e delle Maldive.&lt;br /&gt;Di recente la NATO ha però, lanciato un ‘Warning’ in cui invitava i comandanti delle navi alla massima attenzione indicando proprio le acque del bacino somalo come a rischio in quanto si era registrata un’alta attività pirata.&lt;br /&gt;Come sempre, in questi casi, l’unica difesa valida è approntare misure protettive e in particolare occorre usare prudenza quando ci si addentra nelle acque infestate dalle gang del mare. A volte può fare la differenza anche saper agire in tempo prima di essere avvicinati dai barchini pirati ed impedire in qualche modo di essere attaccati.&lt;br /&gt;I banditi del mare hanno come unico loro obiettivo catturare la nave, l'equipaggio e il carico intatti per poi, dirottarla verso i loro porti-covi situati lungo i 345 km della costa del Puntland, regione semiautonoma del Nord est della Somalia. Di fatto una moderna Tortuga.&lt;br /&gt;Da qui poi, i pirati somali chiedono un riscatto in cambio del rilascio di nave e uomini e sono disposti ad attendere anche dei mesi pur di incassarlo.  In questi mesi la trattativa viene affidata a dei negoziatori.&lt;br /&gt;I pirati somali finora hanno sempre dimostrato di conoscere il valore della nave, del carico e la situazione finanziaria dell’armatore.&lt;br /&gt;L’importo del riscatto è stato quindi, sempre quantificato in base a questi elementi. Questo almeno finora in quanto sembra che ora invece, i pirati somali, vedendosi ridurre la loro capacità di dirottare una nave, hanno iniziato a chiedere, in cambio del rilascio della nave e dei marittimi catturati, riscatti più elevati questo, a prescindere dagli elementi base elencati prima. Tutto questo nel chiaro intendo di ottenere il massimo realizzo dalle poche navi che riescono ancora a catturare.&lt;br /&gt;Nel frattempo, il calvario dei marittimi ostaggi è indescrivibile. Essi devono sopportare ogni forma di abuso da parte dei loro carcerieri che vanno dai maltrattamenti fisici ai psicologici, come bastonature e finte esecuzioni. Solo il 10 per cento di essi provengono da Paesi OCSE, gli altri da Paesi come India, Ghana, Sudan, Sri Lanka, Vietnam, Pakistan, Egitto, Corea del Sud, Cina, Sri Lanka, Russia, Filippine e Yemen.&lt;br /&gt;Nei soli ultimi due anni i predoni del mare hanno preso in ostaggio oltre 2mila marittimi.&lt;br /&gt;In mano ai pirati somali vi sono la  MV ‘ICEBERG 1’ battente bandiera di Panama e catturata il  29 marzo del 2010 con 24 marittimi a bordo, la MV ‘OLIP G’ battente bandiera  Malta e catturata  l’8 settembre del 2010 con 18 marittimi a bordo,  la  MV ‘ALBEDO’ battente bandiera Malaysia e catturata il 25 novembre del 2010 con 23 marittimi a bordo, la  MV ‘ORNA’ battente bandiera Panama e catturata il 20 dicembre del 2010 con 19 marittimi a bordo, la MV ‘FAIRCHEM Bogey’  battente bandiera Isole Marshall e catturata il 20 agosto del 2011 con  21 marittimi a bordo e la  MV ‘VELVET LIQUIDO’ battente bandiera Isole Marshall e catturata il 30 ottobre del 2011 con  22 marittimi a bordo.&lt;br /&gt;Ad esse da ieri si è ora aggiunta anche la MV 'ENRICO IEVOLI' battente bandiera italiana con 18 marittimi a bordo, 6 italiani, i 5 ucraini e 7 indiani.&lt;br /&gt;Inoltre, sono trattenute dalle gang del mare anche diverse barche da pesca con un centinaio di pescatori tra cui dei minori, mozzi a bordo di questi pescherecci.&lt;br /&gt;Un fatto allarmante è poi,  la condizione di circa 50 altri ostaggi, tra cui una donna sudafricana, che sono trattenuti a terra o su altre navi catturate. Si tratta dei membri dell'equipaggio della MT ‘ASFALTO VENTURE’, della MV ‘ORNA’, dello SY ‘CHOIZIL’, della MV ‘LEOPARD’, del FV’ PRANTALAY 12’, del FV ‘SHIUH FU n. 1’ e della MV ‘GEMINI’.&lt;br /&gt;A terra, il livello di rischio e di disagio per gli ostaggi è superiore.  Spesso, gli ostaggi sono tenuti in condizioni di base, ossia senza elettricità, senza servizi e cibo e acqua razionati. Poi, per evitarne il rilevamento, i pirati spostano spesso gli ostaggi aumentando per loro lo stress e la tensione.&lt;br /&gt;Anche se avvenuto dopo oltre 10 mesi, il recente rilascio dei marittimi di un’altra nave italiana la petroliera ‘SAVINA CAYLYN’  ha fatto tornare a sperare per questi altri marittimi ancora prigionieri in Somalia.&lt;br /&gt;La vicenda della petroliera italiana ha dimostrato a tutti, ancora una volta, che nonostante quello che possa accadere, se le trattative sono condotte con capacità e si decide di pagare senza tergiversare ulteriormente, si riesce a riportare a casa sani e salvi i lavoratori del mare trattenuti in ostaggio dai pirati somali. E’ risaputo che questi ultimi non chiedono altro che ‘money’ per lasciarli tornare a casa dai loro cari e che nessuno è mai tornato libero se prima non è stato pagato un riscatto. Lo sanno i pirati, lo sanno gli ostaggi e lo sanno anche i pesci per cui è inutile continuarci a prendere in giro.&lt;br /&gt;Il problema non è se pagare o meno i riscatti, ma che la pirateria somala di certo non scomparirà in un futuro prossimo a meno che non interverranno alcuni cambiamenti radicali. Anzitutto la comunità internazionale deve intervenire alla radice della causa che è stata individuata nell'instabilità che regna in Somalia dal 1991 e poi procedere per stadi.&lt;br /&gt;Incoraggiati soprattutto dalla mancanza di un'autorità locale, militare e politica, efficace i predoni del mare, che operano principalmente nel Golfo di Aden e Oceano Indiano, per oltre un decennio sono stati sempre più audaci fino a raggiungere gli attuali livelli di minaccia.&lt;br /&gt;Per i 18 membri dell’equipaggio della MV 'ENRICO IEVOLI' è iniziata l’esperienza della prigionia in Somalia. Finora, alla meno peggio, l’hanno superata in tanti. Dei 6 marittimi italiani si sa che sono tutti siciliani. Il comandante della nave è di Mascali nel catanese, Agostino Musumeci, e il cuoco di bordo è di Pozzalo in provincia di Ragusa, Carmelo Sortino, mentre degli altri marittimi si conosce solo che provengono da Mazara del Vallo, Trapani, e Marsala. Insieme ai loro compagni di lavoro ucraini e indiani non gli resta che confidare sul loro armatore. La nave è di proprietà di una società armatrice italiana campana. Si tratta della ‘Marnavi Spa’ società di trasporti marittimi internazionali con sede in via S. Brigida a Napoli. La Marnavi è una società di navigazione specializzata in trasporti chimici e alimentari.&lt;br /&gt;La nave italiana sembra che ora sia  alla fonda al largo del covo pirata di Harardheere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-1752697073592236406?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/1752697073592236406/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=1752697073592236406' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1752697073592236406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1752697073592236406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/pirateria-i-pirati-somali-continuano-ad.html' title='Pirateria: i pirati somali continuano ad essere una minaccia'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ULpanoBgfcs/Tvo9NVtAICI/AAAAAAAAFCQ/RNfBoxSE8l8/s72-c/bandiera%2Bpirata1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-425593262207052919</id><published>2011-12-23T15:49:00.001+01:00</published><updated>2011-12-23T15:50:20.437+01:00</updated><title type='text'>Siria:  strage di civili e militari a Damasco</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Stamani a Damasco in Siria si sono verificati due attentati terroristici. Entrambi hanno interessato le sedi dell’intelligence siriana. Una la sede dell’ agenzia per la Sicurezza dello Stato e l’altra il quartier generale di un’agenzia dell'intelligence locale, il ‘Political security directorate’ che si occupa dell'opposizione e che gestisce anche alcuni centri di detenzione.&lt;br /&gt;Gli attacchi dinamitardi sono avvenuti nel quartiere di Kufr Susa nel centro della capitale siriana ed hanno causato almeno 40 morti e 100 feriti, tra civili e soldati.&lt;br /&gt;Ad essere quindi stata presa di mira, dal duplice attentato suicida di oggi, l’intelligence siriana.&lt;br /&gt;In Siria i servizi di sicurezza e intelligence sono suddivisi in varie agenzie, la Sicurezza dello Stato, la Sicurezza politica, i Servizi di sicurezza dell'aeronautica, i Servizi di sicurezza militari.&lt;br /&gt;Per la Siria si tratta di una prima volta infatti, il Paese, a differenza di quelli confinanti, Iraq e Libano, non è interessato dal fenomeno degli attentati a sfondo terroristici.&lt;br /&gt;Gli attentatori per colpire hanno utilizzato la tecnica delle auto imbottite di esplosivo con cui si sono poi, lanciati contro gli edifici-obiettivo che ospitavano le sedi delle due agenzie.&lt;br /&gt;Le autorità siriane hanno subito puntato il dito contro il gruppo terroristico di al Qaeda ritenuto essere stato per lo meno il regista dei due attentati terroristici. Proprio ieri la tv siriana aveva denunciato l'arrivo nel Paese dal Libano di un gruppo di terroristi di al Qaeda. Un ‘Warning ‘ che si è rivelato fondato.&lt;br /&gt;Se quanto si sospetta fosse confermato, ossia l'arrivo nel Paese Mediorientale di militanti appartenenti all'organizzazione terroristica islamica di al Qaeda, il governo siriano vedrebbe ulteriormente accrescersi i pericoli per la sua sopravvivenza. Un fatto questo che potrebbe trascinare la Siria davvero nel baratro della guerra civile ed estremistica.&lt;br /&gt;Nel frattempo, è giunta la condanna del duplice attentato da parte dell'Esercito libero siriano, Esl. Si tratta di militari delle forze armate siriane che hanno disertato per schierarsi al fianco dei civili siriani che da oltre 10 mesi conducono una protesta antigovernativa. Una protesta soffocata nel sangue dal governo con una sanguinosa e brutale repressione militare e poliziesca. Questo esercito, con i suoi molteplici attacchi alle truppe lealiste e a infrastrutture militari, si sta rivelando una grossa spina nel fianco del regime siriano di Bashar al-Assad. Un regime che finora aveva sempre insistito nel voler attribuire ai terroristi e agli estremisti islamici le violenze in corso nel Paese e non ad una rivolta popolare. L’azione terroristica di oggi potrebbe dare forza alle sue ragioni.&lt;br /&gt;Forse anche per questo motivo gli attivisti siriani antigovernativi ipotizzano che potrebbe trattarsi anche di una montatura dello stesso regime per dar appunto forza alle sue ragioni.&lt;br /&gt;Un altro fattore che spinge verso il dubbio è il fatto che il duplice attentato suicida è coinciso con la presenza nella capitale siriana del primo team di 9 osservatori della Lega Araba giunto ieri. Si tratta di personale incaricato di monitorare la situazione in attuazione del piano di pace conosciuto come il ‘Protocollo di tutela dei civili’ concordato tra Lega araba e Siria. Un piano nato allo scopo di cercare di uscire dalla crisi in cui è sprofondato il Paese mediorientale dallo scorso mese di marzo.  I team di osservatori sono composti da esperti legali, amministrativi, finanziari e dei diritti umani nel Paese e la loro missione dovrebbe durare un mese fino al prossimo 18 gennaio. Nel momento di massima presenza gli osservatori saranno almeno 150.&lt;br /&gt;Anche oggi sono in corso manifestazioni dell'opposizione contro il regime di Bashar al-Assad in diverse città del Paese. Manifestazioni represse come sempre nel sangue.  Il bilancio è finora di 14 civili uccisi dalle forze lealiste in gran parte nella città di Homs, epicentro della rivolta popolare. Le manifestazioni di protesta stanno avvenendo nel venerdì ribattezzato del ‘Protocollo della morte’. Questo in ‘onore’ appunto del protocollo firmato tra Siria e Lega Araba.&lt;br /&gt;Nel frattempo, oggi il ministero degli Esteri dell'Arabia Saudita ha comunicato la decisione di chiudere la propria ambasciata a Damasco e rimpatriarne il personale diplomatico. Una decisione quella presa dal governo di Riad che, anche se arriva nel giorno in cui a Damasco si sono verificati attentati terroristici, era già stata presa in considerazione da mesi. Praticamente sono stati il proseguire delle violenze nel Paese mediorientale e la sanguinosa repressione messa in atto da parte del regime di Bashar al-Assad contro le proteste popolari a ‘convincere’ le autorità dell'Arabia Saudita che i suoi diplomatici potessero correre dei seri rischi.&lt;br /&gt;Secondo indiscrezioni giornalistiche l’iniziativa saudita potrebbe essere presot attuata anche da altri Paesi. Il rischio sarebbe un ulteriore isolamento della Siria, ma al tempo stesso anche  la perdita di testimoni credibili di quanto sta avvenendo nel Paese mediorientale.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-425593262207052919?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/425593262207052919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=425593262207052919' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/425593262207052919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/425593262207052919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/siria-strage-di-civili-e-militari_23.html' title='Siria:  strage di civili e militari a Damasco'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-2932792336274520487</id><published>2011-12-23T15:49:00.000+01:00</published><updated>2011-12-23T15:50:19.834+01:00</updated><title type='text'>Siria:  strage di civili e militari a Damasco</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Stamani a Damasco in Siria si sono verificati due attentati terroristici. Entrambi hanno interessato le sedi dell’intelligence siriana. Una la sede dell’ agenzia per la Sicurezza dello Stato e l’altra il quartier generale di un’agenzia dell'intelligence locale, il ‘Political security directorate’ che si occupa dell'opposizione e che gestisce anche alcuni centri di detenzione.&lt;br /&gt;Gli attacchi dinamitardi sono avvenuti nel quartiere di Kufr Susa nel centro della capitale siriana ed hanno causato almeno 40 morti e 100 feriti, tra civili e soldati.&lt;br /&gt;Ad essere quindi stata presa di mira, dal duplice attentato suicida di oggi, l’intelligence siriana.&lt;br /&gt;In Siria i servizi di sicurezza e intelligence sono suddivisi in varie agenzie, la Sicurezza dello Stato, la Sicurezza politica, i Servizi di sicurezza dell'aeronautica, i Servizi di sicurezza militari.&lt;br /&gt;Per la Siria si tratta di una prima volta infatti, il Paese, a differenza di quelli confinanti, Iraq e Libano, non è interessato dal fenomeno degli attentati a sfondo terroristici.&lt;br /&gt;Gli attentatori per colpire hanno utilizzato la tecnica delle auto imbottite di esplosivo con cui si sono poi, lanciati contro gli edifici-obiettivo che ospitavano le sedi delle due agenzie.&lt;br /&gt;Le autorità siriane hanno subito puntato il dito contro il gruppo terroristico di al Qaeda ritenuto essere stato per lo meno il regista dei due attentati terroristici. Proprio ieri la tv siriana aveva denunciato l'arrivo nel Paese dal Libano di un gruppo di terroristi di al Qaeda. Un ‘Warning ‘ che si è rivelato fondato.&lt;br /&gt;Se quanto si sospetta fosse confermato, ossia l'arrivo nel Paese Mediorientale di militanti appartenenti all'organizzazione terroristica islamica di al Qaeda, il governo siriano vedrebbe ulteriormente accrescersi i pericoli per la sua sopravvivenza. Un fatto questo che potrebbe trascinare la Siria davvero nel baratro della guerra civile ed estremistica.&lt;br /&gt;Nel frattempo, è giunta la condanna del duplice attentato da parte dell'Esercito libero siriano, Esl. Si tratta di militari delle forze armate siriane che hanno disertato per schierarsi al fianco dei civili siriani che da oltre 10 mesi conducono una protesta antigovernativa. Una protesta soffocata nel sangue dal governo con una sanguinosa e brutale repressione militare e poliziesca. Questo esercito, con i suoi molteplici attacchi alle truppe lealiste e a infrastrutture militari, si sta rivelando una grossa spina nel fianco del regime siriano di Bashar al-Assad. Un regime che finora aveva sempre insistito nel voler attribuire ai terroristi e agli estremisti islamici le violenze in corso nel Paese e non ad una rivolta popolare. L’azione terroristica di oggi potrebbe dare forza alle sue ragioni.&lt;br /&gt;Forse anche per questo motivo gli attivisti siriani antigovernativi ipotizzano che potrebbe trattarsi anche di una montatura dello stesso regime per dar appunto forza alle sue ragioni.&lt;br /&gt;Un altro fattore che spinge verso il dubbio è il fatto che il duplice attentato suicida è coinciso con la presenza nella capitale siriana del primo team di 9 osservatori della Lega Araba giunto ieri. Si tratta di personale incaricato di monitorare la situazione in attuazione del piano di pace conosciuto come il ‘Protocollo di tutela dei civili’ concordato tra Lega araba e Siria. Un piano nato allo scopo di cercare di uscire dalla crisi in cui è sprofondato il Paese mediorientale dallo scorso mese di marzo.  I team di osservatori sono composti da esperti legali, amministrativi, finanziari e dei diritti umani nel Paese e la loro missione dovrebbe durare un mese fino al prossimo 18 gennaio. Nel momento di massima presenza gli osservatori saranno almeno 150.&lt;br /&gt;Anche oggi sono in corso manifestazioni dell'opposizione contro il regime di Bashar al-Assad in diverse città del Paese. Manifestazioni represse come sempre nel sangue.  Il bilancio è finora di 14 civili uccisi dalle forze lealiste in gran parte nella città di Homs, epicentro della rivolta popolare. Le manifestazioni di protesta stanno avvenendo nel venerdì ribattezzato del ‘Protocollo della morte’. Questo in ‘onore’ appunto del protocollo firmato tra Siria e Lega Araba.&lt;br /&gt;Nel frattempo, oggi il ministero degli Esteri dell'Arabia Saudita ha comunicato la decisione di chiudere la propria ambasciata a Damasco e rimpatriarne il personale diplomatico. Una decisione quella presa dal governo di Riad che, anche se arriva nel giorno in cui a Damasco si sono verificati attentati terroristici, era già stata presa in considerazione da mesi. Praticamente sono stati il proseguire delle violenze nel Paese mediorientale e la sanguinosa repressione messa in atto da parte del regime di Bashar al-Assad contro le proteste popolari a ‘convincere’ le autorità dell'Arabia Saudita che i suoi diplomatici potessero correre dei seri rischi.&lt;br /&gt;Secondo indiscrezioni giornalistiche l’iniziativa saudita potrebbe essere presot attuata anche da altri Paesi. Il rischio sarebbe un ulteriore isolamento della Siria, ma al tempo stesso anche  la perdita di testimoni credibili di quanto sta avvenendo nel Paese mediorientale.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-2932792336274520487?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/2932792336274520487/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=2932792336274520487' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/2932792336274520487'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/2932792336274520487'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/siria-strage-di-civili-e-militari.html' title='Siria:  strage di civili e militari a Damasco'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-7896759156199916561</id><published>2011-12-21T22:55:00.001+01:00</published><updated>2011-12-21T22:55:29.984+01:00</updated><title type='text'>Pirateria somala: tornano a sorridere i familiari marittimi Savina Caylyn</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Oggi è un giorno memorabile, ma soprattutto toccante perché è finita un’oppressione che angosciava tanti. I pirati somali hanno finalmente rilasciato la petroliera italiana ‘SAVINA CAYLYN’ e il suo equipaggio di 5 italiani e 17 indiani. Questo momento era atteso dall’8 febbraio scorso quando i  predoni del mare, in pieno Oceano Indiano, avevano catturato e dirottato la nave italiana e i 22 lavoratori del mare che vi erano a bordo.&lt;br /&gt;Un rilascio in cui non tutti ci hanno creduto sempre, forse in alcuni momenti, quelli più terribili della prigionia, nemmeno gli stessi ostaggi. La situazione però, si è sboccata alcuni giorni fa.&lt;br /&gt;Quando però, è giunta la conferma del rilascio, che si sapeva era imminente, tutti si sono finalmente sentiti liberati e non solo gli ostaggi.&lt;br /&gt;Si è trattato di un rilascio che viene a coincidere con le festività natalizie. Tempo fa questi uomini avevano espresso il desiderio di poter tornare a casa per il Natale.  Oggi quel desiderio è diventato realtà. Il loro sogno si è realizzato come pure sono state esaudite le preghiere dei loro familiari.&lt;br /&gt;I marittimi, ostaggi dei pirati somali, sono stati rilasciati dopo che, ovviamente alla gang del mare, che li teneva in custodia, è stato versato un riscatto. Nelle casse dei predoni del mare sono entrati 11,5 mln di dollari. Un bel colpo per banditi somali specie in considerazione che un ‘gruzzoletto’ simile è un vero e proprio tesoro in tempi di magra come quelli in corso.&lt;br /&gt;La cronaca racconta che il pagamento del riscatto è avvenuto in due tempi diversi, 8,5 mln di dollari alcuni giorni prima e 3 mln ieri.&lt;br /&gt;Come sempre accade in casi del genere, i predoni del mare si sono prima assicurati che i soldi richiesti ci fossero tutti e poi, di aver campo libero per la fuga. Solo dopo hanno poi, rilasciato la nave e gli ostaggi o meglio l’hanno abbandonata.&lt;br /&gt;Per i marittimi equipaggio della ‘Savina Caylyn’ essere rilasciati è stato come tornare di nuovo a vivere.&lt;br /&gt;La sensazione che hanno provato è stata certamente la stessa che, prima di loro, hanno provato le migliaia di marittimi che sono tornati uomini liberi dopo essere stati per mesi trattati come degli animali in gabbia. Il loro cuore prima si sarà quasi fermato e poi avrà, ripreso a battere forte forte fino quasi a scoppiare. All’inizio i loro occhi non avranno avuto lacrime, ma poi, ne sono uscite tante da far morire di invidia l’Oceano.&lt;br /&gt;La gioia avrà avuto il sopravvento su tutti gli altri sentimenti e quando finalmente si saranno ripresi il primo pensiero sarà andato a chi a casa li attende per poterli riabbracciare. A casa, in Italia e in India, dopo tanti mesi di prigionia, al loro ritorno ci saranno le loro famiglie e i loro amici ad attenderli e tutti potranno finalmente perdersi in abbracci, lacrime e singhiozzi.&lt;br /&gt;Ora la nave 'Grecale' della Marina Militare italiana è li con loro. L’unità navale da guerra si è frapposta tra la petroliera italiana e la costa, a difesa di quel pezzo di territorio italiano che era stato violato ed ora è tornato libero.&lt;br /&gt;Dopo le necessarie visite mediche e dopo averli rifocillati e vestiti con abiti puliti i 5 marittimi italiani, Giuseppe Lubrano Lavadera, Eugenio Bon, Antonio Verrecchia, Crescenzo Guardascione e Gian Maria Cesaro saranno rimpatriati. Lo stesso avverrà per i loro 17 compagni indiani. Anche a Modak Mudassir Murad, Puranik Rahul Arun, Nair Hari Chandrasekharan, Balakrishnan Bijesjh, Kalu Ram, Kamalia Jentilal Kala, Tamboo Ahmed Hussein, Nantumuchchu Gurunadha Rao, Solanki Jitendrakumar Govind, Nevrekar Asgar Ibrahim, Fernandes Prinson, Fazil Sheik, Rabbani Ghulam, Palav Ganesh Babaji, Abrar Abdul Qadir, Cardozo Pascoal Michael, Jetwa Denji Keshav finalmente verrà dato modo di poter riabbracciare i loro cari.&lt;br /&gt;Questi uomini, dopo aver patito e condiviso l’inferno della prigionia in Somalia, ora si godranno il Natale più bello della loro vita. Un Natale vissuto da uomini liberi e non come animali in gabbia.&lt;br /&gt;La festa è quindi solo all’inizio e durerà fino a quando durerà la gioia di essere ritornati vivi dalla prigionia in Somalia. Una prigionia che è durata oltre 10 mesi e che sarà difficile cancellarne dalla mente il ricordo, i fantasmi resteranno per sempre, ma certamente, ora che è finalmente finita, sarà più facile almeno superare i patimenti e le privazioni subiti.&lt;br /&gt;Il pensiero ora non può non andare alle centinaia di marittimi ed ai 2 turisti velisti sudafricani che invece, sono ancora nelle mani dei pirati somali e che vivono appieno il dramma della prigionia.&lt;br /&gt;Alla gioia per questi che sono tornati liberi è bene associare una preghiera per quelli che sono rimasti in Somalia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-7896759156199916561?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/7896759156199916561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=7896759156199916561' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7896759156199916561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7896759156199916561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/pirateria-somala-tornano-sorridere-i.html' title='Pirateria somala: tornano a sorridere i familiari marittimi Savina Caylyn'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-8280695917506179602</id><published>2011-12-20T22:17:00.001+01:00</published><updated>2011-12-22T12:18:17.010+01:00</updated><title type='text'>Proteste in Egitto: una strategia della tensione (forse) dietro gli scontri</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nell’Egitto del dopo Mubarak non tira un buon vento. Quello che soffia è un vento di protesta. Dalla fine dello scorso mese di novembre infatti, è tornata alta la voce del dissenso nel Paese Medio Orientale. La protesta è rivolta contro i militari che detengono il potere in Egitto dopo la caduta di Hosni Mubarak avvenuta lo scorso 11 febbraio. Il popolo egiziano manifesta per chiedere ai militari di anticipare la fine della transizione e il passaggio dei poteri a un organismo civile. La piazza chiede anzitutto che le elezioni presidenziali, previste entro la fine del mese di giugno del 2012, si tengano già il 25 gennaio prossimo, primo anniversario della rivoluzione. Una rivoluzione che ha portato alla cacciata di Hosni Mubarack e la fine del suo regime.&lt;br /&gt;“Lasciare il potere significherebbe tradire il popolo egiziano”, ha affermato qualche settimana fa il generale Moukhtar el-Moullah, componente del Consiglio supremo delle forze armate, Csfa.&lt;br /&gt;In queste parole forse è contenuto tutto il senso di quello che sta accadendo da mesi in Egitto. I militari non intendono lasciare il potere come il popolo invece, chiede.&lt;br /&gt;La sensazione è che i militari cerchino di guadagnare tempo nella consapevolezza che più si prolunga il periodo di transizione più si consolida il loro potere nel Paese.&lt;br /&gt;Il fatto poi, che finora le manifestazioni sono sempre sfociate in violenti scontri tra manifestanti e forze di sicurezza lascia l’immaginazione spaziare enormemente.&lt;br /&gt;Anzitutto viene spontaneo chiedersi a chi giova il fatto che in Egitto regni il caos?&lt;br /&gt;E’ risaputo che una situazione caotica richiede misure di emergenza ed eccezionali giustificate appunto dall’eccezionalità della situazione. Finora è proprio per questa ragione che viene giustificata la presenza dei militari in strada in appoggio alla polizia. &lt;br /&gt;Infatti, lo scorso mese di novembre il maggiore generale Mukhtar al-Mulla, un altro dei membri della Giunta, affermava: “L'interesse del Paese viene prima di ogni cosa e il Consiglio supremo delle forze armate è pronto a far tornare i soldati nelle caserme”. Quindi è la Giunta che li tiene in strada.&lt;br /&gt;Però a volte la cura non salva l’ammalato.  Stranamente ogni volta ad innescare gli scontri sono stati gli stessi agenti e militari che sono intervenuti per sgombrare i sit-in di protesta. Mentre, sul banco degli imputati è sempre salito l'eccessivo uso della forza da parte delle forze di sicurezza contro i manifestanti. Un eccesso che ha portato finora alla morte di decine di manifestanti e al ferimento di alcune migliaia. La maggior parte delle vittime sono decedute per ferite di arma da fuoco.&lt;br /&gt;Sullo sfondo di questo malcontento poi, la prima tornata delle elezioni legislative in corso nel Paese. Un importante appuntamento elettorale che ‘per colpa’ dei disordini sta passando in secondo piano anche a livello internazionale. Intanto, il test elettorale sta facendo registrare la vittoria del partito dei Fratelli Musulmani e degli integralisti del partito salafita al Nour.&lt;br /&gt;Con queste elezioni verrà eletto il nuovo parlamento egiziano che dovrà poi, redigere la nuova Costituzione.&lt;br /&gt;Nel frattempo, sembra che il malcontento popolare non si plachi. Come il fuoco cova sotto la cenere, così le tensioni riesplodono quando si crede che si siano ormai placate. Un riesplodere che è quasi a scadenze periodiche, come se le si volesse alimentare di continuo. Inoltre, riesplodono puntuali e quasi sempre di venerdì.&lt;br /&gt;Così è stato anche alla fine della scorsa settimana quando sono scoppiati i nuovi disordini che si protraggono da ormai 5 giorni. Scontri che sono continuati anche durante la notte scorsa e anche questa mattina.&lt;br /&gt;A fronteggiarsi manifestanti e forze di sicurezza nei pressi di piazza Tahrir e viale di Qasr el Aini. Luoghi non molto lontano dai palazzi del potere nella capitale il Cairo.&lt;br /&gt;I militari hanno cercato di disperdere inutilmente le persone radunatesi in sit-in di protesta. All’alba di oggi infatti, un centinaio di uomini, tra poliziotti e soldati, in assetto antisommossa hanno fatto irruzione nella piazza ed hanno cominciato a colpire pesantemente con bastoni tutti quelli che vi si trovavano in quel momento. I militari poi, hanno anche distrutto tutto quello che era sulla loro strada dando vita all’ennesima escalation di violenze.&lt;br /&gt;L’eccesso e la durezza degli interventi delle forze di sicurezza nei confronti dei dimostranti ha portato in questi 5 giorni alla morte di almeno 13 persone, le ultime 2 stanotte, e al ferimento di almeno altre 600. La maggior parte delle vittime, come sempre, sono decedute per ferite di arma da fuoco.&lt;br /&gt;Tra le vittime stavolta anche dei minori.&lt;br /&gt;Il fatto che il ‘faccia a faccia’ in corso sfoci sempre in duri scontri sembra mostrare che non vi sia alcuna via di uscita.&lt;br /&gt;Infatti, anche oggi si sono ripetute le accuse da ambo le parti di voler alimentare la tensione. Però, soprattutto alle forze di sicurezza è contestato l’uso contro i manifestanti di bastoni, gas lacrimogeni e proiettili veri oltre ad esercitare una brutale e ingiustificata violenza.&lt;br /&gt;Il Consiglio supremo delle Forze Armate continua però, a respingere ogni accusa. Se è in buona fede a questo punto la situazione comincia a complicarsi in quanto significa che  la Giunta non ha il controllo delle forze di sicurezza che fanno ciò che vogliono.&lt;br /&gt;Dallo scorso venerdì si registrano infatti, solo cruenti scontri tra polizia e militari da un lato e manifestanti dall’altro, con brutali pestaggi di quest’ultimi da parte dei primi.&lt;br /&gt;Violenze inaudite che hanno finito per ricevere la condanna unanime da parte della comunità internazionale.&lt;br /&gt;Oggi si è levata alta e ferma la condanna anche del segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon che ha accusato le forze di sicurezza egiziane di un uso eccessivo della forza. Il ministro degli esteri inglese, William Hague ha invece, definito le violenze in contraddizione con il processo democratico per il quale l'Egitto si è impegnato. Mentre, è tornata a far sentire la sua voce di condanna il segretario di Stato americano, Hillary Clinton questa volta per condannare il trattamento riservato dai militare alle donne che manifestano. La Clinton ha definito scioccante quello che i militari hanno fatto ad una giovane manifestante che dopo averla picchiata e trascinata per terra l’hanno anche quasi denudata.&lt;br /&gt;In merito in una nota a firma della Giunta militare al potere in Egitto si legge: “Il Consiglio supremo delle Forze Armate esprime il suo forte rammarico alle grandi donne d'Egitto sulle violazioni che si sono verificate durante i recenti incidenti nelle proteste all'esterno del parlamento e del governo”.&lt;br /&gt;Purtroppo quello di questa donna non è un caso isolato. Finora sono stati denunciati numerosi casi di manifestanti donne che hanno subito abusi, che sono state umiliate e sottoposte a trattamenti mortificanti. Si sono registrati anche casi di aggressioni a sfondo sessuale che hanno interessato delle giornaliste.&lt;br /&gt;Se la Giunta è in buona fede come a quanto pare vuole far credere allora vuol dire che è in corso una sorta di ‘campagna di tensione’ orchestrata chissà da chi e che il ‘maltrattare’ le donne egiziane che manifestano assomiglia tanto ad una sistematica strategia che mira a dissuaderle dal farlo.&lt;br /&gt;Ancora una volta Mohamed el Baradei è tornato a tuonare contro l’operato delle forze di sicurezza egiziane. L’ex direttore generale dell'Agenzia atomica internazionale, Aiea, ha chiesto al Consiglio supremo delle forze armate di dare l'ordine ai militari di fermare immediatamente l'uso della forza contro i manifestanti. Il Premio Nobel e candidato alle presidenziali in Egitto del prossimo anno nell’invitare le forze armate a limitarsi alla protezione degli edifici pubblici ha chiesto che tutti, esercito e polizia, rispetteranno la legge e che i responsabili della sicurezza coinvolti negli scontri siano giudicati.&lt;br /&gt;Una negazione contro chi afferma che non si sta procedendo giuridicamente contro gli autori di queste violenze, è giunta dal capo della giustizia militare, Adel al Morsi.  Il procuratore militare oggi ha annunciato che la giustizia militare egiziana sta indagando su due casi che coinvolgono militari. Quello nelle violenze alla televisione pubblica avvenute il 9 ottobre scorso e quello sui test di verginità ai quali sono state costrette a sottoporsi delle manifestanti durante e poco dopo la rivoluzione dello scorso mese di gennaio.&lt;br /&gt;Il ministro dell'Interno egiziano, Mohamed Ibrahim ha invece, sollecitato le forze di sicurezza ad agire con la massima moderazione nei confronti dei manifestanti. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-8280695917506179602?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/8280695917506179602/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=8280695917506179602' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8280695917506179602'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8280695917506179602'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/proteste-in-egitto-una-strategia-della_20.html' title='Proteste in Egitto: una strategia della tensione (forse) dietro gli scontri'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-2609335802782743813</id><published>2011-12-20T22:17:00.000+01:00</published><updated>2011-12-22T12:18:15.842+01:00</updated><title type='text'>Proteste in Egitto: una strategia della tensione (forse) dietro gli scontri</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nell’Egitto del dopo Mubarak non tira un buon vento. Quello che soffia è un vento di protesta. Dalla fine dello scorso mese di novembre infatti, è tornata alta la voce del dissenso nel Paese Medio Orientale. La protesta è rivolta contro i militari che detengono il potere in Egitto dopo la caduta di Hosni Mubarak avvenuta lo scorso 11 febbraio. Il popolo egiziano manifesta per chiedere ai militari di anticipare la fine della transizione e il passaggio dei poteri a un organismo civile. La piazza chiede anzitutto che le elezioni presidenziali, previste entro la fine del mese di giugno del 2012, si tengano già il 25 gennaio prossimo, primo anniversario della rivoluzione. Una rivoluzione che ha portato alla cacciata di Hosni Mubarack e la fine del suo regime.&lt;br /&gt;“Lasciare il potere significherebbe tradire il popolo egiziano”, ha affermato qualche settimana fa il generale Moukhtar el-Moullah, componente del Consiglio supremo delle forze armate, Csfa.&lt;br /&gt;In queste parole forse è contenuto tutto il senso di quello che sta accadendo da mesi in Egitto. I militari non intendono lasciare il potere come il popolo invece, chiede.&lt;br /&gt;La sensazione è che i militari cerchino di guadagnare tempo nella consapevolezza che più si prolunga il periodo di transizione più si consolida il loro potere nel Paese.&lt;br /&gt;Il fatto poi, che finora le manifestazioni sono sempre sfociate in violenti scontri tra manifestanti e forze di sicurezza lascia l’immaginazione spaziare enormemente.&lt;br /&gt;Anzitutto viene spontaneo chiedersi a chi giova il fatto che in Egitto regni il caos?&lt;br /&gt;E’ risaputo che una situazione caotica richiede misure di emergenza ed eccezionali giustificate appunto dall’eccezionalità della situazione. Finora è proprio per questa ragione che viene giustificata la presenza dei militari in strada in appoggio alla polizia. &lt;br /&gt;Infatti, lo scorso mese di novembre il maggiore generale Mukhtar al-Mulla, un altro dei membri della Giunta, affermava: “L'interesse del Paese viene prima di ogni cosa e il Consiglio supremo delle forze armate è pronto a far tornare i soldati nelle caserme”. Quindi è la Giunta che li tiene in strada.&lt;br /&gt;Però a volte la cura non salva l’ammalato.  Stranamente ogni volta ad innescare gli scontri sono stati gli stessi agenti e militari che sono intervenuti per sgombrare i sit-in di protesta. Mentre, sul banco degli imputati è sempre salito l'eccessivo uso della forza da parte delle forze di sicurezza contro i manifestanti. Un eccesso che ha portato finora alla morte di decine di manifestanti e al ferimento di alcune migliaia. La maggior parte delle vittime sono decedute per ferite di arma da fuoco.&lt;br /&gt;Sullo sfondo di questo malcontento poi, la prima tornata delle elezioni legislative in corso nel Paese. Un importante appuntamento elettorale che ‘per colpa’ dei disordini sta passando in secondo piano anche a livello internazionale. Intanto, il test elettorale sta facendo registrare la vittoria del partito dei Fratelli Musulmani e degli integralisti del partito salafita al Nour.&lt;br /&gt;Con queste elezioni verrà eletto il nuovo parlamento egiziano che dovrà poi, redigere la nuova Costituzione.&lt;br /&gt;Nel frattempo, sembra che il malcontento popolare non si plachi. Come il fuoco cova sotto la cenere, così le tensioni riesplodono quando si crede che si siano ormai placate. Un riesplodere che è quasi a scadenze periodiche, come se le si volesse alimentare di continuo. Inoltre, riesplodono puntuali e quasi sempre di venerdì.&lt;br /&gt;Così è stato anche alla fine della scorsa settimana quando sono scoppiati i nuovi disordini che si protraggono da ormai 5 giorni. Scontri che sono continuati anche durante la notte scorsa e anche questa mattina.&lt;br /&gt;A fronteggiarsi manifestanti e forze di sicurezza nei pressi di piazza Tahrir e viale di Qasr el Aini. Luoghi non molto lontano dai palazzi del potere nella capitale il Cairo.&lt;br /&gt;I militari hanno cercato di disperdere inutilmente le persone radunatesi in sit-in di protesta. All’alba di oggi infatti, un centinaio di uomini, tra poliziotti e soldati, in assetto antisommossa hanno fatto irruzione nella piazza ed hanno cominciato a colpire pesantemente con bastoni tutti quelli che vi si trovavano in quel momento. I militari poi, hanno anche distrutto tutto quello che era sulla loro strada dando vita all’ennesima escalation di violenze.&lt;br /&gt;L’eccesso e la durezza degli interventi delle forze di sicurezza nei confronti dei dimostranti ha portato in questi 5 giorni alla morte di almeno 13 persone, le ultime 2 stanotte, e al ferimento di almeno altre 600. La maggior parte delle vittime, come sempre, sono decedute per ferite di arma da fuoco.&lt;br /&gt;Tra le vittime stavolta anche dei minori.&lt;br /&gt;Il fatto che il ‘faccia a faccia’ in corso sfoci sempre in duri scontri sembra mostrare che non vi sia alcuna via di uscita.&lt;br /&gt;Infatti, anche oggi si sono ripetute le accuse da ambo le parti di voler alimentare la tensione. Però, soprattutto alle forze di sicurezza è contestato l’uso contro i manifestanti di bastoni, gas lacrimogeni e proiettili veri oltre ad esercitare una brutale e ingiustificata violenza.&lt;br /&gt;Il Consiglio supremo delle Forze Armate continua però, a respingere ogni accusa. Se è in buona fede a questo punto la situazione comincia a complicarsi in quanto significa che  la Giunta non ha il controllo delle forze di sicurezza che fanno ciò che vogliono.&lt;br /&gt;Dallo scorso venerdì si registrano infatti, solo cruenti scontri tra polizia e militari da un lato e manifestanti dall’altro, con brutali pestaggi di quest’ultimi da parte dei primi.&lt;br /&gt;Violenze inaudite che hanno finito per ricevere la condanna unanime da parte della comunità internazionale.&lt;br /&gt;Oggi si è levata alta e ferma la condanna anche del segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon che ha accusato le forze di sicurezza egiziane di un uso eccessivo della forza. Il ministro degli esteri inglese, William Hague ha invece, definito le violenze in contraddizione con il processo democratico per il quale l'Egitto si è impegnato. Mentre, è tornata a far sentire la sua voce di condanna il segretario di Stato americano, Hillary Clinton questa volta per condannare il trattamento riservato dai militare alle donne che manifestano. La Clinton ha definito scioccante quello che i militari hanno fatto ad una giovane manifestante che dopo averla picchiata e trascinata per terra l’hanno anche quasi denudata.&lt;br /&gt;In merito in una nota a firma della Giunta militare al potere in Egitto si legge: “Il Consiglio supremo delle Forze Armate esprime il suo forte rammarico alle grandi donne d'Egitto sulle violazioni che si sono verificate durante i recenti incidenti nelle proteste all'esterno del parlamento e del governo”.&lt;br /&gt;Purtroppo quello di questa donna non è un caso isolato. Finora sono stati denunciati numerosi casi di manifestanti donne che hanno subito abusi, che sono state umiliate e sottoposte a trattamenti mortificanti. Si sono registrati anche casi di aggressioni a sfondo sessuale che hanno interessato delle giornaliste.&lt;br /&gt;Se la Giunta è in buona fede come a quanto pare vuole far credere allora vuol dire che è in corso una sorta di ‘campagna di tensione’ orchestrata chissà da chi e che il ‘maltrattare’ le donne egiziane che manifestano assomiglia tanto ad una sistematica strategia che mira a dissuaderle dal farlo.&lt;br /&gt;Ancora una volta Mohamed el Baradei è tornato a tuonare contro l’operato delle forze di sicurezza egiziane. L’ex direttore generale dell'Agenzia atomica internazionale, Aiea, ha chiesto al Consiglio supremo delle forze armate di dare l'ordine ai militari di fermare immediatamente l'uso della forza contro i manifestanti. Il Premio Nobel e candidato alle presidenziali in Egitto del prossimo anno nell’invitare le forze armate a limitarsi alla protezione degli edifici pubblici ha chiesto che tutti, esercito e polizia, rispetteranno la legge e che i responsabili della sicurezza coinvolti negli scontri siano giudicati.&lt;br /&gt;Una negazione contro chi afferma che non si sta procedendo giuridicamente contro gli autori di queste violenze, è giunta dal capo della giustizia militare, Adel al Morsi.  Il procuratore militare oggi ha annunciato che la giustizia militare egiziana sta indagando su due casi che coinvolgono militari. Quello nelle violenze alla televisione pubblica avvenute il 9 ottobre scorso e quello sui test di verginità ai quali sono state costrette a sottoporsi delle manifestanti durante e poco dopo la rivoluzione dello scorso mese di gennaio.&lt;br /&gt;Il ministro dell'Interno egiziano, Mohamed Ibrahim ha invece, sollecitato le forze di sicurezza ad agire con la massima moderazione nei confronti dei manifestanti. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-2609335802782743813?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/2609335802782743813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=2609335802782743813' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/2609335802782743813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/2609335802782743813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/proteste-in-egitto-una-strategia-della.html' title='Proteste in Egitto: una strategia della tensione (forse) dietro gli scontri'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-4263375544687949375</id><published>2011-12-20T18:25:00.001+01:00</published><updated>2011-12-20T18:26:37.089+01:00</updated><title type='text'>Siria:  situazione resta critica ma si comincia a sperare</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;In Siria, mentre si annuncia l’arrivo della missione di monitoraggio della Lega Araba, le maglie della repressione contro le manifestazioni antigovernative si stringono ulteriormente. Dopo che il parlamento siriano aveva approvato il 15 dicembre scorso una legge che prevede la pena di morte per chi fornisce armi o aiuti a fornire armi e a chi commette atti terroristici. Il presidente siriano, Bashar al-Assad ha firmato oggi il decreto. Una legge che  inasprisce la pena, prevedendo anche l'ergastolo e i lavori forzati, in caso di traffico d'armi per profitto o per commettere atti terroristici. Di fatto il provvedimento finirà per fare da sponda per le prossime azioni repressive e violente che dalla metà del mese di marzo sono in corso nel Paese mediorientale.  Azioni che stanno facendo guadagnare al regime di Damasco l’accusa di crimini contro l'umanità.&lt;br /&gt;Una sanguinosa repressione, divenuta quasi quotidiana, che ha provocato non meno di 5mila vittime e, condotta dall'esercito di Damasco nei confronti di chi scende in strada a protestare contro il regime di Bashar al-Assad. I militari aprono deliberatamente il fuoco sui manifestanti disarmati.&lt;br /&gt;Oltre ai morti  ci sono poi, quelli che sono detenuti e coloro i quali, per sfuggire alle violenze della repressione, sono scappati abbandonando tutti i loro averi. Secondo una stima dell'Agenzia dell'ONU per i rifugiati, Unhcr, sono circa 4.500 i siriani che sono rifugiati solo in Libano per sfuggire alla repressione delle forze di sicurezza siriane.&lt;br /&gt;Finora le autorità di Damasco hanno giustificato questa repressione, negando di fatto, che le proteste di piazza siano opera di dimostranti civili e affermando invece, che si tratta di una rivolta fomentata e guidata da gruppi di terroristi armati e finanziati da Paesi confinanti e occidentali per destabilizzare la Siria.&lt;br /&gt;Per far cessare questa brutale repressione che da oltre nove mesi insanguina il Paese si sono attivati tutti i massimi organismi internazionali. Dopo sanzioni approvate dalla Lega araba il 27 novembre scorso ieri l'Assemblea generale dell'ONU ad approvare, a larga maggioranza, 133 voti a favore, 11 contrari e 43 astenuti, una risoluzione di condanna le continue violazioni dei diritti umani in corso in Siria.&lt;br /&gt;La risoluzione è sta ‘liquidata’ dal rappresentante diplomatico siriano all'ONU come parte del diabolico complotto contro il suo Paese.&lt;br /&gt;Nello stesso giorno in cui al Palazzo di Vetro decideva di condannare la Siria, il ministro degli Esteri siriano, Walid Muallim annunciava che il suo governo aveva firmato il ‘protocollo di tutela dei civili’. Si tratta di un piano messo a punto da Siria e Lega Araba per cercare di uscire dalla crisi. Un piano che finora era rimasto solo sulla carta e che prevede la fine delle violenze contro i manifestanti, il dialogo con l'opposizione, l'attuazione delle riforme, la preparazione di elezioni libere e l'invio di osservatori arabi in Siria. I team di osservatori saranno composti da esperti legali, amministrativi, finanziari e dei diritti umani nel Paese. Una missione che dovrebbe durare un mese, fino al 18 gennaio prossimo, ma il cui mandato potrà essere anche rinnovato. Il lavoro degli osservatori consisterà nel monitorare la situazione in Siria e stilare rapporti. Le autorità siriane hanno però, preteso e ottenuto che la missione sia coordinata con le autorità siriane per motivi di sicurezza, ma anche nel rispetto della sovranità siriana. In poche parole gli osservatori dovranno attendere il via libera di Damasco per potersi spostare nel Paese.&lt;br /&gt;Forse già dal prossimo giovedì i primi 12 osservatori della lega araba saranno nel Paese mediorientale.&lt;br /&gt;Nei giorni scorsi  la gente in Siria si era scagliata contro la Lega Araba accusandola di non fare abbastanza per punire il presidente Assad e fermare la repressione.&lt;br /&gt;Intanto, nel Paese mediorientale si assiste ad una inarrestabile fuga di militari dai ranghi delle forze armate. Si tratta di militari dissidenti che disertano per unirsi agli oppositori al regime siriano.&lt;br /&gt;Da qualche mese infatti, molti militari hanno cominciato a schierarsi apertamente con l'opposizione a Bashar al-Assad. Un ormai nutrito numero di militari disertori che ha costituito l'Esercito libero siriano, Esl. Proprio questi ultimi, con i loro molteplici attacchi alle truppe lealiste ed a infrastrutture militari, si stanno rivelando una grossa spina nel fianco del regime siriano. Almeno mille dei 5mila morti sono soldati dell’Esl.&lt;br /&gt;Negli ultimi giorni, come se si volesse chiudere la partita con questi soldati disertori, sono aumentate le azioni di repressione nel Paese Mediorientale. Le forze di sicurezza siriane hanno lanciato rastrellamenti in molti villaggi in cerca di soldati disertori. Come conseguenza di questo inasprirsi delle violenze si sono registrati oltre un centinaio i morti, tra militari disertori e civili, nelle ultime 24 ore in diverse località del Paese mediorientale. In particolare le violenze hanno mietuto vittime nella regione di Homs, di Daraa, di Idlib, di Dayr az Zor, a Damasco e a Hama.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-4263375544687949375?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/4263375544687949375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=4263375544687949375' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/4263375544687949375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/4263375544687949375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/siria-situazione-resta-critica-ma-si.html' title='Siria:  situazione resta critica ma si comincia a sperare'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-3232809875361910330</id><published>2011-12-19T18:07:00.001+01:00</published><updated>2011-12-19T18:07:25.491+01:00</updated><title type='text'>Manifestazioni in Egitto: il Paese finirà come la Siria?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L’Egitto non trova pace e anche oggi continuano gli scontri nella capitale, il Cairo. In città i manifestanti sono tornati per il quarto giorno consecutivo a confrontarsi con le forze di sicurezza egiziane. I militari si mostrano sempre più violenti e brutali nei confronti di chi scende in strada a manifestare contro il governo. Gli scontri sono ancora localizzati nei pressi dei palazzi governativi e in Piazza Tahrir, il luogo simbolo della rivoluzione popolare del 25 gennaio scorso. Ambedue i luoghi sono isolati dal resto della città con filo spinato e muri e sono controllati da polizia e militari in assetto antisommossa.&lt;br /&gt;Le scene a cui si assiste e quanto ne consegue fa credere che nel Paese dei Faraoni sia ancora in atto la rivoluzione popolare. Sono infatti, scene già viste come pure i protagonisti. Stavolta però, il popolo protesta contro i militari che allora avevano contribuito alla cacciata di Hosni Mubarak.&lt;br /&gt;La protesta popolare è dettata dalla volontà degli egiziani di ottenere una transizione rapida.&lt;br /&gt;I militari infatti, si sono insediati alla guida del Paese dall’11 febbraio scorso, in maniera transitoria per gestire il dopo Mubarack. A governare il Paese vi è un Consiglio Supremo delle forze armate, Csfa, al capo del quale vi è il maresciallo Hussein Tantawi. La gente chiede che il Consiglio lasci subito il potere ai civili e non fra un paio di anni come da loro ‘pianificato’. Per ottenere quanto invocano il popolo egiziano ha dato vita, dalla fine del mese di novembre scorso, a  innumerevoli sit-in nei luoghi simbolo del potere dello stato, specie intorno alla sede del Consiglio dei ministri e del Parlamento, ed anche in Piazza Tahrir, simbolo della rivoluzione. Poi, improvvisamente lo scorso venerdì il controllo della situazione è sfuggito di mano agli organizzatori dei sit-in. Forse anche fomentati da ‘agenti provocatori’, sono scoppiati i primi scontri tra manifestanti e forze di sicurezza egiziane e da allora non c’è stata più tregua. Sembra che quel ‘giorno di follia’ abbia dato il via libera ai militari. In questo modo le scene di pacifiche manifestazioni di dissenso delle scorse settimane hanno ‘lasciato’ lo spazio a scene di brutalità e di dura repressione condotta dai militari in questi lungi quattro giorni.&lt;br /&gt;I soldati ricorrono ad una violenza inaudita e inspiegabile nei confronti di chi cerca, nonostante tutto, di manifestare pacificamente ancora le sue idee. Sembra che nel Paese si sia aperta una sorta di ‘caccia’ al manifestante. Non appena si forma un gruppo di persone queste vengono caricate e bastonate senza pietà, donne o uomini che siano.&lt;br /&gt;Gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza si risolvono infatti, nei migliori dei casi, con brutali bastonature dei manifestanti. Non sempre però, non ci scappa il morto. Finora i morti accertati erano 9, tutti vittime della repressione, mentre i feriti sarebbero invece, circa 500. Stamani si sono registrate ulteriori vittime. Nel corso degli scontri scoppiati oggi tra le forze di sicurezza egiziane e manifestanti in piazza Tahrir sono morte altre 2 persone. Il numero delle vittime è quindi salito a 11. Tra essi vi sono anche due bambini di 12 e 14 anni. La notizia della morte dei due minori è stata resa nota da un portavoce del ministero della Sanità. La fonte ministeriale ha spiegato che i due bambini sono morti a seguito di fratture del cranio provocate dal lancio di blocchi di cemento, mentre almeno altre 6 vittime sono state uccise da colpi di arma da fuoco.&lt;br /&gt;Una conferma questa alle tante accuse lanciate da giorni dai manifestati e da testimoni che le forze di sicurezza egiziane stanno sparando sui manifestanti e non solo con proiettili di gomma. Un’accusa che le autorità egiziane hanno finora sempre respinto.&lt;br /&gt;Oltre ai morti e ai feriti ci sono almeno 181 persone che sono state arrestate. Per tutti l’accusa è di aver partecipato alle violenze e di aver attaccato i membri delle Forze armate e di resistenza a pubblico ufficiale.&lt;br /&gt;Quello che sta accadendo in Egitto porta a fare un parallelismo con quanto sta avvenendo in Siria. Il timore è infatti, che da un momento all’altro, ‘calino i veli’ e venga fuori il vero aspetto di chi, vestendo i panni dei militari, cerca di mostrarsi paladino della rivoluzione e di giustificare le sue azioni come atto di difesa della rivoluzione.&lt;br /&gt;Quando ciò accadrà, se accadrà, sarà la fine. Il popolo non avrà scampo a meno che non arrivino ‘soccorsi’.&lt;br /&gt;L’Egitto però, non dovrebbe essere un’altra Siria in quanto tutto quello che sta accadendo nel Paese dei Faraoni infatti, sta suscitando un'ondata di sdegno e di protesta da parte della comunità internazionale.&lt;br /&gt;E’ unanime la condanna dei metodi repressivi adottati dai militari contro i manifestanti.&lt;br /&gt;Anche stamani è tornata a parlare il segretario di stato americano, Hillary Clinton si è detta molto preoccupata per le violenze in corso Egitto invitando le forze di sicurezza egiziane a rispettare i diritti di libera espressione pacifica e di assemblea e chiedendo a tutti gli egiziani ad astenersi da qualsiasi forma di violenza.&lt;br /&gt;Anche l'Alto Commissariato ONU per i diritti umani, Navi Pillay ha condannato con fermezza la brutale repressione delle manifestazioni al Cairo. L’alto funzionario ONU ha espresso particolare preoccupazione per quella che appare una presa di mira deliberata delle donne manifestanti. Pillay ha nuovamente chiesto anche un'indagine imparziale e indipendente per tutti i casi di abuso e di repressione violenta dei manifestanti che si sono verificati negli ultimi mesi ed il rilascio immediato di tutti coloro che sono stati arrestati per aver tentato di esercitare i loro diritti.&lt;br /&gt;Nel frattempo, sempre oggi, si è tenuta al Cairo un incontro tra governo e giornalisti. L’intento era da parte della Giunta di spiegare ala stampa episodi e fatti inerenti agli scontri degli ultimi giorni in corso nella capitale.&lt;br /&gt; “Quello che è in corso non è una rivoluzione, ma un attacco all'Egitto”, ha spiegato ai giornalisti il primo ministro egiziano, Kamal el Ganzouri. “Nessuno creda che il sangue freddo mostrato dall'esercito sia segno di debolezza, ed è la patria che lo esige. Ma qualsiasi attacco all'esercito, alle sue basi ed ai suoi equipaggiamenti costituiscono una linea rossa, e si sbaglia chi pensa che non sarà contrastato con tutta la fermezza e la forza necessarie”, ha invece, affermato il viceministro della difesa egiziano, generale Adel Emara che ha anche definito i soldati degli eroi di cui il governo apprezza gli sforzi per quello che fanno per la patria. Per i loro comportamenti violenti, documentati da filmati, il generale ha spiegato che: “non ci si deve limitare a quelle immagini, ma si deve cercare di capire che cosa c’è dietro”.  “I soldati intervengono quindi per proteggere gli edifici governativi, ma si diffondono voci su violenze delle forze dell'ordine. Si vede chiaramente che lo scopo è colpire lo Stato, non il regime, che è già caduto”, ha aggiunto il membro del Csfa che ha anche negato gli arresti di alcuni giornalisti accusando invece, alcuni media di affermare il falso.&lt;br /&gt;Parole sinistre e ricce di significati inquietanti che non hanno per nulla dissipato le tante ombre che aleggiano sugli scontri di questi giorni al Cairo. Da queste parole appare chiaro che viene giustificato ogni brutale aggressione e bastonatura dei manifestanti da parte dei militari, anche se non fanno resistenza, questo in nome del ripristino della sicurezza e del controllo della piazza.&lt;br /&gt;Come se non bastasse poi, il generale Emara ha fatto un annuncio: “Ci sono informazioni su un piano per incendiare la sede dell'Assemblea del popolo  e ci dicono che è in corso un raduno di gente in piazza Tahrir per realizzare questo piano”. "Se i manifestanti prendono di mira le sedi governative allora è chiaro che sanno cosa stanno facendo e che seguono un'agenda precisa”, ha aggiunto il ministro.&lt;br /&gt;Secondo il governo egiziano sarebbe quindi in atto un piano sistematico, un complotto per meglio dire, contro la sicurezza delle istituzioni e a metterlo in atto sarebbero chi in questi giorni manifesta in strada.&lt;br /&gt;Come abbiano avuto queste informazioni i militari non lo hanno rivelato, ma è chiaro che a, questo punto, se ci saranno conferme, avranno carta bianca nel reprimere ogni forma di contestazione perché è un attacco allo stato.&lt;br /&gt;Nel frattempo, preparano il terreno.&lt;br /&gt;In un comunicato a firma del Consiglio Supremo delle forze armate, reso noto successivamente, si legge: “Forze ostili al popolo egiziano  cercando di seminare discordia e alimentare la tensione tra l'Esercito e il popolo non solo negli ultimi episodi, ma anche nelle proteste di via Mohammed Mahmoud a ottobre e a fine novembre”.&lt;br /&gt;E’ evidente che è in corso una sorta di campagna avente lo scopo di screditare i manifestanti e quindi vanificare le loro rivendicazioni e al tempo stesso giustificare la repressione.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-3232809875361910330?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/3232809875361910330/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=3232809875361910330' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/3232809875361910330'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/3232809875361910330'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/manifestazioni-in-egitto-il-paese.html' title='Manifestazioni in Egitto: il Paese finirà come la Siria?'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-7954529924940856970</id><published>2011-12-18T21:38:00.000+01:00</published><updated>2011-12-18T21:39:15.720+01:00</updated><title type='text'>Iraq: con fine impegno militare USA la guerra è ufficialmente finita</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La guerra di Iraq, che rovesciò il regime di Saddam Hussein, si è ufficialmente conclusa oggi. A sancirlo il ritiro dell'ultimo contingente militare americano dal Paese, 110 mezzi corazzati e 500 soldati della Terza brigata della prima divisione di cavalleria, che stamani ha attraversato il confine con il Kuwait. Un ritiro avvenuto con circa due settimane di anticipo. Era infatti, il 31 dicembre prossimo la data ultima entro la quale l'ultimo soldato statunitense doveva lasciare il suolo iracheno. Questo secondo i termini dell'accordo di sicurezza firmato da Washington e Baghdad nel novembre del 2008.&lt;br /&gt;Era stato lo stesso presidente americano, Barack Obama nell’ottobre scorso ad annunciare la fine delle operazioni militari USA in Iraq entro Natale. Una conseguenza questa del fatto che il governo americano e quello iracheno non sono riusciti a rinnovare l'accordo di sicurezza in scadenza. Un accordo che di fatto garantiva ai soldati americani l'immunità sul territorio iracheno.&lt;br /&gt;Dopo che nel momento di massima presenza americana, nel 2007, gli USA avevano in Iraq 505 basi e 170mila soldati dal primo gennaio prossimo la presenza militare americana in Iraq si ridurrà a 157 militari in tutto. Si tratta di quelli accreditati presso l'ambasciata americana a Baghdad e di alcuni istruttori.&lt;br /&gt;Con oggi si conclude un ritiro iniziato il 31 agosto del 2010 quando avevano lasciato il Paese tutte le truppe combattenti statunitensi lasciando in Iraq solo 50mila soldati e solo con compiti di assistenza e formazione ai militari iracheni. Terminava la missione 'Iraqi Freedom' e iniziava l’'Operation New Dawn'. Questo a voler sottolineare la natura diversa di quest’ultima.&lt;br /&gt;Con l'ammaina bandiera a Baghdad, una cerimonia che si è svolta giovedì scorso alla presenza del segretario alla Difesa americano, Leon Panetta, è stato sancito l’ultimo giorno ufficiale della missione militare USA nel Paese.&lt;br /&gt;Gli americani però, lasciano l’Iraq ancora sconvolto dalle violenze politiche e interconfessionali, con attentati terroristi quasi quotidiani l'ultimo il 5 dicembre scorso. Nonostante che il Paese abbia una forza militare di  900mila uomini, sono in molti a ritenere che non riuscirà a difendere i propri confini e a garantire la sicurezza interna anche perché il loro addestramento non è completo.&lt;br /&gt;La guerra in Iraq, iniziata il 20 marzo del 2003 e quindi è durata quasi 9 anni, è stata voluta dall’allora presidente americano, George W. Bush ed è stata conclusa, come promesso in campagna elettorale, dall’attuale inquilino della Casa Bianca, Obama. Il motivo ufficiale dell'invasione fu quello di voler scovare le armi di distruzioni di massa, che non sono mai state trovate, con le quali il dittatore Saddam Hussein avrebbe potuto attaccare il mondo occidentale. Una guerra che ha messo a dura prova le forze armate statunitensi, che hanno pagato un grosso tributo di sangue con 4.484 militari caduti e 32mila feriti. Mentre è costata agli USA enormi risorse economiche, oltre 800 miliardi di dollari investiti nel conflitto allo scopo di riportare la democrazia nel Paese.&lt;br /&gt;Il ritiro definitivo delle truppe americane dal Paese è stato anticipato ieri con la fine della missione di addestramento della Nato in Iraq. Si tratta di una missione iniziata nel 2004 e quindi durata complessivamente 7 anni. La missione si  è interrotta in seguito al fallimento dei negoziati con le autorità irachene che non hanno voluto firmare il rinnovo per il prolungamento del programma di addestramento. Il mancato rinnovo sembra però, essere dipeso da divergenze sul quadro normativo che avrebbe dovuto disciplinare le ulteriori attività dell'Alleanza Atlantica, e in particolare proprio le garanzie d'immunità per i suoi soldati. La missione Nato in Iraq, a differenza di quella in Afghanistan, è stata molto più contenuta, in tutto sono stati circa un centinaio gli esperti, specie in logistica e operazioni di polizia, inviati in Iraq per istruire oltre 5mila militari e 10mila agenti locali. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-7954529924940856970?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/7954529924940856970/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=7954529924940856970' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7954529924940856970'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7954529924940856970'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/iraq-con-fine-impegno-militare-usa-la.html' title='Iraq: con fine impegno militare USA la guerra è ufficialmente finita'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-6032556938548774264</id><published>2011-12-18T19:59:00.001+01:00</published><updated>2011-12-18T19:59:42.423+01:00</updated><title type='text'>Filippine. Tifone Washi: oltre 600 morti e centinaia di dispersi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Una tragedia senza precedenti si sta consumando nelle Filippine.&lt;br /&gt;In queste ore si fa il punto dei danni provocati dalla tempesta tropicale battezzata con il nome di ‘Washi’ che ha colpito il sud delle Filippine. Per ore e ore sulle isole dell’arcipelago si sono abbattute piogge torrenziali con venti fino a 90 chilometri orari. Interi villaggi sono stati spazzati in mare dalle conseguenti alluvioni, mentre molte città sono rimaste sommerse dal fango e dall’acqua.&lt;br /&gt;I morti accertati sono oltre 600, la maggior parte morti annegati, molti sono bambini, e diverse centinaia sono i dispersi. Mentre, migliaia di famiglie hanno perso tutto. Si stima che siano almeno 400mila le persone bisognose di aiuto.&lt;br /&gt;L’alto numero di vittime e ha fatto scattare lo stato di massima allerta decretato dal presidente filippino, Benigno Aquino III. Questo, anche in virtù dell’eccezionalità dell’evento. Il fenomeno delle tempeste tropicali interessa infatti, più volte, nel corso della cattiva stagione, l’arcipelago delle Filippine, ma non è stato mai così distruttivo. Ed inoltre, proprio l'isola di Mindanao, la più colpita questa volta, è solitamente la meno interessata dal fenomeno. Ed è stato, con molta probabilità, proprio questo fattore a spingere molti residenti e anche le autorità locali, a sottovalutare il pericolo imminente. Il gran numero di vittime infatti, è dovuto al fatto che ‘Washi’ ha colpito di notte e ha sorpreso la popolazione nel sonno.&lt;br /&gt;Una mare di acque e fango si è abbattuto sull’isola dell’arcipelago. La tempesta ha provocato soprattutto frane e l’esondazione di diversi fiumi con conseguenti allagamenti ed in particolare ad essere colpite sono state le città portuali di Cagayan de Oro e Iligan, lungo la costa settentrionale, che sono rimaste completamente sommerse dall’acqua. In queste due città si è registrato il maggior numero di vittime. Nell’isola è stato mobilitato, per i soccorsi, l’esercito. Man mano che le acque si ritirano i militari raggiungono le aree disastrate per portare soccorso alle popolazioni. Le autorità temono che il numero dei morti possa salire ulteriormente nelle prossime ore man mano che si potranno recuperare i superstiti. Nella sola città di Iligan mancano all’appello 400 persone le cui case sono state trascinate in mare dalle piogge insieme a chi vi abitava&lt;br /&gt;Altre aree colpite dalla tempesta tropicale sono quella della provincia di Bukidnon e l'isola di Negros.&lt;br /&gt;Prima di ‘Washi’, a settembre, erano stati altri due tifoni,  ‘Nesat’ e ‘Nalgae’ ad aver già provocato vittime e danni.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-6032556938548774264?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/6032556938548774264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=6032556938548774264' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/6032556938548774264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/6032556938548774264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/filippine-tifone-washi-oltre-600-morti.html' title='Filippine. Tifone Washi: oltre 600 morti e centinaia di dispersi'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-6049775497656669314</id><published>2011-12-18T12:25:00.001+01:00</published><updated>2011-12-18T12:25:53.562+01:00</updated><title type='text'>Egitto: il Paese è scosso da nuove violenze</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Si alzano di nuovo i toni della protesta in Egitto con uccisioni, ferimenti e arresti di civili. La situazione è confusa e con il passare del tempo si complica sempre di più.&lt;br /&gt;I militari ci stanno andando con la mano pesante nel sedare la protesta degli egiziani dando vita anche ad una sorta di ‘caccia ai manifestanti’.&lt;br /&gt;Gli scontri sono ripresi poco dopo una conferenza stampa tenuta ieri dal premier egiziano, Kamal al-Ganzuri, insediatosi appena il 7 dicembre scorso. Nel corso dell’incontro con i giornalisti il premier ha affermato che: “Quello che è in corso non è una rivoluzione, ma un attacco all'Egitto”. Di fatto ha puntato il dito contro i manifestanti definendoli ‘controrivoluzionari’. Per cui secondo il capo del governo egiziano è colpa dei manifestanti se giovedì scorso la situazione è  degenerata in violenti scontri con morti e feriti.&lt;br /&gt;Parole che hanno gettato benzina sul fuoco alimentando ulteriormente la tensione nel Paese.&lt;br /&gt;Al-Ganzuri ha anche spiegato che i militari si sono solo difesi negando quindi che le forze di sicurezza egiziane abbiano aperto il fuoco contro i sit-in di protesta dei giovani dimostranti.&lt;br /&gt;In Egitto dalla fine di novembre viene contestata la sua nomina a premier perché ritenuto vicino al vecchio regime egiziano. Il neo premier è stato infatti, già premier dal 1996 al 1999 quando in Egitto comandava Hosni Mubarak. I manifestanti continuano a chiedere anche che il Consiglio supremo delle forze armate, insediatosi alla guida del Paese dall’11 febbraio scorso e a capo del quale vi è il maresciallo Hussein Tantawi, compia un passo indietro trasferendo il governo del Paese ai civili. Una richiesta sostenuta anche da Ayman Nour. Si tratta del fondatore del partito liberale al-Ghad ed uno dei probabili candidati alla presidenza dell’Egitto. Con un comunicato invece, i Fratelli Musulmani hanno chiesto al Consiglio Supremo delle Forze armate di chiedere scusa alla popolo egiziano per gli scontri.&lt;br /&gt;Segnale questo che la presa di posizione contro i militari, che ci sono andati pesante contro i manifestanti, cresce ed è ormai unanime nel Paese.&lt;br /&gt;La risposta della Giunta militare non si è fatta attendere e in un comunicato ha espresso ‘desolazione’ per le vittime ed ha annunciato che risarcirà le famiglie dei ‘martiri’. Un ‘contentino’ che nessuno nel Paese accetta. Il bilancio purtroppo, solo provvisorio, delle vittime è molto grave. Si parla di almeno 10 morti, tutti uccisi da colpi di armi da fuoco, e 500 feriti. Gran parte delle vittime si sono avute nella seconda giornata di scontri, quella di venerdì, quando ci sono registrati nuovi scontri intorno al palazzo del governo e del Parlamento. Durante questi scontri edifici annessi al Parlamento e la sede del Consiglio dei ministri sono stati incendiati.&lt;br /&gt;Tra accuse reciproche a chi si debba la responsabilità dei disordini emergono testimonianze certe dell’infiltrazione di persone estranee agli eventi. Per molti si tratta di persone che sarebbero state pagate dal governo per fare il 'lavoro sporco' in modo da non coinvolgere in prima persona le forze di sicurezza egiziane.&lt;br /&gt;Ora l’area dei palazzi governativi è stata isolata dai militari con barricate e filo spinato posizionato nelle strade di accesso questo, per impedire ai dimostranti di tornarvi a manifestare e il riesplodere delle violenze.&lt;br /&gt;Nel frattempo, anche Piazza Tahrir è tornata sotto il controllo dell'esercito che da mesi cerca con ogni mezzo di non farla ritornare l’epicentro, il cuore delle manifestazioni.&lt;br /&gt;Ieri, e sono proseguiti tutta stanotte, sono infatti, ripresi gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza egiziane anche in piazza Tahrir, al Cairo, simbolo della rivoluzione popolare del 25 gennaio scorso. Si è assistito ad una sorta di ‘caccia ai manifestanti’ condotta dai militari che li hanno caricati e picchiati con bastoni e hanno dato fuoco alle loro tende. Nella piazza da qualche settimana erano infatti, tornati a radunarsi ed accamparsi numerosi manifestanti.&lt;br /&gt;Secondo fonti governative l'azione dei militari è stata dettata dalla necessità di dover allontanare alcuni giovani che cercavano di impedire ai vigili del fuoco di spegnere un incendio sviluppato in un palazzo del governo. Episodio questo,  che però, non ha trovato riscontri.&lt;br /&gt;Inoltre, i soldati hanno anche allontanato dalla piazza le ambulanze del ministero della sanità che sono inviate in occasione di ogni manifestazione per soccorrere eventuali feriti. Nel chiaro intento di impedire l’assistenza sanitaria ai feriti. Tanto è vero che successivamente nei pressi della moschea di Omar Makhram, poco lontano dalla piazza, i militari hanno anche arrestato almeno 3  medici di un improvvisato ospedale da campo che hanno poi, distrutto.&lt;br /&gt;Segnale questo di una situazione ormai al limite.&lt;br /&gt;Ora sembra che i militari abbiano addirittura costruito un muro di mattoni in via Qasr el-Ainy per impedire ai manifestanti di ritornare nella Piazza almeno da quella parte della città.&lt;br /&gt;Una situazione preoccupante alimentata anche da tanti lati oscuri come la denuncia arrivata da alcuni medici secondo cui sarebbero scomparsi i corpi di 6 delle vittime degli scontri dall'ospedale da campo allestito nella moschea di Omar Makram, a ridosso di piazza Tahrir nel corso dell’attacco compiuto dai militari.&lt;br /&gt;Quella in atto in Egitto è una  vera e propria repressione condotta dai militari e specie nel cuore del Cairo. Eppure i Fratelli Musulmani hanno ricordato in un loro comunicato che quando i militari presero il potere nel Paese dopo la caduta di Hosni Mubarak, promisero di proteggere la popolazione dalle violenze.&lt;br /&gt;Che i militari ci siano andati pesante nel sedare le manifestazioni lo riconoscono anche negli ambienti  vicini ai militari dove si fanno sempre più forti le voci di dissenso. Un segnale arriva dal fatto che si allarga la spaccatura all’interno del Consiglio Consultivo egiziano. Si tratta di un organismo composto da 30 membri e creato dal Consiglio Supremo delle Forze armate per coordinarsi con le varie forze politiche del Paese. Dopo le dimissioni di tre suoi membri, Moataz Abdel Fattah, Nadfia Mustafa e  Ahmed Khairy, per protesta contro le violenze da parte delle forze di sicurezza. Si è dimesso anche Abul Ela Madi, leader del partito al-Wasat sempre per lo stesso motivo.&lt;br /&gt;Quello che sta accadendo in Egitto non piace alla comunità internazionale che ha fatto finora sempre sentire la sua voce di condanna. Ieri anche la Francia è tornata a denunciare e condannare l'uso eccessivo della forza contro i manifestanti in Egitto. In una nota del ministero degli Esteri francese si legge: “La Francia  è preoccupata per i violenti incidenti nella piazza Tahrir al Cairo. La Francia fa appello alla calma, al senso di responsabilità e al rispetto dei diritti dell'uomo, compreso il diritto di manifestare, che deve esercitarsi liberamente e pacificamente”.&lt;br /&gt;Ieri in Egitto e specie al Cairo è stata anche una giornata di commemorazione. In mattinata si sono svolti i funerali di due delle vittime di giovedì. Del ventenne studente di medicina, Alaa Abdewl Hadi e di Sheikh Emad Efat assistente del Gran Muftì di Egitto, Sheikh Ali Goma entrambi uccisi con un colpo d'arma da fuoco. Proiettili veri che il premier egiziano al-Ganzouri ha finora sostenuto che non siano usati dalle forze di sicurezza. Il religioso era salito alla ribalta in Egitto soprattutto per la sua fatwa emessa contro il voto a favore degli esponenti del regime di Mubarak e per la sua posizione moderata e progressista. In un comunicato a firma del Gran Muftì di Egitto si legge: “non lasceremo che il suo sangue sia stato sparso invano”.&lt;br /&gt;Nel mirino di non vuole che in Egitto ritorni la democrazia ci sono quindi non solo i manifestanti, ma anche religiosi, intellettuali ed esponenti politici. Una conferma è giunta dalla notizia dell'aggressione allo scrittore egiziano, Alaa Al Aswani. L’intellettuale sarebbe stato assalito da un gruppo di persone mentre concedeva un'intervista ad una tv francese.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-6049775497656669314?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/6049775497656669314/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=6049775497656669314' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/6049775497656669314'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/6049775497656669314'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/egitto-il-paese-e-scosso-da-nuove.html' title='Egitto: il Paese è scosso da nuove violenze'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-5895125735043573960</id><published>2011-12-16T15:28:00.001+01:00</published><updated>2011-12-16T15:30:53.756+01:00</updated><title type='text'>Pirateria somala: il 2011 anno di magra</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello in corso è un anno di magra per i pirati somali. Al largo della Somalia gli atti di pirateria marittima pur raggiungendo un livello record dall'inizio dell'anno, almeno 200, in pochi sono andati a buon fine, solo 24.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-lxQEHrvdQmg/TutV-JgRRYI/AAAAAAAAFBc/_dcshgRZvcs/s1600/bandiera%2Bpirata1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 290px; height: 193px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5686733480676902274" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-lxQEHrvdQmg/TutV-JgRRYI/AAAAAAAAFBc/_dcshgRZvcs/s320/bandiera%2Bpirata1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per questo motivo le gang del mare tendono a gestire in maniera più ferma le trattative, anche ci sono stati casi in cui hanno anche svenduto, per ottenere il massimo realizzo dal rilascio delle navi e marittimi che hanno già in mano.&lt;br /&gt;A dimostrazione il fatto che seppure abbiano ‘lavorato’ di meno, mentre nel 2010 avevano incassato almeno 110 mln di dollari, nel 2011 incasseranno almeno 190 mln di dollari.&lt;br /&gt;Il motivo per il quale gli attacchi pirati si concludono sempre più spesso con dei fallimenti è da ricercare nell’aumento e rafforzamento dei modi e misure di contrasto e difesa.&lt;br /&gt;Questi due fattori hanno fortemente ridotte le possibilità di successo nell’assalto alle navi nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano.&lt;br /&gt;I pirati somali ora sono disperati e questo li rende pericolosi.&lt;br /&gt;Il fatto che diventa sempre più difficile  dirottare le navi non dimostra però, che i predoni del mare abbiano perso la capacità di farlo per cui il rischio e il pericolo di un attacco pirata rimane comunque alto.&lt;br /&gt;L'obiettivo dei pirati somali è quello di prendere la nave, l'equipaggio e il carico intatti per poi poter chiedere un riscatto in cambio del loro rilascio.&lt;br /&gt;L’incasso di riscatti milionari ha fatto, nel corso degli anni, di questa attività criminale un vero e proprio business. Il sentiero che il denaro proveniente dai riscatti percorre è ormai ben definito e consolidato. Uomini d’affari lo riciclano e lo investono attraverso i Paesi sviluppati e spesso  anche attraverso quelli ricchi di petrolio.  Esiste un vero e proprio mercato che ruota intorno al fenomeno. L'intero processo è gestito quasi come una borsa con quotazioni che salgono e scendono a secondo del successo o fallimento  degli abbordaggi delle varie gang del mare che agiscono come delle vere e proprie imprese private.&lt;br /&gt;I pirati somali operano nei pressi del Corno d'Africa e nell’Oceano Indiano.&lt;br /&gt;Di recente è cresciuta, da parte loro, il ricorso all’utilizzo delle navi catturate come  ‘Nave-madre’. Si tratta di una nave pirata che viene utilizzata come unità di supporto di lungo raggio per condurre attacchi pirati con i barchini  in profondità nell’Oceano Indiano. Barchini, uno o due, che carichi di 6 -7  uomini ciascuno tentano l’arrembaggio di una nave più grande.&lt;br /&gt;Il ricorso sempre più frequente però, ai team di sicurezza armati a bordo delle navi, da parte degli armatori, ha indotto i predoni del mare a dei cambiamenti.&lt;br /&gt;Si tratta di guardie armate che hanno lo scopo di consentire il passaggio sicuro di una nave attraverso le acque infestate dai pirati somali.  La loro funzione è quindi prettamente di difesa e la loro presenza ha lo scopo di scoraggiare, piuttosto che provocare i pirati.  Comunque, in caso di attacco questi  uomini, che sono degli specialisti della sicurezza marittima, possono anche attaccare per difendersi.&lt;br /&gt;A causa di ciò, le piccole imbarcazioni pirate ora sono alimentate con 7-10 uomini a bordo per dare più forza d’urto agli arrembaggi.  In questo modo si spera, con più uomini, di riuscire a sopraffare l'equipaggio della nave attaccata. Un accorgimento che ha dato risultati positivi quando ad essere  attaccata è stata una ‘nave indifesa’ ossia senza team di sicurezza a bordo.&lt;br /&gt;Questo ha finito per alimentare la fiducia dei predoni del mare e spingerli a compiere ulteriori tentativi. Tentativi che però, si sono scontrati con la nuova realtà.&lt;br /&gt;I membri dell'equipaggio  di una nave sono dei semplici lavoratori del mare e non sono addestrati a combattere. I team di sicurezza armati a bordo delle loro navi sono invece, tiratori eccezionali ed ex militari e per di più provenienti  dalle forze speciali d'elite come US NAVY SEALS o BRITISH SBS.  Per cui finora ogni attacco pirata è stato sempre respinto, con gravi perdite da parte degli attaccanti, e nessuna nave è caduta più nelle mani dei predoni del mare.&lt;br /&gt;Questa forma di difesa, dai banditi del mare, si è dimostrata in breve tempo molto più valida di altre che da anni sono state adottate.&lt;br /&gt;Infatti, il ricorso a tutte le tecnologie disponibili anti pirati come cannoni ad acqua, cannoni sonori (LRAD), reti, filo spinato, filo elettrificato, sapone, manovre evasive, e navi da guerra in  pattugliamento costiero internazionale e guardia costiera nazionale non hanno sortito lo stesso effetto.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-BRqiyOYUeQw/TutV-d8y2cI/AAAAAAAAFBk/g-YDc_Uslck/s1600/pirati%2Bsomali%2Bfonte%2BNATO.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 213px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5686733486165252546" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-BRqiyOYUeQw/TutV-d8y2cI/AAAAAAAAFBk/g-YDc_Uslck/s320/pirati%2Bsomali%2Bfonte%2BNATO.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ben consapevoli della ‘forza’ dei team di sicurezza i pirati somali hanno comunque tentato di attaccare le navi protette, ma ne sono usciti con le ‘ossa rotte’.&lt;br /&gt;Questo però, ha dimostrato che oltre che essere audaci sono appunto disperati e la disperazione potrebbe rivelarsi la nuova arma dei predoni del mare ed un pericolo per tutti.&lt;br /&gt;Nonostante infatti, che negli ultimi 36 mesi sono stati uccisi almeno 64 pirati somali e almeno altri 24 sono rimasti feriti,  mentre almeno 500 sono stati catturati, le loro fila non si sono assottigliate.&lt;br /&gt;A chi vuole essere pirata viene promesso denaro, cibo, protezione e altro. Tutto questo è allettante per chi vive in Somalia e conosce la miseria più nera.&lt;br /&gt;Ora si rischia che mentre finora i pirati somali si sono armati solo con fucili d’assalto, russi o cinesi, lancia granate, pistole. Armi che sebbene hanno una portata di 500 metri ed sono utilizzati dai barchini, e quindi non davano una stabilità  di tiro e di precisione, comunque sortivano un effetto intimidatorio nei confronti dei marittimi membri degli equipaggi delle navi attaccate. E’ solo una questione di tempo poi, di certo essi  ricorreranno ad  armi più sofisticate e potenti dovendosi ora confrontare con gli uomini della sicurezza equipaggiati con armi di precisione in grado di colpire obiettivi  a 800- 1800 metri di distanza e sparando dal ponte di una grossa nave che è molto più stabile.&lt;br /&gt;Per il fatto che, nonostante tutto, non mancheranno mai braccia per l’industria del crimine collegata con la pirateria marittima i governi della regione fanno pressione  più sulla cattura e detenzione dei pirati somali che sul combatterli apertamente e anche ucciderli.&lt;br /&gt;Per molti, il pensiero di dover trascorrere anche pochi anni in una prigione, specie in un Paese del Corno D’Africa, rende meno attraente l’idea di diventare pirata.&lt;br /&gt;La lotta contro la pirateria marittima somala è però, ricca di problemi giuridici e pratici.&lt;br /&gt;Il quadro giuridico è inadeguato e le leggi contro la pirateria risalgono a più di 200 anni fa. La convenzione delle Nazioni Unite sulla Legge del mare, che definisce la pirateria come crimine internazionale, non è stata infatti, recepita da tutti i Paesi.&lt;br /&gt;Sono appena 17 i Paesi che hanno messo sotto processo un migliaio di pirati somali. Tra questi primeggiano Olanda, Francia e Spagna e ultima Italia.&lt;br /&gt;Mentre negli USA nel 2010, dopo quasi due secoli,  è stato celebrato un processo per pirateria marittima, il primo di una lunga serie.&lt;br /&gt;Però, ad essere stati condannati a pene detentive  sono finora solo un centinaio di predoni del mare.&lt;br /&gt;Questo perché i loro avvocati riescono a trovare dei cavilli legali o per la mancanza di prove.  Ancor peggio perché non ci sono Paesi pronti ad accoglierli nelle loro prigioni.&lt;br /&gt;Il costo della prigionia dei pirati somali e della loro persecuzione per i reati compiuti è costato alla comunità internazionale, nel 2010, almeno 31 milioni di dollari.&lt;br /&gt;Processare i pirati catturati è di pertinenza del Paese dell'imbarcazione attaccata o della nave da guerra intervenuta per sventare l'assalto. Però, possono processare i pirati anche Paesi che abbiano altri legami con il caso, ad esempio la nazionalità di membri dell'equipaggio attaccato.&lt;br /&gt;Quasi sempre questi Paesi si rifiutano di processare i pirati o fanno sapere di non poterlo fare nei tempi richiesti.&lt;br /&gt;La maggior parte dei pirati sono catturati dalle navi da guerra delle missioni internazionali.&lt;br /&gt;In quello che è stato ribattezzato ‘il mare dei pirati’ sono infatti, dispiegate navi da guerra di almeno 25 Paesi. Oltre agli USA e i suoi alleati della NATO e Europa, anche quelle della Russia, Cina, India, Giappone, Pakistan, Corea del Sud, Malesia, Arabia Saudita, Iran, Egitto, Filippine, Australia e altri.&lt;br /&gt;Un dispositivo antipirateria suddiviso in diverse missioni internazionali come quello creato dal Pentagono e gestito dalla V Flotta USA, il ‘Combined Task Force, Ctf-151’, quella dell’Alleanza Atlantica ‘Ocean Shield’ e la missione 'Atalanta' a guida Ue.&lt;br /&gt;Persino l’ONU è coinvolto nella lotta alla pirateria marittima. La prima missione navale internazionale in chiave antipirateria marittima venne infatti, proprio autorizzata dal Consiglio di Sicurezza con la risoluzione 1838 del 5 ottobre 2008. Una risoluzione che autorizzava qualsiasi nave a perseguire le navi pirate nelle acque territoriali somale.&lt;br /&gt;Di fatto qualsiasi nave da guerra di un Paese che dichiara di voler combattere la pirateria marittima può indiscutibilmente navigare in lungo e in largo nel mare del Corno D’Africa e non solo.&lt;br /&gt;Però, questi Paesi, sono gli stessi che si affannano a voler dimostrare l'efficacia della loro politica di non negoziare con i pirati somali e di non aver, almeno ufficialmente, pagato mai un riscatto.&lt;br /&gt;Questi stessi Paesi ora pagano milioni di dollari l’anno per mantenere le loro navi da guerra dispiegate nel ‘mare dei pirati’.&lt;br /&gt;Ogni nave da guerra infatti, costa al proprio Paese, al giorno, circa 100mila dollari.&lt;br /&gt;Il computo per difetto del costo della sola missione Ue ‘Atalanta’ è di circa 2 milioni di euro al giorno pari a 720milioni all’anno. All’Italia una missione di circa tre mesi di un’unità navale della Marina Militare costa circa 9 milioni di euro.&lt;br /&gt;Appare immediatamente chiaro che mentre, da un lato si cerca di non pagare ai pirati somali quei circa 100-200 mln di dollari in riscatti, questo è il ricavo stimato dei pirati somali annualmente, dall’altro poi, si spendono migliaia di milioni di dollari per combatterli, almeno 5 mld l’anno.&lt;br /&gt;Un costo altissimo da cui si ricevono pochi benefici.&lt;br /&gt;Ed è forse anche per questo che stanno crescendo i ricorsi ai team di sicurezza a bordo delle navi.  Anche in considerazione del fatto che il ricorso a queste squadre di sicurezza armate a bordo delle navi consente anche un ritorno economico.  Infatti, si risparmia sui costi per il  carburante, in quanto la nave procede a bassa velocità, e anche perché, si riducono i tempi della navigazione in quanto non si deve fare un giro più largo per evitare le aree a rischio. Inoltre le assicurazioni riconoscono uno sconto sui premi assicurativi.&lt;br /&gt;In molti casi il risparmio oltre a compensare il costo dei team di sicurezza a volte si tramuta anche in guadagno.&lt;br /&gt;L’unica cosa che si deve tenere conto è che bisogna rivolgersi alla compagnie marittime di sicurezza giuste.  Nel mondo ne operano solo una dozzina per l più inglesi.&lt;br /&gt;Anche EUNAVFOR è la principale responsabile del crollo dell’attività criminale dei pirati somali. Si tratta di una delle missioni navali internazionali di contrasto alla pirateria marittima al largo della Somalia. La missione europea ATALANTA. Una missione che in tre anni di attività di contrasto ha colpito duramente i pirati somali ‘beccandosi’ anche  accuse  per il comportamento duro dei suoi militari  verso i predoni del mare. L’Alto comando EUNAVFOR si è però, difeso spiegando che la legge vale per tutti anche per i militati e che nessun crimine è stato commesso. Però, ha anche spiegato, che in questa circostanza si è dovuto agire con polso fermo. Le accuse rivolte derivano dal fatto che in molti casi quando un’unità navale militare della missione ha incrociato in mare aperto una barca con degli uomini a bordo e l’ha fermata per controlli. Quando i militari della marina vi hanno trovato a bordo armi, scale, funi, barili di carburante e altre apparecchiature, le hanno sequestrate e poi, hanno affondato la barca, mentre gli uomini a bordo sono stati condotti sulla terraferma e rilasciati senza essere arrestati.  Molti pescatori somali hanno lamentato di essere stati vittima di questa pratica. In Somalia è usanza, tra i pescatori di andare per mare armati. Questo per evitare che qualcuno tenti di rubare loro il pescato. Purtroppo, con i tempi che corrono, chiunque giri armato per il ‘mare dei pirati’ può essere un potenziale pirata. Tanto è vero che l’Alto comando EUNAVFOR giustifica il comportamento dei sui militari della marina con il fatto che  gli uomini trovati in mare con armi possono potenzialmente commettere atti di pirateria e per questo sono messi, forse in maniera impropria ma valida, ‘fuori gioco’.&lt;br /&gt;Le regole di ingaggio consentono alle missioni navali internazionali antipirateria di poter arrestare i predoni del mare solo se colti in flagranza di reato o se hanno commesso un crimine provabile.&lt;br /&gt;I pirati somali questo lo sanno bene e quando  incappano in una nave da guerra quasi sempre si disfano dei loro ‘attrezzi da lavoro’ gettandoli in mare ed eliminando di fatto le prove del loro crimine.&lt;br /&gt;Non sempre però gli va bene. Lo dimostrano gli oltre mille pirati finora incarcerati o in attesa di giudizio in diverse parti del mondo.&lt;br /&gt;Ci sono comunque  anche forze navali provenienti da Paesi come la Russia, India, Corea del Sud, Cina e tanti altri, che contribuiscono in varia misura alla lotta alla pirateria marittima.&lt;br /&gt;Tra questi Paesi l'India e la Corea del Sud sono i più attivi e aggressivi nel perseguire i pirati somali.&lt;br /&gt;I predoni del mare hanno preso atto  di questo e hanno cominciato a vendicarsi rifacendosi sui cittadini indiani e sud coreani membri degli equipaggi delle navi che catturano. Da tempo le gang del mare hanno adottato per questi marittimi-ostaggi una prigionia più dura e, sebbene la loro nave venga rilasciata, essi sono trattenuti ulteriormente dai pirati somali. Come di recente è avvenuto per il rilascio della MV Gemini  che era stata catturata il 30 aprile scorso con 25 marittimi a bordo. I 4 lavoratori del mare sud coreani non sono stati rilasciati.&lt;br /&gt;Sono almeno 50 i marittimi indiani e una decina quelli sud coreani in mano alle gang del mare somale.&lt;br /&gt;In cambio del loro rilascio i predoni del mare chiedono la scarcerazione dei loro compagni. Più di un centinaio di pirati somali sono ‘ospiti’ delle prigioni indiane e sudcoreane.&lt;br /&gt;La questione con molta probabilità riguarda anche la petroliera italiana ‘Savina Caylyn’ a bordo della quale vi sono 16 marittimi indiani oltre a 5 italiani. La nave è stata catturata lo scorso 8 febbraio e le trattative per il suo rilascio stanno registrando alterne situazioni dettate da diverse condizioni tra cui la presenza a bordo dei marittimi indiani.&lt;br /&gt;I pirati somali  hanno finora sequestrato e dirottato decine e decine di navi e raccolto centinaia di milioni di dollari di riscatto nel corso degli ultimi sei anni. Il primo caso di pirateria marittima al largo della Somalia si verificò nel 2005.&lt;br /&gt;Da allora sono caduti nelle mani dei pirati somali migliaia di marittimi e alcuni di loro sono anche morti nel corso di attacchi o in prigionia.  Secondo stime non confermate, i lavoratori del mare morti finora a causa della pirateria marittima in tutto il mondo sono almeno 60, di questi una decina sono morti in Somalia. Tra le cause principali di morte le torture, l'esecuzione, il suicidio, le malattie e la malnutrizione.&lt;br /&gt;Attualmente sono prigionieri in Somalia almeno 200 marittimi e anche due velisti-turisti sudafricani.&lt;br /&gt;Per molti di loro la prigionia dura anche da oltre un anno. Si tratta di lavoratori del mare che provengono da Paesi come Italia, Danimarca, India, Ghana, Sudan, Sri Lanka, Pakistan, Indonesia, Filippine, Corea del Sud, Cina, Myanmar, Ucraina, Russia, Yemen e altri ancora. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-5895125735043573960?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/5895125735043573960/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=5895125735043573960' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/5895125735043573960'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/5895125735043573960'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/pirateria-somala-il-2011-anno-di-magra.html' title='Pirateria somala: il 2011 anno di magra'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-lxQEHrvdQmg/TutV-JgRRYI/AAAAAAAAFBc/_dcshgRZvcs/s72-c/bandiera%2Bpirata1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-8166442222389288392</id><published>2011-12-14T17:42:00.000+01:00</published><updated>2011-12-14T17:43:01.897+01:00</updated><title type='text'>Calcio. Consiglio di Stato: ‘Tessera del tifoso’ è una pratica commerciale scorretta</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La Sezione VI del Consiglio di Stato presieduta da Giancarlo Coraggio, relatore Giulio Castriota Scanderbe, ha ‘bocciato’ la tessera del tifoso.&lt;br /&gt;Per l’Alta corte la tessera, viste le forme del rilascio, è illegittima perchè può rappresentare una pratica commerciale scorretta.&lt;br /&gt;Nella motivazione della decisone adottata dal Consiglio di Stato si legge: ''L'abbinamento inscindibile, tra il rilascio della tessera di tifoso e la sottoscrizione di un contratto con un partner bancario, per il rilascio di una carta di credito prepagata potrebbe condizionare indebitamente la libertà di scelta del tifoso-utente e potrebbe pertanto assumere i tratti di una pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del consumo; in tal senso depone il fatto che, per il tifoso, l'ottenimento della tessera appare condicio sine qua per poter essere ammesso, nelle giornate di trasferta della propria squadra, nel reparto dello stadio riservato agli ospiti, di guisa che appare verosimile che l'acquisizione di tale utilità potrebbe indurlo a compiere un'operazione commerciale che non avrebbe altrimenti compiuto”.&lt;br /&gt;Di fatto con questa sentenza viene dato ragione al Codacons e a Federsupporter che si erano appellati contro la decisione del Tar del Lazio che nelle scorse settimane aveva respinto il loro ricorso contro la 'tessera del tifoso'. Ora il Tar del Lazio dovrà fissare una nuova udienza e discutere nel merito il ricorso presentato da Codacons e Federsupporter, valutando quindi la sussistenza delle illegittimità denunciate dai due ricorrenti e riconosciuta dal Consiglio di Stato.&lt;br /&gt;“Questa illegittimità, come si legge in una nota congiunta Codacons e Federsupporter, si basa in particolare sul fatto che per ottenere la tessera e, di conseguenza, abbonamenti e biglietti, i tifosi sono costretti ad acquistare praticamente una carta di credito ricaricabile, circostanza che rischia di condizionare le scelte economiche dei tifosi/consumatori”.&lt;br /&gt;Il ricorso al Consiglio di Stato era stato fatto anche contro la decisione dell'Antitrust che non aveva valutato scorrette le pratiche commerciali relative al rilascio della ‘tessera del tifoso’. &lt;br /&gt;In una nota di Federsupporter viene spiegato: “Il tema dell'utilizzo strumentale di un obiettivo sociale, quale la sicurezza negli impianti sportivi, con chiare finalità commerciali era stato sollevato da sin dal giugno 2010 in occasione di un convegno a Roma e più volte sottoposto all'attenzione sia delle Istituzioni sportive che delle stesse tifoserie. Richiami ed appelli rimasti, purtroppo inascoltati, ma che indicavano, tra l'altro, soluzioni alternative che, facendo salve le finalità sociali sopra richiamate, avrebbero consentito ai tifosi stessi di non sottostare ad un comportamento iugulatorio messo in atto dalle società sportive chiaramente limitativo della libertà decisionale del tifoso stesso. Questa decisione conferma l'importanza del ruolo di Federsupporter e la sua validità di interlocutore delle istituzioni, non solo sportive, nella difesa dei diritti e degli interessi dei tifosi”.&lt;br /&gt;la ‘Tessera del  Tifoso’ è il nuovo strumento che rientra nel piano sicurezza stadi approntato dal Viminale. Essa costituisce uno strumento di fidelizzazione introdotta quest’anno con lo scopo di  aumentare la sicurezza negli stadi, e un modo per arginare e controllare i settori più 'caldi' degli ultras. Per tanti, la card è stata definita ‘anti-costituzionale' e bollata come strumento di fidelizzazione e commerciale e anche come una schedatura. La card infatti, racchiude i dati del tifoso-titolare in un chip e serve in particolare per l’acquisto di abbonamenti e biglietti in trasferta. Chi ne è in possesso può acquistare, senza dover fare le file ai botteghini, i biglietti per qualsiasi stadio d’Italia, avere varchi preferenziali per entrare allo stadio, sconti in esercizi convenzionati e sui treni Fs per la trasferta.&lt;br /&gt;La tessera del tifoso è libera per tutti i supporter che ne facciano richiesta ad una qualsiasi società sportiva, ma il richiedente non deve essere stato sottoposto a D.a. spo., a misure di restrizione o essere stato condannato negli ultimi 5 anni per reati da stadio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-8166442222389288392?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/8166442222389288392/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=8166442222389288392' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8166442222389288392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8166442222389288392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/calcio-consiglio-di-stato-tessera-del.html' title='Calcio. Consiglio di Stato: ‘Tessera del tifoso’ è una pratica commerciale scorretta'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-6658191472114756345</id><published>2011-12-13T04:51:00.000+01:00</published><updated>2011-12-13T08:51:41.532+01:00</updated><title type='text'>Iran-Usa: un drone al centro disputa tra i due Paesi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il presunto abbattimento, da parte dell’Iran, il 4 dicembre scorso, di un aereo senza pilota USA, un drone, sta alimentando lo scontro tra i due Paesi.&lt;br /&gt;Oggi le autorità iraniane hanno fatto sapere che gli esperti iraniani stanno decodificazione i codici del drone USA, e la prossima tappa sarà quella di costruirne uno uguale.&lt;br /&gt;La vicenda ha fin dal principio mostrato diversi lati oscuri.&lt;br /&gt;All’inizio gli americani hanno tentato di far passare l’aereo come uno di quelli in dotazione al contingente Isaf della Nato in Afghanistan e usato per lanciare missili in Afghanistan e nelle regioni tribali nel Pakistan nordoccidentale. Il 5 dicembre scorso il Pentagono infatti, annunciava di averne perso uno. Si trattava di drone da ricognizione, un Lockheed-Martin RQ-170 Sentinel, invisibile ai radar. In base a questo annuncio il drone, che gli iraniani rivendicano il possesso, dopo averlo abbattuto sul proprio territorio, nella parte orientale del Paese vicino al confine con l'Afghanistan, poteva essere lo stesso.&lt;br /&gt;Difficile capire però, se era vera la versione raccontata dagli iraniani o quella raccontata dagli americani.&lt;br /&gt;Quello che è apparso strano fin dall’inizio però, era il fatto che i militari utilizzassero un drone così sofisticato per delle semplici ricognizioni.&lt;br /&gt;Le autorità di Teheran fin dall’inizio hanno insistito nel dire che il drone era stato abbattuto con un cyber attacco e che sarebbe rimasto in gran parte intatto dopo essere precipitato a terra. Una circostanza questa che gli americani si accanivano a respingere affermando che il drone poteva aver avuto un problema tecnico ed era precipitato da solo in territorio iraniano. Il Pentagono di fatto escludeva un abbattimento in volo e specie tramite un cyber attacco. Secondo un esperto però, il drone potrebbe essere stato abbattuto grazie ad una apparecchiatura fornita di recente a Teheran da Mosca. Si tratta di un sofisticato apparato per l'alterazione e il disturbo delle comunicazioni e dei sistemi radar dei missili in arrivo, denominato Avtobaza.&lt;br /&gt;Il problema che subito si sono posti gli americani era che se Teheran aveva in mano un segretissimo e sofisticatissimo drone USA poteva ricavarne informazioni utili sul suo funzionamento ipotesi che poi, secondo le ultime dichiarazioni iraniane, si sta concretizzando.&lt;br /&gt;Man mano che sono trascorsi i giorni si è sempre di più rafforzata l’ipotesi che il drone fosse controllato dalla Cia e non dai militari. Il velivolo infatti, con molta probabilità era decollato dalla base afghana di Shindand. Alla fine l’ammissione è arrivata. Si trattava di un aereo spia della Cia impegnato in una missione di sorveglianza sull’Iran. Con molta probabilità doveva raccogliere informazioni sugli impianti del contestato programma nucleare iraniano.&lt;br /&gt;In passato più volte gli iraniani hanno denunciato di aver abbattuto droni USA sul loro territorio, ma non lo hanno mai dimostrato. L’ultima volta lo scorso mese di luglio quando venne annunciato l’abbattimento di un drone statunitense mentre sorvolava la città santa di Qom dove si trova il sito nucleare di Fordu.&lt;br /&gt;Questa volta la Tv di stato iraniana ha trasmesso le immagini del drone statunitense. L’aereo è apparso praticamente integro. Particolare questo che messo in allarme gli americani. Il timore è soprattutto che gli iraniani possano trasmettere le informazioni ‘carpite’ all’aereo anche a terzi come russi e cinesi.&lt;br /&gt;Il  dipartimento di Stato, che fino ad allora non aveva fatto alcun intervento in merito, ha successivamente richiesto a Teheran la restituzione del drone. Di fronte al fatto che gli iraniani facevano ‘orecchie da mercante’ è intervenuto l’inquilino della Casa Bianca in persona. Il presidente americano, Barack Obama ha chiesto agli iraniani la restituzione del drone. Per tutta risposta gli iraniani hanno inviato una lettera di proteste all'ONU affermando che l’aereo aveva violato lo spazio aereo iraniano penetrando nel Paese per oltre 250 km e chiedendo la condanna di una simile azione da parte del Palazzo di Vetro. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-6658191472114756345?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/6658191472114756345/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=6658191472114756345' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/6658191472114756345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/6658191472114756345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/iran-usa-un-drone-al-centro-disputa-tra.html' title='Iran-Usa: un drone al centro disputa tra i due Paesi'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-4039640302818308136</id><published>2011-12-12T17:26:00.000+01:00</published><updated>2011-12-12T18:27:25.067+01:00</updated><title type='text'>Russia:  le proteste anti voto che cambieranno (forse)  il Paese</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;In Russia il popolo ha  sollevato la testa e protesta contro l'esito delle elezioni parlamentari svoltesi il 4 dicembre scorso. Un Paese intero protesta. A migliaia hanno affollato le piazze e continuano a farlo chiedendo l'annullamento del voto del 4 dicembre macchiato da sospetti e denunce di brogli e irregolarità. Il popolo russo sta dimostrando di non aver più paura e mette in discussione la regolarità del voto dopo le denunce di violazioni nelle procedure elettorali. Osservatori internazionali e indipendenti hanno infatti, parlato di migliaia di episodi di irregolarità in tutto il Paese a favore del partito di governo e uscito vincitore dalle urne, ‘Russia Unita’.&lt;br /&gt;Le autorità russe però&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-OGokv7m3gA4/TuY5ZaHe4vI/AAAAAAAAE88/wR_eErfKZDo/s1600/bandiera%2Brussa.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 240px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5685294688272048882" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-OGokv7m3gA4/TuY5ZaHe4vI/AAAAAAAAE88/wR_eErfKZDo/s320/bandiera%2Brussa.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;, nel tentativo di sminuire la portata dell’evento, afferma che i brogli denunciati dall'opposizione riguardino solo un numero molto esiguo di schede, si tratta dello 0,5% del numero totale di schede votate. Pertanto, non possono certamente mettere in discussione i risultati finali del voto. In base a ciò per il Procuratore generale, Iuri Caika non vi sono ragioni valide per annullare i risultati del voto del 4 dicembre. Mentre, la Commissione Elettorale Centrale, Cec, ha respinto la richiesta di rimozione del suo presidente, Vladimir Churov presentata dai due rappresentanti comunisti della commissione stessa.  Lo scorso  9 dicembre la Cec, nonostante e proteste dilaganti nel Paese, ha ufficializzato l’esito del voto.&lt;br /&gt;Segnali questi che i risultati delle contestate elezioni legislative in Russia non cambieranno nonostante le massicce proteste di piazza. Contestazioni che in Russia però, cominciano comunque a sortire il loro effetto e si stanno trasformando in una protesta anti Putin e nel risveglio della società civile russa. Una società che si sta risvegliando, ma che non vuole spargimenti di sangue o cambi violenti del potere, ma solo vedersi riconosciuti i propri diritti costituzionali come quello di voto e di assemblea.&lt;br /&gt;I risultati del voto hanno decretato la vittoria di ‘Russia Unita’, il partito di Vladimir Putin, che ha ottenuto 238 seggi su 450 alla Duma, la camera bassa del Parlamento russo, meno 77 rispetto alle precedenti elezioni. Secondo i dati forniti sul voto del 4 dicembre al Partito comunista sono andati invece, 92 seggi, mentre 64 a Russia Giusta e 56 al Partito Liberal Democratico, Ldpr. Diffusi anche i dati dell’affluenza che è stata del 60,21%.&lt;br /&gt;Un risultato che comunque indica che il  partito putiniano ‘Russia Unita’ e il suo stesso leader stanno perdendo consensi. Certamente questo non influirà sull’esito delle presidenziali di marzo, nelle quali il candidato favorito è Vladimir Putin però, di certo fa accendere un campanello di allarme. Un segnale evidentemente raccolto in quanto oggi, dopo le manifestazioni contro dei giorni scorsi, a scendere in piazza sono stati i sostenitori del presidente Dmitry Medvedev e del premier Putin. In piazza sono scesi i membri di Russia Unita, ma soprattutto i giovani di varie organizzazioni filo-Cremlino, tra cui i Nashi, Rossiya Molodaya e Stal.&lt;br /&gt;Sempre oggi è giunto anche l'annuncio che il magnate russo, Mikhail Prokhorov, si candiderà alle presidenziali di marzo. Mentre, il presidente Dmitri Medvedev ha chiesto un'indagine su tutte le denunce di brogli avvenute durante le legislative del 4 dicembre.&lt;br /&gt;Il 10 dicembre scorso in Russia si è tenuta la più grande manifestazione antigovernativa post comunista e dei 12 anni dell'era Putin. Si è manifestato in oltre 80 città del Paese. Però, quella più importante è stata la manifestazione di Mosca convocata via social network e che ha raccolto oltre 40mila adesioni on line nonostante il disturbo venuto da hacker ‘governativi’. In piazza sono però, confluite almeno 50mila persone, mentre in tutta la Russia la protesta avrebbe chiamato a raccolta almeno 150mila manifestanti. A gran voce e a testa alta hanno chiesto l'annullamento del voto legislativo del 4 dicembre, nuove elezioni veramente democratiche, un'inchiesta su tutte le denunce di brogli con l'assunzione di provvedimenti punitivi per i responsabili, le dimissioni di Vladimir Churov presidente della Cec, e la liberazione di tutti i prigionieri ‘politici’. Sono infatti, ancora in carcere i manifestanti arrestati nel corso della settimana di protesta a Mosca e in altre città russe. Tra i fermati, anche il blogger Alexei Navalny e Ilya Yashin, leader di un movimento dell'opposizione, che sono stati condannati a 15 giorni di carcere per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.&lt;br /&gt;Nel caso in cui tutte le richieste, contenute in una risoluzione, non saranno accolte, gli organizzatori della protesta hanno promesso che scenderanno ancora a manifestare in piazza il 24 dicembre prossimo. Ai manifestanti sono stati distribuiti fiori bianchi, mentre altri mostravano nastri e palloncini bianchi. Il colore bianco è quello scelto dal popolo anti-Putin&lt;br /&gt;Il potere ha cercato finora di minimizzare la situazione e puntare il dito contro colpevoli stranieri, come gli USA, che Putin, nei giorni scorsi, aveva accusato di fomentare la protesta. Specie dopo le preoccupazione e dubbi sulla correttezza del voto espressi dal segretario di Stato americano Hillary Clinton.&lt;br /&gt;Da Russia Unita, il partito di governo, è arrivata invece, una risposta alle manifestazioni di protesta che sono state definite delle provocazioni dell'opposizione che non ha accettato i risultati delle elezioni ed ha incitato la gente a scendere in piazza.&lt;br /&gt;Il presidente Medvedev ha espresso invece, apertamente il suo dissenso nei confronti dei manifestanti commentando le manifestazioni di protesta sul suo profilo di Facebook. “Non sono d'accordo con gli slogan e le dichiarazioni della protesta”. Il capo dello stato russo ha anche respinto le accuse di brogli elettorali formulate dall'opposizione.&lt;br /&gt;L'opposizione però, forte del sostegno popolare non molla.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-4039640302818308136?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/4039640302818308136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=4039640302818308136' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/4039640302818308136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/4039640302818308136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/russia-le-proteste-anti-voto-che.html' title='Russia:  le proteste anti voto che cambieranno (forse)  il Paese'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-OGokv7m3gA4/TuY5ZaHe4vI/AAAAAAAAE88/wR_eErfKZDo/s72-c/bandiera%2Brussa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-1720133215702206167</id><published>2011-12-11T22:49:00.000+01:00</published><updated>2011-12-13T08:50:31.626+01:00</updated><title type='text'>Trenitalia: da lunedì addio ai 'Wagon Lits' e forse 800 senza lavoro in più</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Parte da oggi il nuovo orario delle ferrovie. Un orario che riduce i collegamenti notturni. Ultimo atto di una crisi che ha avvolto lentamente il settore 'Accompagnamento Notte'. A spingere verso il baratro la graduale riduzione dal 2008 delle risorse economiche statali destinate al Servizio Universale di trasporto ferroviario che via via ha portato da 242 a 151 le vetture giornaliere. Con il cambio orario che parte in pratica da domani lunedì, Trenitalia ha deciso la riduzione dei servizi notturni. Per Trenitalia quello delle linee notturne è un settore a perdere, nonostante porti almeno 1 milioni di viaggiatori l'anno.&lt;br /&gt;In pratica, secondo i sindacati, saranno oltre 30 i collegamenti ferroviari dalle regioni meridionali verso il Nord e viceversa che saranno soppressi. I treni che rimarranno in servizio invece, quelli della linea tirrenica, si fermeranno a Roma, mentre quelli della linea adriatica a Bologna. Il  completamento del viaggio verso le città del Nord avverrà con treni AV Frecciarossa. Un fatto questo che rafforza ancor di più la convinzione di tanti che si sta distruggendo un settore per favorire l'Alta Velocità che per giunta costa il 50% in più dei treni notte.&lt;br /&gt;Una decisione che per i sindacati penalizza fortemente, oltre che  un bacino di utenza di un milione di cittadini e marginalizza ulteriormente il Sud Italia dal resto del Paese, anche centinaia di lavoratori di Servirail Italia-Newrest ex Wagon Lits che con il cambio d’appalto hanno visto cambiare il loro status da lavoratori in esuberi. Inoltre, qualcuno ricorda che di recente sono stati spesi 80 milioni per ristrutturare i 'Wagon Lits' che adesso invece, saranno abbandonati all'incuria nei depositi.&lt;br /&gt;Per Trenitalia invece, è stata salvaguardata l'offerta notturna dei treni a lunga percorrenza con la creazione dell'hub di Roma Termini. In una nota si legge:  “da domani tutti i treni provenienti dalla Sicilia e dalla Calabria, faranno tutti capolinea a Roma e non più nelle stazioni di arrivo del Nord. Così facendo i treni notte viaggeranno esclusivamente nella fascia notturna. La revisione dell'offerta prevede l'attestamento a Roma per 3 coppie di treni notte Sicilia e il completamento del viaggio utilizzando il network delle Frecce, con benefici anche in termini di durata complessiva del viaggio".&lt;br /&gt;Tutto questo ha dato luogo ad una vertenza che riguarda il personale dei treni notte di Ferrovie dello Stato. Dall’inizio del mese infatti, si sono registrare numerose proteste in diverse delle stazioni interessate direttamente dal provvedimento come a Milano centrale, Torino, Roma, Napoli, Messina. Proteste sfociate in alcuni casi, anche nell'occupazione di binari e blocco di treni come a Torino e Messina.&lt;br /&gt;La forte riduzione dei livelli occupazionali nel gruppo Ferrovie dello Stato derivante dalla decisione presa riguarderà circa 850 lavoratori. In gioco è il futuro dei lavoratori dello stabilimento motori di San Nicola di Melfi, Potenza, che verrà chiuso e del personale addetto all’accompagnamento a bordo treno, manutenzione e pulizia dei treni 'Wagon Lits' soppressi. Per i 670 addetti all'accompagnamento notte nazionale di Servirail Italia-Newrest e internazionale di Wasteels International Italia non si conosce ancora il loro destino, mentre per gli 80 manutentori e un centinaio di addetti alle pulizie e logistica di Rail Services Italia, RSI, la lettera di licenziamento è già pervenuta. Un regalo di Natale che questi lavoratori hanno trovato sotto all’albero e che forse permetterà loro di raggiungere un triste primato, quello di essere gli ultimi licenziati del 2011.&lt;br /&gt;Dopo che nell’aprile scorso Trenitalia aveva comunicato la risoluzione del contratto alla Servirail per l'11 dicembre, anticipando di fatto di 6 mesi la scadenza contrattuale, e nel giugno scorso aveva bandito una nuova gara d’appalto era partita una timida trattativa tra sindacati e Fs. Dopo che lo scorso 5 dicembre è stato reso noto che la gara era stata vinta da un raggruppamento di impresa, Rti, costituito da La Tecnica Esp spa, Sicuritalia group service e Sicuritalia servizi fiduciari, immediatamente la trattativa si era allargata sindacati, Fs e azienda appaltatrice. Un negoziato  svoltosi al ministero del lavoro che si è poi, bloccato giovedì scorso quando è stato reso noto che la società aggiudicatrice dell’appalto era in grado di assorbire solo poco più del 30% dei lavoratori addetti. Inoltre, non essendo la Rti pronta ad espletare il servizio per l'11 dicembre, questo sarebbe stato affidato, per 6 mesi, alla seconda classificata la Angel Service/Gecom, Ati. Mentre i servizi internazionali (Venezia-Milano-Parigi; Roma-Parigi) si è saputo invece, che saranno effettuati da Trenitalia-Veolia Transdev, Tvt, che ha affidato l'organizzazione dei servizi accompagnamento notte manutenzione e pulizia dei treni ad una società francese che ha assunto ex-novo altri lavoratori.&lt;br /&gt;Qualcuno ricorda che una simile operazione è stata compiuta anche in Spagna, Francia e Inghilterra però, nei tre Paesi gli addetti del settore sono stati tutti assorbiti dalla società subentrata nell’appalto.&lt;br /&gt;Dopo l’incontro ad inizio settimana tra  lavoratori e ministro del Lavoro, Elsa Fornero. L’attesa è ora tutta rivolta a martedì prossimo quando ci sarà l'apertura di un tavolo con il ministro dello Sviluppo economico e Infrastrutture, Corrado Passera, e l'ad delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti. Proprio ieri i lavoratori dei Wagon Lits hanno lanciato un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Lo hanno fatto consegnandogli, al sua arrivo in stazione a Napoli, una lettera. Nel documento i lavoratori nel chiedere a Napolitano di mediare per far riaprire le trattative con Ferrovie dello Stato denunciano anche la politica dell'ad delle ferrovie Mauro Moretti, che taglia in due l'Italia isolando il Paese e costringendo a usare i treni ad Alta Velocità.&lt;br /&gt;Nel frattempo, la Federazione Trasporti della Cisl Sicilia, Campania, Calabria Puglia e Basilicata, e tutte regioni penalizzate dagli ulteriori tagli di Trenitalia ha annunciato che manifesterà a Roma martedì 13 dicembre alle 11 davanti Palazzo Chigi per presentare al ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Corrado Passera, le proposte per rilanciare il settore ferroviario nel Sud.  Mentre per lunedì è atteso a Roma un sit-in in piazza della Croce Rossa davanti alla sede di Ferrovie dello Stato di tutti i lavoratori Wagon Lits. Sempre lunedì Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, Salpas Orsa e Fast Ferrovie annunciano un incontro al Ministero del Lavoro con il ministro Elsa Fornero.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-1720133215702206167?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/1720133215702206167/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=1720133215702206167' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1720133215702206167'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1720133215702206167'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/trenitalia-da-lunedi-addio-ai-wagon.html' title='Trenitalia: da lunedì addio ai &apos;Wagon Lits&apos; e forse 800 senza lavoro in più'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-8931066763582637814</id><published>2011-12-11T22:25:00.000+01:00</published><updated>2011-12-11T22:26:00.202+01:00</updated><title type='text'>Lotta ai Talebani: situazione non delle migliori</title><content type='html'>Divergenze sempre crescenti in Afghanistan, tra autorità locali e le forze militari internazionali, fanno in modo che non corra buon sangue tra le due parti.&lt;br /&gt;Che i rapporti tra il presidente Hamid Karzai è i suoi alleati occidentali non siano buoni è chiaro a tutti e lo si capisce anche da alcune dichiarazioni che il leader afghano rilascia. Come quella fatta oggi in occasione delle celebrazioni per il ‘Giorno internazionale contro la corruzione’ in cui ha affermato che: “Gli stranieri alimentano la corruzione in Afghanistan”. Il riferimento è al dilagare del fenomeno nel Paese che dal 2014 vedrà completato il trasferimento di responsabilità, in materia di sicurezza, al proprio esercito. Anche se  in merito l'ambasciatore americano in Afghanistan, Ryan C. Crocker ha dichiarato di recente che: “le truppe americane,  e non solo addestratori, potrebbero rimanere in Afghanistan oltre il 2014 se saranno le autorità di Kabul a chiederlo. Nell'ambito del ritiro iniziato lo scorso mese di luglio entro la fine dell’anno saranno circa 10mila i militari americani che avranno lasciato l'Afghanistan e altri 23mila lo lasceranno entro il settembre del 2012. Tutto ciò nell’ambito degli impegni presi con la NATO la cui missione in Afghanistan dovrebbe terminare alla fine del 2014. &lt;br /&gt;Intanto, si profila un disimpegno anticipato del contingente britannico dal Paese dei papaveri. Entro il 2013 potrebbero partire almeno 4mila soldati di sua Maestà. La presenza britannica nel Paese dovrebbe quindi ridursi di molto rispetto agli attuali 9mila uomini. Il resto dei soldati lascerebbero poi, entro la fine del 2014.&lt;br /&gt;La coalizione militare dispiegata dal 2001 in Afghanistan ha lasciato finora sul terreno 2825 soldati dei quali gran parte sono statunitensi, 1852, e altri 391 sono inglesi. Un alto tributo di sangue che ha scosso fortemente le rispettive opinioni pubbliche che a gran voce ne chiedono il rientro. I militari della coalizione internazionale sono morti quasi sempre in maniera violenta. Pochi quelli uccisi in combattimenti. &lt;br /&gt;A mietere il maggior numero di vittime, oltre mille, gli attentati e le trappole esplosive, gli Improvised Explosive Device, IED. Ed è stata proprio l’esplosione di uno di questi ordigni a danneggiare stamani un mezzo Blindato ‘Lince’ italiano. L’episodio si è verificato nel distretto di Bakwa, settore di responsabilità italiana attualmente sotto comando della Brigata Sassari. Il Lince era impegnato in un'attività operativa. Ad essere stata colpita infatti, una pattuglia della task force Sud-Est del reggimento San Marco della Marina Militare. Per fortuna si sono solo registrati danni materiali, mentre i militari del reggimento San Marco che si trovavano a bordo sono rimasti incolumi. L’episodio si è verificato a circa 5 chilometri a Sud dell’avamposto 'Lavaredo'. &lt;br /&gt;I rapporti di amicizia non sono nemmeno favoriti dalla situazione interna afghana.&lt;br /&gt;In questi giorni la capitale afghana Kabul è stata scossa da una serie di attentati terroristici che hanno colpito la minoranza sciita. La prima volta nella storia del Paese asiatico. In merito oltre 2mila afghani hanno manifestato a Kabul, dopo le preghiere del venerdì, per condannare questi attacchi e ancora una volta lanciare accuse di complicità contro il Pakistan.  Lo scorso martedì, in due distinti attacchi, gli  sciiti, che in questo periodo celebrano la festività dell’Ashura, sono stati colpiti pesantemente. Hanno contato 56 morti e oltre 160 feriti. Gli afghani sono convinti che il confinante Pakistan abbia avuto un ruolo negli attentati. L'attacco agli sciiti è stato infatti, rivendicato da un gruppo jihadista pakistano anti sciita dei 'Lashkar-i-Jhangvi' responsabile dell’uccisione di migliaia di sciiti in Pakistan. &lt;br /&gt;La situazione, dal punto di vista della sicurezza, non è per nulla buona. Oggi, in diversi attacchi condotti nelle province afghane di Khost e Parwan, rispettivamente Afghanistan sudorientale e centrale, sono stati uccisi ben 5 leader tribali. Un commando di uomini armati è entrato in azione nella zona di Mehdikhel alla periferia di Khost. Il loro obiettivo erano 4 leader tribali che non hanno trovato scampo e sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco. Si è trattato di un vero e proprio agguato che ha colto di sorpresa i 4 'anziani' che erano in viaggio a bordo di un'auto. &lt;br /&gt;A Parwan invece, sono stati ritrovati i corpi senza vita del leader tribale, Hajji Jamrod, di un suo cugino e dell'autista che erano stati rapiti ieri. I tre viaggiavano a bordo di un’auto quando un comando di Talebani li ha fermati nella zona di Ghombaki nel distretto di Koh-i-Safi. Il fatto che si tratta di ben 5 omicidi eccellenti ha fatto accendere immediatamente un campanello d’allarme. I 5 infatti, influenti anziani di due diverse tribù e in particolare Jamrod collaborava con i programmi per la sicurezza governativi. Che sia in atto una sorta di ‘regolamento di conti’ o di preparazione a qualcosa lo fa credere anche il fatto che sempre oggi  2 persone sono rimaste uccise ed altre 16, fra cui 6 bambini, sono rimaste ferite in seguito ad un attentato compiuto a Kunduz capoluogo dell’omonima provincia settentrionale afghana. Sembra si sia trattato di una moto bomba che è stata fatta saltare in aria al passaggio di un convoglio su cui viaggiava l’ex comandante dell'Alleanza del Nord, Shed Mohammad Arab eroe della lotta ai russi dopo l'invasione sovietica del Paese. &lt;br /&gt;Nel frattempo, non sembrano abbassarsi i toni della polemica nata circa due settimane fa tra Pakistan e NATO. Una polemica che mette seriamente a rischio la conduzione della campagna militare della coalizione internazionale in Afghanistan contyro i Talebani.&lt;br /&gt;Lo scorso 26 novembre, a causa di un errore nel corso di un raid aereo NATO sono rimasti uccisi 25 soldati pakistani. Da allora Islamabad ha assunto una posizione ‘ostile’ nei confronti della coalizione militare internazionale dispiegata in Afghanistan adottando anche diverse forme di ritorsione. Una di queste è stato quello di bloccare i rifornimenti NATO diretti nel confinante Paese oltre che il boicottaggio della Conferenza Internazionale di Bonn sull’Afghanistan e la revoca dell'autorizzazione agli USA dell'uso della base aerea di Shamsi lasciata oggi dagli americani.&lt;br /&gt;Quest’ultima è una base militare che si trova nella provincia sud-occidentale del Baluchistan ed era utilizzata,  fino ad oggi, per il decollo degli aerei senza pilota, droni, per effettuare i raid aerei sui covi talebani nelle aree di confine con l'Afghanistan.&lt;br /&gt;A nulla sono servite le scuse della NATO per il raid che ha definito un tragico incidente ne quelle implicite della Casa Bianca che ha parlato di una tragedia. Questa volta Islamabad non sembra per nulla disposta a transigere e il premier Yousouf Reza Gilani ha oggi non escluso anche di chiudere anche lo spazio aereo pachistano agli americani.&lt;br /&gt;Attraverso le regioni pakistane di confine transitano gran parte dei rifornimenti diretti alle delle truppe americane e della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza, Isaf, in Afghanistan. Bloccarli vuol dire privare i militari della coalizione internazionale degli approvvigionamenti necessari a condurre la lotta ai Talebani. Per ora il blocco ha interessato circa il 50% del totale loro fabbisogno.&lt;br /&gt;Anche se molti automezzi carichi di rifornimenti sono stati rimandati indietro a Peshawar, per allontanati dalla zona di confine, il blocco ha provocato l’ammassarsi di un gran numero di autocisterne e camion carichi di rifornimenti. Centinaia e centinaia di mezzi sono parcheggiati nei terminal lungo la frontiera con l’Afghanistan e lungo le vie di comunicazione. Per i Talebani sono facili obiettivi da colpire tanto è vero che lo scorso giovedì almeno 40 autocisterne e diversi container sono andati distrutti colpiti da razzi lanciati dai ribelli contro un terminal nei pressi di Quetta, nel Pakistan sudoccidentale. &lt;br /&gt;Proprio oggi sono giunti i complimenti al Pakistan per la ferma posizione assunta nei confronti della NATO. A farli Maulvi Faqir Muhammad, uno dei leader del movimento talebano pakistano dei Therek-e-Taliban Pakistan, TTP. Il leader Talebano ha anche espresso la speranza che Pakistan ed Afghanistan possano respingere insieme le ambizioni politiche delle potenze occidentali oltre ad auspicare, per il futuro e per l'interesse del Paese, una fase di buone relazioni fra i Talebani ed il governo di Islamabad.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-8931066763582637814?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/8931066763582637814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=8931066763582637814' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8931066763582637814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8931066763582637814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/lotta-ai-talebani-situazione-non-delle.html' title='Lotta ai Talebani: situazione non delle migliori'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-3741935240671770817</id><published>2011-12-10T16:07:00.001+01:00</published><updated>2011-12-10T16:09:19.582+01:00</updated><title type='text'>Repubblica Democratica del Congo: dopo Presidenziali Paese punto e da capo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-Y1oL75SYUb8/TuN17H1x9AI/AAAAAAAAE8w/Mi9sp4Q6gqE/s1600/risultati%2Bpresidenziali%2BFonte%2Bwww.lavdc.net.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 184px; height: 245px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5684516813249049602" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-Y1oL75SYUb8/TuN17H1x9AI/AAAAAAAAE8w/Mi9sp4Q6gqE/s320/risultati%2Bpresidenziali%2BFonte%2Bwww.lavdc.net.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div align="justify"&gt;Joseph Kabila Kabange è riconfermato alla presidenza della Repubblica Democratica del Congo, RDC.&lt;br /&gt;I risultati ufficiali, rinviati più volte, sono stati resi noti ieri dalla Commissione Elettorale Indipendente Nazionale, Ceni. Risultati che assegnano a Kabila circa il 49 % delle preferenze pari a 8.830.994 voti, mentre all’ex premier e leader dell'Unione per la democrazia e il progresso sociale, Udps, Etienne Tshisekedi wa Mulumba solo il 32,3% pari a 5.864.775 voti.&lt;br /&gt;Una rielezione, quella di Kabila, che fa temere che il Paese africano possa  di un nuovo smarrire la strada della riconciliazione. La causa principale è il fatto che l'opposizione non ha accettato il risultato uscito dalle urne lanciando accuse di brogli elettorali a favore del presidente uscente.&lt;br /&gt;Il suo principale avversario Tshisekedi, rientrato lo scorso anno nel Paese dopo un circa 3 anni di esilio volontario prima in Belgio e poi, i Sudafrica, si è autoproclamato presidente eletto. Tshisekedi, come ha fatto in campagna elettorale, ha anche aizzato i suoi sostenitori per poi, invitarli successivamente alla calma.&lt;br /&gt;La situazione è ora molto tesa. Il Paese africano è praticamente diviso in due. Nella parte che raggruppa i fedeli di Tshisekedi e dove si registra la protesta e nella parte dove sono in maggioranza i seguaci di Kabila e dove invece, si festeggia.&lt;br /&gt;Tutto questo fa temere che dopo il voto per le presidenziali e le legislative del 28 novembre scorso, seguito ad una campagna elettorale ‘movimentata’,  e uno scrutinio ‘tesissimo’, il Paese africano possa cadere di nuovo nel caos.&lt;br /&gt;Soprattutto si teme che questa situazione possa innescare di nuova quella spirale di violenza anche sessuale, con massacri e distruzione che hanno devastato il Paese per oltre un decennio.&lt;br /&gt;A pesare su tutto il fatto che in giro vi sono ancora numerose milizie armate appartenenti ai vari esponenti politici nazionali. Un fatto questo non più accettabile anche perché, la costituzione riconosce loro solo un determinato numero di guardie del corpo e non più un piccolo esercito al proprio servizio. La paura è che si possa avere una ripresa della conflittualità. Sotto la cenere infatti, arde ancora la brace e basta un non nulla per riaccendere la fiamma.&lt;br /&gt;Anche se non reale, ma non per questo escludibile, è ritornata l’ipotesi di un possibile tentativo di colpo di stato contro Kabila come fu nel 2006. Questa volta il pericolo potrebbero venire dal confinante Congo Brazzaville. Come sempre fa da sfondo a tutto, la miseria impellente in cui è immersa gran parte della popolazione congolese, nonostante le enormi ricchezze naturali di cui è ricca l’RDC come i giacimenti di diamanti, oro, cobalto e rame che sono però, prerogativa solo di pochi.&lt;br /&gt;Numerosi gli appelli alla riconciliazione come quello dell'Associazione africana di difesa dei diritti dell'uomo che ha lanciato un appello ai candidati affinchè accettino i risultati delle urne. Anche la comunità internazionale, dopo aver duramente condannato gli scontri della vigilia del voto, esprimendo seri timori per il futuro democratico del Paese africano ha invitato tutti alla calma. Preoccupato dall’evolversi della situazione anche il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon che ha chiesto di risolvere le divergenze pacificamente attraverso mezzi legali e meccanismi di mediazione.&lt;br /&gt;Comunque sia significativamente sembra che nessuna cancelleria per ora, ha inviato le proprie congratulazioni a Kabila per la sua riconferma alla guida della RDC.&lt;br /&gt;I due principali candidati alle presidenziali, Kabila e il settantottenne Tshisekedi alla vigilia del voto si sono  più volte scontrati e nei disordini provocati hanno perso la vita diverse persone, mentre altre sono rimaste ferite. Poche ore dopo l'inizio delle operazioni di voto il clima è diventato incandescente in diverse parti dell’ex colonia Belga con assalti ai seggi, dove vi è stato appiccato il fuoco ad almeno 15 seggi e sono state rubate o distrutte urne e schede. Attaccati anche convogli che trasportavano schede elettorali ai seggi. Addirittura sono state anche scoperte urne in cui erano già state infilate schede votate o falsi seggi elettorali e schede prestampate tutto per favorire il presidente uscente.&lt;br /&gt;Inoltre, secondo quanto denunciato da più parti, non tutti gli aventi diritto al voto sono riusciti a votare mentre altri invece, hanno potuto votare più volte.&lt;br /&gt;Alla luce di tutto questo la ‘puzza’ di brogli elettorali è fortissima. Mentre svanisce il sogno di quei congolesi che speravano che stavolta finalmente le elezioni sarebbero state libere e pacifiche.&lt;br /&gt;Il giorno dopo il voto infatti, 4 dei candidati alla presidenza della RDC, Leon Kengo, Antipas Mbusa Nyamwisi, Adam Bombole e Vital Kamerhe, hanno chiesto l'annullamento della consultazione elettorale denunciando appunto frodi estese come brogli nei seggi, l'utilizzo dei fondi dello Stato per la campagna del presidente Kabila, la scarsa distribuzione di materiale elettorale volutamente per ridurre l'affluenza e il rifiuto di garantire ai rappresentanti dell'opposizione di assistere allo spoglio.&lt;br /&gt;Una denuncia questa, forte che sminuisce moltissimo la credibilità del risultato elettorale uscito dalle urne.&lt;br /&gt;Anche i rapporti degli osservatori, circa 2.500 locali e 300 internazionali, sembrano dare spazio a queste denunce.&lt;br /&gt;Gli osservatori internazionali che si trovano nel Paese africano sono in un numero inferiore rispetto a quelli dispiegati per le consultazioni del 2006, le prime elezioni libere e democratiche tenutesi nella RDC dopo 40 anni. L'ONU non ne ha addirittura previsti, mentre l'Unione europea ne ha inviati solo 146, due volte in meno rispetto alle passate elezioni.&lt;br /&gt;Nonostante tutto l'ufficializzazione dei dati definitivi provvisori delle presidenziali è avvenuta la settimana scorsa. Risultati ufficiali più volte annunciati e rimandati. Questi risultati saranno poi, ufficializzati definitivamente, dopo aver esaminato tutti i ricorsi presentati, il 17 dicembre prossimo dalla Corte Suprema considerata vicina al presidente riconfermato. Il 20 dicembre prossimo poi, il nuovo presidente potrà prestare giuramento e insediarsi. Per quella data nella capitale Kinshasa, considerata una roccaforte dell'opposizione, per il timore di disordini, sono stati mobilitati circa 20mila militari delle Forze regolari congolesi, Fardc, che affiancheranno le forze di sicurezza locali. Mentre, per quanto riguarda le parlamentari i risultati definitivi non saranno annunciati prima del 13 gennaio prossimo. Erano in circa 19mila i candidati che si sono contesi i 500 seggi nell'Assemblea nazionale, il Parlamento dell'ex Zaire. Una ‘folla’ che in alcune circoscrizioni ha portato alla predisposizione di una scheda di ben 56 pagine. Un fatto questo, non tanto anomalo, ma pericoloso visto la situazione generale.&lt;br /&gt;Quelle appena svoltesi nella RDC sono le seconde elezioni presidenziali dopo la fine della guerra civile combattuta nel Paese africano dal 1996 al 2003. Una guerra costata la vita ad almeno 4 mln di persone. Una guerra civile che però, anche se finita, non ha mai visto un Paese completamente rappacificato.&lt;br /&gt;Ancora una volta i 32 milioni di congolesi aventi diritto al voto sono stati chiamati ad eleggere il nuovo presidente e i deputati in condizioni di disagio per le tensioni derivanti dalle violenze scoppiate alla vigilia del voto.  L’affluenza ai seggi è stata però, pari al 58,8 %.&lt;br /&gt;Kabila è al potere nel Paese dal 2001, quando dopo l'assassinio del padre, Laurent De'sire' Kabila, ucciso dalle guardie del corpo, ne ebbe la guida ad interim, ed è stato poi, eletto con il 58% dei voti nel 2006 quando le Nazioni Unite organizzarono le prime elezioni dopo la guerra civile.&lt;br /&gt;La riconferma di Kabila non ha colto nessuno di sorpresa. Per molti il presidente riconfermato ha avuto campo libero, sfruttando la sua carica. Ai suoi è stato infatti, dato il compito di mettere a punto la macchina elettorale. Il fatto più eclatante, l’allargamento all'inizio della campagna elettorale della composizione della Corte Suprema, a cui spetta l’ultima parola sull’esito del voto, da 7 a 27 giudici. A pesare molto sull’esito del voto però, il fatto che l'opposizione non è riuscita a far fronte comune designando un unico candidato. Alla fine in lizza per la carica a presidente i candidati sono stati ben 11. Anche se poi, in verità alla fine lo ‘scontro’, e non solo politico, si è ridotto tra il presidente uscente Kabila e i due principali rivali, Etienne Tshisekedi e Vital Kamerhe, rispettivamente giunti secondo e terzo.&lt;br /&gt;Questo appuntamento elettorale non prevedeva ballottaggio. Novità questa, introdotta da una modifica costituzionale voluta da Kabila e che ha istituito il turno unico alle presidenziali pur conservando il mandato quinquennale. Una modifica che consentiva quindi di vincere con una semplice maggioranza relativa di voti. Era stato proprio il ballottaggio nel 2006 a mettere in difficoltà Kabila che però, riuscì a spuntarla sul rivale di allora, l’ ex-vice presidente ad interim, Jean-Pierre Bemba poi, costretto all’esilio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-3741935240671770817?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/3741935240671770817/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=3741935240671770817' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/3741935240671770817'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/3741935240671770817'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/repubblica-democratica-del-congo-dopo.html' title='Repubblica Democratica del Congo: dopo Presidenziali Paese punto e da capo'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Y1oL75SYUb8/TuN17H1x9AI/AAAAAAAAE8w/Mi9sp4Q6gqE/s72-c/risultati%2Bpresidenziali%2BFonte%2Bwww.lavdc.net.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-4533999471275792302</id><published>2011-12-09T15:38:00.000+01:00</published><updated>2011-12-09T17:39:18.621+01:00</updated><title type='text'>Somalia: visita a sorpresa di Ban Ki-moon a Mogadiscio</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Stamani a Mogadiscio è giunta in visita una delegazione delle Nazioni Uniti. Un evento che avrebbe potuto non avere nulla di eccezionale se non fosse stato per il fatto che a guidarla vi era  il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon in persona. Un arrivo inaspettato in quanto non annunciato per motivi di sicurezza. A ricalcare poi, l’eccezionalità dell’evento il fatto che si tratta della prima volta di un numero uno del Palazzo di Vetro di New York nella capitale somala. Il significato di questa visita assume una valenza importante.&lt;br /&gt;Ban giunge nella capitale somala in un momento di grande difficoltà per il debole governo federale di transizione somalo, Tfg, sostenuto dalla comunità internazionale, ONU in testa.  Un governo che ha fallito su tutti i fronti ed ha perso il controllo di gran parte del Paese del Corno D’Africa. Non riesce nemmeno a mantenere il controllo totale della capitale Mogadiscio. La città è sempre di più un campo di battaglia su cui si affrontano, in violenti e sanguinosi scontri, le milizie islamiche filo al Qaeda degli Imaarah Islamiya, la nuova denominazione assunta da pochi giorni dagli al-Shabaab, e le ‘scalcinate’ truppe governative somale appoggiate dai caschi verdi della missione di Peacekeeping dell'Unione africana, Ua, in Somalia, la Amisom. Proprio questi ultimi garantiscono la ‘sopravvivenza’ del Tfg.  Infatti, finora ogni tentativo dei ribelli islamici, che controllano circa il 70 per cento del territorio somalo, di dare la spallata finale al governo di Mogadiscio è fallito grazie ai caschi verdi dell’Amisom. Mogadiscio, da qualche mese è anche scossa da attentati terroristi e attacchi suicidi. Dopo che i mujahideen somali si sono resi conto che era vano ogni tentativo di affrontare frontalmente gli ‘stranieri’, come chiamano quelli dell’Ua, nell’agosto scorso hanno abbandonato le loro posizioni in città per avviare una nuova strategia, quella della guerriglia.&lt;br /&gt;La visita di Ban serve proprio a dare loro maggior impulso nel sostegno al governo somalo di Mogadiscio. Il primo atto compiuto infatti, dal segretario generale dell'ONU, dopo essere giunto nella capitale del Paese del Corno D’Africa, è stato quello visitare la base dell'Amisom situata nei pressi dell’aeroporto.&lt;br /&gt;Ban, accompagnato dal primo ministro somalo, Abdiweli Mohamed Ali si è poi, recato a Villa Somalia, la residenza presidenziale, per incontrate il presidente somalo, Sharif Sheikh Ahmed.&lt;br /&gt;Il numero uno dell’ONU intervenendo ad un incontro con i giornalisti ha invitato i miliziani islamici, che sono dal 2007 la spina nel fianco del Tfg, a partecipare al processo di pace avviato nel Paese africano. Un processo di pace che è fortemente messo di nuovo in discussione dall’intransigenza dimostrata, armi in mano, dai miliziani islamici degli Imaarah Islamiya. Di recente la comunità internazionale ha anche approvato una tabella di marcia per questo processo. Si trattava di una sorta di roadmap che si basa sul sostegno, principalmente economico come sempre, alle istituzioni federali transitorie somale allo scopo di ristabilire le condizioni di legalità nel Paese africano. L'attuale governo federale di transizione somalo, non è infatti un governo eletto dal popolo somalo, ma voluto dalla comunità internazionale, USA in testa, che nel 2004, a fronte di un enorme gettito di denaro, l’ha posto a guidare il processo di pace in Somalia. Un processo che dava mandato del TFG  di riconciliare il Paese del Corno D’Africa, scrivere una nuova costituzione e organizzare elezioni democratiche. Nulla di tutto questo è avvenuto.&lt;br /&gt;Il mandato è anche scaduto la fine dello scorso mese di agosto. Però,  come sempre ha prevalso l’interesse a voler riportare la pace in Somalia, e questo mandato è stato  prorogato per altri 12 mesi,  fino al 20 agosto 2012.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-4533999471275792302?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/4533999471275792302/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=4533999471275792302' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/4533999471275792302'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/4533999471275792302'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/somalia-visita-sorpresa-di-ban-ki-moon.html' title='Somalia: visita a sorpresa di Ban Ki-moon a Mogadiscio'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-8390284539760895043</id><published>2011-12-08T23:36:00.000+01:00</published><updated>2011-12-09T12:36:36.100+01:00</updated><title type='text'>Afghanistan: attacchi senza precedenti contro i musulmani sciiti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Afghanistan in lutto dopo gli attentati terroristici del 6 dicembre scorso a Kabul e a Mazar-e-Sharif. Attacchi in cui sono rimasti coinvolte centinaia di persone tra morti e feriti. I terroristi hanno voluto colpire la popolazione di etnia sciita, minoranza nel Paese asiatico. Le vittime sono per lo più  fedeli, molti dei quali donne e bambini. Gli attentati sono stati infatti, compiuti nel giorno in cui si celebrava il giorno sacro per gli sciiti, quello dell'Ashura. Si tratta dell’annuale festa sciita che celebra il martirio dell'imam Hussein, nipote del profeta Maometto, e dei suoi seguaci nella battaglia di Kerbala, in Iraq, nell'anno 680. Un martirio che avvenne il 10 del mese di muharram, il primo del calendario islamico. Gli sciiti celebrano l’evento con il lutto che dura 40 giorni. Fino al 2001 in Afghanistan non era consentito agli sciiti di celebrare l'Ashura in pubblico.&lt;br /&gt;Il più grave degli attentati si è verificato al santuario di Abu Fazal a Kabul. Un uomo bomba si è fatto saltate davanti al luogo di culto che ospita la tomba dell’imam sciita Abul Fazal. L’esplosione ha causato la morte di 59 fedeli e il ferimento di altri 170. Mentre, a Mazar-e-Sharif a saltare in aria è stata una bicicletta-bomba che per fortuna ha provocato solo poche vittime.&lt;br /&gt;Gli attentati sono stati duramente condannati dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU e dalla comunità internazionale.&lt;br /&gt;Gli stessi Talebani afghani hanno preso le distanze dalla carneficina bollandola come ‘disumana’. Appare  però, difficile credere che i Talebani siano del tutto estranei ai fatti accaduti.&lt;br /&gt;Il governo di Kabul ha subito puntato il dito contro gli estremisti sunniti pachistani che negli anni si sono resi responsabili dell'assassinio di migliaia di civili sciiti in quel Paese.&lt;br /&gt;La conferma è poi, giunta con la rivendicazione del gruppo jihadista pakistano anti sciita dei 'Lashkar-i-Jhangvi'.&lt;br /&gt;Le autorità afghane ha comunque sollecitato il governo di Islamabad ad investigare in merito e a colpire i responsabili della strage. Islamabad ha però, chiesto a Kabul di fornire prove a supporto della sua tesi.&lt;br /&gt;Le relazioni diplomatiche tra i due Paesi sono già abbastanza tese e questi ultimi avvenimenti non giovano certo alla riconciliazione. Le autorità di Islamabad hanno boicottato la Conferenza internazionale di Bonn rendendola di fatto inutile per l’assenza di uno dei fondamentali protagonisti, insieme ai Talebani, per favorire il processo di pace e la riconciliazione politica in Afghanistan. Un atto compiuto come protesta per l'attacco aereo della Nato che, il 26 novembre scorso, ha ucciso 25 soldati pakistani.&lt;br /&gt;Per l’Afghanistan è la prima volta che si verifica una carneficina del genere e che vede colpita la minoranza sciita del Paese.&lt;br /&gt;La gravità del momento si legge anche nel fatto che il presidente afghano, Hamid Karzai è rientrato in anticipo dal suo viaggio all’estero. Dopo aver partecipato proprio alla conferenza internazionale  sull’Afghanistan a Bonn in Germania, dove si è discusso appunto sul futuro del Paese asiatico dopo il ritiro delle truppe internazionali della Nato nel 2014, Karzai doveva recarsi in visita ufficiale anche nel Regno Unito.&lt;br /&gt;Tornato in patria il presidente afghano ha subito convocato una riunione di emergenza con i responsabili della sicurezza afghana.&lt;br /&gt;E’ opinione comune che l'obiettivo dei fondamentalisti sia quello di scatenare nel Paese asiatico la stessa violenza settaria che si registra da anni in Iraq e in Pakistan. Inoltre, in questo periodo i 'Lashkar-i-Jhangvi' starebbero cercando di accreditarsi nella galassia degli ultra-fondamentalisti sunniti, per cui cercano in ogni modo di mostrare come sia accresciuta la loro forza operativa. Qualcuno ha poi, anche non escluso la possibilità che vi sia un'impronta istituzionale dietro a questi attentati. Il riferimento, anche se non esplicito, è al fatto che esistono dei legami tra l'intelligence pachistana e i Lashkar-i-Jhangvi a loro volta legati strettamente ai talebani pachistani dei 'Tehreek-i-Taliban'.&lt;br /&gt;La pista pakistana è stata quella immediatamente seguita anche perchè sembra che l’attentatore suicida di Kabul sia un uomo originario del Kurram. Si tratta di una delle aree tribali semi-autonome situata nella parte nord-occidentale del Pakistan al confine con l’Afghanistan. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-8390284539760895043?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/8390284539760895043/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=8390284539760895043' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8390284539760895043'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8390284539760895043'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/afghanistan-attacchi-senza-precedenti.html' title='Afghanistan: attacchi senza precedenti contro i musulmani sciiti'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-8936380464312480125</id><published>2011-12-08T18:22:00.000+01:00</published><updated>2011-12-08T18:23:23.090+01:00</updated><title type='text'>Somalia: si combatte ancora a Mogadiscio</title><content type='html'>Si registrano ancora violenti e sanguinosi scontri a Mogadiscio in Somalia. Combattimenti che vedono affrontarsi le milizie islamiste filo al Qaeda degli al Shabaab da un lato e le forze militari  governative appoggiate dai caschi verdi della missione di Peacekeeping dell'Unione africana, Ua, in Somalia, la Amisom, dall’altro.&lt;br /&gt;Non trova quindi pace la martoriata capitale somala. Non trova nemmeno riscontro l’annuncio fatto, nei mesi scorsi, dal governo di transizione somalo, TFG, alla comunità internazionale che il ritiro degli al Shabaab da Mogadiscio era stata una sua grande vittoria. &lt;br /&gt;I miliziani islamici controllano gran parte della Somalia centrale e meridionale, pari quasi al 70 per cento del territorio nazionale. Il gruppo islamico lo scorso mese di agosto si ritirò dalla capitale somala abbandonando le sue posizioni. Una ritirata che evidentemente fu dettata solo da una scelta di cambio di strategia. Da allora infatti, sono decine le bombe esplose a Mogadiscio e gli attentati suicidi verificatisi. L’ultimo attacco terroristico è avvenuto appena pochi giorni fa nel quartiere di Hodan ed ha provocato la morte di almeno 5 persone. Mentre, il più sanguinoso avvenne lo scorso 4 ottobre nella stessa zona nei pressi di un compound ministeriale. In quella occasione esplose un camion imbottito di esplosivo che uccise 65 persone, in gran parte studenti.&lt;br /&gt;Di fatto i mujahideen somali dallo scorso mese di settembre hanno inaugurato una nuova strategia, quella della guerriglia contro il governo somalo sostenuto dall'Occidente.&lt;br /&gt;L'attuale governo federale di transizione, Tfg, non è infatti un governo eletto dal popolo, ma nominato dalla comunità internazionale, USA in testa, che nel 2004, l’ha posto a guidare il processo di pace in Somalia. Un inefficace tentativo, visto i risultati, di creare, nel Paese del Corno d’Africa, un'amministrazione centrale funzionante dopo che, dalla caduta del dittatore Mohamed Siad Barre, avvenuta nel 1991, la Somalia è stata trascinata in lotte intestine che ne hanno disgregato economia e istituzioni trasformandolo lentamente in ‘ terra di nessuno’.&lt;br /&gt;Al Tfg  era  stato dato  il mandato di riconciliare il Paese, scrivere una nuova costituzione e organizzare elezioni democratiche.&lt;br /&gt;Nulla di tutto questo è stato fatto a fronte di un enorme gettito di denaro che la comunità internazionale, Italia in testa, ha versato nelle casse o nelle tasche, come si preferisce, del governo somalo.&lt;br /&gt;La partenza dei miliziani islamici da Mogadiscio è stata provvidenziale per il governo somalo. Infatti, il mandato del Tfg era in scadenza per la fine dello scorso mese di agosto, ma è stato  prorogato per altri 12 mesi,  fino al 20 agosto 2012. Si tratta di una seconda proroga dopo quella biennale avuta nel gennaio del 2009 quando, dopo le dimissioni di Abdullahi Mohamed Yusuf a capo dello stato gli subentrò Sharif Sheikh Ahmed ora riconfermato insieme al Presidente del Parlamento. Mentre, è stato nominato un nuovo primo ministro somalo,  il quinto dal 2004, Abiwely Mohamed Ali, che è subentrato al dimissionario premier Ahmed Mohamed Mohamed Abdullahi.&lt;br /&gt;A minare questo ‘serio’ tentativo di ristabilire l’ordine sovrano in Somalia è appunto il gruppo fondamentalista islamico somalo degli al Shabaab. Questi ultimi, allo scopo di rafforzare ancora di più la loro credibilità agli occhi dei somali e per ottenere consensi per la loro ‘crociata’ contro il Tfg e gli stranieri che lo sostengono, hanno anche cambiato nome. In questi giorni, attraverso un comunicato diffuso ai media locali e al termine della riunione a cui hanno partecipato tutti i vertici del gruppo, hanno assunto la denominazione di Imaarah Islamiya che vuol dire Autorità Islam. Nel comunicato i cittadini della Somalia sono invitati a combattere contro il Governo federale di transizione che non rappresenta i musulmani. &lt;br /&gt;In questa ottica il gruppo estremista islamico ha intensificato gli attacchi terroristici a Mogadiscio allo scopo di destabilizzare ulteriormente il debole governo somalo. Un governo che deve la sua sopravvivenza solo al fatto che l’Ua dal 2007 mantiene una missione militare di interposizione a Mogadiscio. Militari africani, circa 9mila, provenienti da Uganda e Burundi, che sono di fatto l’unico motivo per il quale gli al Shabaab non sono ancora riusciti a dare la spallata finale al Tfg. Una missione che si è ultimamente anche rafforzata dopo che nei giorni scorsi il Kenya ha deciso di unire le proprie truppe all’Amisom per meglio combattere i miliziani islamici filo al Qaeda. La decisione presa dal Kenya segue di qualche settimana quella dell'Etiopia che ha promesso l’invio di sue truppe a Mogadiscio in rinforzo alla missione militare dell’Ua.&lt;br /&gt;Proprio per dare la ‘caccia’ ai mujahideen somali e smantellarne le loro basi in Somalia, il Kenya da qualche mese è intervenuto militarmente in Somalia allo scopo di porre fine alle continue sortite dei miliziani lungo la costa keniota mettendo in crisi il turismo che è una delle principali fonti di guadagno del Paese africano. Le organizzazioni che si battono per i diritti umani denunciano che l'operazione militare in corso sta venendo anche sfruttata anche come una scusa per reprimere i diritti dei somali rifugiati in Kenya. A decine sembra siano stati picchiati e arrestati arbitrariamente.&lt;br /&gt;Comunque sia la decisione di intervenire militarmente in Somalia da parte del Kenya era stata accolta con preoccupazione dagli USA. Il timore era che potesse destabilizzare ulteriormente la regione già afflitta da un conflitto ventennale. Nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno anche intensificato la loro offensiva contro al Qaeda in Somalia. Washington ha aumentato le operazioni con i droni e rafforzato  le diverse partnership militari con i  Paesi della regione. In proposito nell’edizione del 25 novembre scorso il ‘Washington Post’ rivelava che dal 2007 gli Stati Uniti hanno speso oltre 500 mln di dollari per addestrare ed equipaggiare le forze militari dell’Ua impegnate in Somalia. Compito svolto dai circa 3mila soldati statunitensi stanziati in una base nel confinante Gibuti da dove partono anche i droni per le operazioni speciali in Somalia. I velivoli senza piloti USA sono dislocati anche nelle Seychelles e nell'aeroporto civile etiope di Arba Minch.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-8936380464312480125?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/8936380464312480125/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=8936380464312480125' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8936380464312480125'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8936380464312480125'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/somalia-si-combatte-ancora-mogadiscio.html' title='Somalia: si combatte ancora a Mogadiscio'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-8913959765163891398</id><published>2011-12-04T16:10:00.002+01:00</published><updated>2011-12-04T16:11:45.807+01:00</updated><title type='text'>Caso Battisti: l’ex terrorista ‘pretende’ il colpo di spugna</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;“Vorrei una riconciliazione con il popolo italiano. Serve un'amnistia, altri Paesi ci sono riusciti”. Sono queste le parole dell'ex militante dei Proletari armati per il comunismo, Pac, Cesare Battisti riportate dal quotidiano francese ‘Le Monde’ a cui il pluriomicida ha rilasciato un’intervista. L'ex terrorista italiano infatti, in Italia è stato condannato, con sentenza confermata dalla Cassazione nel 1991, in contumacia, a 4 ergastoli per altrettanti omicidi. Per almeno due di questi omicidi Battisti è stato riconosciuto colpevole come esecutore materiale. Cesare Battisti è stato riconosciuto responsabile dell’omicidio del maresciallo degli agenti di custodia, Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, la sua colpa era stata quella di aver tardato a soccorrere Cavallina, un altro terrorista, che si era rotto un braccio giocando a pallone in prigione. Per l’omicido &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-LWXlfC2iuxk/TtuNm7xeeHI/AAAAAAAAE8A/ZUJeUY-sv0w/s1600/cesare%2Bbattisti.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 214px; height: 300px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5682291054877767794" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-LWXlfC2iuxk/TtuNm7xeeHI/AAAAAAAAE8A/ZUJeUY-sv0w/s320/cesare%2Bbattisti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;dell'agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978, la sua colpa era quella di essere uno ‘sbirro’. Per gli omicidi del gioielliere Pierluigi Torregiani, ucciso il 16 febbraio 1979 a Milano e del macellaio Lino Sabbadin avvenuto sempre il 16 febbraio 1979 a Mestre. Questi ultimi due vennero puniti per aver reagito ad una rapina. Nella rivendicazione dei terroristi si leggeva che: “era stata posta fine alla loro squallida esistenza”.&lt;br /&gt;Il Signor Battisti dal suo ‘esilio’ brasiliano continua a difendersi dando la sua di versione dei fatti e a proclamarsi innocente dicendosi soprattutto non pentito in quanto non ha fatto nulla. Battisti però, partecipò materialmente a quei delitti e questo è stato accertato tanto che la sua condanna è passata per tutti e tre i gradi di giudizio.&lt;br /&gt;L’immagine che il Signor Battisti vuole trasmettere di se all’esterno è quella di  cercare di apparire come una vittima del sistema contro il quale non aveva altra scelta che quella delle armi.&lt;br /&gt;Alle parole di Battisti, dal suo esilio dorato, hanno fatto eco, come sempre, quelle di Alberto Torregiani, il figlio di Pierluigi il gioielliere ucciso a Milano nel 1979 da un comando dei Pac di cui faceva parte anche Battisti. Alberto, allora ragazzino, rimase ferito. Da allora è costretto a vivere su di una sedia a rotelle. “Le sue esternazioni sono senza valore. Il Paese vuole solo giustizia, vuole che Cesare Battisti sconti la sua pena”, ha affermato Torregiani.&lt;br /&gt;Tanto si è detto sul caso Cesare Battisti e sulla sua mancata estradizione in Italia dal Brasile e tanto si dirà ancora, ma come finirà l’intera vicenda tutto è ancora da stabilire.&lt;br /&gt;L’intera vicenda è una ferita aperta nel cuore e nell'anima di chi, per colpa sua, è rimasto senza affetti, mentre lui continua invece, a fare la ‘bella vita’ in Brasile.&lt;br /&gt;Il Signor Battisti ora scrittore Noir, seppure latitante, da pseudo esule, in Italia è stato condannato per omicidio e non per questioni politiche, vive in Brasile, dopo essere stato alcuni anni prima, sempre da latitante, ‘ospite’ in Francia e poi in Messico. La nostalgia della sua terra natia sarà fortissima. Di certo in Italia con le sue gambe non ci tornerà mai dopo che vi è scappato nel 1981 evadendo dal carcere di Frosinone. Sono dunque oltre 30 anni che è latitante. L'ex terrorista è consapevole del fatto che se torna lo aspetta la galera a vita. Ed ecco che di tanto in tanto ‘ci prova’ a chiede di potersi ‘riappacificare’ con l’Italia. Ovviamente lo chiede nel modo più conveniente per lui ossia chiedendo il cosiddetto ‘colpo di spugna’.&lt;br /&gt;Dopo aver trascorso 4 anni a 'Papuda', la prigione di Brasilia. Battisti, che nel giugno scorso ha ottenuto il visto di permanenza in Brasile, cinque mesi dopo si è trasferito in un appartamento al 13esimo piano di una palazzina con vista sulla Baia di Guanabara. Si tratta di un elegante condominio, 'Marcelle', situato nel centro storico di Rio de Janeiro, al 242 di Avenida Beira Marè. L'ex terrorista italiano da sempre aveva detto di avere un sogno, quello di voler abitare a Rio. Il suo sogno è ora diventato realtà e Battisti può godersi la tanto amata città che è anche quella in cui è nata  la sua fidanzata, Joyce Lima.&lt;br /&gt;Per ‘convincere’ il governo brasiliano ad accogliere la sua richiesta di asilo politico Battisti ha dato fondo a ‘tutte’ le sue possibilità. E’ persino entrato in sciopero della fame. Ha scritto anche una lettera in cui ha affermato che: “Di fronte alle enormi difficoltà di vincere questa battaglia contro il potente governo italiano, il quale ha usato tutti gli argomenti, strumenti e armi, non mi resta altra alternativa che entrare in sciopero della fame totale, affinchè mi vengano concessi i diritti relativi allo status di rifugiato e prigioniero politico. Spero con ciò di impedire questa estradizione che per me equivale a una condanna a morte”. Il testo si chiudeva con una frase rivolta direttamente all’ora presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva: “Consegno la mia vita nelle mani di Sua eccellenza e del popolo brasiliano”. Parole che devono aver colto nel segno visto che Lula, come ultimo atto del suo mandato presidenziale, 24 ore prima di lasciare la presidenza, ha deciso di non estradare l’ex terrorista rosso in Italia.&lt;br /&gt;E’ difficile pensare come ci si possa rendere ‘complici’ di un pluriomicida, ma evidentemente a volte la ragion politica vale più di ogni altra cosa.&lt;br /&gt;Che Battisti sia colpevole lo hanno deciso i giudici che lo hanno condannato.&lt;br /&gt;Oggi Battisti è un ricco e affermato scrittore di romanzi noir e gode di molte amicizie anche importanti da quel che si è visto.&lt;br /&gt;Forse perdonarlo sarebbe anche giusto.&lt;br /&gt;Però, a chi è morto, a chi è stato negato di vivere la propria vita si deve giustizia e quindi Cesare Battisti deve scontare la sua pena. Poi, magari dopo averlo lasciato per un po’ in carcere in Italia lo si può anche graziare, ma non certo ora senza che abbiamo nemmeno un po’ pagato per le sue colpe. Anche perché occorre ricordarsi che il suo esilio è dorato e non certo misero. Il suo volto non ha mai finora espresso sofferenza anzi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-8913959765163891398?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/8913959765163891398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=8913959765163891398' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8913959765163891398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8913959765163891398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/caso-battisti-lex-terrorista-pretende.html' title='Caso Battisti: l’ex terrorista ‘pretende’ il colpo di spugna'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-LWXlfC2iuxk/TtuNm7xeeHI/AAAAAAAAE8A/ZUJeUY-sv0w/s72-c/cesare%2Bbattisti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-1771173841276737886</id><published>2011-12-04T15:09:00.000+01:00</published><updated>2011-12-04T16:10:17.909+01:00</updated><title type='text'>Crisi. Manovra: sarà ‘medicina amara’ per gli italiani</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Si tratta di una medicina amara quella che il ‘professore’ Mario Monti, si appresta a somministrare agli italiani, per curare la grave malattia di cui soffre l’Italia, la crisi. Il presidente del Consiglio pur dicendosi consapevole che le misure saranno impopolari e che scontenteranno gli italiani, sono però, necessarie. Monti si dice certo che saranno accompagnate anche da un rilancio della crescita. Per il governo la manovra è stata definita con misure basate su tre linee guida: equità, rigore e crescita. Il ‘professore’ ha illustrato prima del suo varo, in anteprima, ai partiti politici i contenuti di questa manovra. Tanti i commenti e suggerimenti da parte delle forze politiche. Per tutti si tratta di una manovra ancor più 'dura' di quanto si aspettavano. Quello che però, chiedono è che, questi provvedimenti, si basino sul principio dell'equità. I sacrifici sono necessari, ma che li faccino tutti e non i soliti. I rappresentanti dei partiti politici hanno infatti, chiesto al Presidente del Consiglio di tutelare soprattutto le famiglie e le fasce più deboli. Per tutti è convinzione che una manovra che ‘stritolasse’ ulteriormente le famiglie avrebbe un impatto negativo sui consumi e quindi sul PIL.&lt;br /&gt;Al presidente del Consiglio ora l’arduo compito di tirare le somme e chiudere. Del resto, come ha detto il segretario del Pdl, Angelino Alfano, non è stato chiamato per fare passeggiate nei giardini di villa Madama.&lt;br /&gt;L’impellenza del momento è indubbia in quanto il momento drammatico che si vive richiede che venga dato subito un segnale ai mercati e una risposta agli altri Paesi, specie quelli Ue. La consapevolezza di questo la si legge anche nel fatto che Monti ha annunciato l'intenzione di voler anticipare il Cdm a oggi pomeriggio. Un segnale chiaro questo, di volersi giungere alla riapertura dei mercati con la manovra già varata. Una manovra che ammonta a 24 miliardi di euro. Una manovra che dovrebbe prevedere interventi sulle pensioni, sulla tassazione della casa, sull'Irpef, una probabile introduzione del ticket sui ricoveri, e una stretta alle spese della Sanità per 2,5 Mld nel 2012. La manovra dovrebbe comprendere anche misure per lo sviluppo e per la lotta all'evasione. Sarà infatti, introdotta la tracciabilità dei pagamenti a partire da 500 euro, gli sgravi Irap alle imprese, gli incentivi all'assunzione di giovani e donne, il credito di imposta sugli investimenti in ricerca, la proroga dello sconto fiscale del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici. Da queste prime anticipazioni sembra chiaro che alla fine forse tutto si risolverà nel solito modo. A pagare l’imposizione dello Stato saranno i soliti italiani, quelli che non arrivano a fine mese e non posso permettersi nessun extra. Mentre, gli altri continueranno a fare la ‘bella vita’.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-1771173841276737886?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/1771173841276737886/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=1771173841276737886' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1771173841276737886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1771173841276737886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/crisi-manovra-sara-medicina-amara-per.html' title='Crisi. Manovra: sarà ‘medicina amara’ per gli italiani'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-8454269616017500708</id><published>2011-12-01T10:21:00.002+01:00</published><updated>2011-12-01T10:22:02.338+01:00</updated><title type='text'>Afghanistan: nel 2006 due cooperanti italiani morirono in circostanze misteriose a Kabul</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nel 2006 due cooperanti italiani morirono in circostanze misteriose e mai chiarite a Kabul in Afghanistan. Una morte ritenuta da molti sospetta. Nel novembre del 2011, a distanza di circa sei anni, se ne torna a parlare. Dopo tanto tempo continuano le indagini relative al caso. Il motivo è che si tratta di una vicenda dai tanti risvolti oscuri e, nonostante sia trascorso tanto tempo, ancora tutta da chiarire. I protagonisti, loro malgrado, della vicenda sono Stefano Siringo e Iendi Iannelli, 31 e 26 anni. I due morirono in circostanze misteriose il 16 febbraio del 2006 a Kabul. Ancora una volta si deve alla benevole caparbietà di un magistrato l’i&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-swmL_M050Pk/TtdHLZ4U7BI/AAAAAAAAE7Q/nr-7gUb1kn0/s1600/Siringo%2Be%2BIannelli.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 259px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5681087716202441746" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-swmL_M050Pk/TtdHLZ4U7BI/AAAAAAAAE7Q/nr-7gUb1kn0/s320/Siringo%2Be%2BIannelli.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;mpegno a cercare di far luce sulla vicenda. A tenere ancora accesi i riflettori, forse per l’ultima volta, il gip di Roma Rosalba Liso che il 16 giugno del 2010 aveva riaperto l’inchiesta. Il gip Liso nell’aprire le indagini aveva ipotizzato che i due potevano essere stati uccisi perché stavano per rivelare i particolari di una truffa di circa 2 mln di euro sottratti ai fondi destinati alla ricostruzione dell’Afghanistan. Il loro dunque potrebbe essere stato un omicidio mascherato compiuto forse, perché Stefano e Iendi erano ormai diventati dei testimoni scomodi di un giro di false fatturazioni e distrazione di fondi.  Il magistrato ha di nuovo respinto la richiesta di archiviazione presentata dal Pm Luca Palamara titolare dell’inchiesta sulla morte dei due giovani italiani. Per il gip il pm dovrà ancora procedere per omicidio volontario e svolgere altri accertamenti. Si allungano dunque di altri sei mesi le ‘speranze’ di far luce sulla morte dei due ragazzi di Roma.&lt;br /&gt;Nel corso di questi circa 6 anni in più occasioni si è parlato della vicenda. L’ultima volta nel novembre 2010 quando il prof Marcello Chiarotti, consulente nominato dal pm Palamara, consegnò la perizia tossicologica dei due cooperanti romani.&lt;br /&gt;Una perizia che di fatto, nella sostanza indica che la morte dei due giovani venne provocata.&lt;br /&gt;Un atto di cui i responsabili finora però, non sono stati ancora identificate, anche perché forse non sono stati cercati.&lt;br /&gt;La perizia del prof Chiarotti, una volta e per sempre, aveva  inficiato la possibilità, se c’è ne fosse ancora stato bisogno, che i due ragazzi fossero degli eroinomani. Il prof Chiarotti infatti, nella sua relazione indicava che non era possibile affermare che i due giovani si fossero iniettati la droga spontaneamente e quindi lasciava spazio all’ipotesi che l’assunzione di eroina fosse stata forzata da qualcuno.&lt;br /&gt;Il perito rivelava anche che la sostanza stupefacente sia stata iniettata in vena ai due giovani non più di due ore prima del decesso e ne indicava la percentuale che era superiore del 10 per cento a quella normalmente in vendita.&lt;br /&gt;Si trattava quindi di eroina pura al 89 per cento. Una percentuale ‘letalissima’ di cui chiunque si droga ne ha conoscenza.&lt;br /&gt;Spazzato via ogni dubbio a questo punto viene spontaneo chiedersi, perché sono stati uccisi?&lt;br /&gt;Fin dall’inizio le famiglie dei due giovani hanno sempre cercato di tenere viva l’attenzione sul caso. Un atteggiamento, quest'ultimo, legato alla convinzione che i due fossero stati uccisi e non morti per overdose come l’autopsia aveva evidenziato. E’ convinzione di molti che i due erano venuti a conoscenza di un possibile traffico di fatture false tra agenzie ONU operanti in Afghanistan. Iannelli era infatti, impiegato come responsabile della logistica presso l’International Development Law Organization, Idlo. Si tratta di un organizzazione dell’ONU che si occupa di sviluppare i sistemi giudiziari nei Paesi del terzo mondo.&lt;br /&gt;La vicenda richiama alla mente quella di Ilaria Alpi, giornalista Rai e inviata tg3, che insieme all’operatore Miran Hrovatin vennero uccisi in circostanze mai chiarite nel 1994 in Somalia. La loro condanna a morte venne emessa forse perché avevano scoperto un grosso traffico di armi e rifiuti tossici.&lt;br /&gt;Andando a ritroso nel tempo si giunge fino al quel lontano mese di febbraio del 2006 e ci si ritrova nella capitale afghana Kabul. Sono i primi anni dell’intervento internazionale per aiutare il Paese asiatico messo in ginocchio dal regime dei Talebani e martoriato da una guerra che ancora oggi si combatte. Un fiume di aiuti, anche economici, vi giungevano da ogni parte del mondo, Italia compresa.&lt;br /&gt;Si parla di circa mezzo miliardo di euro versati allora, solo dalla Farnesina. Fondi destinati soprattutto alla ricostruzione, ma anche a programmi e progetti.&lt;br /&gt;Uno di questi era il ‘progetto giustizia’ per la ricostruzione del sistema giudiziario afghano di cui l’Italia era uno dei principali Paesi donatori. Un progetto costato almeno  30 mln di dollari. Poter gestire questi fondi diventò un affare d’oro. Per i progetti vengono contattate Ong nazionali e internazionali, che a loro volta ne contattano altre. In genere ne vengono coinvolte tre o quattro e nel passaggio da un intermediario ad un altro avviene una ‘scrematura’ dei fondi. Una stima dell’istituto di ricerca ‘CorpWatch’ rivala che ogni passaggio comporta una ‘trattenuta’ variabile tra il 6 e il 20 per cento della somma disponibile. Una dimostrazione questa, che la solidarietà è ormai diventata un business. Ovviamente per pochi eletti. In Afghanistan poi, è il luogo dove più si sono registrati gli sprechi e gli ammanchi.&lt;br /&gt;Ed è in questo contesto che entrano in scena i due cooperanti italiani.&lt;br /&gt;Fin dalle prime battute la vicenda si tinse di giallo circondata da un alone di mistero e strane concomitanze.&lt;br /&gt;La cronaca del tempo racconta: La morte di Siringo e Iannelli viene scoperta la mattina del 16 febbraio 2006, ed è a quella data che ufficialmente si è fatta risalire la loro morte. Per molti però, la morte potrebbe risalire al 15 febbraio 2006, tra le 20,15 e le 21,33.&lt;br /&gt;Stefano e Iendi erano due ragazzi di Roma e si erano trovati a Kabul ed erano diventati subito dei buoni amici. Stefano era esile, mentre Iendi era invece, alto e forte, era un ex giocatore di rugby. Il primo era un impiegato del ministero degli Esteri presso l’ufficio italiano giustizia e si trovava nel Paese asiatico da circa un anno, mentre l’altro era a Kabul da circa 5 mesi, e lavorava presso l’Organizzazione internazionale di diritto per lo sviluppo, Idlo. Iendi era contabile e si occupava del settore logistico. Vennero ritrovati entrambi morti nella camera che Iannelli aveva in uso presso la Guesthouse dell’Idlo. I due erano morti per avvelenamento. I corpi ne mostravano tutti i sintomi fisici, mentre non mostravano segni di violenza. Questa circostanza, fin dall’inizio, fece escludere una morte violenta.&lt;br /&gt;La prima ipotesi, per spiegare il doppio decesso, fu che la morte era sopravvenuta per esalazioni da monossido di carbonio fuoriuscite da una stufa a gas. Ipotesi che venne poi, scartata in quanto la stufa nella stanza era elettrica. I medici dell’ospedale di Kabul però, confermarono la morte per avvelenamento, ma senza specificarne le cause.&lt;br /&gt;A questo punto si fece strada l’ipotesi della droga. Alla fine risulterà proprio che entrambi sono stati stroncati da una dose letale di eroina. Una conclusione a cui si era giunti per il fatto che i due avevano nel loro sangue eroina. Questo venne affermato nonostante tutti siano stati concordi nel ribadire che essi non facessero uso di droghe.&lt;br /&gt;La versione ufficiale della morte non ha mai infatti, convinto nessuno, specie chi li conosceva bene, anche perchè non trovò mai riscontri validi.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il luogo del ritrovamento dei corpi. Quando giunsero i soccorsi, la stanza si presentò loro talmente perfetta, al punto da sembrare una scena costruita ad hoc.&lt;br /&gt;Dopo aver abbattuto la porta della stanza, la chiave non venne trovata o almeno non subito e, stranamente venne trovata al di fuori della stanza stessa, i soccorritori trovano i corpi di Stefano e Iendi distesi in maniera ordinata sul letto con la testa sul cuscino. I due cadaveri, entrambi vestiti, si trovavano in una posizione quasi innaturale, come se li avessero adagiati. Nella stanza vi erano gli oggetti personali, come cellulari, computer, sigarette, sembrava tutto in ordine. Quelle che invece, era fuori dall’ordinarietà le evidenti tracce di eroina, sparse per tutta la stanza. Questo, come a voler fa ‘credere’ che in quel luogo vi fosse un uso continuo di stupefacenti. Un fatto questo, però, poco plausibile in quanto le stanze del Guesthouse, che ospitano i cooperanti, oltre ad essere praticamente accessibili a tutti, non sono mai chiuse a chiave. Sono accessibili soprattutto per il personale delle pulizie che provvedono quotidianamente a tenerle in ordine. Un fatto questo che non giustificava la presenza di tracce di eroina in giro per la stanza come se vi fosse lì lasciate nel tempo.&lt;br /&gt; Inoltre, analizzando il Pc di Iendi non vi venne trovata alcuna traccia di attività, come se non fosse mai stato usato nei mesi che il giovane aveva lavorato per la Idlo nel Paese asiatico. Cosa questa del tutto impossibile e quindi sospetta. Manomesso?&lt;br /&gt; Una prima autopsia effettuata sui loro corpi, eseguita a Roma, confermò che il decesso era avvenuto per un’overdose. I due presentavano una sola puntura da siringa sul braccio. Cosa questa, impossibile per un drogato che ne presenta diverse. Inoltre, l’autopsia eseguita sui cadaveri condusse alla scoperta di un altro buco sospetto, provocato da una ago. Un buco che per entrambi era sull’inguine e da cui potrebbe essere stata proprio iniettata da qualcuno la droga. Inoltre, i valori chimici rinvenuti nel sangue dei due ragazzi non indicava un uso abituale di droghe.&lt;br /&gt;Dati quindi che confermerebbe la tesi sostenuta finora da chi li conosceva bene ossia che non erano dei tossici.&lt;br /&gt;Per il fatto che Stefano e Iendi avevano dei fisici notevolmente differenti, la loro reazione ad un’iniezione letale di eroina sarebbe dovuta essere stata differente. Nel senso che almeno Iendi, avrebbe potuto resistere di più all’effetto della micidiale dose e quindi forse avere il tempo di dare l’allarme o per lo meno muoversi, scuotersi cosa, che da come sono stati ritrovati i corpi, così non sembra essere stato.&lt;br /&gt;Fatto ancora più strano. I corpi dei due cooperanti sembra siano stati cremati dopo il loro arrivo in Italia e questo contrariamente alla volontà delle famiglie. Perché?&lt;br /&gt; Il motivo potrebbe essere facile pensare quale sia.&lt;br /&gt;Tantissimi dunque i misteri e i dubbi che ruotano intorno a questa intricata vicenda e a cui finora non si è riuscito a dare una spiegazione plausibile.&lt;br /&gt;A cercare di fare chiarezza in merito è l’interrogazioni a risposta scritta presentata alla Camera nella seduta n. 376 del 30/9/2010 a firma degli On Antonio Rugghia e Francesco Tempestini del Pd. La risposta scritta all’interrogazione è giunta il 3 novembre 2010 a firma dell’allora sottosegretario agli esteri, Alfredo Mantica.&lt;br /&gt;Ancora una volta non è stata fatta però, chiarezza anzi si è cercato di minimizzare l’accaduto. Eppure si legge nell’interrogazione che: “Marcello Rossano, collega e amico di Iannelli, ha dichiarato ai Carabinieri del nucleo investigativo di Roma che il responsabile del progetto Idlo a Kabul, all’epoca dei fatti, gli aveva riferito che Iannelli, pochi giorni prima del decesso, gli aveva confidato l’esistenza di false fatturazioni tra organizzazioni ONU: la Idlo e la Unops, United Nations Office for Project Services, quest’ultima si occupa di fornire servizi e offrire assistenza alle Nazioni per la realizzazione di progetti di sviluppo; sempre Rossano aveva riferito che a seguito di un controllo di bilancio, eseguito unitamente al successore di Iannelli, emersero doppie o false fatturazioni per un valore di circa 1,5 milioni di dollari. Tali circostanze sarebbero state confermate da Samuel Gonzales, un magistrato messicano anche lui a Kabul nel 2006 impegnato nel progetto dell’Idlo”.&lt;br /&gt;Finora la Idlo non ha mai collaborato alle indagini e si è sempre appellata all’immunità diplomatica rifiutandosi di fatto di mostrare i bilanci sospetti alla magistratura.&lt;br /&gt;Se si è in buona fede, perché assumere un simile atteggiamento?&lt;br /&gt;Alla fine una sola cosa è certa. Questa tragica vicenda non deve essere dimenticata e si deve fare in modo di arrivare alla verità anche se inconfessabile.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-8454269616017500708?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/8454269616017500708/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=8454269616017500708' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8454269616017500708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8454269616017500708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/12/afghanistan-nel-2006-due-cooperanti.html' title='Afghanistan: nel 2006 due cooperanti italiani morirono in circostanze misteriose a Kabul'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-swmL_M050Pk/TtdHLZ4U7BI/AAAAAAAAE7Q/nr-7gUb1kn0/s72-c/Siringo%2Be%2BIannelli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-2572935361429359567</id><published>2011-11-30T19:26:00.001+01:00</published><updated>2011-11-30T19:26:42.991+01:00</updated><title type='text'>Pirateria somala: fiorisce l’industria della sicurezza marittima</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Grazie al fenomeno della pirateria marittima al largo della Somalia un settore economico internazionale non soffre dell’attuale recessione. Si tratta della cosiddetta ‘economia della sicurezza’. Un’economia legata all’industria della sicurezza che raggruppa  nel mondo centinaia di migliaia di società e di individui. Per tutti l’obiettivo è vendere protezione contro azioni malevole che attentano alla vita delle persone, alla proprietà e ad altri beni.&lt;br /&gt;La nascente industria della sicurezza marittima privata non è regolamentata però, da norme e questo crea non poche perplessità. I team di sicurezza armati a bordo dei mercantili sono sempre di più presentati come la più sicura difesa contro i pirati.&lt;br /&gt;Il business che questa attività, legata al fenomeno della pirateria marittima al largo della Somalia, fa prospettare, sta comportando la nascita di numerose imprese private tutte protese ad occupare un posto in un mercato che vede la domanda sempre più crescente. Si tratta della cosiddetta ‘economia della sicurezza’.&lt;br /&gt;Oggi di chi offre guardie armate in mare nella maggior parte dei casi non si conosce realmente quali siano le loro procedure per ‘arruolare’ personale e quali siano le loro procedure operative standard. Non è nemmeno chiaro quali siano le loro responsabilità in caso di lesioni o morte di innocenti. Addirittura in alcuni Paesi, i governi e le società per la sicurezza marittima privata sono concorrenti. Questo ad esempio è il caso dell’Italia.&lt;br /&gt;In alcuni Paesi poi, i team di sicurezza, di cui gli armatori si possono servire a pagamento, per legge possono essere forniti dai militari o da società private. Purtroppo questo, ha evidenziato anche una lacuna, ossia che alcuni Paesi, tra cui Italia e Germania, le società per la sicurezza marittima privata non sono ancora pronte. In effetti mancano dei riconoscimenti legali necessari per poter operare su navi di bandiera.&lt;br /&gt;Inoltre, esiste anche un problema giuridico legato alla presenza di uomini armati a bordo di mercantili. Alcuni Paesi nel mondo non permettono a navi con armi a bordo di entrare nelle loro acque territoriali e tantomeno di attraccare nei loro porti. Questo è il caso ad esempio dell’Eritrea, Egitto e del Sudafrica.&lt;br /&gt;Nei primi due Paesi le scorte armate a bordo delle navi commerciali sono state addirittura arrestate, detenute e giudicate per introduzione illegale di armi in quel Paese. L’episodio più recente è quello accaduto nelle scorse settimane quando le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato un tedesco e un austriaco per detenzione illegale e contrabbando di armi da fuoco. I due erano dipendenti di una società di sicurezza privata e dovevano imbarcarsi, come team di sicurezza, a bordo di una petroliera in partenza dal porto di Suez. L’episodio evidenzia le difficoltà a spostare armi e munizioni, in dotazione ai team di sicurezza, da un Paese all’altro. Le disposizioni adottate dal governo egiziano in merito sono molto ferree. Di fatto i team di sicurezza, militari o privati,  per poter attraversare il canale di Suez, dovrebbero consegnare le armi e le munizioni in dotazione ad un funzionario egiziano che dopo averle catalogate le chiuderebbe in una cassa. Armi e munizioni sarebbero poi, riconsegnate ai team di sicurezza alla fine della traversata.&lt;br /&gt;Appare difficile pensare che  una simile ‘imposizione’ possa andar bene ad un militare.&lt;br /&gt;L’Egitto non è l'unico Paese ad aver arrestato uomini dei team di sicurezza marittima, anche in Eritrea ci sono stati episodi analoghi e che hanno visto coinvolti operatori di società di sicurezza private inglesi. In Sudafrica invece, un certo numero di comandanti di mercantili sono stati arrestati per aver avuto armi sulle loro navi e non averlo segnalato.&lt;br /&gt;Molte società di sicurezza private da tempo chiedono chiarimenti su quali siano i termini che consentono loro di poter entrare armati nelle acque territoriali e nei porti dei Paesi posti sulle rotte marittime che sono minacciate dai pirati.&lt;br /&gt;Ora si sta lavorando per eliminare questo inconveniente.&lt;br /&gt;Comunque sia, quello che è chiaro è che gli armatori si mostrano, visti i risultati insoddisfacenti delle misure antipirateria finora adottate, disposti a sostenere qualsiasi costo per difendere i ‘loro’ interessi.&lt;br /&gt;Le compagnie marittime di navigazione, proprietarie dei mercantili che navigano nei mari del mondo, ritengono che il ricorso alle guardie armate a bordo sia il modo migliore per combattere il fenomeno. Gli armatori attualmente, a causa del fenomeno della pirateria marittima al largo del Corno D’Africa,  sono costretti a dover ‘sborsare’ enormi somme di denaro specie alle società di assicurazione per poter assicurare le loro navi che devono solcare le acque del ‘mare dei pirati’. Queste società fanno tutte capo ai Lloyds di Londra. Attualmente il costo di una polizza assicurativa viene contrattata dagli assicuratori con le compagnie di navigazione disciplinando i diversi casi  a seconda della tipologia del carico, del tipo di nave e della zona in cui la nave deve transitare. In questo modo si è passati dai  900 dollari al giorno, che si pagavano nel 2007, ai circa 9mila dollari che si pagano in media ai giorni nostri. In media una polizza assicurativa in grado di coprire tutti i rischi, incluso il sequestro da parte dei pirati somali, può costare dai 2mila ai 50mila dollari al giorno con un incremento sostanziale nel periodo di transito nei tratti più a rischio come il Golfo di Aden. Alla fine però, i premi assicurativi pagati sono comunque molto superiori alle cifre versate dalle compagnie assicurative come indennizzo per il sequestro di una nave. Nel 2010 pagati indennizzi per oltre 150 mln di dollari e nel 2011 al massimo saranno di 200 mln di dollari. &lt;br /&gt;Quindi si tratta di un affare vantaggioso per gli assicuratori.&lt;br /&gt;Ovviamente il vantaggio c’è anche per gli armatori che se volessero evitare di fare brutti incontri dovrebbero cambiare rotta allungando i tempi del viaggio. Un cambio che costerebbe tra i 185mila e i 300mila dollari in più a viaggio.&lt;br /&gt;In virtù di quanto detto appare evidente che per gli armatori pagare anche una sicurezza privata a bordo delle loro navi non è quindi un problema specie se questo comporta maggiori certezze del buon fine del viaggio.&lt;br /&gt;A favorire il ricorso ai team di sicurezza a bordo delle navi commerciali è subentrata anche la consapevolezza, da parte degli armatori, che i tempi del ‘fermo’ della nave catturata dai pirati si sono prolungati e quindi è subentrato un maggiore mancato guadagno a fronte di un aumento delle spese. Pertanto, agli armatori conviene più pagare un team di sicurezza, per difendere la nave e il suo equipaggio dai pirati, che vedersi invece, la stessa ‘presa’ e poi sottostare al ricatto dei predoni del mare.  Nel conteggio del costo di un sequestro si deve infatti, computare non solo la somma pagata per il riscatto, ma aggiungere ad essa anche le ‘spese accessorie’ che possono anche essere 3-4 volte superiore al riscatto pagato. In media se si pagano ai pirati 4 mln di dollari alemeno altri 15 mln sono per le spese accessorie. La compagnia assicurativa, in genere, copre solo 3 mln di dollari.&lt;br /&gt;L’idea che il ricorso ai team di sicurezza a bordo dei mercantili sia la soluzione al problema  si fonda sul fatto che finora nessuna nave con guardie armati a bordo sia stata ancora catturata.  Comunque sia, i pirati somali stanno adottando nuove strategie per poter affrontare adeguatamente questa nuova situazione. Ed è impensabile immaginare cosa possa accadere ad un operatore di una società di sicurezza imbarcato su una nave se dovesse cadere nelle mani di una delle tante gang del mare somale. Finora, ha primeggiato, tra i predoni del mare, il concetto che i marittimi ostaggi sono merce di scambio e come tale vengono trattati. Durante la prigionia sottopongono i lor prigionieri ad angherie di ogni tipo. In alcuni casi arrivano anche a servirsene come scudi umani per proteggersi da eventuali blitz militari. E’ inimmaginabile quello che potrebbero fare a chi li contrasta se cadessero nelle loro mani. Già ora i predoni del mare si rifanno sui lavoratori del mare che catturano per ‘punire’ l’impegno dei loro governi nella lotta alla pirateria. Ne sanno qualcosa i marittimi indiani. Almeno 50 di essi  sono ‘intrappolati’ in Somalia. Tra questi i 16 marittimi, parte dei membri dell’equipaggio della petroliera italiana ‘SAVINA CAYLYN’ in mano ai pirati somali dall’8 febbraio scorso. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-2572935361429359567?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/2572935361429359567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=2572935361429359567' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/2572935361429359567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/2572935361429359567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/pirateria-somala-fiorisce-lindustria.html' title='Pirateria somala: fiorisce l’industria della sicurezza marittima'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-278985992732053728</id><published>2011-11-30T16:42:00.000+01:00</published><updated>2011-12-01T16:42:42.006+01:00</updated><title type='text'>Italia-Libia: fondamentale  riaffermare l’amicizia tra i due Paesi</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La notizia che i due pescherecci siciliani, ‘Asia’ e ‘Astra’ sono in rotta verso casa non può che rallegrare gli animi.  Le due barche da pesca hanno finalmente lasciato il porto di Misurata in Libia dove erano state ‘dirottate’ e costrette ad ormeggiare sabato scorso da motovedette libiche. I pescherecci erano stati fermati mentre stavano pescando nel Golfo della Sirte a circa 40 miglia dalla costa libica. In teoria erano in acque internazionali, ma in pratica, in virtù del fatto che i libici hanno esteso unilateralmente il limite delle loro acque territoriali fino a 72 miglia dalla costa, erano in acque territoriali. La pretesa libica, che non è conforme al diritto internazionale, deriva da presunzioni risalenti a decenni indietro e adottate dal deposto regime di Gheddafi. A quanto pare però, il nuovo governo transitorio libico, subentrato nel Paese nordafricano a quello del rais,  ha adottato lo ‘stile ‘ del suo predecessore. Per cui appare chiaro che continueranno ancora i rischi per i pescatori siciliani dovuti ai contrasti tra Italia e Libia sulla sovranità delle acque del Mediterraneo nel canale di Sicilia. Per l’Italia si tratta di acque internazionali per la Libia il Golfo è una baia storica del Paese nordafricano.&lt;br /&gt;La conferma del rilascio è giunta anche dal ministero degli Esteri italiano che nell’esprimere viva soddisfazione per il rilascio dei due pescherecci in una nota ha fatto sapere:  “ La vicenda  è stata seguita sin dalle sue fasi iniziali dall’ Ambasciata e dal Consolato Generale a Tripoli che, su istruzioni del Ministro degli Esteri Terzi, ed in costante raccordo con l’ Unità di Crisi, hanno tenuto in questi giorni tutti i necessari contatti, a vari livelli, con le istituzioni libiche, allo scopo di favorire una rapida soluzione del caso. Le Autorità diplomatiche italiane in Libia hanno al contempo assicurato, in questi giorni, continua assistenza ai due equipaggi coinvolti, la cui vicenda ha visto in queste ore il suo positivo epilogo, a testimonianza degli eccellenti rapporti instaurati dall’ Italia con la nuova dirigenza libica”.&lt;br /&gt;Proprio stamani il capo della diplomazia italiana, Giulio Terzi nell’annunciare, davanti alle commissioni Esteri del Parlamento, una sua prossima visita a Tripoli aveva spiegato: “Per l'Italia resta cruciale riattivare il trattato di amicizia del 2008, una cornice unica che la Libia ha solo con noi”. Si tratta di un accordo di amicizia, partenariato e cooperazione firmato a Bengasi il 30 agosto del 2008 e ratificato dal Parlamento italiano con la legge n.7 del 6 febbraio 2009.&lt;br /&gt;Il suo testo è consultabile al seguente link:&lt;br /&gt;http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apritelecomando_wai.asp?codice=16pdl0017390&lt;br /&gt;Di fatto il documento rappresentava il definitivo accoglimento, da parte dell’Italia, delle rivendicazioni libiche per un risarcimento in denaro per i danni provocati dalla colonizzazione. Un accordo quasi storico visto che nessuno stato, almeno europeo, ha mai pagato per i danni derivati dal processo coloniale. Un trattato che a quanto pare, oggi sembra tornato fondamentale per riaffermare l’‘amicizia’ tra Italia e Libia dopo che lo scorso mese di febbraio, a causa della guerra civile scoppiata in Libia era stato sospeso. Su tutto prevale il concetto che un trattato vincola uno stato e non le persone per cui esso è ancora valido anche se i suoi protagonisti sono ‘usciti’ di scena. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-278985992732053728?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/278985992732053728/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=278985992732053728' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/278985992732053728'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/278985992732053728'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/italia-libia-fondamentale-riaffermare.html' title='Italia-Libia: fondamentale  riaffermare l’amicizia tra i due Paesi'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-8282442100913488112</id><published>2011-11-29T14:05:00.001+01:00</published><updated>2011-11-29T14:07:03.697+01:00</updated><title type='text'>Pirateria somala:  situazione critica per tutti</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Quello in corso sembra essere un periodo ‘nero’ per tutti. Pirati somali e marittimi-ostaggi non attraversano un momento buono. Prima il fermo stagionale, terminato alla metà dello scorso mese di settembre, e poi, l’aumento del ricorso a team di sicurezza a bordo delle navi, da parte degli armatori, stanno fortemente minando l’attività dei pirati somali. Si è infatti, enormemente ridotto il successo nell’assalto ai mercantili nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano da parte dei predoni del mare. Tanto è vero che anche la scorsa settimana non sono stati denunciati sequestri. Inoltre, le gang del mare stanno incontrando enormi difficoltà sulla terraferma a causa dell’aumento dell’attività di contrasto delle forze di sicurezza locali.Per questi motivi i pirati somali ora agiscono anche in maniera più ‘estrema’ nei riguardi dei marittimi loro prigionieri. Questo, non ha fatto altro che aumentare il carattere drammatic&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-ySukQ4rHZuQ/TtTY6StiggI/AAAAAAAAE7E/0xY5L4xKX3E/s1600/bandiera%2Bpirata1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 290px; height: 193px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5680403525987893762" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-ySukQ4rHZuQ/TtTY6StiggI/AAAAAAAAE7E/0xY5L4xKX3E/s320/bandiera%2Bpirata1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;o della prigionia. Quella della prigionia era già di per se un’esperienza drammatica che segna corpo, mente e anima dei marittimi e crea enormi ‘disagi’ ai loro familiari. Quest’ultimi per mesi vivono la vicenda  in maniera traumatica nella trepidante attesa di riabbracciarli sani e salvi i loro cari. Ad aggravare il tutto anche il fatto che spesso i familiari sono tenuti completamente all'oscuro di tutto dagli armatori e dai loro governi.&lt;br /&gt;A pesare anche il fatto che ultimamente sembra che i tempi di negoziazione siano rallentati di molto. Oggi la prigionia dei marittimi, membri degli equipaggi delle navi catturate dai predoni del mare, può durare minimo 7 mesi, ma ci sono casi in cui dopo oltre un anno ancora non se ne vede soluzione.&lt;br /&gt;Uno dei motivi potrebbe essere il fatto che sono sempre di meno le navi catturate dai pirati somali per cui questi, tendono a gestire in maniera più ferma le trattative per ottenere il massimo realizzo dal rilascio delle navi che hanno in mano. Di conseguenza l’aumento delle somme, richieste dai pirati somali come riscatto per rilasciare uomini e navi trattenuti nelle loro mani, e l’aumento della loro non disponibilità a trattare rallenta i tempi di negoziazione. A non favorire lo ‘scambio’ anche il fatto che l’economia mondiale vive un momento di forte recessione.&lt;br /&gt;Da uno degli ultimi rapporti sulla pirateria globale, datato 18 ottobre 2011 e diffuso dall’International Chamber of Commerce, ICC, e dall’International Maritime Bureau, IMB, viene rivelato che il 56 % degli attacchi pirati nel mondo sono stati condotti al largo della Somalia, ma  anche che gran parte di essi sono stati respinti.&lt;br /&gt;In questo periodo i pirati somali stanno ‘battendo cassa’. Dall’inizio dell’anno ad oggi sono state rilasciate, in cambio del pagamento di un riscatto, almeno 30 navi. Rilasci che hanno fruttato alle casse dei predoni del mare almeno 150 mln di dollari. Un fatto questo, che lascia credere che nel 2011 l’attività criminale dei pirati somali frutterà loro introiti che sfioreranno i 200 mln dollari. Nel 2010 il loro  ‘fatturato’ era stato di circa 120 mln di dollari. Un aumento dell’‘incasso’ che, sebbene non sia stato per loro l’anno migliore, di fronte alle crescenti difficoltà, li galvanizzerà di certo.&lt;br /&gt;Quella in atto sembra una vera e propria ‘corsa’, da parte dei predoni del mare, a volersi ‘disfare’ delle navi e dei marittimi che sono nelle loro mani. Probabilmente le vari gang del mare, che scorrazzano nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano, hanno bisogno di denaro fresco per riavviare la loro ‘attività’ e forse, anche di ‘mollare’ la preda e mettersi al sicuro. Nelle ultime settimane numerosi pirati somali sono stati infatti, uccisi o catturati. Le autorità locali, specie quelle del Puntland, stanno riscuotendo numerosi successi sul terreno contro i pirati somali. Complice di tutto ciò il fatto che sono in ‘affanno’ anche i miliziani islamici degli al Shabaab. Venuto quindi a mancare quella sorta di ‘cuscinetto’, che si era frapposto sulla terraferma tra pirati somali e forze di sicurezza locali, ora i primi subiscono le conseguenze del contrasto.&lt;br /&gt;Negli ultimi due mesi sono state condotte dalle forze di sicurezza somale e non solo, numerose operazioni contro le gang del mare sulla terraferma. In proposito, lo scorso  25 novembre le forze di sicurezza del Puntland hanno inferto un duro colpo ad una di queste gang. Con molta probabilità si trattava di quella responsabile del sequestro della MV BLIDA rilasciata recentemente. La gang è stata sgominata.&lt;br /&gt;Difficile quantificare quante navi e quanti marittimi siano trattenuti in ostaggio dai pirati somali. Si può però, fare un ipotetico conteggio che porterebbe a credere che in Somalia sono in mano ai predoni  del mare almeno 20 navi e 400 marittimi di diversa nazionalità.  Un numero quest’ultimo che comprende anche  i circa  30 marittimi, membri di equipaggio di navi e due turisti-velisti sudafricani, che non sono in mano ai pirati somali e che sono trattenuti prigionieri a terra o su altre navi catturate.&lt;br /&gt;In questi giorni poi, si è tornato a parlare della MV ORNA che i pirati somali trattengono in ostaggio dal 20 dicembre del 2010. La nave  battente bandiera di Panama e di proprietà degli Emirati Arabi Uniti, UAE, venne catturata a 400 miglia marine a nord est delle Seychelles nell’Oceano Indiano. Non essendo registrata al  UKMTO, il centro di monitoraggio della missione navale internazionale anti pirateria marittima, non è stato possibile stabilire nelle immediatezze del sequestro il numero dei marittimi membri del suo equipaggio. Successivamente si è saputo che sono 19 lavoratori del mare di diversa nazionalità, 18 siriani e un cingalese.&lt;br /&gt;I predoni del mare che li hanno in ‘custodia’ sembrano impazienti di arrivare al dunque, e dopo quasi un anno hanno ribadito la loro richiesta di riscatto. In cambio del rilascio della nave e del suo equipaggio pretendono almeno 2 mln di dollari.   Una somma questa, molto esigua rispetto al ‘listino’ odierno dei banditi del mare. Evidentemente quest’ultimi hanno intenzione di ‘chiudere la partita’. Dopo quasi un anno è anche plausibile che si arrivi a mettere la parola fine all’intera vicenda. Una volta catturata una nave questa viene dirottata verso le coste meridionali somale del Puntland, dove sono ubicati i covi pirati, qui poi, viene tenuta alla fonda in attesa che qualcuno paghi il riscatto richiesto. Durante la prigionia, si crea una situazione pesante a bordo dovuta al fatto che vi vanno a ‘vivere’, insieme ai marittimi-ostaggi, almeno 15 pirati-carcerieri.  Una promiscuità forzata che porta a situazioni estreme. I pirati somali sono persone dedite all’alcool e all’uso di sostanze stupefacenti questo, comporta, da parte loro, a compiere atti sgradevoli e a portarli a volte in conflitto tra loro. Purtroppo sembra che la situazione a bordo stia degenerando. La gang del mare che tieni in custodia nave ed uomini hanno promesso che di fronte ad un nuovo diniego della società proprietaria della nave a pagare un riscatto per ottenere il loro rilascio inizieranno ad uccidere i membri dell'equipaggio. Ancora una volta si spera che queste siano solo minacce e che i predoni del mare non facciano sul serio. Il minacciare e il costringere i marittimi ostaggi a telefonare a casa implorando i familiari di spingere a pagare il riscatto sono modalità ormai entrate nel modo di fare dei pirati e hanno lo scopo di aumentare la pressione per ottenere quello che chiedono.  Secondo le recenti testimonianze riferite dagli stessi marittimi ostaggi sulla nave le condizioni a bordo della nave panamense sono dure. Del resto è risaputo che gli ostaggi vengono trattati come animali in gabbia. I membri dell’equipaggio sono allo stremo delle forze e costretti a vivere in vergognose condizioni igieniche e sono sottoposti ad angherie di ogni tipo ea torture fisiche e psicologiche. Sembra che i pirati somali siano indispettiti anche dal modo di fare della società proprietaria della nave che a quanto pare si era detta disposta a  ‘sborsare’, per riottenere indietro nave e marittimi, il riscatto richiesto e poi, è venuta meno alla sua parola. Ora il destino dei membri dell’equipaggio della MV ORNA corre sul filo del rasoio ed è impossibile riuscire a sapere cosa possa accadere. A casa i familiari vivono una condizione di forte disagio e disperazione angosciati dal pensiero che forse rischiano di non rivedere più vivi i loro cari. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-8282442100913488112?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/8282442100913488112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=8282442100913488112' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8282442100913488112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8282442100913488112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/pirateria-somala-situazione-critica-per.html' title='Pirateria somala:  situazione critica per tutti'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ySukQ4rHZuQ/TtTY6StiggI/AAAAAAAAE7E/0xY5L4xKX3E/s72-c/bandiera%2Bpirata1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-7593165704838136438</id><published>2011-11-28T22:04:00.001+01:00</published><updated>2011-11-29T14:05:46.015+01:00</updated><title type='text'>Pirateria somala: a proposito del fenomeno</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Anche se avvenuto dopo oltre 7 mesi, il recente rilascio dei 21 marittimi della nave italiana ‘ROSALIA D’AMATO’, tra cui 6 italiani, fa ben sperare per gli altri marittimi ancora ostaggi dei pirati somali. La vicenda insegna che nonostante tutto quello che possa accadere, se le trattative sono condotte con capacità si riesce a riportare a casa i lavoratori del mare prigionieri in Somalia.&lt;br /&gt;E’ indescrivibile l’esperienza che vivono i marittimi quando cadono ‘prigionieri’ dei predoni del mare. E’ chiaro che chi cade nelle loro mani è un ostaggio e come tale viene trattato. Una terribile esperienza che segna la vita di molti di loro. Questi lavoratori del mare, mentre un tempo erano considerati ‘merce preziosa’, da mantenere in salute e in vita, oggi invece, sono anche usati come scudi umani e negli assalti ai mercantili, utilizzandoli insieme alle loro navi per lanciare all’arrembaggio i barchini pirati. Un fatto questo che denota quanto i pirati somali stiano rincorrendo sempre di più a forme diverse di violenza sia negli assalti sia nel trattare gli equipaggi catturati. Un aumento della violenza che ha portato ad un aumento delle vittime tra i marittimi equipaggi delle navi assaltate e catturate e tra gli stessi predoni del mare. Nel primi 10 mesi del 2011 sono già rimasti uccisi almeno 60 pirati e almeno 4 marittimi.&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-XSOmdS-Z_Ls/TtTYj7COo4I/AAAAAAAAE64/_Y0Nm6DNPZA/s1600/bandiera%2Bpirata1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 290px; height: 193px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5680403141675099010" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-XSOmdS-Z_Ls/TtTYj7COo4I/AAAAAAAAE64/_Y0Nm6DNPZA/s320/bandiera%2Bpirata1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sono diverse centinaia i marittimi ancora trattenuti in ostaggio dai pirati somali insieme alle navi di cui erano i membri degli equipaggi. Questi marittimi sono tutti stranieri e di nazionalità diverse. Solo il 10 per cento di essi provengono da Paesi OCSE, gli altri da Paesi come India, Ghana, Sudan, Pakistan, Filippine, Yemen, Sri Lanka e tanti altri. Di fatto rappresentano la marineria mondiale.&lt;br /&gt;Non ci sono però, tra essi, marittimi somali ne sono state mai catturate navi somale. Un dato di fatto questo, che fa pensare ad una sorta di immunità per le navi battenti il vessillo somalo.&lt;br /&gt;L'equipaggio di una nave catturata, che viene preso in ostaggio, ha per i pirati somali un valore fondamentale: quello molto venale di valere un mucchio di bei bigliettoni verdi. Per intenderci quelli pagati come riscatto per ottenere il loro rilascio. Riscatti che variano a secondo del tipo di nave e della nazionalità. Statisticamente la cifra in media pagata come contropartita per un mercantile è di 6 mln di dollari, mentre quella per una petroliera si aggira intorno ai 9 mln di dollari. Una contropartita a cui finora i pirati somali hanno mai rinunciato, anche a costo di trattenere in ostaggio nave e marittimi per mesi.&lt;br /&gt;Nella totalità dei casi, a pagare sono l’armatore oppure il governo del Paese di provenienza di nave e marittimi.&lt;br /&gt;A dispetto di quello che si potrebbe essere portati a pensare, sono le banche a svolgere un ruolo centrale all'interno del processo che riguarda il pagamento del riscatto. E’ impensabile credere che senza l’aiuto delle banche sia possibile raccogliere la ‘montagna’ di dollari che servono a pagare i riscatti. I pirati somali infatti, non accettano carte di credito ne Travele’s Cheque, ma solo contanti. Di recente però, si assiste, in questo ambito, ad una sorta di fenomeno di obiezione nel senso che alcune banche, per motivi etici e morali, si sono rifiutate di collaborare nel mettere insieme la somma richiesta dai sequestratori.&lt;br /&gt;Attualmente in mano ai pirati somali vi è ancora una nave italiana, la petroliera ‘SAVINA CAYLYN’, e  altri 5 marittimi di nazionalità italiana.&lt;br /&gt;In Italia l'informazione fornita dai media nazionali sul fenomeno della pirateria marittima al largo della Somalia è stata finora piuttosto selettiva e a tempo. A volte addirittura sbagliando tempi e modi di parlarne. Ancor peggio quando la ‘gestione’ dell’argomento è stata affidata a redattori a ‘digiuno’ del fenomeno e quindi è immaginabile il pastrocchio che ne è uscito fuori.  Un esempio reale è la miriade di news pubblicate negli ultimi giorni relativi al rilascio della ‘MV ROSALIA D’AMATO’. Un ‘informe’ ammasso omogeneo di notizie.&lt;br /&gt;Purtroppo in Italia funziona in questo modo.&lt;br /&gt;Una delle discussione più ricorrente, negli ultimi tempi, è se sia o meno legittimo pagare i riscatti ai pirati somali.&lt;br /&gt;Finora la maggiore opposizione al pagamento dei riscatti è venuta dai governi dei Paesi coinvolti. Da sempre  però, a schierarsi contro è soprattutto l’ONU. Per l’organizzazione del Palazzo di Vetro pagare i riscatti ai pirati somali violerebbe le leggi internazionali contro la pirateria marittima.&lt;br /&gt;Su tutto però, prevale il concetto che è meglio il tacito consenso al pagamento del riscatto piuttosto che rischiare nave, marittimi e carico. In verità, a spingere verso il pagamento è anche il fatto che le polizze assicurative, nella gran parte dei casi, coprono dalla pirateria, ma escludono la  perdita totale della nave. Per cui, nessuno rischia e si preferisce cedere al ricatto.&lt;br /&gt;Comunque sia l’ONU, per mettere un po’ d’ordine, lo scorso anno ha adottato una risoluzione che obbliga tutti gli Stati, senza esclusioni, a non alimentare, con il pagamento dei riscatti, la pirateria marittima che la stessa organizzazione internazionale ha definito una grave forma di crimine internazionale e criminali quelli che lo compiono&lt;br /&gt;In base a quanto detto è da ritenere che il possibile sequestro di una nave è visto da molti armatori al pari di un qualsiasi altro rischio d'impresa. Questi, a causa del fenomeno, da anni, e in particolare negli ultimi tre, si sono visti costretti a dover ‘sborsare’ enormi somme di denaro che hanno contribuito a far lievitare soprattutto i costi di spedizione. Ad incidere fortemente su questi costi, a contrario di quanto si potrebbe essere portati a credere, non sono però, i riscatti, che si aggirano sui 150-200 Mln di dollari pagati in un anno, ma i costi per poter assicurare le navi che devono solcare il ‘mare dei pirati’.&lt;br /&gt;Attualmente il costo di una polizza assicurativa viene contrattata dagli assicuratori con le compagnie di navigazione disciplinando i diversi casi  a seconda della tipologia del carico, del tipo di nave e della zona in cui la nave deve transitare. In questo modo si è passati dai  900 dollari al giorno, che si pagavano nel 2007, ai circa 9mila dollari che si pagano in media ai giorni nostri.&lt;br /&gt;In media una polizza assicurativa in grado di coprire tutti i rischi, incluso il sequestro da parte dei pirati somali, può costare dai 2mila ai 50mila dollari al giorno con un incremento sostanziale nel periodo di transito nei tratti più a rischio come il Golfo di Aden.&lt;br /&gt;Il fenomeno della pirateria marittima al largo della Somalia ha visto la sua ‘esplosione’ nel 2008. Un mare ben presto ribattezzato ‘il mare dei pirati’ dove in meno di tre anni le gang del mare che vi operano sono riuscite a mettere in scacco la comunità internazionale arrivando ad assaltare le stesse navi da guerra che sono stati inviate a contrastarli. Ora i moderni filibustieri somali si stanno organizzando in gruppi più forti e numerosi anche  per ‘contrastare’ le guardie armate, private o militari, che sempre più spesso si stanno imbarcando a bordo dei mercantili e pescherecci.&lt;br /&gt;Quello del ricorso ad uomini armati a bordo di navi commerciali è stato per molto tempo motivo di dibattito. Dividendo in due, favorevoli e contrari, i partecipanti alla discussione. Soprattutto si temeva che il ricorso ad uomini armati a bordo dei mercantili potesse alimentare la violenza nel corso degli assalti da parte dei predoni del mare. Per ora non è accaduto nulla di tutto questo. Di recente di fronte agli ottimi risultati che si stanno ottenendo contrapponendo ‘alle armi le armi’ e davanti all’ormai certo fallimento degli sforzi della comunità internazionale di contrastare e risolvere il problema, il fronte dei ‘NO’ si è molto assottigliato.&lt;br /&gt;In questi giorni la Grecia ha deciso di consentire l’imbarco di guardie armate a bordo dei mercantili greci per respingere gli attacchi dei pirati somali. La nuova normativa consentirà il ricorso a sei guardie private per nave e per un massimo di sei mesi. Il  mese scorso anche la Gran Bretagna aveva fatto lo stesso annuncio. Dopo Francia, Spagna e Italia, con queste due new entry, si allunga l’elenco dei Paesi dell’Ue che sono ricorsi a team di sicurezza armati imbarcati a bordo di  navi commerciali per la loro difesa.&lt;br /&gt;Lo scorso mese di febbraio, l'International Chamber of Shipping, ICS, aveva denunciato le grandi difficoltà  che si incontrano ancora in materia di appalti e attracco nei porti delle navi che dispongono di armi a bordo. E’ questo infatti, uno dei principali ostacoli al ricorso generalizzato di guardie armate a bordo di mercantili per la loro difesa, Sono tanti i Paesi che infatti, vietato l’attracco nei loro porti  di navi commerciali con armi a bordo.&lt;br /&gt;Un episodio accaduto nelle scorse settimane alimenterà ulteriormente la discussione. Le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato un tedesco e un austriaco per detenzione illegale e contrabbando di armi da fuoco. I due, dipendenti di una società privata di sicurezza, sono stati arrestati per aver introdotto illegalmente nel Paese 4 fucili di precisione e 200 munizioni. Entrambi erano giunti al Cairo in volo da Monaco e si erano poi, recati al porto egiziano di Suez per imbarcarsi come team  di sicurezza a bordo di una petroliera. L’episodio evidenzia le difficoltà a spostare armi e munizioni, in dotazione ai team di sicurezza, da un Paese all’altro. Le disposizioni adottate dal governo egiziano in merito sono molto ferree. Di fatto i team di sicurezza, militari o privati,  per poter attraversare il canale di Suez, dovrebbero consegnare le armi e le munizioni in dotazione ad un funzionario egiziano che dopo averle catalogate le chiuderebbe in una cassa. Armi e munizioni sarebbero poi, riconsegnate ai team di sicurezza alla fine della traversata. Appare difficile pensare che  una simile ‘imposizione’ possa andar bene ad un militare. Finora non è dato sapere se la direttiva sia stata applicata o meno, ma l’episodio accaduto porta a pensare che lo sia stata.&lt;br /&gt;Gli assalti dei pirati somali rischiano di avere pesanti ripercussioni sulle forniture di greggio a livello internazionale.  Essi infatti, insidiano le vie marittime attraverso cui transitano la gran parte delle forniture energetiche mondiali e buona parte del commercio marittimo tra Asia ed Europa.&lt;br /&gt;Un rischio reso molto concreto dopo gli ultimi colpi messi a segno dai moderni filibustieri con la cattura di due superpetroliere, l'italiana ‘Savina Caylyn’ e la greca ‘SL Irene’. Entrambe trasportavano un grosso quantitativo di greggio. Per meglio rendere l’idea, il carico della nave greca era pari al 20 per cento delle importazioni giornaliere di greggio degli Stati Uniti.&lt;br /&gt;Nel frattempo, mentre la comunità internazionale si ‘affanna’ a cercare di rendere sicure le acque dell’Oceano Indiano e del mare del Corno d'Africa i predoni del continuano a scorazzare indistrurbati in lungo e in largo nel ‘mare dei pirati’. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-7593165704838136438?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/7593165704838136438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=7593165704838136438' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7593165704838136438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7593165704838136438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/pirateria-somala-proposito-del-fenomeno.html' title='Pirateria somala: a proposito del fenomeno'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-XSOmdS-Z_Ls/TtTYj7COo4I/AAAAAAAAE64/_Y0Nm6DNPZA/s72-c/bandiera%2Bpirata1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-8331321854573911786</id><published>2011-11-27T13:16:00.001+01:00</published><updated>2011-11-27T13:18:01.200+01:00</updated><title type='text'>Libia-Italia: continua la ‘guerra del mare’</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Due barche da pesca italiane sono state 'sequestrate' dalle autorità libiche mentre svolgevano attività di pesca nel Mediterraneo, in particolare nel Golfo della Sirte. Ci risiamo. La ‘tregua’ è finita. Si ritorna a respirare un clima di tensione nel Mediterraneo. A quanto pare il governo transitorio libico mantiene in vigore le vecchie leggi emanate dal regime di Gheddafi. Nel caso specifico almeno quella che estendeva unilateralmente il limite delle acque territoriali libiche fino a 72 miglia. Secondo i libici, le 2 &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-62N_WrYATMI/TtIqXCzZBWI/AAAAAAAAE6s/ZVqFfDVdCsg/s1600/GOlfo%2Bdella%2Bsirte.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 240px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5679648655445394786" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-62N_WrYATMI/TtIqXCzZBWI/AAAAAAAAE6s/ZVqFfDVdCsg/s320/GOlfo%2Bdella%2Bsirte.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;barche da pesca italiane, si trovavano all’interno di queste acque territoriali e della riserva di pesca istituita dal precedente governo libico.&lt;br /&gt;Un episodio questo, che si verifica a pochi giorni dalla soluzione di un altro caso. Quello del peschereccio italiano sempre di Mazara del Vallo, ‘Twenty Two’ con 10 membri di equipaggio. La nave da pesca era stata rilasciata dopo che era rimasta ferma, per 4 giorni, nel porto di Tripoli dopo essere stata ‘sequestrata’ da una motovedetta libica a 35 miglia dalle coste del Paese nordafricano. Di fatto il primo ‘incidente’ dopo la caduta del regime del rais.&lt;br /&gt;I due pescherecci italiani ‘sequestrati sono l''Asia' e l''Astra'. Le due barche appartengono rispettivamente alle flotte da pesca siciliane, di Mazara del Vallo e di Siracusa. A bordo del primo ci sono 5 marittimi, tutti italiani, mentre a bordo del secondo ci sono invece, 7 membri dell'equipaggio, 3 tunisini e 4 italiani. Secondo fonti della Capitanerie di porto c’è stato un breve contatto radio, mentre era in corso l’abbordaggio da parete dei militati libici, con il comandante di una delle due imbarcazioni che ha raccontato che si erano accostate motovedette libiche. L’intercettazione sarebbe avvenuta a circa 40 miglia da Misurata dove poi, sembra che le due navi da pesca siano state ‘invitate’ a dirigersi. Questa  azione, come le precedenti, ha di certo un solo scopo, quello di essere un monito a non violare i confini libici. Lo era per Gheddafi lo è ora per il governo transitorio libico. Come si dice: ”cambiano i musicisti, ma non cambia la musica”. La decennale ‘guerra del mare’ tra Italia e Libia quindi continua. Una ‘guerra’ che si combatte nel Mediterraneo principalmente tra i due Paesi, ma che riguarda tanti altri. La Libia ha ‘tracciato’ unilateralmente un’ideale linea con cui ha chiuso il Golfo della Sirte. Questo, però, non è conforme al diritto internazionale e deriva da pretese libiche, risalenti a decenni indietro, di considerare questo Golfo come baia storica del Paese nordafricano. La verità è che tale area è ricca di pesce e di petrolio. L'Italia come anche altri Paesi del Mediterraneo e gli USA, ha da sempre dichiarato di non riconoscere la validità di questa linea. In nome della libertà di navigazione, di proposito, più volte, navi da guerra, specie statunitensi, sono entrate nel Golfo. La soluzione però al problema non può essere militare, ma diplomatica. In passato trattati di amicizia e di pesca però, non sono stati la soluzione al problema. Ora si sperava che con l’avvento del nuovo governo libico, dopo la caduta del regime del colonello Muammar Gheddafi, fosse tutto almeno in parte risolto. Ed invece, la storia continua. Ancora una volta si torna a parlare di pescherecci italiani oggetto di azioni violente da parte di motovedette libiche. Purtroppo sono le barche da pesca italiane, specie quelle che partono dalla Sicilia, a doversi spingere a sud e nel farlo incorrono nel  rischio di imbattersi nelle motovedette libiche che a quanto pare hanno ancora l’ordine di ‘bloccare gli intrusi’. L’esempio più eclatante di questa ‘guerra’, che per fortuna è per ora, senza vittime, è l’episodio accaduto il 13 settembre del 2010 quando una motovedetta libica sparò colpi di mitraglia ad altezza d'uomo contro un peschereccio di Mazara del Vallo, l'Ariete. Ironia della sorte quella motovedetta faceva parte di un gruppo di unità consegnate dall’Italia alla Libia per pattugliare il mare in funzione anti immigrati. Per questo motivo ne scoppiò anche una polemica risoltasi con un nulla di fatto.&lt;br /&gt;In verità la Libia, quella del rais, ha da sempre usato la politica dei sequestri per porre pressione e ottenere importanti riconoscimenti economici e politici. Ed è quello che sta avvenendo anche in queste settimane. A quanto pare la politica, quella violenta basata sul ricatto, è fatta loro anche dal nuovo governo libico.&lt;br /&gt;Forse è giunto il momento di dire basta. L'Italia e gli altri Paesi del Mediterraneo non possono più accettare ulteriori atti del genere specie se sono compiuti da un governo che si dice democratico come lo è quello di transizione libico. Questi attacchi violenti, che le motovedette libiche ripetutamente compiono ai danni di indifesi lavoratori del mare, che stanno li per cercare di guadagnare quel poco da permette loro di mantenere le proprie famiglie, deve cessare. Lo sanno tutti che il sequestro dei pescherecci italiani da parte dei libici è privo di basi legali in quanto discende dalla dichiarazione unilaterale di Gheddafi che violano le leggi internazionali. Se il governo di transizione libico le fa sue allora vuol dire che è peggio del suo predecessore.&lt;br /&gt;La Farnesina attraverso una nota ha fatto sapere che su istruzioni del Ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata la rappresentanza diplomatica a Tripoli ha immediatamente preso contatto ad adeguato livello con i competenti interlocutori libici al fine di promuovere la positiva soluzione della vicenda. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-8331321854573911786?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/8331321854573911786/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=8331321854573911786' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8331321854573911786'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/8331321854573911786'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/libia-italia-continua-la-guerra-del.html' title='Libia-Italia: continua la ‘guerra del mare’'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-62N_WrYATMI/TtIqXCzZBWI/AAAAAAAAE6s/ZVqFfDVdCsg/s72-c/GOlfo%2Bdella%2Bsirte.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-7862838655124966122</id><published>2011-11-26T17:55:00.000+01:00</published><updated>2011-11-26T18:58:18.117+01:00</updated><title type='text'>Napoli: 'Mo' vene Natale' al Teatro Trianon</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dal 4 dicembre 2011 e fino al 3 gennaio 2012 il teatro Trianon di Napoli propone al suo pubblico 3 appuntamenti. Si tratta di &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-rJK4-TFoUng/TtEohOvam9I/AAAAAAAAE6U/x1ntwU2JbL0/s1600/DSCN0774.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 240px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5679365156448672722" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-rJK4-TFoUng/TtEohOvam9I/AAAAAAAAE6U/x1ntwU2JbL0/s320/DSCN0774.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;un concerto, 'Passione Tour, Il Concerto', un musical, 'Aria di Napoli' e una commedia musicale, 'La cantata dei pastori'.&lt;br /&gt;Il 25 novembre scorso nella prestigiosa sede dello storico teatro partenopeo, l’unico dedicato alla canzone e alla musica napoletana, è stato presentato alla stampa il cartellone della rassegna teatrale. Una rassegna dal significativo titolo: 'Mo' vene Natale' con cui il teatro Trianon di Napoli ci riprova dopo un periodo di crisi seguito da alternanti vicissitudini che lo hanno portato quasi sull’orlo della chiusura. Dall’aprile del 2006 il teatro è diventa pubblico, retto da una società, la  ‘TRIANON VIVIANI SPA’ partecipata da Regione Campania e Provincia di Napoli. Ora l’attesa è tutta protesa verso la nascita della fondazione che dovrebbe favorire il passaggio poi, al nuovo status del teatro in  casa stabile della canzone e della musica napoletana.&lt;br /&gt;Sul palco per la presentazione Luigi Rispoli, Lucio d’Alessandro, Marino Niola, Pasquale Scialò, Peppe Barra e con il valido ausilio di Paolo Animato, ufficio stampa Trianon.&lt;br /&gt;La ripresa dell'attività dello storico teatro di piazza Vincenzo Calenda, nel cuore del rione Forcella di Napoli, coincide anche con l’anno dei festeggiamenti per il suo centenario. Fu infatti nel 1911 che Vincenzo Scarpetta lo inaugurò con ‘Miseria e nobiltà’.&lt;br /&gt;Non a caso la rassegna inizia con  'Passione Tour, Il Concerto' dal 4 all’11 dicembre. Lo spettacolo è tratto da Passione, il film di John Turturro che è un viaggio intrigante nella canzone napoletana e che subito ne ha decretato il successo. Dopo il debutto estivo e il successo come spettacolo della scorsa estate napoletana, grazie al Trianon Passione entra anche in teatro prima di partire per un tour internazionale. Lo spettacolo ideato da Federico Vacalebre si avvale della travolgente performance dal vivo di Peppe Barra, M'Barka Ben Taleb, James Senese, Gennaro Cosmo Parlato, Pietra Montecorvino, Raiz &amp;amp; Almamegretta, Misia, Antonio Fraioli e Monica Pinto.  Il tutto accompagnato da una sfavillante ‘all neapolitan star band’ diretta da Luigi De Rienzo. Di fatto sarà questa la prima tappa del tour internazionale dello spettacolo.&lt;br /&gt;Dal 16 al 18 dicembre andrà poi, in scena ‘Aria di Napoli’, un musical prodotto da Teatro Più in collaborazione con il Trianon.  Si tratta di un spettacolo che  propone al pubblico un'antologia delle più celebri melodie nate all'ombra del Vesuvio. Lanciato quest’anno sta dando non poche soddisfazioni per il successo che sta riscuotendo. La regia è di Massimo Abbate, che ne è anche l'autore insieme con Rino Alfieri.&lt;br /&gt;Dal 25 dicembre poi, con ‘La cantata dei pastori’ ancora Peppe Barra con  la più classica delle rappresentazioni natalizie. Si tratta di una produzione storica del Teatro Trianon. Proprio per ‘raccontarla’ Peppe Barra era presente alla conferenza stampa. Il noto uomo di teatro ha spiegato che la commedia musicale che presenterà al pubblico sarà una versione rivisitata dell'opera di Andrea Perrucci pubblicata alla fine del 1600 con il titolo: Il Vero Lume tra l’Ombre, ovvero la Spelonca Arricchita per la Nascita del Verbo Umanato.&lt;br /&gt;L’artista ci ha tenuto a sottolineare che la cantata è stata nel tempo continuamente rimaneggiata. Spiegando che non è possibile dire quante versioni diverse e rifacimenti abbia avuto quest’opera, ma che ogni volta che lui la rappresenta è sempre una versione con qualcosa di diverso. La prima cantata venne rappresentata al teatro Mediterraneo nel 1974 riscoperta da Roberto De Simone. Lo stesso De Simone la rimaneggiò 4 anni dopo.&lt;br /&gt;Un’opera dalle due componenti, quella sacra e quella profana, e fatta da più strati di linguaggi. Si tratta della storia che narra le vicissitudini di Maria e Giuseppe nel loro viaggio verso Betlemme, insidiati dai Diavoli che vogliono impedire la nascita del Messia. Sullo sfondo le figure dello scrivano Razzullo, una sorta di Felice Sciosciammocca d'altri tempi, personaggio del tutto estraneo all’impianto sacro de&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-fTyjwGOqny8/TtEohQU6BaI/AAAAAAAAE6k/39iqhc_gU5E/s1600/DSCN0812.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 240px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5679365156874356130" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-fTyjwGOqny8/TtEohQU6BaI/AAAAAAAAE6k/39iqhc_gU5E/s320/DSCN0812.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;ll’opera e inserito successivamente come anche il barbiere matto Sarchiapone.&lt;br /&gt;Il primo Sarchiapone, ha ricordato l’illustre artista, è stata la mamma Concetta Barra. Una ‘chicca’ poi, come l’ha definita lo stesso Barra, le scene che saranno utilizzate sono le vecchie scene del Trianon, dei capolavori come ci ha tenuto a sottolineare l’illustre attore e cantante aggiungendo che per capire ‘La cantata dei pastori’ prima la si deve leggere e poi guardarla. Il testo originale della commedia come tutta la produzione teatrale sacra del’600, secolo del barocco, fu copiosa e pesantemente influenzata dal rigore religioso instaurato con la controriforma. Gli autori dei testi erano, di solito, intellettuali ecclesiastici spesso appartenenti alla Compagnia di Gesù, che usavano un linguaggio dotto e arcadico, per cui le loro opere risultavano comprensibili solo agli spettatori appartenenti alla società colta. Il progetto politico-teatrale dei Gesuiti venne pertanto modificato, allo scopo di attrarre anche le masse popolari, con l’inclusione di maschere e personaggi comici che parlavano il linguaggio del popolo. Nel corso dell’incontro Peppe Barra ha dato anche dimostrazione della sua bravura artistica cimentandosi in un duetto con lo scrivano Razzullo.&lt;br /&gt;Quella di Peppe Barra è stata una lezione-spettacolo dedicata alla tradizione popolare napoletana tra musica e teatro. Un ‘evento’ che nasce dalla collaborazione tra il teatro e gli studenti della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Un partenariato che riguarda il corso di laurea triennale in Scienze della Comunicazione e il corso di laurea magistrale in Imprenditoria e Creatività per cinema, teatro e televisione. Il tutto rientra sempre nel disegno che vede il cambiare lo status del teatro in casa stabile della canzone e della musica napoletana.&lt;br /&gt;'Passione Tour, Il Concerto' e ‘la Cantata dei Pastori’  saranno infatti, oggetto di incontri con gli studenti, nel corso dei quali gli spettacoli saranno esaminati non solo nei loro aspetti creativi e di contesto storico-culturale, ma anche come opportunità produttiva nel mercato del turismo e del tempo libero.&lt;br /&gt;Dopo quello con Peppe Barra del 25 novembre il prossimo si terrà giovedì primo dicembre a cura di Alfredo d’Agnese e Gabriella Paci con Raiz  e  Passione tour con Lucio d’Alessandro , Francesco Durante e Pasquale Scialò.&lt;br /&gt;Altra novità emersa nel corso della conferenza stampa è il fatto che al Teatro Trianon, da domenica 4 dicembre e fino al giorno 11 dicembre, e quindi in concomitanza con Passione tour,  è stata allestita  una mostra fotografica 'Napoli cover’. Storie e protagonisti del sound partenopeo nelle immagini di Pino Miraglia. Si tratta di un vero e proprio viaggio nella nuova Napoli musicale che, dalla fine degli anni Sessanta ad oggi, ha saputo sempre distinguersi e innovarsi nel panorama italiano e internazionale. Si tratta di fatto di una galleria di protagonisti partenopei, troviamo artisti che ancora oggi rappresentano fonte di novità e freschezza musicale, in Italia e non solo, come Edoardo Bennato, Eugenio Bennato, Pino Daniele, James Senese, Teresa De Sio, Peppe Barra, Roberto De Simone, Lino Cannavacciuolo, Pietra Montecorvino, Lina Sastri, Osanna, Jenny Sorrenti, Daniele Sepe, Enzo Avitabile, Marcello Colasurdo. E non finisce qui! La mostra anticipa un più ampio progetto editoriale di prossima pubblicazione.&lt;br /&gt;Per info:&lt;br /&gt;Teatro Trianon&lt;br /&gt;Piazza Vincenzo Calenda, 9 – 80139 Napoli – 081 225 82 85 –&lt;br /&gt;email: trianon@teatrotrianon.org &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-7862838655124966122?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/7862838655124966122/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=7862838655124966122' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7862838655124966122'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7862838655124966122'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/napoli-mo-vene-natale-al-teatro-trianon.html' title='Napoli: &apos;Mo&apos; vene Natale&apos; al Teatro Trianon'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-rJK4-TFoUng/TtEohOvam9I/AAAAAAAAE6U/x1ntwU2JbL0/s72-c/DSCN0774.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-6325480465916782557</id><published>2011-11-25T18:10:00.000+01:00</published><updated>2011-11-25T18:11:19.765+01:00</updated><title type='text'>Pirateria marittima: liberi i marittimi della Rosalia D’Amato</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;SIAMO LIBERI! E’ il grido che avranno lanciato, con tutto il fiato che avevano in corpo, i marittimi della ‘Rosalia D’Amato’ quando hanno capito che la loro prigionia era finalmente finita. Ventuno uomini, 6 italiani e 15 filippini, che sono praticamente tornati alla vita. Le loro esistenze si erano ‘fermate’ quando 7 mesi e 4 giorni fa, era il 21 aprile, la loro nave venne catturata dai pirati somali. Per tutto questo tempo hanno vissuto di speranza. La speranza di poter ritornare a ‘vivere’ e riabbracciare i loro cari. Oggi quella speranza è diventata realtà. Il loro sogno si è realizzato come pure sono state esaudite le preghiere dei loro familiari.&lt;br /&gt;Nel momento in cui si è saputo del loro rilascio il primo pensiero è andato però, anche a Giuseppe, Crescenzo, Gianmaria, Antonio ed Eugenio. Sono i 5 marittimi italiani che insieme ad altri 16 marittimi di nazionalità indiana sono prigionieri da oltre 9 mesi in Somalia a bordo della petroliera italiana ‘Savina Cayalyn’. D’ora in poi le preghiere di tutti saranno solo per loro che sono ancora lì a vivere il dramma della prigionia.&lt;br /&gt;La notizia del rilascio della ‘Rosalia D’Amato’ e del suo equipaggio, lanciato alle ore 15 italiane, prima di tutti, da ‘Liberoreporter’, ha subito fatto il giro poi, di tutte le redazioni che si sono, come sempre, affrettate, a modo loro, a riportarla. Ovviamente la fretta ha comportato errori e omissioni da parte di chi ha riportato la notizia lanciata in anteprima nazionale da ‘Liberoreporter’. Una notizia che il portale di informazione on line ha anche corredato con la registrazione dell’audio della telefonata intercorsa con il comandante Orazio Lanza che in diretta confermava il rilascio della sua nave e dei suoi uomini.&lt;br /&gt;Quando la ‘Rosalia D’Amato’, nave battente il tricolore, e quindi un pezzo di territorio italiano, venne ‘presa’ da una delle tante gang del mare che spadroneggiano nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano, una sensazione di forte angoscia prevalse negli animi di tutti. Quell’angoscia ora ha lasciato lo spazio alla contentezza e alle lacrime, ma di gioia. &lt;br /&gt;Il pensiero che due navi italiane e 11 marittimi italiani erano trattenuti in ostaggio in Somalia era il cruccio che non dava pace a tanti. Almeno ora, il sapere che Gennaro, Vincenzo, Giuseppe, Pasquale, Orazio e Antonio, i 6 marittimi italiani della ‘Rosalia D’Amato’ e gli altri 15 di nazionalità filippina potranno presto riabbracciare i loro cari a casa e trascorrere un gioioso Natale ha fatto tornare a sorridere anche se è un sorriso smorzato dal sapere che gli altri 21 della ‘Savina Caylyn’ sono ancora prigionieri in Somalia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-6325480465916782557?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/6325480465916782557/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=6325480465916782557' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/6325480465916782557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/6325480465916782557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/pirateria-marittima-liberi-i-marittimi.html' title='Pirateria marittima: liberi i marittimi della Rosalia D’Amato'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-1099589736903967792</id><published>2011-11-24T16:51:00.001+01:00</published><updated>2011-11-24T16:51:58.778+01:00</updated><title type='text'>Egitto:  il popolo non molla!</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;In Egitto continua a persistere una situazione di caos. Un disordine che regna prettamente per le strade della capitale del Cairo e in particolare in piazza Tahrir l’epicentro della protesta e simbolo della rivolta anti-Mubarak scoppiata lo scorso gennaio. A fronteggiare questi disordini sono stati inviati buona parte delle forze di polizia e dell'esercito del Paese Medio Orientale. Si tratta di scontri che, dopo essere scoppiati al Cairo, lo scorso venerdì, si sono poi, allargati in tutto l’Egitto. Per il settimo giorno consecutivo il popolo continua anche oggi a manifestare contro i militari e a chiedere le dimissioni del Consiglio supremo delle forze armate, Csfa. Soprattutto chiede che il previsto passaggio del potere dai militari ai civili eletti avvenga nel più breve tempo possibile. Secondo il calendario, predisposto dai militari, il passaggio dovrebbe avvenire entro la fine del 2012. Il processo elettorale egiziano prevede infatti, che nell'arco di 4 mesi si svolgano tornate elettorali per eleggere il Parlamento e poi nel giugno 2012 le elezioni presidenziali.&lt;br /&gt;Intanto, il governo del Paese è retto solo dai generali dopo che lo scorso lunedì l’autorità civile rappresentata dall'esecutivo del premier Sharaf  ha rassegnato le proprie dimissioni di fronte alle proteste e scontri scoppiati al Cairo. “Lasciare il potere significherebbe tradire il popolo egiziano”, ha affermato il generale Moukhtar el-Moullah, componente Csfa, durante una conferenza stampa al Cairo. Il segnale questo, che i militari non intendono lasciare il potere come il popolo invece, chiede.&lt;br /&gt;E mentre la comunità internazionale, ONU in testa, esprime forte preoccupazione e chiede un'inchiesta indipendente sull'eccessivo uso della forza da parte delle forze di sicurezza egiziane, i manifestanti continuano a presidiare Piazza Tahrir. Qui, migliaia di persone hanno trascorso ancora una notte sotto le stelle a difendere la democrazia conquistata con il sangue e la rabbia. Una notte durante la quale i manifestanti e le forze dell'ordine hanno raggiunto una tregua per mettere fine alle violenze. Brutali violenze che hanno provocato 38 morti e almeno 2mila feriti. Purtroppo almeno la metà dei feriti sono stati curati in ospedali improvvisati sul posto. Testimonianza questa, che si è impedito in qualche modo l’assistenza sanitaria dei feriti. Proprio oggi si è saputo che i militari hanno annunciato che forniranno assistenza alle famiglie delle vittime e aiuto ai feriti. A questo proposito hanno promesso di installare un ospedale altamente equipaggiato proprio in piazza Tahrir. Per i militari allo scopo di fornire cure mediche necessarie a tutti coloro che si trovano nella piazza. Per i manifestanti questa iniziativa significa di fatto aprire la piazza ai militari che finora ne sono restati ai margini.&lt;br /&gt;Nel frattempo, i militari continuano a tessere le trame della loro ‘rete’.&lt;br /&gt;Mentre, da un lato il Csfa rivolge un appello per metter fine alle violenze contro i manifestanti riuniti a piazza Tahrir, al Cairo, e in altre città del Paese e ha chiesto scusa pubblicamente per i morti durante gli scontri e l'immediato rilascio dei manifestanti arrestati sabato e nei giorni successivi. “L'interesse del Paese viene prima di ogni cosa e il Consiglio supremo delle forze armate è pronto a tornare i soldati nelle caserme, è quanto ha affermato il maggiore generale Mukhtar al-Mulla, uno dei membri del Consiglio. Dall’altro si registrano ancora azioni repressive contro i manifestanti.&lt;br /&gt;A gettare benzina sul fuoco è stato poi, l’annuncio fatto in mattinata della conferma che nonostante tutto lunedì prossimo in Egitto si vota per eleggere l'Assemblea del Popolo, la Camera bassa del Parlamento. Da ieri già si sta votando nelle ambasciate all’Estero. Operazioni di voto che proseguiranno fino a sabato prossimo. L’annuncio è giunto dopo che in mattinata si erano invece, diffuse voci di un possibile rinvio del voto come chiesto da più parti. I militari in proposito hanno fatto sapere che: “Tenere le elezioni come previsto è il modo migliore per aiutare il Paese in questi tempi difficili”.&lt;br /&gt;Molti dei candidati delle 5 coalizioni politiche che si contendono i seggi al Parlamento egiziano, anche essi propensi a posticipare il primo turno delle elezioni in programma per lunedì prossimo, hanno sospeso la campagna elettorale in segno di solidarietà con i manifestanti. Tra quelli che invece, difendono la necessità di andare subito al voto ritenendolo come il primo passo verso la nascita di una vera democrazia in Egitto vi sono i Fratelli Musulmani egiziani. Questi, in risposta alle critiche ricevute in questi giorni, hanno fatto sapere che un'eventuale loro partecipazione alle proteste rischierebbe di creare una escalation di violenza e vandalismo nel Paese.&lt;br /&gt;Ovviamente, con il vento che tira, è immaginabile cosa possa accadere lunedì. Di certo è a rischio la sicurezza, come il ministro dell'Interno uscente Mansour El Essawy ha sottolineato, ma anche la regolarità del voto, in quanti si recheranno ai seggi? In riferimento ai timori espressi dal ministro degli Interni, il maggiore generale al-Mulla ha affermato che: “aiuteremo il ministero dell'Interno per assicurare la sicurezza delle elezioni”. Parole che vogliono significare solo una cosa. Nei seggi e nelle strade delle città egiziane il 28 novembre ci saranno i soldati.  Anche le parole del presidente della Commissione elettorale egiziana, Abdel Muazz Ibrahim non lasciano spazio a dubbi.  “Siamo pronti a tenere le elezioni, in qualsiasi situazione ci dovessimo trovare”, ha spiegato Muazz. Nel frattempo, quella di domani, ultimo venerdì di preghiera prima delle ormai certe elezioni legislative, si preannuncia come una giornata ad alto rischio. Di questo ne sono consapevoli un po’ tutti nel Paese Medio Orientale. Anche per questo motivo, stamani i militari hanno espresso l'auspicio di poter dar vita a un nuovo governo prima del voto del 28 novembre prossimo. In questo modo si spera di poter dare una certa stabilità interna all’Egitto. Questa ipotesi però, appare molto improbabile anche alla luce di dissidi che cominciano ad evidenziarsi in seno agli stessi militari. Stamani infatti, un maggiore dell'esercito egiziano, Ahmed Shouman, nonostante sia vietato farlo, è sceso tra i manifestanti ed ha affermato che il capo delle forze armate egiziane, il maresciallo generale, Mohamed Tantawi si deve dimettere dal Csfa. Sembra che questo non sia un caso isolato e che giorno dopo giorno sono sempre più numerosi i militari che esprimono sostegno ai manifestanti. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-1099589736903967792?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/1099589736903967792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=1099589736903967792' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1099589736903967792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1099589736903967792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/egitto-il-popolo-non-molla.html' title='Egitto:  il popolo non molla!'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-7127638840801801776</id><published>2011-11-23T16:46:00.000+01:00</published><updated>2011-11-23T16:47:20.408+01:00</updated><title type='text'>Egitto: il Paese verso una seconda rivoluzione</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mentre in Egitto prosegue la protesta popolare, giunta al quinto giorno, i militari cercano di guadagnare tempo. Più si prolunga il periodo di transizione più si consolida il loro potere nel Paese.&lt;br /&gt;Quella che si respira nel Paese dei  Faraoni è un clima pesante. Un clima che non fa presagire nulla di buono. Sembra quasi che si sia sulla soglia di una seconda rivoluzione.&lt;br /&gt;I militari, a cui il popolo egiziano ha affidato la transizione dopo la cacciata di Mubarak, appaiono sempre di più decisi a mantenere il potere e per farlo sembrano decisi a tutto anche al brutale pestaggio dei manifestanti. Purtroppo però, ci sono state anche delle vittime. L’ultimo bilancio ufficiale è di 30 morti compreso i 2 di ieri. A questi però, bisogna aggiungere i 3 che sono stati uccisi stamani al Cairo durante i nuovi scontri scoppiati tra manifestanti e le forze di sicurezza. L’alto numero di vittime sarebbe dovuto all'uso, da parte delle forze dell’ordine, che hanno avuto la mano pesante per sedare le manifestazioni, di pallottole vere.&lt;br /&gt;La comunità internazionale ha condannato questa dura repressione. L’ONU ha chiesto un'inchiesta imparziale e indipendente sulle vittime. L'alto commissario ONU per i diritti umani, Navi Pillay ha chiesto alle autorità egiziane di mettere fine all'uso palesemente eccessivo della forza contro i manifestanti al Cairo e nel resto del Paese. Anche l'ex Direttore generale dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, Aiea, Mohammed El Baradei, candidato alla presidenza ed eminente personalità egiziana ha fatto sentire la sua voce definendo un massacro quello compiuto dalle forze di sicurezza a piazza Tahrir. Il premio Nobel li ha anche accusato di avere utilizzato anziché e non i lacrimogeni antisommossa altri con gas nervino.&lt;br /&gt;"L'esercito non desidera il potere e pone gli interessi del popolo al di sopra di ogni altra considerazione: è anzi pronto a trasferire immediatamente le proprie responsabilità attraverso un referendum, se il popolo lo vuole”. Queste le parole usate ieri dal capo del Consiglio supremo delle forze armate, Csfa, il  maresciallo generale Hussein Tantawi.  Ieri in un discorso trasmesso dalla televisione di Stato i militari di fatto hanno annunciato formalmente le dimissioni del governo del premier Essam Sharaf e confermato la data delle elezioni legislative previste per il 28 novembre prossimo. Inoltre, hanno annunciato che le presidenziali dovrebbero invece, tenersi entro la fine del mese di giugno del 2012. Nel frattempo, alcuni candidati hanno però, sospeso la campagna elettorale in segno di solidarietà con i manifestanti. Alcuni addirittura, come l'indipendente al-Saeed Kamel, hanno deciso di unirsi a chi manifesta in piazza Tahrir. Tra quelli che invece, continuano la propaganda, in vista del voto di lunedì prossimo, vi sono i Fratelli Musulmani.&lt;br /&gt;Queste parole con cui, in modo vago, i militari hanno fatto delle promesse al popolo egiziano sembrano però, non aver convito nessuno. Lo dimostra il fatto stesso che continua il presidio in piazza Tahrir nella capitale egiziana, del Cairo, simbolo della rivolta popolare scoppiata nel gennaio scorso e che ha portato alla cacciata di Hosni Mubarak. Anche oggi sono in migliaia le persone radunatesi nella piazza e in altre città dell'Egitto e sempre per chiedere il passaggio di poteri dal Csfa ad un’autorità civile.&lt;br /&gt;Con le dimissioni del premier Sharaf e del suo gabinetto di ministri il Paese è ora definitivamente in mano ai militari.&lt;br /&gt;Per ora non ci sono ‘pretendenti’ alla guida del governo, ma si fanno comunque dei nomi. Quello più gettonato è il nome di ElBaradei. "Accetterò la guida del nuovo governo egiziano a condizione che sia veramente indipendente dalle ingerenze dei militari", ha fatto sapere il leader del movimento per la riforma. Un altro possibile nome per la guida del governo che circola sarebbe quello di Abdel Muniam Abu al-Futuh, ex membro dei Fratelli Musulmani. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-7127638840801801776?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/7127638840801801776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=7127638840801801776' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7127638840801801776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7127638840801801776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/egitto-il-paese-verso-una-seconda.html' title='Egitto: il Paese verso una seconda rivoluzione'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-7415247243800461335</id><published>2011-11-22T18:44:00.000+01:00</published><updated>2011-11-22T18:45:28.533+01:00</updated><title type='text'>Pirateria somala: un fiorente business e non solo per i somali che la praticano</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ormai è una certezza che la pirateria marittima al largo della Somalia è un fiorente business e non solo per i somali che la praticano. Un mare di dollari che scorre nel mare dei pirati. Denaro a cui in tanti attingono o vorrebbero.&lt;br /&gt;Il fenomeno è ormai diventato un business che rende milioni di dollari e questo richiede una gestione e delle regole precise.&lt;br /&gt;I protagonisti indiscussi, con le loro gesta, nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano, restano le gang del mare somale. Però, chi muove tutto e gestisce la loro attività, come se fossero delle vere e proprie imprese private, sono i registi occulti.&lt;br /&gt;Come in ogni impresa, che si rispetti, ci sono diverse figure che ricoprono dei ruoli determinanti. Tra questi ci sono i finanziatori. In genere sono almeno due, e possono essere gli stessi pirati, che investono il loro denaro, oppure uomini d’affari. Ci sono poi, i ‘personaggi’ che si occupano di riciclare il denaro proveniente dalla loro attività, ossia il riscatto pagato per ottenere il rilascio di nave e uomini catturati. Il sentiero che questo denaro percorre è ormai ben definito e consolidato. Uomini d’affari lo riciclano e lo investono attraverso i Paesi sviluppati e spesso anche attraverso quelli ricchi di petrolio. Esiste un vero e proprio mercato che ruota intorno al fenomeno. L'intero processo è gestito quasi come una borsa con quotazioni che salgono e scendono a secondo del successo o fallimento  degli abbordaggi delle varie gang del mare.&lt;br /&gt;I finanziatori sono quelli che procurano i barchini, e provvedono al carburante, alle armi e alle munizioni, ai sistemi di comunicazione e garantiscono ad almeno 7 pirati un salario. Questi ultimi, sono gli uomini che compongono la squadra che da l’arrembaggio ai mercantili in mare. Dopo il dirottamento, il finanziatore si preoccupa poi, di garantire ai pirati somali, che prendono in consegna nave ed equipaggio catturati, tutto quello che occorre loro per il periodo in cui devono tenerli in custodia attendendo che qualcuno paghi un riscatto per il loro rilascio. In genere, questi pirati sono circa 15 e vivono a bordo della nave sequestrata insieme ai marittimi ostaggi.  In genere chi finanzia il dopo sequestro non è lo stesso che ha finanziato l’attacco. Si stima che l’investimento ai finanziatori frutti il 15 % per ogni milione di dollari pagato come riscatto. Mentre, ad ogni pirata vanno mediamente tra i 3mila e i 10mila dollari, a secondo del ruolo avuto nel dirottamento della nave. A prendere di più sono quelli che hanno eseguito l’arrembaggio tra i quali il capo, che per tutto il periodo che dura il sequestro, non ‘abbandona’ mai nave ed equipaggio catturato. Al gruppo degli assalitori vanno circa 70mila dollari da dividersi tra loro. Per cui più arrembaggi vanno a buon fine più dollari ci sono da ‘spartire’. Mentre, invece, se un arrembaggio non riesce, l’investimento fatto va a vuoto e il denaro investito è perso. Pertanto, i predoni del mare per incrementare le possibilità di successo hanno anche allargato il proprio raggio d’azione servendosi anche di ‘navi madri’ per spingersi più in profondità nell’Oceano Indiano. Queste navi in genere sono dei pescherecci che i pirati portano via, con la forza, ai pescatori locali oppure sono navi che sono state catturate e il cui equipaggio poi, è costretto a collaborare ed è usato come scudo umano. A bordo di esse poi, i banditi del mare, stazionano in alto mare confondendosi con le altre navi da pesca. Restano tranquilli in attesa dell’arrivo di una preda. Quando questa giunge a tiro dalle ‘Navi madri’ vengono calati in mare uno o due barche. Si tratta di barche dotate di uno o due motori fuoribordo, in grado di raggiungere facilmente i 20-25 nodi di velocità con  a bordo 5 e anche 6 persone armate. Sulla barca vengono caricate anche le attrezzature per abbordare i mercantili. La più diffusa è lo Skiff somalo simile ai motoscafi che solcano i mari occidentali. Per individuare le navi da attaccare i moderni filibustieri monitorano le imbarcazioni nei porti e in mare. Intercettano le comunicazioni via radio e raccolgono le informazioni sulle loro rotte, utilizzando anche i siti web delle compagnie marittime proprietarie della navi, ma soprattutto hanno occhi e orecchie dovunque per cui sono informatori su tutto. I pirati somali hanno a loro disposizione anche telefoni satellitari, apparati Gps, con cui sono in grado di determinare l’esatta posizione geografica, di piccoli radar, di potentissimi binocoli. Inoltre, i loro mezzi navali dispongono di serbatoi supplementari di carburante che gli consente di restare in mare molto più tempo. Spesso i pirati operano sotto stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. I pirati somali tendono essenzialmente ad intimorire la preda. In genere avvicinandosi alla nave sparano dei colpi d’arma da fuoco che non hanno infatti lo scopo offensivo. Questo almeno fino ad ora.&lt;br /&gt;Mentre un numero sempre più crescente di somali si dedicano alla pirateria marittima, anima e corpo. Si tratta per lo più di pescatori trasformatisi in predoni. Altri ne traggono vantaggio standone al di fuori, ma non troppo. E’ stato stimato che il danno economico derivante dal fenomeno della pirateria marittima al largo della Somalia sia tra i 7 e 12 mld di dollari l’anno. Un costo su cui però, non si è detto che pesano soprattutto le spese per le assicurazioni e la sicurezza.&lt;br /&gt;A pesare sono soprattutto le compagnie di assicurazione. A causa della pirateria, da anni, e in particolare negli ultimi tre, gli armatori si sono visti costretti a dover ‘sborsare’ enormi somme di denaro. A contrario di quanto si potrebbe essere portati a credere, non sono però, soldi spesi per i riscatti pagati ai predoni del mare, ma i costi per poter assicurare le navi che devono solcare il ‘mare dei pirati’.  In media una polizza assicurativa in grado di coprire tutti i rischi, incluso il sequestro da parte dei pirati somali, può costare dai 2mila ai 50mila dollari al giorno con un incremento sostanziale nel periodo di transito nei tratti più a rischio come il Golfo di Aden. Attualmente infatti, il costo di una polizza assicurativa viene contrattata dagli assicuratori con le compagnie di navigazione disciplinando i diversi casi  a seconda della tipologia del carico, del tipo di nave e della zona in cui la nave deve transitare. In questo modo si è passati dai  900 dollari al giorno, che si pagavano nel 2007, ai circa 9mila dollari che si pagano in media ai giorni nostri. Considerando che per il Golfo di Aden vi transitano mediamente almeno 20mila navi l’anno, con un rapido calcolo si può stabilire che le compagnie assicuratrici incassano, in premi assicurativi, almeno 180 mld di dollari l’anno, mentre finora ai predoni del mare, al massimo hanno pagato all’anno, come riscatti, circa 200 mln di dollari.&lt;br /&gt;Poi c’è il contrasto alla pirateria marittima. Un contrasto che costa alla comunità internazionale alcuni mld di dollari all’anno. Ribadito che, ad essere minacciate dai pirati somali sono le navi commerciali che navigano lungo la rotta che collega l’Asia con l’Europa, una delle vie commerciali più importanti del mondo. Ricordando che nell’area vi sono almeno 40 navi da guerra di oltre 25 Paesi in funzione antipirateria marittima. Sottolineando che, per cercare di non pagare i riscatti ai pirati somali si spendono miliardi di dollari per combatterli. Si nota che, ancora una volta, prevale su tutto il business che ruota intorno al fenomeno. Poi ci sono i consulenti per la sicurezza, i traduttori, i negoziatori e i venditori di ‘tecnologie difensive’. E’ grazie a tutto ciò che il fenomeno ha acquisito un aspetto drammatico e  preoccupante.&lt;br /&gt;Tutto questo riporta alla mente Penelope, la moglie di Ulisse, e la sua tela, tessuta di giorno e disfatta di notte per prolungare i tempi di attesa dei principi che pretendevano la sua mano.&lt;br /&gt;Una sola cosa è certa il giorno che tutto questo cesserà, terminerà anche la ‘cuccagna’ per tanti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-7415247243800461335?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/7415247243800461335/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=7415247243800461335' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7415247243800461335'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/7415247243800461335'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/pirateria-somala-un-fiorente-business-e.html' title='Pirateria somala: un fiorente business e non solo per i somali che la praticano'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-548260220160285143</id><published>2011-11-21T18:42:00.000+01:00</published><updated>2011-11-22T18:43:31.839+01:00</updated><title type='text'>Pirateria marittima: un fenomeno nato in maniera occasionale ma….</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Alla luce degli ultimi eventi e rivelazioni appare ormai chiaro che il  fenomeno della pirateria marittima al largo della Somalia è nato in maniera occasionale, ma spinto da motivi concreti. Inizialmente come una forma di ritorsione alle navi da pesca straniere che depredavano il mare della Somalia, un mare ricco di tonno, pesce spada, aragoste e gamberi, facendo morire di fame i pescatori somali. Di conseguenza, successivamente, è diventata anche un modo per cercare di procurarsi del cibo arrembando i cargo carichi di aiuti umanitari del PAM nel Golfo di Aden. In seguito, anche un modo per cercare di contrastare le navi che venivano a scaricare nel mare della Somalia, rifiuti tossici provenienti da ogni parte del mondo. Migliaia di somali sono morti e molti altri oggi soffrono di malattie da contaminazione industriale in un Paese dove invece, non esistono industrie. Del resto lo hanno ribadito gli stessi pirati somali, che trattengono in ostaggio la petroliera italiana ‘Savina Caylyn’ e il suo equipaggio. Questi pirati giustificano infatti, la loro azione come un modo per ottenere un risarcimento per i danni che i Paesi occidentali hanno causato all’economia della Somalia e al popolo somalo. Appunto una sorta di rivalsa. E’ naturale che poi, con il passare degli anni, visto che l’attività di pirata rendeva più di quella di pescatore, i somali hanno accantonato gli ideali per cui avevano iniziato e si sono trasformati in veri e propri ‘predoni del mare’. Una trasformazione che però, non gli ha fatto dimenticare l’origine del fenomeno tanto è vero, che ancora oggi, godono dell’appoggio delle popolazioni costiere somale proprio per il fatto che, distribuiscono a questi parte dei proventi dei loro sequestri. Una sorta di Robin Hood alla africana.&lt;br /&gt;Se si riflette si nota che, il fenomeno della pirateria marittima nel bacino somalo ha avuto la sua impennata iniziale nel 2005. Ebbene in quell’anno, a Natale, ci fu lo Tsunami. Un onda anomala che spinse sulla costa orientale dell'Africa tonnellate di rifiuti radioattivi e sostanze chimiche tossiche che fino ad allora erano rimaste sul fondo del mare al largo della Somalia. Poi, la situazione cominciò a riscaldarsi sempre di più nel 2006. In quell’anno ci fu la denuncia alle Nazioni Unite dei pescatori somali che si lamentavano delle flotte da pesca straniere che saccheggiavano sempre di più il loro mare. L’ONU decise di non decidere. Mentre, le compagnie di pesca straniere cominciarono a reclutare miliziani per combattere i pescatori somali che cercavano sempre di più di difendere da soli il loro mare. Ne è nato uno scontro che ha visto i pescatori prevalere. Tanto è vero che le flotte da pesca provenienti da Francia, Spagna, Giappone, Russia, Corea del Sud, India, Italia e altri Paesi si sono viste costrette a dover andare a pescare altrove. Stranamente nel 2008 la comunità internazionale però, si è accorta del fenomeno. Denunciando che stava fortemente danneggiando, curiosamente,  l’economia, ma non quella somala, quella mondiale. Denunciando anche che il fenomeno minacciava una delle rotte più importanti al mondo.&lt;br /&gt;Si tratta di quella che collega l’Asia all’Europa e attraverso cui passa la maggior parte dell’approvvigionamento energetico per l’occidente. Di conseguenza era diventato anche un rischio enorme per i marittimi che lavorano a bordo dei mercantili che transitano lungo questa rotta. Fino ad allora qualche marittimo era caduto nelle mani dei predoni del mare che li avevano usati come ostaggi per chiedere un riscatto in cambio del loro rilascio. Per lo più si trattava dei membri di equipaggio di pescherecci stranieri catturati nel mare della Somalia. Infatti, analizzando il fenomeno si nota che nessuna nave somala è stata mai arrembata dai pirati. A mobilitarsi, per combattere i nuovi filibustieri del mare, gli stessi Paesi che non si sono mai preoccupati di soccorrere i somali e nemmeno di proteggere le coste somale dalla depredazione e distruzione. Paesi che però, hanno assunto una dura posizione contro la pirateria marittima somala. Negli ultimi tre anni la pirateria somala è stata dichiarata la più grande minaccia regionale del Corno D’Africa addirittura l’ONU, a cui i somali si erano appellati, l’ha dichiarata un’attività criminale da combattere. Nascondendo però, all’opinione pubblica mondiale tante verità inconfessabili. Poi, per accentuare il pericolo è stato fatto passare il messaggio che i pirati somali sono dei feroci banditi. Addirittura si è cercato di associarli ai terroristi islamici. Alla fine hanno ottenuto che le gesta di poco più di un migliaio di pirati somali, alle orecchie dell’opinione pubblica mondiale, fanno più ‘rumore’ delle stragi di centinaia di civili, in tante parti del mondo, e della pietosa situazione delle centinaia di migliaia di rifugiati e profughi in Somalia e in altre parti del continente africano.&lt;br /&gt;Dal 2008 la comunità internazionale, USA in testa appoggiata dall’ONU, finalmente si è mobilitata. Una mobilitazione però, contro chi rivendicava i suoi diritti, contro chi, per anni, chiedeva la restituzione di un mare e delle sue ricchezze, contro chi si è visto costretto ad agire da solo e con propri mezzi per sopravvivere. Nel ‘mare dei pirati’ sono state inviate decine di navi da guerra come forza di contrasto al fenomeno. Navi appartenenti ad almeno 25 diversi Paesi. Un contrasto che comporta, per la comunità internazionale, un costo pari a diversi miliardi di dollari annui. Mentre nelle casse dei pirati somali nel 2008 sono entrati poco più che 50 mln di dollari, nel 2009  quasi 100 mln di dollari, nel 2010 oltre 100 mln di dollari e nel 2011 è previsto che saranno quasi 200 mln di dollari. Appare evidente quanto il rapporto tra spesa per contrastare fenomeno e costo del fenomeno stesso sia impari e penda dal lato della spesa. Cosa del tutto negativa anche in virtù della crisi economica incombente. Eppure nonostante si agisca in perdita si continua, come mai? Viene spontaneo chiedersi anche perchè se il costo del fenomeno è così irrisorio si tergiversa a pagare evitando tante sofferenze? Ufficialmente molti Paesi come l'Italia hanno scelto di affrontare l'emergenza pirateria marittima con i metodi della trattativa diplomatica senza specificare quali e con chi. Però, non è mai successo che i pirati somali abbiano rilasciato una nave senza ottenerne in cambio il pagamento di un riscatto. Per cui c’è una doppiezza nel modo di affrontare il fenomeno. Inoltre, i Paesi che lo combattono, in un modo o in un altro, sono legati a quelle che ormai sono state individuate come le cause della nascita del fenomeno della pirateria marittima nel mare del Corno d’Africa. Ancora più stranamente questo forte impegno, economico e militare,  non è però, riuscito a debellare il fenomeno, ma solo a tamponarlo. I predoni del mare continuano la loro attività trasformatasi anche in una sorta di quotidiana sfida a quelle potenze navali militari mondiali che pattugliano il ‘mare dei pirati’. Addirittura i pirati somali hanno allargato il loro raggio d'azione. Di contro però, poco più di un centinaio di pirati sono finiti in galera. Gli stessi Paesi che li combattono stranamente non sono poi, disposti a processarli e detenerli nelle proprie carceri. Questo ha favorito una sorta di scollamento tra contrasto al fenomeno e sanzione dei responsabili. Il problema di fondo che ne nasce è che non punendo i predoni catturati, ma rilasciandoli, come spesso accade, si finisce per ritrovarseli di nuovo di fronte e quei pochi che soccombono o vengono condannati vengono presto sostituiti da altri. In questo modo il fenomeno non sarà mai debellato anzi, negli ultimi tempi si è registrato anche un aumento della violenza e sempre più spesso al ricorso all’uso delle armi dall’una e dall’altra parte.&lt;br /&gt;Inoltre, mentre la pirateria marittima è lentamente cresciuta perdendo la sua identità, ma non la sua origine, continuano la pesca di frodo e lo scarico di rifiuti tossici nel mare della Somalia. Ancora oggi infatti, coloro i quali denunciavano queste illegalità continuano a farlo. Purtroppo nemmeno ora nessuno li ascolta e tantomeno interviene. Non lo fanno nemmeno le navi da guerra, che si trovano nel mare del Corno D’Africa per contrastare i pirati. Nascondono il loro non intervenire dietro al fatto che non hanno un mandato per operare. Ironia della sorte però, gran parte dei rifiuti e dei pescatori di frodo provengono proprio da molti dei Paesi che oggi partecipano alla coalizione navale internazionale di contrasto ai pirati somali. Di fronte a tutto ciò è impensabile che il fenomeno sarà mai debellato se non sarà affrontato in maniera sana e corretta. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-548260220160285143?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/548260220160285143/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=548260220160285143' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/548260220160285143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/548260220160285143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/pirateria-marittima-un-fenomeno-nato-in.html' title='Pirateria marittima: un fenomeno nato in maniera occasionale ma….'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-4600717472935467641</id><published>2011-11-21T15:02:00.000+01:00</published><updated>2011-11-21T15:03:18.194+01:00</updated><title type='text'>Egitto: il popolo contesta la guida militare del Paese</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nell’Egitto del dopo Mubarak non tira un buon vento. Dallo scorso venerdì si è risvegliato il dissenso nel Paese Medio Orientale. Stavolta la protesta è rivolta contro la giunta militare che detiene il potere in Egitto dopo la caduta di Hosni Mubarak avvenuta lo scorso febbraio. La gente chiede a gran voce che il Consiglio supremo delle forze armate, Csfa, ceda il potere ad un governo di civili.&lt;br /&gt;E’ opinione di molti nel Paese Medio Orientale che l'esercito voglia mantenere il potere. Ad essere contestata la carta di principi costituzionali elaborata dal governo militare e che blinda il loro potere con il veto su alcune decisioni di politica estera e il loro controllo sul bilancio della difesa. Una carta che di fatto verrebbe poi, imposta al nuovo parlamento egiziano. Il 28 novembre prossimo sono infatti, previste le elezioni legislative in Egitto. Elezioni per il rinnovo della camera bassa del parlamento, Assemblea del Popolo, le prime dopo la caduta del rais. Dal voto uscirà il nuovo parlamento che dovrà poi, redigere la nuova Costituzione. Finora i militari non hanno ancora fissato una data precisa per il passaggio di poteri ai civili. Il fatto stesso che il capo dello stato non verrà eletto prima del 2013 suscita in tanti enormi perplessità. Nei giorni scorsi, personalità politiche e della cultura, tra i quali l'ex capo dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica, Aiea, Mohamed El Baradei, candidato alla presidenza, hanno chiesto di posticipare le elezioni, nel quadro di una revisione del calendario politico. Chiedono di eleggere prima un'assemblea costituente, poi un presidente e infine il Parlamento.&lt;br /&gt;Gli scontri sono stati innescati venerdì scorso quando gli agenti sono intervenuti per far sgomberare un sit-in organizzato da parenti di persone uccise e da persone rimaste ferite durante i giorni di rivolta contro il regime di Hosni Mubarak. La polizia in assetto anti-sommossa ha caricato i manifestanti facendo uso di lacrimogeni; in seguito si è schierata nelle strade adiacenti alla piazza, mentre i manifestanti scandivano slogan contro il generale Tantawi, che guida il Csfa. Il sit-in era in corso per chiedere il processo per i poliziotti e i dirigenti responsabili delle violenze che causarono, secondo fonti ufficiali, circa 850 morti e migliaia di feriti durante i giorni della rivolta popolare. Una repressione per la quale sono già sotto processo l'ex presidente Mubarak, i suoi figli, l’ex ministro dell'Interno e funzionari della sicurezza.&lt;br /&gt;Come nove mesi fa in tanti sono scesi in strada a manifestare sfidando i gas lacrimogeni e i bastoni delle forze di sicurezza egiziane. Il clima che si respira nel Paese dei Faraoni fa temere che possano saltare o essere condizionate le ormai prossime elezioni legislative.  Stamani però, dopo che ieri si era tenuta una riunione di emergenza tra il governo provvisorio e le forze armate, le autorità hanno annunciato che il voto avrà comunque luogo come e quando previsto. Diversi candidati hanno però, deciso di sospendere la campagna elettorale.&lt;br /&gt;Anche stamani si sono registrati scontri a piazza Tahrir nella capitale egiziana, del Cairo, simbolo della rivolta popolare, e in altre città come Alessandria e Suez. Ormai si è giunti al terzo giorno da quando sono scoppiate queste nuove violente proteste nel Paese Medio Orientale. Anche oggi la polizia in assetto anti-sommossa ha sparato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Una folla composta da migliaia di dimostranti che hanno risposto ai lacrimogeni con un fitto lancio di pietre. Intanto, sale il bilancio dei morti da sabato scorso. Un bilancio che è di decine di morti e centinaia di feriti. Tenendo conto della fonti contrastanti i morti dovrebbero essere almeno una trentina e i feriti almeno 2mila. Fonti sanitarie riferiscono che gran parte delle vittime sono state uccise da colpi d'arma da fuoco. Un fatto questo,  che dimostra che le forze di sicurezza egiziane stanno usando anche proiettili di gomma e veri. La prima vittima è stato un giovane di 23 anni, Ahmed Mohamed Mahmoud, morto negli scontri di venerdì scorso.&lt;br /&gt;Il numero dei morti e feriti lascia immaginare di che entità siano stati gli scontri. Una violenza che non ha però, scusanti e che è stata fortemente condannata dalla comunità internazionale. Oltre ai morti e ai feriti si registrano centinaia di arresti. Tra i manifestanti arrestati  anche l'unica candidata donna alle presidenziali egiziane, Bothaina Kamel rilasciata poi, dopo alcune ore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-4600717472935467641?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/4600717472935467641/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=4600717472935467641' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/4600717472935467641'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/4600717472935467641'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/egitto-il-popolo-contesta-la-guida.html' title='Egitto: il popolo contesta la guida militare del Paese'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-5803893297732677864</id><published>2011-11-19T17:48:00.001+01:00</published><updated>2011-11-19T17:48:47.134+01:00</updated><title type='text'>Pirateria. Nigeria: catturata  petroliera MV C-Endeavor</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Giovedì scorso i pirati nigeriani sono tornati a colpire. Stavolta hanno ‘preso’ una petroliera che lavora per conto della compagnia petrolifera statunitense, Chevron. Si tratta della MV C-Endeavor , di proprietà della società di servizi, Edison Chouest Offshore, ECO, con sede a Galliano in Louisiana negli USA. A bordo della nave  un equipaggio tra i 10 e i 20 membri. L’attacco pirata è avvenuto nel Golfo di Guinea,  mentre la petroliera era al campo petrolifero offshore della ‘Chevron Nigeria Limited’ di Agbami al largo costa nigeriana. Insieme alla nave i predoni del mare hanno preso in ostaggio anche tre marittimi. Non è la prima volta che una nave che lavora per la Chevron è coinvolta in un dirottamento da parte dei pirati nigeriani.&lt;br /&gt;Questo nuovo episodio di pirateria marittima è l’ultimo, ma solo in ordine cronologico, di una serie di assalti pirati condotti contro le petroliere nel Golfo di Guinea.  Un sequestro che di certo si risolverà in pochi giorni. Giusto il tempo, per i pirati nigeriani, di trasbordare il prezioso carico della  MV C-Endeavor e svaligiare la nave e chi vi si trovava a bordo. Gli atti di pirateria marittima nel Golfo di Guinea sono delle vere e proprie rapine. Questi assalti infatti, sono paragonabili a quelli che avvenivano nel Far West quando i banditi assaltavano le diligenze per derubare i passeggeri. Ai banditi del mare nigeriani interessa solo il carico della nave. Il carico è poi, rivenduto al mercato nero. L’ultimo episodio risale allo scorso 30 ottobre quando venne  catturata  la petroliera ‘Halifax’ rilasciata poi, dopo pochi giorni con le stive vuote.&lt;br /&gt;La pirateria marittima al largo della costa dell'Africa occidentale è un fenomeno che sta crescendo e interessa un’area che va dalla Nigeria al Togo e che ora comincia a diventare una zona a rischio pirateria marittima. Un dato di fatto che lo scorso mese di agosto ha spinto la maggiore compagnia assicuratrice mondiale, i Lloyds Association di Londra, a definire le acque che contemplano la Nigeria, il Benin e gli altri Paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea con la stessa categoria di rischio di quelle della Somalia. Un po’ come avvenne nel 2007 per il mare della Somalia questo comporterà di certo, una forte impennata nei costi assicurativi per gli armatori. II fenomeno minaccia in particolare quello che è ormai considerato uno degli hub commerciale emergenti nel Continente africano e che diventa sempre più importante per l’approvvigionamento di petrolio, metalli e prodotti agricoli per l’Occidente. Inoltre, gli ultimi episodi hanno mostrato un salto di qualità nelle azioni dei pirati che ormai riescono a spingersi anche molto al largo e con modalità simili a quanto avviene di fronte alle coste somale.  Dal 24 dicembre 2010 al 31 ottobre scorso, si sono registrati ben 31 attacchi in mare aperto contro navi cisterna che trasportano prodotti raffinati nel Golfo della Nigeria. Fino allo scorso giovedì erano cadute nelle mani dei predoni del mare 7 navi. Per combattere questo fenomeno dalla fine del mese di settembre scorso la Nigeria e il Benin hanno iniziato un pattugliamento navale congiunto alla largo delle loro coste. Si tratta di pattuglie miste. L’iniziativa, che avrà una durata di sei mesi, coinvolge sei unità navali nigeriane e due del Benin. La lotta alla pirateria marittima in Africa occidentale riguarda però, tutti i Paesi della regione che ora stanno studiando e cercando di adottare nuove misure per contrastarla. Si pensa soprattutto a costituire una forza militare navale congiunta specializzata nel contrasto al fenomeno.&lt;br /&gt;Quello in corso al largo delle coste nigeriane non è però, da confondere con il fenomeno che interessa l’altra parte del continente africano, al largo della Somalia. I due fenomeni sono distinti e dimostrano che c’è pirateria e pirateria. Una pirateria i cui atti si risolvono in pochi giorni e un’altra che invece, quasi non hanno fine. Una pirateria che ha uno sfondo politico e sociale e una che ha uno sfondo criminale.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-5803893297732677864?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/5803893297732677864/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=5803893297732677864' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/5803893297732677864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/5803893297732677864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/pirateria-nigeria-catturata-petroliera.html' title='Pirateria. Nigeria: catturata  petroliera MV C-Endeavor'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-1682165106579532273</id><published>2011-11-19T13:12:00.000+01:00</published><updated>2011-11-19T13:13:32.263+01:00</updated><title type='text'>Pirati somali: i marittimi-ostaggi indiani non hanno vita facile</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nel mare della Somalia si sta consumando un dramma nel dramma. Tra India e pirati somali è in corso un duro braccio di ferro armato che sta portando a gravi conseguenze specie per i marittimi indiani. I pirati somali nell’intento di voler far ‘pagare’ all’India il suo forte impegno nella lotta alla pirateria marittima si stanno rivalendo sui marittimi di nazionalità indiana che cadono nelle loro mani. Questo ha portato, alla fine, l’India a cedere in parte alle pressioni esercitate dai predoni del mare. Dopo aver arrestato centinaia di pirati somali, condotti in ‘catene’ in India. Dopo essersi imposto, per settimane, dall’aprile scorso, come capofila dei Paesi che sono fortemente impegnati militarmente nel contrasto alla pirateria marittima somala nel mare del Corno D’Africa e Oceano Indiano. New Delhi ha impartito ai  comandanti delle sue navi da guerra l’ordine che, nel caso in cui dovessero catturare dei predoni del mare, si devono limitare solo a disarmali e metterli poi, in condizione di poter tornare sulla terraferma in Somalia. I pirati somali però, non sembrano ancora soddisfatti tanta è forte la loro volontà di volersi vendicare. Questo li ha spinti a riservare ai membri degli equipaggi delle navi catturate, che sono di nazionalità indiana, un trattamento diverso dagli altri ostaggi di altra nazionalità. Tutto questo ha scaturito forti preoccupazioni in India soprattutto per il fatto che questi uomini di mare sono dei lavoratori e non dei soldati e che non vanno a combattere una guerra e pertanto, non sono preparati a sopportare le angherie e le privazioni che invece, poi subiscono cadendo nelle mani dei pirati somali. Un’esperienza che segna la vita di molti di loro e dei loro familiari. Purtroppo il rischio che marittimi indiani cadano nelle mani dei pirati somali è altissimo in quanto oltre il 10 percento del totale dei marittimi che lavorano per le compagnie di navigazione di tutto il mondo sono di nazionalità indiana.&lt;br /&gt;Si registra addirittura anche che quando viene pagato un riscatto, per il rilascio di una nave e del suo equipaggio, i pirati somali stanno trattenendo i marittimi di nazionalità indiana. E’ questa una grave forma di ritorsione verso l’India oltre che un passaggio inquietante della pirateria marittima. I marittimi indiani trattenuti dai pirati somali sono attualmente almeno 59. Una parte di essi si trovano prigionieri a bordo di navi dirottate, mentre altri si trovano a terra. MV ICEBERG 1a bordo 24 marittimi, 6 sono indiani. MV ALBEDO a bordo 23 marittimi, 2 sono indiani. MV SAVINA CAYLYN  a bordo 22 marittimi, 17 sono indiani. MT FAIRCHEM BOGEY a bordo  21 marittimi, 21 sono indiani. MT ASFALTO VENTURE  a bordo 15 marittimi, 7 indiani – la nave è stata rilasciata il 15 aprile scorso dopo il pagamento di un riscatto di 3,5 mln di dollari insieme al suo equipaggio tranne i 7 marittimi indiani che ora si trovano prigionieri a terra in un remoto villaggio nella regione di Mudug  a circa 20 chilometri da Harardheere. MV SUEZ  a bordo 22 marittimi, 6 indiani – inspiegabilmente i pirati somali nei mesi scorsi hanno rilasciato un marittimo cingalese e 11 egiziani, trattenendo invece, i 4 pachistani e i 6 indiani.&lt;br /&gt;E’ questo un tentativo, da parte dei predoni del mare, di fare pressione sul governo indiano affinchè  rilasci i pirati somali detenuti nelle prigioni in India. Stranamente anche il governo somalo di Mogadiscio più o meno chiede la stessa cosa al governo indiano. Lo scorso 19 giugno l'ambasciatore somalo in India, Ebyan Ladane h. Salah ha chiesto formalmente al governo indiano la restituzione di oltre 100 pirati somali catturati e detenuti nella prigione di Mumbai. Si tratta di predoni del mare catturati negli ultimi due anni dalle navi da guerra indiane che operano nell’ambito del contrasto alla pirateria marittima al largo della Somalia. La gran parte di essi però, sono originari del Puntland, la regione semiautonoma indipendente  e solo una parte provengono dalla Somalia centrale. Comunque sia l’impegno indiano nella lotta alla pirateria marittima continua. Negli ultimi mesi le navi militari indiane hanno sventato almeno 40 tentativi di dirottamenti nel Golfo di Aden e scortato almeno 1700 navi. In particolare un’unità navale militare indiana, la INS Sukanya da quando è entrata in azione, lo scorso mese di settembre, ha collezionato ben 5 successi. L’ultima azione risale allo scorso 12 novembre. La nave da guerra stava scortando un convoglio di 5 navi mercantili attraverso il corridoio di transito internazionale quando ha avvistato alcuni barchini pirati che si avvicinavano ed è immediatamente intervenuta intercettando tre dei barchini pirati e catturando almeno 26 predoni del mare sequestrando loro armi e munizioni. Risulta che i militari delle forze navali internazionali abbiano catturato, dal mese di agosto 2008 e fino a maggio 2010,  almeno 1.090 presunti pirati. Dove questi pirati arrestati siano stati portati non è dato saperlo. Ed è questo il punto più delicato di tutta l’architettura antipirateria marittima, perché il quadro giuridico è complicatissimo. Le leggi internazionali contro la pirateria risalgono alla fine del XIX secolo e l’unico trattato corrente, la Convenzione ONU sulla Legge del mare, che pure definisce la pirateria come crimine internazionale, non è stata recepita dalle legislazioni nazionali di molti Paesi. Perciò non è chiaro se i pirati fermati debbano essere processati dal Paese a cui appartiene la nave che li ha catturati o se invece sia meglio processarli in Somalia o addirittura in un Paese terzo. L’Olanda è tra i pochi Paesi che hanno adottato la convenzione ONU. Presunti pirati sono in carcere anche negli Stati Uniti, in Francia, in Spagna,  nello Yemen, in Italia e in Germania. Però,  il grosso dei pirati arrestati dalle forze navali internazionali  si trovano in Kenya. Si tratta di circa 130 persone per lo più somale. In effetti risulta che siano 700 i pirati somali che sono stati condannati o in attesa di giudizio per l’accusa di pirateria marittima in 14 diversi Paesi. Da questo si deduce che mentre da un lato si cerca di rendere sicuro il mare del Corno d’Africa e l'Oceano Indiano, che sono acque cruciali per i traffici commerciali, dall’altro il quadro giuridico è inadeguato e consente  tante scappatoie legali. Ed intanto, sono almeno 300 i marittimi ancora ostaggi dei pirati somali. Da più parti si chiede un'azione più forte contro i predoni del mare anche in virtù del fatto che il numero dei marittimi uccisi a causa della pirateria somala è, negli ultimi quattro anni, aumentato esponenzialmente. Sono 62 i marittimi che hanno perso la vita a causa di torture, esecuzioni,  suicidi e soprattutto malnutrizione e malattie.  Mentre risulta che siano stati uccisi almeno 64 pirati e altri 24 siano invece,  rimasti feriti. Per la prima volta, lo scorso mese di aprile, truppe speciali della coalizione internazionale anti pirateria marittima hanno assaltato di notte uno dei tanti covi pirati ubicati lungo la costa somala. La notizia non era trapelata per motivi di sicurezza.  Nel corso del  blitz sono stati catturati almeno 34 predoni del mare e liberati altrettanti marittimi ostaggi.  Si è quindi sfatato un altro tabù che vedeva come intoccabili i covi pirati a terra.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-1682165106579532273?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/1682165106579532273/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=1682165106579532273' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1682165106579532273'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1682165106579532273'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/pirati-somali-i-marittimi-ostaggi.html' title='Pirati somali: i marittimi-ostaggi indiani non hanno vita facile'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-1454663703374476492</id><published>2011-11-16T23:06:00.003+01:00</published><updated>2011-11-16T23:09:05.893+01:00</updated><title type='text'>Afragola (NA): Premio internazionale ‘Ruggero II il Normanno’</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Premio internazionale città di Afragola ‘Ruggero II il Normanno’,  dopo una pausa di 4 anni, ricomincia da 17. Sarà infatti, quella di quest’anno, la 17esima edizione del prestigioso premio. Un evento &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-u3aHAV4kh8I/TsQ0NJqOHtI/AAAAAAAAE5o/r-qSl3NJN_s/s1600/Premio%2BRuggero%2BII%2Bil%2BNormanno.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 228px; height: 320px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5675718830929616594" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-u3aHAV4kh8I/TsQ0NJqOHtI/AAAAAAAAE5o/r-qSl3NJN_s/s320/Premio%2BRuggero%2BII%2Bil%2BNormanno.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;che dal 1991 ha tenuto alto il nome di Afragola nel mondo, come ha sempre ribadito il suo ideatore e fondatore il prof. Luigi Grillo. Da quest’anno il premio riprende il suo cammino. Un percorso interrotto nel dicembre del 2006, anno in cui il prof Grillo morì. A riprendere e continuare quel viaggio il figlio, Claudio. Stamani conferenza stampa di presentazione. Quella che verrà sarà un’edizione rinnovata e snellita che rimarcherà solo in parte le linee delineate da Grillo padre. Del resto è anche giusto che subentri un’evoluzione che porti l’evento al passo con i tempi, come è normale che si faccia il paragone tra vecchio e nuovo. L’importante è che non venga cancellata la memoria e l’origine.  La prima cosa che salta agli occhi sono il numero dei premiati. Le passate edizioni, quelle del Grillo padre, hanno annoverato sempre una ventina di premiati. Quella del Grillo figlio solo tre anzi quattro. I premiati dell’edizione 2011 saranno infatti, i fratelli Servillo, Peppe e Tony, artisti di fama internazionale, il Presidente di Unicef Italia, Vincenzo Spadafora ed il Vice Questore, Antonio Dulvi Corcione figlio di un altro afragolese doc, il prof Marco Corcione. Per tutti loro la commissione giudicatrice del premio avrà avuto le sue buone ragioni per assegnare il premio. Comunque sia si tratta di persone che hanno avuto i loro natali ad Afragola e poi, hanno esportato i valori e la cultura afragolese in tutto il Paese e nel mondo. E’ stata sempre questa la condizione essenziale, il criterio in base al quale fino ad ora erano stati sempre scelti i premiati: oltre per i meriti anche per un legame con la città di Afragola.  Il premio consiste nell’attribuzione di una statuetta in argento raffigurante il re Normanno a cavallo considerato il mitico fondatore di Afragola in provincia di Napoli. Una  statuetta che trae ispirazione da un dipinto del 1880 del pittore Moriani che si trova sulla volta de soffitto della ‘sala Moriani’ del Comune di Afragola. Da questa edizione la statuetta cambia. Nel senso che, quella delle passate edizioni, che era un’opera del maestro Domenico Mavino e donata al prof Grillo, è stata sostituita da una somigliante del maestro Domenico Sepe. L’evento avrà luogo il prossimo 21 novembre, lunedì, alle ore 19,30 presso il Teatro Gelsomino ad Afragola. La 17esima edizione del premio ha ricevuto per la prima volta il Patrocinio della Presidenza della Repubblica, mentre sono riconfermate quelle della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione Campania, &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-MHD-cTYZf5c/TsQ0NQkok8I/AAAAAAAAE54/_B8raOTbHBU/s1600/conferenza%2Bstampa.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 240px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5675718832785232834" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-MHD-cTYZf5c/TsQ0NQkok8I/AAAAAAAAE54/_B8raOTbHBU/s320/conferenza%2Bstampa.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;della Provincia di Napoli, della Città di Afragola, dell'Ente Provinciale per il Turismo di Napoli e dell'Unione Nazionale Pro Loco d'Italia. La serata sarà condotta da Gianni Ippoliti e da Lina Carcuro. Nel corso dell’evento è prevista anche la partecipazione di alcuni ospiti. Interverranno Peppino di capri, premiato nel 2000, Guido Lembo, Maria Nazionale, Musicanima Live Band diretta da Enzo Campagnoli. Inoltre, parteciperanno anche Yamila Rumayor Sosa, del Teatro dell'Opera Garcia Lorca di cuba e gli Estri Armonici, il coro polifonico di Aminta e Susanna De Luca che sono state al fianco del Prof. Grillo nelle passate edizioni.&lt;br /&gt;Pensare al Premio Internazionale ‘Ruggero II il Normanno’ senza il prof Grillo non è certamente un impresa facile. Però, parlarne risveglia in molti ricordi commoventi spesso legati ad episodi che poi, hanno segnato la propria esistenza. Il premio nasce da un’idea del prof. Luigi Grillo subito sposata anche dal prof Francesco Giacco. Il Grillo è uomo che ha dato tanto e ricevuto poco dalla sua città, specie post mortem.  Il successo del premio è immediato, tanto che alla sua decima edizione acquista la valenza di Premio Internazionale, per ospiti e premiati, e da quel momento diventerà il Premio Internazionale città di Afragola ‘Ruggero II il Normanno’. Un premio che per 16 anni è stato assegnato a personalità di rilievo nei campi della cultura, della politica, dell'imprenditoria, delle professioni, e ad autorità religiose e militari. Tra i suoi premiati annovera anche l’attuale capo dello stato, Giorgio Napolitano. Era l’edizione del 1996, il premio compiva i suoi passi ancora incerti e il Giorgio nazionale era ‘solo’ un deputato della Repubblica.&lt;br /&gt;All’evento vi hanno presenziano quasi sempre i discendenti della casata degli Altavilla, il principe Cesare e  Ruggiero. Lo stesso prof era cavaliere di Gran Cordone dell’ordine della corona Normanna d’Altavilla.&lt;br /&gt;Senza voler nulla togliere a nessuno. Il mio ricordo  e quello di tanti altri del Prof Grillo è bellissimo. Un ricordo di un uomo eccezionale e di una profonda generosità. Un afragolese che ha voluto in tutti i modi possibili testimoniare l’amore per la sua terra natia. Il prof  ha sempre creduto nella sua ‘creatura’. Ogni anno, appena finiva un’edizione si mettev&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-FWPMeGmrF44/TsQ0OtZNt2I/AAAAAAAAE6A/7ph7anqUQkA/s1600/Prof%2BGrillo%2Be%2Bla%2Bstatuetta%2Bdel%2BPremio%2BRuggero%2BII%2B%2Bil%2BNormanno.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 320px; height: 240px; float: left; cursor: pointer;" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5675718857701832546" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-FWPMeGmrF44/TsQ0OtZNt2I/AAAAAAAAE6A/7ph7anqUQkA/s320/Prof%2BGrillo%2Be%2Bla%2Bstatuetta%2Bdel%2BPremio%2BRuggero%2BII%2B%2Bil%2BNormanno.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;a subito all’opera per quella successiva. Instancabile e indomito. Anche quando sorgevano difficoltà non si smontava. Amava molto raccontare le sue imprese, in particolare  di quando era stato arbitro internazionale di calcio e di quando era stato teodoforo alle Olimpiadi del 1960. A me piaceva i racconti che faceva di quando era ufficiale della Marina Militare durante la seconda guerra mondiale a bordo dell’Incrociatore ‘Duca D’Aosta’ e della sua partecipazione alle battaglie navali di Punta Stilo, Capo Teulada e alla famosa Battaglia di Matapan.&lt;br /&gt;Il prof era un trascinatore, e forse è anche grazie a lui che tanti giovani afragolesi hanno creduto in loro stessi e hanno ‘sfondato’ nel loro campo. Il Grillo padre ha sempre dato spazio ai giovani tanto è vero che aveva voluto anche istituire un premio nel premio. Esso consisteva in una medaglia d'oro assegnata a personalità diverse per campi di azione, ma accomunate dai meriti conseguiti. Quasi sempre si è trattato di giovani afragolesi, fra i quali anche il sottoscritto. Aveva occhio il prof Grillo e i ‘cavalli di razza’ lui li riconosceva subito. La stessa statuetta in argento raffigurante il re Normanno a cavallo è un opera di un afragolese, il maestro Domenico Sepe che il prof. Grillo scoprì e lanciò dandogli modo di esprimersi al meglio. Una curiosità il vice questore Antonio Dulvi Corcione, uno dei premiati della 17esima edizione, venne già premiato nell’edizione del premio del 2003 con medaglia d’oro, anche in questo caso il prof aveva visto giusto. Non ci resta che attendere la serata del 21 per rivivere l’incanto del Premio internazionale città di Afragola ‘Ruggero II il Normanno’.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-1454663703374476492?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/1454663703374476492/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=1454663703374476492' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1454663703374476492'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/1454663703374476492'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/afragola-na-premio-internazionale.html' title='Afragola (NA): Premio internazionale ‘Ruggero II il Normanno’'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-u3aHAV4kh8I/TsQ0NJqOHtI/AAAAAAAAE5o/r-qSl3NJN_s/s72-c/Premio%2BRuggero%2BII%2Bil%2BNormanno.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-5888815222218710556</id><published>2011-11-14T19:43:00.001+01:00</published><updated>2011-11-14T19:44:53.241+01:00</updated><title type='text'>Afghanistan: emergenza sicurezza a Kabul alla vigilia della ‘Loya Jirga’</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Stamani giornata movimentata nella capitale afghana. A Kabul è stato impedito un attentato suicida alla ‘Loya Jirga’, la grande assemblea dei capi tribù. Gli uomini della sicurezza afghana hanno ucciso un uomo bomba e fermato almeno altri tre sospetti fuori del Politecnico Universitario che sarà, nei prossimi giorni, la sede dell’assemblea dei capi tribù convocata dal presidente afghano, Hamid Karzai. Sarà qui infatti, che il prossimo mercoledì la ‘Loya Jirga’ si riunirà per discutere dell'accordo di partnership con gli USA, il cosiddetto 'patto di cooperazione strategica, che si dovrebbe concretizzare prima del ritiro delle truppe NATO previsto per il 2014. Si tratterà quindi di una Jirga consultiva. La sua funzione è simile a quella che in tutto il mondo islamico viene chiamata 'shurà’, assemblea consultiva, e che viene convocata soltanto quando necessario. Nel corso dell’assemblea infatti, si discuterà dei pro e dei contro dell'accordo e si dovrebbe discutere anche delle trattative di pace in corso con i Talebani. All’assemblea, che dovrebbe concludere i suoi lavori dopo tre giorni di dibattito, sono attesi 2.030 partecipanti tra leader tribali e rappresentanti di tutte le province del Paese asiatico. Alla discussione è previsto infatti, che vi parteciperanno parlamentari, funzionari, rappresentanti di rifugiati in Pakistan e Iran, ex deputati, componenti dei consigli provinciali, delegazioni della società civile, leader religiosi e tribali. Per la prima volta nella storia dell’Afghanistan il 25 % dei partecipanti saranno donne. Una volta terminata la discussione una bozza dell'intesa verrà poi, inviata al Parlamento per l'approvazione definitiva. Sulla ‘Loya Jirga’ però, pesano le minacce dei Talebani. Minacce per nulla sottovalutata soprattutto per il fatto che in passato non sono cadute nel vuoto come per la conferenza di pace dell'estate 2010 a Kabul, che venne ‘disturbata’ da una serie di attacchi terroristici.&lt;br /&gt;Come se non bastasse, in un’altra punto della città le forze speciali afghane hanno anche intercettato e catturato un commando di 10 talebani infiltratisi in città e hanno sequestrato armi e munizioni. I due risultati rientrano nel quadro delle attività preventive di sicurezza realizzate nella capitale afghana proprio in vista dell’assemblea dei capi tribù. Fonti del ministero degli interni afghano hanno reso noto che gli arrestati avevano intenzione di mettere in atto azioni di disturbo dell'evento previsto per dopodomani. Mentre i servizi afghani, la Direzione Nazionale per la Sicurezza, Nds, ha invece  fatto sapere che le forze di sicurezza afghane hanno sventato un attacco contro il Parlamento di Kabul. Annunciando l’arresto oltre dei 10 presunti terroristi, tra i quali 4 pakistani, anche l’arresto di altre 8 persone catturate nell'ambito di altre operazioni nelle province settentrionali di Samangan e Kapisa. In questi giorni i Talebani, attraverso il sito web del cosiddetto 'Emirato islamico dell'Afghanistan', hanno condannato la ‘Loya Jirga’ sostenendo che essa serve solo agli Stati Uniti che vogliono ottenere argomentazioni per una occupazione eterna dell'Afghanistan che ha il nome di 'Partnership strategica’. I ribelli afghani hanno ancora una volta affermato che la sola ragione per la quale continua il conflitto in Afghanistan è la presenza degli invasori stranieri, e hanno assicurato ai connazionali, ai partiti ed alle personalità politiche che se gli invasori lasceranno il Paese si potranno risolvere i problemi interni del Paese attraverso i canali islamici e afghani. Sulla pagina web del sito si legge anche la minaccia per gli afghani che approveranno le basi permanenti americane con la copertura della cosiddetta ‘Loya Jirga’ e definendoli traditori gli promettono dure punizioni. Per avvalorare le loro argomentazioni i Talebani hanno anche pubblicato in lingua originale quelli che sostengono essere un piano completo della sicurezza, mappe, luoghi di dispiegamento delle forze di sicurezza e dei loro ufficiali, nomi e contatti, nonchè altri importanti documenti riservati. Inoltre hanno annunciato che i loro imminenti attacchi saranno ancor più letali e precisi grazie prorpio all'acquisizione di questo materiale. Il ministero dell'Interno afghano si è subito affrettato a diffondere un comunicato in cui smentisce categoricamente che quelli diffusi dai ribelli afghani siano i piani autentici della sicurezza di Kabul durante lo svolgimento della ‘Loya Jirga’.&lt;br /&gt;I negoziati con gli Stati Uniti e la decisione di Karzai di convocare l’assemblea dei capi tribù hanno provocato, nelle ultime settimane, anche non poche tensioni politiche a Kabul. A contestarla soprattutto due partiti politici, il Fronte nazionale e la Coalizione per il Cambiamento e la Speranza. Per l’opposizione afghana la convocazione della Jirga è uno stratagemma del presidente Kharzai per conquistare consensi riguardo alla sua politica con Washington e forse anche per prolungare la sua permanenza alla guida del Paese anche oltre la scadenza del secondo mandato. Per questo motivo aumentano sempre di più le adesioni al boicottaggio invocato dagli oppositori di  Karzai. Oggi anche Abdullah Abdullah, leader del Movimento per il cambiamento e la speranza, all’opposizione nel Paese asiatico, ha annunciato che non prenderà parte alla ‘Loya Jirga’ ritenendo incostituzionale la convocazione della grande assemblea. Il leader dell'opposizione afghana nonché ex ministro degli Esteri ed ex candidato alle presidenziali del 2009, ha denunciato che sia lui sia gran parte dei delegati sono all'oscuro dei contenuti dell'accordo che si deve discutere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-5888815222218710556?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/5888815222218710556/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=5888815222218710556' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/5888815222218710556'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/5888815222218710556'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/afghanistan-emergenza-sicurezza-kabul.html' title='Afghanistan: emergenza sicurezza a Kabul alla vigilia della ‘Loya Jirga’'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-726795786126823160</id><published>2011-11-13T17:13:00.001+01:00</published><updated>2011-11-13T17:13:51.531+01:00</updated><title type='text'>Pirateria somala: non trova fine l’odissea della MV Blida</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ancora problemi per la MV Blida. La nave è ferma per un guasto meccanico. Sembra non trovare fine l’odissea che sta vivendo l’equipaggio della nave algerina. La Blida è infatti,  una nave battente bandiera algerina è di proprietà di International Bulk Carriers di Algeri associata alla Compagnie Nationale de Navigation  ed gestita da una società greca, la Sekur Holdings Inc. La MV Blida era stata noleggiata da una azienda giordana, la CTI, per trasportare un carico di cemento dalla Tanzania a Mombasa in Kenya, ma venne però, catturata lo scorso primo gennaio dai pirati somali. Come in tutti i casi di pirateria marittima i pirati somali che avevano catturato la nave hanno dimostrato da subito che erano interessati solo ad ottenere un riscatto dall’atto criminale che avevano compiuto. Nel corso degli 11 mesi, che è durato il sequestro, i predoni del mare hanno tentato in ogni modo, anche con atti violenti nei confronti degli ostaggi, di fare pressioni, anche sulle famiglie dei membri dell'equipaggio, per estorcere un riscatto. Anche se sembra che siano stati pagati 3,5 mln di dollari come riscatto nessuno ne ha dato conferma. Una prova dell’avvenuto pagamento non è giunta nemmeno dal governo algerino. L'Algeria, come molti altri Paesi, ha da sempre dichiarato che non tratta con i pirati e tantomeno paga un riscatto. Come tutti quei Paesi che si sono dichiarati contro il cedere alle pretese dei predoni del mare, il governo di Algeri, è certo che con il pagamento dei riscatti si finisca per incoraggiare i banditi del mare e si finanzi il terrorismo.  Per questo motivo l'Algeria è  tra i Paesi che hanno chiesto all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la criminalizzazione del pagamento dei riscatti. A bordo del mercantile al momento del rilascio, avvenuto il 3 novembre scorso,  25 marittimi di diversa nazionalità provenienti da Algeria, Ucraina, Filippine, Giordania e Indonesia. Sarebbero dovuti essere 27, ma la gang del mare che li aveva in custodia, lo scorso mese di ottobre aveva rilasciato due dei marittimi. Un rilascio dettato dal fatto che i due erano gravemente ammalati. Si trattava di un algerino e di un ucraino. Di fatto i pirati somali hanno compiuto un gesto umano in quanto per il loro rilascio non hanno preteso alcun riscatto. Ora il resto dell’equipaggio, rimasto a bordo del mercantile algerino, è stato anch’esso rilasciato. Una liberazione avvenuta dopo oltre 11 mesi di prigionia in Somalia e dopo che insieme alla loro nave erano stati catturati dai pirati somali. Questi lavoratori del mare però,  ancora non riescono a tornare in patria. Ad attenderli le loro famiglie che per quasi un anno hanno temuto per la loro vita e desiderato di riabbracciarli sani e salvi. Ora che la vicenda sembra essere giunta alla fine, dopo il rilascio, i marittimi, membri dell’equipaggio della MV Blida, ancora non sono tornati a casa. Cosa è successo? Di tutto! Da quando i pirati somali hanno ridato la libertà alla nave e al suo equipaggio è capitato di tutto e in senso negativo. Come se la sfortuna si stesse accanendo sui 16 algerini, 5 ucraini, 2 filippini, un giordano e un indonesiano rimasti a bordo dell’imbarcazione. Prima, si è registrato una sorta di ammutinamento nei confronti del comandante ucraino della nave, Dudnik Valentyn, che intendeva, d’accordo con la società armatrice, condurre la nave anziché, al porto di Mombasa in Kenya al porto di Mogadiscio in Somalia. Superato il problema, la nave ha ripreso la rotta verso Mombasa. Però, da ieri il mercantile è nel porto della città costiera di Malindi a circa 55 miglia marine a nord del porto di destinazione, dove era attesa per lo scorso 10 novembre. Sembra che lo scorso venerdì il cargo algerino abbia avuto dei problemi meccanici che hanno comportato il fermo del motore e di conseguenza  la nave è andata alla deriva in mare fino a quando non ha potuto raggiungere il vicino porto keniota di Malindi. Ora la nave necessita di riparazioni per poter finalmente riprendere il mare. Molto probabilmente il guasto è una conseguenza del fermo forzato di quasi un anno. Comunque sembra che siano in arrivo a Mombasa , con un volo speciale dall'Algeria, 13 marittimi di nazionalità ucraina. Si tratta di coloro che, come nuovi membri dell’equipaggio, dovrebbero sostituire parte dei marittimi che si trovano attualmente a bordo del mercantile recentemente rilasciato dai pirati somali. La nave poi, dovrebbe riprendere il mare. Gli attuali membri dell'equipaggio della nave dovrebbero invece, fare ritorno in patria una parte domenica sera e il resto lunedì mattina.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2399894678000819719-726795786126823160?l=ferdinandopelliccia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/feeds/726795786126823160/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2399894678000819719&amp;postID=726795786126823160' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/726795786126823160'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2399894678000819719/posts/default/726795786126823160'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ferdinandopelliccia.blogspot.com/2011/11/pirateria-somala-non-trova-fine.html' title='Pirateria somala: non trova fine l’odissea della MV Blida'/><author><name>Ferdinando Pelliccia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08096730789039052631</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2399894678000819719.post-893682354723962718</id><published>2011-11-12T19:03:00.000+01:00</published><updated>2011-11-12T19:04:21.155+01:00</updated><title type='text'>Strage di Nassiriya: eroi senza medaglia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Mantenendo forte il ricordo di coloro che hanno, nel nome dell’Italia, sacrificato la loro vita per affermare i principi di libertà e democrazia in quei Paesi in cui essi erano negati dovrebbe rendere orgogliosi di essere italiani. Questo specie in un momento in cui l’Italia non se la ‘passa molto bene’.&lt;br /&gt;Oggi ricorre l'ottavo anniversario della strage di Nassiriya in Iraq. Si trattò di una strage provocata da un attentato terroristico. Un episodio che si rivelò il più cruento nella lunga catena di attentati terroristici che caratterizzarono la missione militare italiana 'Antica Babilonia' in Iraq. Il tutto ebbe inizio alle 10.40, le 8.40 italiane, del 12 novembre 2003. Un camion cisterna imbottito di esplosivo sfondò in prossimità dell'ingresso della struttura la recinzione della base 'Maestrale' che era la sede della missione Multinational Specialized Unit, MSU, ed esplose subito dopo. L’esplosione fu così devastante che la base venne ridotta a un cumulo di macerie e dell’edificio centrale rimase solo lo scheletro di cemento. Nel punto in cui il camion bomba era esploso rimase un cratere profondo otto metri. In conseguenza dell'esplosione morirono 12 carabinieri, 5 militari dell'Esercito e 2 civili mentre altri 18 italiani rimasero feriti.&lt;br /&gt;Oggi i militari italiani sono andati via dall’Iraq. In quel lontano Paese sono rimasti solo in cinquanta e sono a Baghdad. Si tratta di militari che rientrano nella NATO Training Mission-Iraq,NTM-io,la missione NATO per l'addestramento, la consulenza e il sostegno alle forze di sicurezza irachene. Il tragico anniversario della strage di Nassiriya oggi coincide con la ricorrenza della giornata del ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace entrata in vigore con una legge del 2009. E’ un onore per un Paese avere dei morti caduti per la pace e per la patria da commemorare, ma sembra che in Italia in molti se lo ricordano una sola volta all’anno. A morire a Nassiriya in Iraq sono stati Orazio Majorana, Alfio Ragazzi, Alessandro Carrisi, Enzo Fregosi, Silvio Olla, Alfonso Trincone, Massimo Ficuciello, Ivan Ghitti, Giovanni Cavallaro, Daniele Ghione, Massimiliano Bruno, Andrea Filippa, Giuseppe Coletta, Filippo Merlino, Domenico Intravaia, Emanuele Ferraro, Pietro Petrucci e Marco Beci, cooperatore internazionale, Stefano Rolla, regista. Rolla si trovava nella base per girare un documentario.&lt;br /&gt;Le famiglie dei caduti di Nassiriya come tutte quelle dei militari italiani cadu
